Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2019

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Nòvas n.185 Febrier 2019

AMPAI:-09 – Il buon tempo.
Leggi, ascolta, immagina. Frammenti di un mondo vivo.

AMPAI:-09 – Lou boun tem.
Lès, scouta, imagina. Toc d’ën mound vìou.

La musica tradizionale e il contesto culturale di una piccola comunità alpina di minoranza linguistica francoprovenzale, le Valli di Lanzo (TO) di Flavio Giacchero. Traduzione di Teresa Geninatti Chiolero

AMPAI:-09 – Il buon tempo.  Leggi, ascolta, immagina. Frammenti di un mondo vivo.
italiano

Siamo nel cuore di una festa. Una festa antica e molto amata dalla comunità di Cantoira che si svolge ogni anno in estate presso il piccolo santuario di san Domenico a quasi 1800 metri di altitudine. Non c'è via carrozzabile ma solo sentieri che attraversano un paesaggio naturale di rara bellezza. Un luogo ripido di pascoli e alpeggi appoggiati su un belvedere davanti a un fantastico anfiteatro di vette alpine. Siamo all'interno di un paesaggio sonoro specifico, il suono della festa, documentato, per quanto brevemente, nella traccia sonora. Un vociare festoso, canti polivocali e musica strumentale in lontananza. Chiudono la registrazione una courenda, la danza tradizionale che le genti delle Valli di Lanzo riconoscono come autoctona e propria, di cui parla il nostro testimone e i passi di coloro che danzano, a testimoniarne ulteriormente la vitalità. Vi è una relazione tra la vastità geografica e la disponibilità di apertura sociale dei partecipanti, per lo meno nel senso di essere entrambi una sorta di cassa di risonanza in cui si amplifica il suono, la voce della festa e si accoglie uno spirito condiviso e ricercato. Il giovane Bruno Genotti ci permette di capire qualcosa di più. In poche parole sono condensati significati antropologici, storici, etnomusicologici. Bruno è un ottimo musicista, conosce la propria tradizione musicale e partecipa attivamente ai riti e agli eventi della comunità. E' una persona creativa e poliedrica. Dotato di notevole talento, la sua passione per il cinema lo ha portato a studiare regia in una rinomata scuola torinese. Indigeno che si muove liberamente e facilmente in mondi differenti. Nella traccia audio la sua voce si fa anche corale in un dialogo tra amici. Nel cuore di una festa parlano di festa e sono parte di quel paesaggio sonoro vibrante che risuona nell'ambiente naturale che li circonda e ospita.

Traduzione della registrazione:

Ma, me la sono inventata un giorno lì un po' per caso. Un giorno che avevo buon tempo e avevo già bevuto un po' e allora mi sono messo lì e mi è venuta in mente questa courenda [danza tradizionale, ndr] qua. Ero per lì a una festa, poi ho provato a farla nella mia testa finché poi mi è venuta e l'ho suonata. Ah ma le courende le ballano sempre tutti, sempre, è un ballo che ha... non finisce mai perché lo ballano sempre tutti volentieri. Invece valzer, beguine, tango, tendono a non ballarli più ed è una cosa che va a perdersi. Diciamo che la courenda è una suonata più movimentata che piace di più ai giovani e poi è l'unica che di solito imparano. Beguine, tanghi, mazurca, sono suonate già un po' più lente e un po' più da vecchi e poi ai giovani non piacciono perché non c'è il movimento, hanno voglia di muoversi.

-Incominciamo a imparare, poco alla volta.

-Noi abbiamo imparato dai vecchi, a fare festa!

(Bruno)-Però è bello perché, io adesso vorrei dire, facciamo festa ma penso che esageratamente brilli non saremo mai arrivati a casa.

-Ma, qualche volta si arriva anche, però è la festa che chiama...

-Ma lì sono le feste proprio grosse, proprio belle.

-Ma allora, diciamo, il valore della festa: più è alto il valore e più...

-È il bere, non la festa!

-È il bere, è il bere, come dici tu.

-Bruno, così come abbiamo ballato un tango io e te prima. E lì è festa, lo fai lì così... E poi gli scemi, lo fai per fare lo scemo (inteso per giocare, ndr.).

(Bruno)-Ad esempio adesso lì ci sono alcuni che cantano che fa piacere ascoltarli.

-Cantano poi proprio bene.

-Però mi spiace, io adesso devo scendere

-Come? Sei il priore, vedi poi di tenere un certo...

