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Nòvas n.168 Junh 2017

Riutilizzare pali vecchi (nella vigna) farà cantare le cicale

Planté li paal vielh fèt pii tsanté le sialeus…

di Marco Rey

Riutilizzare pali vecchi (nella vigna) farà cantare le cicale
italiano

Autunno: è tempo di tagliare i castagni selvatici della giusta misura e spaccarli in quattro per preparare i nuovi pali da sostituire nei filari in vigna. Attenzione però: Non bisogna riutilizzare quelli vecchi! Un antico adagio riporta che i pali vecchi fanno cantare le cicale. Perché mai faranno cantare le cicale? Forse perché queste si nascondono nelle spaccature del legno vecchio e lì nascoste, in estate, cantano, cantano e stufano ed infastidiscono chi suda e lavora la vigna.

Su e giù per le ripide scale di pietra dei terrazzamenti di vigna, sempre carichi come muli e sempre in compagnia della noiosa canzone delle cicale.Gue-gue-guegue-gue. Forse che non era gradita l’intonazione? Ora le cicale d’estate continuano a cantare ma quasi nessuno lavora più i duri terrazzamenti di vigna. Nessuno pianta più pali ne vecchi ne nuovi. Filalh, éitsafa, autin, tsèina, arpaeu ( filare, terrazzamento, terrazzino, catena, sperone) sono nomi che compaiono sul dizionario francoprovenzale locale ma servono soprattutto a linguisti e studiosi, parole bellissime ma parole morte.

Da poco è trascorsa la festività di Ognissanti e pensando a quelli che non ci sono più ho riflettuto anche su quante parole ho perso. Parole che abbiamo perso tutti. Sicuramente non sentiremo più ripetere l’adagio di non piantare pali vecchi ma nel caso dovessimo sentirlo ci giungerà completamente incomprensibile.

Se una lingua esiste, vive e allora può anche morire. Sicuro che il nostro francoprovenzale esiste ancora ma se non lo utilizziamo parlandolo tutti i giorni presto sarà in fin di vita. La lingua vive nel nostro cuore, parlarla vuole anche dire continuare ad esistere. Scrivere di ogni argomento serve a non perdere quello che generazioni intere ci hanno tramandato sulla dura realtà montanara.

Per contro una comunità può vivere sul territorio solo se ha i giusti mezzi di sussistenza, dove non si prospera si abbandona, quando le popolazioni abbandonano il proprio territorio la sopravvivenza della lingua è in forte pericolo, inoltre, la nostra lingua era ad uso di una comunità contadina-montanara e venendo meno la sua funzione resta facile per altre lingue prenderne il posto.

Dall’industrializzazione di massa la vita per le valli di Susa è diventata difficile: chi restava sulle montagne veniva indicato come perdente, incapace e piano piano il sistema ci ha rubato la dignità. Ora tutti hanno capito che non era così ma a quei tempi le montagne sono state abbandonate, l’agricoltura e l’allevamento sono morti. Di seguito da noi sono arrivati “i villeggianti”, turismo, allora guai a mai utilizzare la lingua, il dialetto. In quel modo ti dichiaravi, dimostravi di essere dalla parte sbagliata di essere rimasto indietro. Neanche ora vi è una politica per le genti ed il territorio mai che meno per la lingua. Solo una buona politica sulla montagna, sulla pluriattività permetterà il ritorno alla vita sulle terre alte.

La legge 482/99 è arrivata tardi ma ci sta aiutando, ci ha ridato la dignità rubata e noi non abbiamo perso l’occasione e con ogni mezzo tentiamo di far ricantare le cicale nelle vigne di montagna!

La fine di una lingua non è meramente un problema linguistico ma è un forte segnale di perdita della comunità e chi ha obblighi di governo, specialmente in questa nostra congiuntura europea, dovrebbe accorgersi che se la lingua patisce, di conseguenza patisce lo stato sociale del territorio. Siamo coscienti di come gli stati nazione abbiano trattato le minoranze linguistiche ma ora questa Europa di popoli vede oltre. Tutte le lingue delle Alpi come il francoprovenzale hanno le carte in regola per nuovo vigore.

