II viaggio verso 1' America

Chi decideva di emigrare prima di mettersi in viaggio richiedeva al Comune di residenza il passaporto. Il biglietto ferroviario si acquistava alla stazione mentre quello per il bastimento veniva acquistato al porto d'imbarco oppure presso una Compagnia Transatlantica oppure era inviato da parenti e amici già emigrati in quel paese. Se si decideva di acquistarlo al porto si rischiava di attendere 15-20 giorni prima di potersi imbarcare. Al momento dell'imbarco venivano controllati biglietto passaporto e contratto di lavoro. Il viaggio poteva durare dai 10 ai 12 giorni. Il vestiario e gli oggetti personali erano riposti in valigie di cartone o in sacchi di canapa. Durante il giorno i passeggeri sostavano sul ponte del bastimento e di notte si riposavano nelle stive in cuccette. Il vitto a bordo consisteva in pane duro, formaggio e un po' di minestra. Se il viaggio era organizzato da una Compagnia Transatlantica la distinta del vitto variava a seconda della classe: 2°, 3° classe. Nel 1895 il prezzo di passaggio di 3° classe da Modane a New York era di 280 franchi francesi. Le leggi americane non permettevano lo sbarco a New York alle persone deboli di mente, malaticce o mutilate, alle donne incinte o con neonati e senza marito, ai fanciulli minori di 18 anni quando non fossero sotto la protezione di un compagno sicuro e muniti del permesso dei genitori o di un tutore. Prima di arrivare a New York gli emigranti sbarcavano sulla banchina "Castel Garden" sull'isola Elles Ioland dove avvenivano i controlli delle autorità americane e dove venivano trattenuti in quarantena per timore di malattie infettive. Il viaggio per 1'Argentina durava 40 giorni. Nel prezzo del biglietto era compreso il vitto in quanto era impossibile conservare i viveri per tutti quei giorni.

Spesso a bordo della nave qualche emigrante moriva.

Quando arrivavano in Argentina gli emigranti venivano sottoposti a visite mediche presso una località chiamata "La Roca".

L'accoglienza era soddisfacente in quanto tra lo Stato Argentine e 1' Italia esisteva un accordo che consentiva agli italiani di trovare facilmente lavoro.

Testo collettivo

TESTI FRANCOPROVENZALI

Partióun ave lou trein da la stasioún de Miáouna per alê a Le Havre e a Calais

Pourtàvoun se lou tsosoes din le valizoes de cartoun ou din de sac de tèila

Avee lh’emigran i-avet ase de bot

Bien de col atendioun de pouie finca carque dzort

Lou viadzo in batimoen ou durave ase vin dzort

A New York, su l’izoula Elles Joland venioún traitienu per posé lou countrol dou mede e per la car̈antèina

Lh’emigran se preitàvoun per tot li travalh pi fatigan : bien de lou travalhàvoun din le minoes

Per li dzòrt de féta se trouvàvoun sî dou meino paii

Giuseppe Gras, lo zio di mia nonna, nacque a Giaglione net 1887 e, quando aveva 20 anni, emigro negli Stati Uniti a Pasadena, nello stato della California. Partì da Giaglione a piedi e si recò a Susa alla stazione. Da li, con il treno, arrivò prima a Torino e poi a Genova. S'imbarcò su un bastimento e dopo 20 giorni arrivo a destinazione. Sposò Maria Sereno, un'emigrata proveniente anche lei da Giaglione, ed ebbero tre figli: Benedetta, Ermenegildo e Modesto. Tornò una sola volta a Giaglione nel 1951 per far visita ai parenti. Morì nel 1975. La figlia Benedetta, che vive ancora a Pasadena, ha conservato il dialetto giaglionese che parla quando telefona a mia nonna.

Martino Rey

Due zii di mio nonno Ezio Sereno emigrarono a Los Angeles negli Stati Uniti nel 1928. Si chiamavano Giuliano e Maria. Giuliano era nato net 1907 e Maria nel 1910. Raggiunsero il loro padre che aveva già trovato lavoro e aveva fatto una discreta fortuna perche aveva già acquistato l'alloggio dove viveva. I due figli furono impiegati in una conceria.