Testimonianza di: Bruno Genotti (1995), Cantoria, e amici presenti (tra cui uno dei due priori dell'anno), Santuario di san Domenico, 2012

Il buon tempo non è un tempo straordinario, è un tempo vero e proprio. Semmai è straordinario nel senso che è tempo altro dall'ordinario. Il buon tempo è importante in quanto si manifesta la libertà, perlomeno ci si muove in un ambiente in cui è possibile essere più liberi rispetto altri tempi. E' il tempo della festa e per questo è anche tempo cerimoniale. Come tempo culturale è tempo ciclico, che ritorna in alternanza continua con il tempo del lavoro. Si ripetono e ritornano ogni anno le feste calendariali. Una relazione antica tra natura, cicli astronomici, stagionali e attività umane. Un ritorno, un ripetersi che è anche un rinnovarsi, acquisire vigore nuovo. La società si rinsalda. Il buon tempo lascia spazio al pensiero creativo. Una società che non si rinnova, che non pensa, che non si muove, collassa su se stessa. E' un tempo che accoglie. Vi sono similitudini con culture molto distanti, almeno geograficamente. Cercare una musica finché arrivi, come una sorta di entità mobile, in un certo senso è come chiamare uno spirito che si manifesta attraverso la precisa forma di una danza, la courenda. Un'epifania che ha bisogno di un ordine affinché possa materializzarsi e affinché possa essere compresa. E' una testimonianza importante in quanto documenta la vitalità di queste antiche danze popolari di tradizione orale che si basano su una struttura formulare per cui, rispettando una sequenza di misure e uno schema ritmico armonico, le combinazioni sono infinite. In un contesto culturale prevalentemente orale la formularità si trova non solo nella musica e nella danza ma anche nel linguaggio discorsivo, come se ne può cogliere traccia nel dialogo dell'audio, nei canti, nella sequenza dei riti, nel pensiero stesso.

La prassi improvvisativa è il cuore pulsante nella musica popolare, lo slancio vitale. La variante, per quanto minima, è lo spazio di libertà individuale ma rappresenta anche, in un contesto più ampio, motore e alimento della cultura stessa. In assenza di mobilità, di creatività, una cultura deperirebbe per inerzia, per noia, per fame di conoscenza.

Si “chiama” una musica così come è la festa stessa che “chiama” a partecipare, a esserci in quel tempo e in quello spazio. Un tempo necessariamente collettivo. Uno spirito che plasma, uno spirito che si diffonde nel gruppo sociale che lo cerca. Uno spirito dal potere e compito di tenere unito il gruppo sociale. Unione che avviene con l'apertura, sia all'interno del gruppo sia all'esterno, con l'ospite, in cui il dono, l'offrire, il condividere, la solidarietà sono elementi necessari e fondanti. La dimensione rituale è evidente anche in alcune specifiche figure sociali, come i priori, dal latino prior, colui che precede, nel senso dell'importanza che riveste il loro operato. Figure storiche che attraversano i tempi e resistono in funzione della collettività e del rito. Elementi arcaici anche nell'abbigliamento, che si differenzia da quello ordinario per la grande cura, e simbolici che denotano lo status sociale. I priori con una particolare coccarda o coccarde dai priori distribuite e indossate ai partecipanti come simbolo di presenza e partecipazione rituale. Uno spirito che permea gli astanti nell'umore. Ne è testimonianza il breve dialogo in cui prevalgono una certa ironia, un certo umorismo, allegria, simpatia. Dal greco sympátheia, composto da sýn, insieme, e páthos, sentimento, affezione. Un'affinità, uno stare insieme sentendosi più vicini, meno distanti come singolarità ma più simili come società o singolarità condivise. Un avvicinarsi. E poi il vino, altro mezzo rituale, altro elemento funzionale. Un potente dio che arriva da lontano e che permette di sperimentare stati modificati di coscienza senza perdersi in quanto si tratta di stati guidati e strutturati, in questo caso, dal rito. Un'esperienza rituale. Un tempo alternativo al tempo ordinario che ha la proprietà di apportare un beneficio all'individuo e alla collettività. Un'esperienza culturalmente codificata in cui determinati elementi inducono ad uno stato estatico in cui avviene, o avviene in altra forma, l'incontro con l'altro: che sia una parte di sé, la società, l'amico, il sacro, il sogno. Alla festa ci si prepara, a far festa si impara e si apprende ogni volta qualcosa. La festa irrompe quando arriva nella sua bellezza. Una risposta all'atavica necessità, ancora una volta, di comunicare.


