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Nòvas N.109 Febrier 2012

L'Atlante delle Minoranze

L'Atlant des Minoranças

(L'Atlas des minorités: Le Monde / La Vie, 186 pag. 2011)
Un Atlante pubblicato dal giornale Le Monde che contiene 200 carte e intende far conoscere duemila anni di storia
di Ines Cavalcanti

L'Atlante delle Minoranze
italiano Comprendere il presente alla luce del passato. Questo è lo slogan che usa il giornale Le Monde per presentare questo numero speciale fuori serie titolato "L'Atlas des minorités"che contiene 200 cartine e intende far conoscere duemila anni di storia.
La prima parte del dossier si apre con la domanda "Che cos'è una minoranza?" "La superiorità in numero è vista come una irarchia" è il parere espresso dall'antropologa Françoise Héritier; "La nozione di minoranza non è statica" è il pensiero dello storico Pap Ndiaye, "La prima reazione consiste a interiorizzare lo sguardo dequalificante della società" dice la psicologa Betty Goguikian Ratcliff ( e ben lo sa la popolazione occitana che in quanto autostima per se stessa ne ha meno di zero), "Certe minoranze linguistiche sono più minoranze delle altre" così si esprime il linguista Jeroen Darquiennes e lo sappiamo bene noi in Italia come nella situazione del riconoscimento dello Stato italiano di 12 minoranze linguistiche storiche ci sia una diseguaglianza enorme nell'applicazione della legge.Così enorme che si sta aprendo un vero baratro!!! E noi occitani naturalmente ci siamo dentro (al baratro intendo!). C'è poi la geografa Barbara Loyer che pensa che "La definizione di minoranza dipende dalle strategie messe in atto dalla minoranza medesima", il sociologo Éric Fassin esprime il parere che "Una minoranza è una categoria sociale naturalizzata attraverso la discriminazione" e infine Morceaux Choisis esperto di diritto internazionale porta a conoscenza gli estratti dei principali strumenti internazionali di protezione delle minoranze.
La seconda parte del dossier curata dallo storico e geografo Jean Sellier si titola "Una lunga storia" e presenta quattro grandi sistemi, europeo, mussulmano, indiano e cinese raccontando come hanno trattato ognuno a proprio modo storicamente la questione. Nel sistema europeo "Gli Stati-nazione sono stati fondati nel XIX secolo sul principio di omogeneità, associando un territorio, un popolo e una cultura. Creando di fatto delle minoranze nazionali nel loro seno. Gli stati-nazione generano delle minoranze". Il caso dell'Italia con il recente riconoscimento di 12 lingue diverse da quella italiana ne è un buon esempio. L'Italia è costituita da un popolo e da una cultura, quella italiana, la legge 482/99 riconosce con un' apposita legge che ci sono delle lingue e delle culture diverse che vanno appositamente tutelate in quanto minoranze.
"Nell'India antica, la società era divisa in classi e qualche gruppo era marginalizzato. Nell'India coloniale, i Britannici hanno cristallizzato le identità", "Da più di 2000 anni l'etnia maggioritaria degli Han ha fatto dello spazio imperiale cinese un mondo a parte ed ha colonizzato e tentato di assimilare i popoli minoritari", ecco alcuni piccoli spunti che mi hanno particolarmente colpita in questa interessante seconda parte del dossier. Constato sempre di più come nella nostra società l'argomento che riguarda le lingue e le culture diverse da quelle dominanti non godono di nessun spazio nei mass media, quando vengono trattate spesso è per fatti di cronaca. Si veda per esempio la questione basca, si parla di attentati, di prigionieri politici...ma è difficilissimo trovare un articolo che parli delle ragioni che hanno portato alla situazione attuale. Oppure vengono trattati in modo folcloristico o stereotipato.