Erano partiti da Giaglione su un carro accompagnati alla stazione dai loro amici fino alla stazione di Meana. Anche la banda musicale veniva dietro il carro suonando per salutare Giuliano che era un suonatore. Tra la folla degli accompagnatori c' era chi piangeva e chi scherzando cercava di risollevare il morale a quelli che erano tristi.

Giuliano quando parti era già sposato con una Giaglionese che poi lo raggiunse negli Stati Uniti. Maria invece si sposò a Los Angeles con un abruzzese emigrato. In seguito si stabilirono ac Burbank.

Simone Caffo

La meizòun de Dzulhén Sereno an America

La muzica de Dzalhoùn lh at acoumpanha Dzulhén e Mar̈ia Sereno, que partioún per l’America tein a la stasino de Miàouna

Lo zio di mio nonno, Edmondo Alberto Crosat nato nel 1898, emigrò negli Stati Uniti a S. Francisco nel 1920. Sposò una ragazza toscana che aveva conosciuto lì ed ebbero due figli: Alberto e Raimondo. Era partito da Giaglione su un carro per recarsi alla stazione di Meana. Con il treno arrivò a Genova dove si imbarcò. II viaggio duro circa 20 giorni. Il biglietto del viaggio era stato pagato da Marco Borello, un suo amico giaglionese. Quando Alberto arrivò a New York Marco lo aspettava. Per arrivare alla sua fattoria prima presero il treno e poi il calesse. Per sdebitarsi Alberto lavoro un anno gratuitamente nella fattoria del suo amico.

Erica Vinci

Mondo Berto Crosat ou l’et ariva da New York a la ferma de soun amiz Marc Borello prê de S. Francisco, avé lou trein e aprê avé lou bir̈ots

Giovanni Battista Sereno, prozio di un mio cugino paterno Luca Giors, nacque a Giaglione nel 1885. Nel 1910 emigrò a Los Angeles negli Stati Uniti insieme ad altri Giaglionesi. Prese il treno a Meana e si imbarcò su un bastimento nel Porto di Genova. Al suo arrivo venne ospitato da un suo Parente e cambiò molte volte lavoro. Scriveva delle lettere alla moglie rimasta a Giaglione e, nella busta, in mezzo ai fogli, metteva dei soldi. Dopo alcuni anni comprò insieme ad un amico una fattoria in campagna ma gli affari non andarono molto bene. Così la mise in vendita e pagati i debiti tornò a Giaglione più povero di prima. Trovò ugualmente la famiglia che lo accolse a braccia aperte.

Matteo Regis

Jouen Tista Sereno ou l’ot atsitâ an California ina ferma mê se fatsòen does soun pac alalhe bein e ou l’et tourna venû an Dzalhoun pi por̈o que avàn

II mio trisnonno Alberto Caffo emigrò in America per tre volte. Lavorava in una fabbrica ed aveva la passione per la musica: suonava molto bene la fisarmonica. Per questo motivo venne "sequestrato" e condotto ad una festa di matrimonio: fu costretto a suonare per una settimana.

Miriam Perino

Berto Caffo ou travalhàve an fabrica

Berto Caffo ou sòune l’orgounìn a ina feta de mariàdzo an America

Il mio bisnonno Serafino Crosat emigrò a Richwood nella Virginia dell'Ovest nel 1914. Era nato a Giaglione nel 1866 e aveva sposato nel 1908 una Giaglionese: Maria Vincenza Vinchiotto. Nel 1910 nacque Ulisse, nel 1912 Senofonte, nel 1922 Penelope Corinna e nel 1926 Sindone.

Emigrò da solo negli Stati Uniti seguendo i consigli di alcuni

Giaglionesi. Raggiunse i1 suo vicino di casa Battista Belletto che era emigrato nel 1903 insieme alla moglie Marianna appena sposata. Serafino lavorò in una conceria dove doveva immergere ed estrarre le pelli da conciare nelle vasche.

Serafino tornò a Giaglione dopo 5-6 anni a causa della sua salute precaria.

Serafino crosat ou travalhàve din ina counceriò

Uno zio di mia nonna, Vincenzo Borello, è emigrato negli Stati Uniti a New York nel 1919. A Giaglione aveva sposato Virginia e avevano avuto due figli. Non è più tomato.