Didascalia della foto:

Fotografia: Flavio Giacchero.

Epiphania (2016).

©

https://www.flickr.com/photos/115569539@N03/25160052033/in/dateposted-public/ 

franco-provenzale

Sen ënt ‘oou queur ëd ‘na fèsta. ‘Na festa ëntica é bin voulua da la Coumunità ëd Queuntoira. Ou capitët tui’ lh’an d’istà ënt lou quitì Sëntouari ëd San Dumini a cazi 1800 metër d’aoutëssi. È i eu nhint la vì doou quërtoun, ma mëc ëd sënté cou traversount ën paizajou natural ëd rara blëssi. Ën post dret d’alp pougìa a belevistë ëdvant an manhific anfiteatro ëd pountë ëlpinë. Sen ëddin an paizajou sounor spechific, lou soun dla festa documentà, bele sé brevemënt, ënt la trasi sounora. Ën chëcharà festous, chant polivoucal é muzica strumental da lounh. Ou serët la registrasioun ’na courenda, lou bal trëdisiounal que si ëd lë Valadë ëd Leun ou counsiderount coumë aoutoctono é soun, coumë ou dit lou nostrou testimoun, é li pas ëd si cou balount, a testimouniënsi oulteriour ëd la vitalità.

È i eu ‘na relasioun tra l’estensioun geografica é la dispounibilità ëd dueurtura souchal ëd li partechipant, aoumeno ënt ‘oou sens d’estri tui’ li dui ‘na casia ëd risounënsi ëndoua lou soun ou s’amplifiquët, la veus dla festa è ëndoua es trëvët ‘në spirit coundivis é richercà. Lou joueun Bruno Genotti ou nou permetët ëd quëpì quërcoza ëd più. Ën poquë parolë ou sount counchentraië sinhificà antropologic, storic, etnomuzicologic. Bruno ou i ëst propi ën braou sounadoù, ou counheit la soua muzica trëdisiounal é ou partechipët ativamënt a li riti é a li avenimënt dla coumunità. Ou i ëst ‘na përsouna creativa é poliedrica. Doutà ëd grant talent, la soua pasioun për lou chinema ou l’eu pourtà a studià “regia” ënt una rinoumaia scola tourineiza.

Vëligën cou bougët liberamënt é fachilmënt ën mound diferent. Ënt la trasi aoudio la soua veus ès fait ëd co courala ënt ën dëscoeurs tra amis. Ënt ‘oou queur ëd ‘na festa ou descoueurount ëd festa é ou sount part ëd se paizajou sounor vibrant cou risounënt ënt l’ambient cou li chircoundët é ospitet.


Tradusioun dla registrasioun

Testimouniënsi ëd Bruno Genotti (1995), Quëntoira, é amis prezent (ën përticoulà un ëd li dui ou i ëst priour dl’an), Sëntouari ëd San Dumini, 2012

Lou boun ten ou i ëst nhint ën ten straourdinari, ou i ëst ën ten daboun. Aou masim ou i ëst straourdinari ënt ‘oou sens que ou i ëst ën ten aoutrou da l’ourdinari. Lou boun ten ou i ëst ëmpourtant daou moumënt qu’ès manifestët la libertà, aoumeno ès bouget ënt ‘un ambient ëndoua ou i ëst pousibil estri più liber rispet a d’aoutri ten. Ou i ëst lou ten dla festa é për sën ou i ëst ëd co ten cherimounial. Daou momënt cou i ëst ën ten coultural, ou i ëst ën ten chiclic cou toueurnët ën alternënsi countinoua a to lou ten doou travai. Ou s’ ripetount é ou ritoueurnount tui’ lh’an ël feste doou calendari. ‘Na relasioun ëntica tra natura é chicli astronomic, stëjounal é atività ëd lh’om. Ën tournà, ën ërpetse cou i ëst ëd co ën rinouase, trouà ën neu vigour. La souchetà è s’ rinsaldët. Lou boun ten ou lasët spasi aou pensé creatiou. ‘Na souchetà qu’ès rinovët nhint, qu’è pensët nhint, qu’è bougët nhint, è coulasët su sé medema. Ou i ëst ën ten cou groupët. È i eu ëd similitoudini a to aoutre coulturë gro lounhë, aoumeno geograficamënt. Sërcà ‘na muzica finha qu’è aruvët, parei ‘më ‘na speche d’ëntità mobil, ënt ‘na cherta maneri ou i ëst coumë chamà ‘në spirit cou s’ manifestët atravers la prechiza foeurma d’ën bal, la courenda. N’aparisioun qu’è i eu dabëzounh d’ën ourdin për poué coumparì é poué estri quëpìa.