Normalmente scrivo di getto in francoprovenzale e dopo traduco ma la traduzione è sempre debole ed ingiusta. È la mia lingua madre e non voglio perderla quindi si traduce per divulgare. Sogno, piango e rido nella mia madre lingua ed assolutamente non voglio dimenticare quanti modi di dire conosco per descrivere l’avanzare di una mucca, come salta un vitello o come si mola la falce. Per ricordare questo universo scrivo e racconto le nostre storie, trasmetto i saperi della nostra montagna. Credo però che solamente guardare al passato o parlare della nostra bella lingua ai seminari non basti. Bisogna parlarla, parlarla, scriverla utilizzare i nuovi social per ogni festa ed attività quotidiana. Arrivare alle radio, televisioni, farci sentire!

È raro parlare oggigiorno nei dettagli delle mucche, non racconterò mai a nessuno di come ho fatto nascere il vitello nella notte. Non discuterò del tipo di legno che ho tagliato per fare la base della slitta. Sicuramente parlerò di computer, trekking, canioning o parapendio e non devo avere paura delle contaminazioni linguistiche devo usare la mia lingua per descrivere e vivere il mio presente. Non vedo contaminazione ma evoluzione!

È una grande opportunità per peculiarità turistica, per mantenere la propria cultura e il proprio modo di vivere. In rete i francoprovenzali sono tanti, in rete si perderanno mano a mano le piccole varianti locali ma trovando una ortografia comune, un sistema di scrittura uniformato il francoprovenzale e la nostra montagna avranno la giusta evoluzione.

Allora si! Ci ricorderemo che piantare pali vecchi farà cantare le cicale.

M.Rey Giaglione (TO)

franco-provenzale

L’outouin : Et lou tèin de talhé le bareus de tsatinhie, de mezua, èiclapeleus an catro per faṙe li pal nuva per renouvle li filalh dle vis… Vezi ameun : foot pa anouvré li pal vielh ! in vielh deut ou porte que fan tsanté le sialeus ? è perquei fan tsanté le sialeus ? aperque le sialeus se catsoun d’in lou booc èiclapaa di pal vielh è apré lou tsoutèin tranquileus… tsantoun, tsantoun è souloun, souloun qui travalhe la vinhò.

Anout è baa per lez –èitsaleus de peclo de lez èitsafeus dle vinheus, deloun tsardzaa queme muleut è gue-gue-gue-gue deloun avé la coumpanhò dla tsansoun d’le sialeus. Forse que muzica lhe guestave paa? Aṙò le sialeus de tsoutèin tsantoun col ma caze papì nun travalhe la vinhò. Papì nun plante de pal, ne vielh ne nuva. Filalh, èitsafa, autin, tsèina, arpaṙeu soun de noun que tsartseun tsu lou disiounaṙe ma servisoun per èitude ai linguista, beleus paṙoleus ma paṙoleus morteus. Et pèina pasà touitSein è souèindzan a mi moort me vien de souèindzé a tot le paṙoleus que iei perdu! Paṙoleus que aieun perdu touit ! Papi nun nou deut de pa anouvre li paal vielh per pa faṙe tsanté le sialeus. Vien ina blaga duṙa da compreundre !

Se ina lèinga lhe eziste, lhe viit è alouṙa lhe peut asé meṙii. Segu que notroun francoprovensal ou l’esiste cool…. ma se l’anouvreun paa se lou parleun paa ou l’eet bèla moort. La lèinga lhe viit d’in notroun cooṙ ,parlé notra lèinga vout diṙe countinue ad ezistre. èicriṙe la notra lèinga vout diṙe pa perdre li segreut que d’in li tèin le dzeun de notra mountanha ian tramandanous.