La terza parte del dossier presenta il mosaico contemporaneo attraverso un giro del mondo dei popoli autoctoni e minoritari confrontati alle politiche dei loro rispettivi stati. E qui per un lettore di lingua minoritaria l'interesse sale alle stelle. Non c'è che l'imbarazzo della scelta tra titoli quali: "L'intolleranza etnica della giunta birmana. Dopo l'indipendenza della Birmania nel 1948, numerose etnie si sono ribellate contro i Birmani, il gruppo maggioritario dal quale è nata la dirigenza del regime", "Un mondo Pachtoun Afgano-Pachistano: la frontiera afgano-pachistana frattura l'enia pachtoune in due parti ineguali. Gruppo dominante in Afganistan, i Pachtouns sono minoranza in Pachistan", "Una diversità senza eguali: con una popolazione di 1,2 miliardi di abitanti, l'India ha saputo trovare un equilibrio sul piano linguistico. Delle vive tensioni sono invece presenti tra le identità religiose", "Cina: cinesazzione o repressione: I Tibetani e gli Ouigours sono i due gruppi etnici che le aturorità cinesi non sono riuscite ad acculturare, malgrado le politiche sempre più coercitive". Parla poi dei lapponi, delle minoranze in Giappone, dei Berberi, del Rwanda...Tutto quanto interessantissimo.
La quarta parte del dossier tratta delle minoranze nate da migrazioni, diaspora, lavoratori migrandi o rifugiati queste minoranze si integrano o formano esse medesime delle comunità nel paese che li accoglie? E qui parla dei rom, degli ebrei, degli armeni, dei palestinesi, di 38 milioni di cinesi sparsi in tutto il mondo e dell'atteggiamento dei diversi stati.
Il dossier si chiude con un colloquio con il consulente giuridico Yves Plasseraud che porta la riflessione sul fatto che secondo lui le dirigenze politiche hanno un'evoluzione più lenta della società civile. Questo è fonte di tensioni. E prosegue dicendo che secondo lui le società civili sono i veri attori del diritto delle minoranze.
Una parte specifica della sua riflessione la dedica alla Francia, stato che predica bene e razzola malissimo. Ecco il suo lapidario giudizio,( che condivdo appieno): "La Francia sembra attendere che le sue lingue regionali (occitano, bretone, basco, catalano, alsaziano, corso..) muoiano tranquillamente.
occitan Comprene lo present a la lutz dal passat. Es aqueste lo slogan qu'adobra lo jornal Le Monde per presentar aqueste numre especial fòra seria entitolat "L'Atlas des Minorités".
La premiera part dal dossier se duèrb embe la demanda "Çò qu'es una minorança?" "La superioritat en numre es vista coma una irarquia" es lo vetjaire de l'antropòloga Françoise Héritier: "La nocion de minorança es pas estàtica" es lo pensier de l'istòric Pap Ndiaye"; "La premiera reacion consist dins l'interiorizar l'esgard dequalificant de la societat" ditz l'epsicòloga Betty Goguikian Ratcliff (e ben lo sa la populacion occitana que coma autostima n'a menc que zero); Cèrtas minoranças linguísticas son pus minoranças que las autras" parelh s'exprim lo linguísta Jeroen Darquiennes, e lo sabem ben nosautri en Itàlia coma dedins la situacion dal reconoissiment de l'estat italian de 12 minoranças linguísticas istòricas lhi sie una inegalitat enòrma dins l'aplicacion de la lei. Tan enòrma que s'ista durbent un ver barrenc! E nosautri occitan lhi sem dedins (al barrenc vuelh dir!). Lhi a puei la geògrafa Barbara Loyer que pens que "la definicion de minorança depend da leas estrategias butaas en act da la minoraça mesma"; lo sociòlog Eric Fassin cre que "una minorança es una categoria sociala naturalizaa a travèrs la discriminacion"; e enfin Morceaux Choisis, expèrt de drech internacional, pòrta a conoissença lhi extrachs di principals enstruments internacionals de protecion des minoranças.