È i ëst ‘na testimouniënsi ëmpourtanta daou moumënt qu’è documentët la vitalità ëd ‘sti ëntic bal poupoular ëd trëdisioun oural cou s’ bazount su ‘na strutura fourmoular ëndoua, rispetant ‘na secouensi ëd mizurë é ‘në squema ritmic armonic, ël coumbinasioun ou soun ënfinië. Ënt ‘ën countest coultural prevalentemënt oural, la fourmularità ès trëvët nhint mënc ënt la muzica é lou bal, ma ëd co ënt ‘oou dëscoueurs (coumë è vint fora da la trasi doou dialogo ëd l’aoudio), ënt li chant, ënt la secouensi ëd riti, ënt ‘oou pensé medezim.

L’abitudinë a l’improuvizasioun è i ëst lou queur vìou dla muzica poupoular, lou zlënsi vital. La variant, bele se minima, è i ëst lë spasi ëd libertà individoual, ma è i ëst ëd co, ënt n’aoutrou countest, lou moutour é aliment dla coultura medema. Can qu’è i eu nhint la moubilità, la creatività, la coultura ès deteriorët për inersia, për neuia, për fam ëd counoushensi.

Ès chamët ‘na muzica, parei ‘më la fasta è chamët a përtechipà, a istà ën sè’ ten é ën sé’ spasi. Ën ten nechesariamënt couletìou. ‘Në spirit cou dounet vita, ‘në spirit cou s’ difoundët ënt ‘oou grouppo souchal. Unioun qu’ès fait a to la dueurtura, ënt ‘oou grouppo é vers l’estern, avé l’ospite, ëndoua lou cadò, lou dounà, l’oufrì, lou condividri, la soulidarietà, ou sount part nechesarië é foundant.

La dimensioun ritoual è vint fora ëd co ën’ quërquë figurë souchal, ‘më li prioù, daou latin prior (si cou vont për prum) ënt ‘oou sens ëd l’impourtënsi ëd lou leu travai. Figurë storiquë qu’è traversount li ten é è rezistount ën founsioun dla couletività é doou rito. Element ërcaic ëd co ënt la vestimenta, qu’ès diferensiët gro da sëlla ourdinaria për la grosa atensioun butaia é për li simboul cou moustrount lë stat souchal. Li prioù ou portount ‘na përticoulà coucarda é ou dounount a li prezent ëd bindel é coucardë cou sount lou simboul dla prezensi é dla përtechipasioun ritoual. ‘Në spirit cou traversët li partechipant ënt l’oumour, coumë è testimoniët lou quitì dialogo, ëndoua ès trëvët irounia, umourizm, alegria é simpatia (daou grec sympátheia, coumpost da sýn – ënsembiou- é páthos – sentiment, afesioun). N’afinità, n’istà ënsembiou sintënse più vizin, meno lounh coumë singoulë përsounë, ma più simil coumë souchetà o singoularità coundivizë. N’avizinase. É pe lou vin, aoutrou strumënt ritoual, aoutrou elemënt founsiounal. Ën poutent diou cou aruvët da lounh é ou permetët ëd sperimëntà stat moudificà ëd coushensi, sensa perdse, doau moumënt cou s’ tratët ëd stat gouidà é struturà, ënt ‘ëstou cazo, daou rito. N’esperiensi ritoual. Ën ten alternatiou aou ten ourdinari, cou i eu la prouprietà ëd pourtà benefisi a lou singoul é a la couletività. N’esperiensi coulturalmënt coudificàia ëndoua spechific elemënt ou portount a ‘në stat d’estazi ëndoua è capitët, o capitët ën n’aoutra foueurma, l’ëncountr avé l’aoutrou: importët nhint sé è i ëst ‘na part ëd sè, la souchetà, l’amis, lou sacro o lou sounjou. Për la festa è ventët prountase, a fà festa s’ëmparët é s’ëmparët onhi vì quërcoza. La festa è debordët can qu’è aruvët a la soua blëssi. Ëncoù ën vì,‘na risposta a l’atavic bëzounh ëd coumunicà.


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