Per countra, ina comunità lhe peut ezistre tsu in teritoṙe maque se lhot li mezo de sousistense, aioun se prosepeṙe paa le dzeun se vaṙisoun è se le dzeun se vaṙisoun la lou lèinga lhet an foort periclo.. Notra lèinga lheṙe anouvra per vivre de notra mountanha an perdan sa funsioun vien facil que in’aotra lèinga lhe na preune lou post.

D’apré l’industrialisasioun per le coumbeus de Souiza et ità duut , ian desunous que valian pareun, se te restaveus aou pai te iereus perdeun… ian prèinous la dinhità. Aieun capì touit que et pa itaa fran parie ma d’in si tèin dai notris paì de mountanha se vaṙioun touit, l’agricultuṙa è l’alevameun soun moort. Peina apré arive li vilegian, lou tourismo, guaia mai parlé ta lèinga. Guaiamai counhèitre lou dialeut, iere dèisalete, iere dimoustré que te ieṙa restà arie. Aieun mai aieu ina politica de teṙitoṙe per le dzeun è mai que meno per la lèinga.. maque ina dzeusta politica, pì travalh ansèin,peuioun faṙe tourne li dzouveun an mountanha.

La ledze 482/99 lhet arivà tard ma lhot èidanous, lhot ripourtanos dinhità, se pa d’aoutro lhot arcounhèisu que esisteun. Alouṙa nos aieun pa perdu l’oucasioun.. coumanseun torna a faṙe tsanté le sialeus!

La fin de ina lèinga et pa maque natuṙa de lenguistica ma et pii toot in senhal foort de la fin de ina coumunità è me creio que qui gouverne incué deiveṙit preocupese can ina lèinga lhe patit aperque a patì et tot lou strato soucial, le dzeun. Aieun bèin vii li stat-nasioun couman ian tratà le minouṙanseus ma aṙò notra Europa di popoul lhet vèt oltre, notra lèinga lhet an tot li dreet europea è lhot les carteus an regola per preundre vigou.

Me èicrio de cooṙ an francoprovensal è maque apré traslo an italian o fransé, è la tradusioun lhet andzeusta ma et maṙe lèinga è veulh paa perdrelò è per divulguela foot tradure. Souèindzo, plouṙo è aracanho d’in ma lèinga. Veulh paa èisubleme vèiro de maniera iot per diṙe couman lh’avanse ina vatsa, couman ardilhe in veel o couman foot èimoulé lou dalh è per seun faṙe avè li savee de notris vielh èicrio de couèinte de storieus è paṙie trasmeto li valou è lou gran patrimone di notris vielh. Però crèio que per faṙe vivre notra lèinga couèintela, parleneun ai seminaṙe baste paa foot anouvrela deloun ! Parlela touit li dzort. Parlé, èicriṙe, anouvré li social per ogni attività, feta, avenimoun de onhi dzort. Arivé an radio, an televisioun fare senterlò!

Et dificil ave li cambrada incué de parlé an detalh dle vatseus.. crèio paa que discuto pii cool avé carcoun de couman ièi tiṙa lou veel nèisu sta nouèt ! o avé que booc iei fét li lèioun dou trèinoo ma dèivo pa avé peu de parlé de computer, trekking, parapendio o canioning è anouvrè touit notra bèla lèinga per vivre incué notra mountanha. Vèio pa contaminasioun ma evolousioun.

Et ina opportunità per difereunse turistica et ina cultuṙa et ina manieṙa de vivre, an rete li francoprovensal soun tantis, an rete se perdoun pì atrouplan le difereunse dle varianti loucal ma an trouvan ina ortografia comuna, ouniformà lou francoprovensal ou peut vivre sa dzeusta evolousioun.

Aloura sé ! ansevenivous bèin que se plantà li pal vielh le sialeus tornoun pii a tsanté .

M.Rey Dzalhoun (To) -Trascrizione nel sistema semifonetico Arturo Genre Università degli studi Torino


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