La seconda part dal dossier, curaa da l'istòric e geograf Jean Sellier, s'entítola "Una lònja istòria" e presenta quatre grands sistèmas, europèu, musulman, indian e chinés en contiant coma an tractat chascun a sa maniera istoricament la question. Dins lo sistèma europèu " lhi estas-nacion son istats fondats ental XIX sècle sal principi de omogeneitat, en associant un territòri, un pòple e una cultura. En creant de fach de minoranças nacionalas dins lor sen. Lhi estats nacion géneron de minoranças". Lo cas de l'Itàlia embe lo recent reconoissument de 12 lengas divèrsas d'aquela italiana n'es un bòn exèmple. L'Itàlia es constituïa da un pòple e una cultura, aquela italiana, la lei 482/99 reconois embe una lei especiala que lhi a de lengas e de culturas diferentas que van espicificament tutelaas en tant que minoranças.
"Dins l'Índia antica, la societat era dividua en classas e qualque grop era marginalizat. Dins l'Índia coloniala, lhi britànics an cristalizat las identitats", "Da mai de 2000 ans l'etnia majoritària di Han a fach de l'espaci imperial chinés un mond a part e a colonizat e temptat d'assimilar lhi pòples minoritària", vaicí qualquas ideas que m'an particularament colpia dins aquesta interessanta seconda part dal dossier. Constato sempre mai coma dins nòstra societat l'argument que regarda las lengas e las culturas divèrsas d'aquelas dominantas a pas degun espaci dins lhi mass media, e quora ven tractat sovent es per de fachs de cronica. Se vee per exèmple la question basca; se parla d'atemptats, de preisoniers polítics... mas fai mal far trobar un article que parle de las rasons qu'an menat a la situacion actuala. O pura venon tractats d'un biais folcorístic o estereotipat.
La tèrça part dal dossier presenta lo mosaic contemporan a travèrs un vir dal mond di pòples autòctons e minoritaris confontats a lors políticas dins lors respectius estats. E aicí per un lector de lenga minoritària l'intères monta as estèlas. Lhi a pas que l'embarràs de chausir entre de títols coma: "L'intolerança étnica de la jonta birmana. Après l'indipendença de la Birmània ental 1948, nombrosas etnias se son rebellaas còntra lhi birmans, lo grop majoritari d'ente es naissua la dirigença dal regim"; "Un mond Pachtoun afgan-paquistan: la frontiera afgana-paquistana fractura l'etnia pachtoun en doas parts inegalas. Grop dominant en Afganistan, lhi pachtoun son minorança en Paquistan."; "Una diversitat sensa eigals: embe una prpulacion de 1,2 miliads d'abitants, l'Índia a sabut trobar un equilibri sal plan linguístic. De vivas tensions al contrari son presentas entre las identitats religiosas"; "China: chinesizacion o repression. Lhi tibetans e lhi uigurs son lhi dui grop étnics que las autoritats chinesas son pas arribaas a aculturar, malgrat las políticas sempre pus coërcitivas". Parla puei di làpons, des minoranças en Japon, di berbers, dal Rwanda... Tot fortement interessant.
La qüarta part dal dossier tracta de las minoranças naissuas da de migracions: diaspòra, trabalhadors migrants, o refugiats aquestas minoranças s'integron e formon entre elas comunitats dins lhi país que lhi acuelhon?
E aquí parla di rom, di ebrèus, di armens, di palestinés, di 38 milions de chinés espanteats en tot lo mond e de l'actituda di divèrs estats.
Lo dossier se sarra embe un collòqui embe lo consulent jurídic Yves Plasseraud que pòrta la reflexion sus lo fach que second el la dirigenças políticas an un'evolucion mai lenta de la societat civila. Aquò origina de tensions. E contínua en disent que second el las societats civilas son lhi vers actors dal drech de la minoranças.
Una part específica de sa reflexion la dédica a la França, estat que prédica ben, mas furja ben mal. Vaquí son judici lapidari (que condivido plenament): "La França semelha aténder que sas lengas regionalas (occitan, breton, basc, catalan, alsacian, còrse...) mueren tranquilament.

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