Marco Campo Bagatin

Tre zii di mia nonna Delia di Mattie emigrarono nella città di Los Angeles in America nel 1913. Una di loro si chiamava Adelina Favro Grandis: è partita all'età di 16 anni da Mattie, ha raggiunto a piedi Bussoleno e con il treno è andata a Genova per imbarcarsi.

Diego Berno

II. mio trisnonno si chiamava Augusto Ponsero emigrò tre volte negli Stati Uniti d'America tra il 1900 e il 1910 per lavorare nelle acciaierie. Lavorava a Scottdale nella regione di Filadelfia. Partiva da Modane per Le Havre dove si imbarcava sui piroscafi diretti a New York. Sposò Maria Vinchiotto che era nata nel 1875 ed ebbero tre figli: Alberto che nacque nel 1898, Bernardino nel 1900 e Rosina nel 1909. La moglie e i figli di Augusto non lo raggiunsero mai in America ma restarono a Giaglione. Quando Augusto ritornò, con i soldi guadagnati comprò delle vigne,restaurò la casa e costruì una stalla più ampia per il bestiame. Dei tre figli di Augusto soltanto il mio bisnonno Alberto restò in Italia per tutta la vita.

Carlotta Brancato

Rosina Ponsero, la figlia di Augusto, si sposò, verso lafine del 1927 con Celestino Coletto, un suo lontano parente che era già emigrato a Toronto e che ritornò in Italia soltanto per sposarla con il consenso dei suoi genitori.

Celestino aveva già comperato la casa in Canada. Ebbero un figlio: Remo che

morì nel 1939. I parenti di Giaglione non ebbero più loro notizie per tutto il periodo della seconda guerra mondiale e ripresero i contatti soltanto nel 1945  46. Rosina non tornò in Italia ma mandò dei pacchi ai suoi parenti e conoscenti. Dopo la morte del figlio Remo ebbero un'altra figlia nel 1940: Maria Luisa che sposò un italiano ed ebbe tre figli.

Celestino mori nel 1984. La zia Rosina continuo a scrivere alla famiglia in Italia ma non tornò mai. Vennero invece a conoscere i parenti di Giaglione i suoi

nipoti: Allan nel 1992 e Christopher nel 1996. Parlavano poco il francese e conoscevano soltanto l'inglese. Abbiamo saputo da loro che Celestino e Rosina hanno sempre parlato tra di loro il "patois" di Giaglione e di Gravere. Rosina e morta nel 1999 senza conoscere il mio nonno Ugo.

Carlotta Brancato

Tselestinn Coletto, l’omoen de Rouzina Pounsíe, ou travalhave que me queziníe din in gròo ouberdze de Toronto : ou quezinave maque la tsert

Due mie prozie materne: Clelia Belletto nata nel 1912 e Maria Belletto nata 1908, all' età di 18 e 22 anni decisero di andare a Lanslebourg a cercare lavoro. Prese poche cose si fecero accompagnare con il carro fino al Moncenisio dal loro padre Silvino Belletto che a quell'epoca faceva il corriere Susa-Moncenisio. Poi scesero a piedi a Lanslebourg dove trovarono lavoro come donne di servizio in un albergo. Vi rimasero per quattro anni. Conobbero poi due giovani, uno francese e l'altro italiano, e si sposarono. La prozia Maria con l' italiano andò a vivere in una cascina a Tallard vicino a Gap (Hautes Alpes). Ebbe quattro figli e tornò una sola volta in Italia quando la sua mamma era ammalata.

E' morta nel 1969.

La prozia Clelia, sposata con il francese, andò a vivere a Saint Julien, un piccolo gruppo di case sperdute tra le montagne delle Hautes Alpes. Ebbe due figli. Rimase a Saint Julien 14 anni ma i loro figli dovevano percorrere moltissima strada per raggiungere il paese a valle dove c'era la scuola. Così la prozia durante l'inverno rimaneva in quel paese con i due bambini mentre suo marito rimaneva tra i monti per accudire al bestiame. La famiglia si riuniva soltanto in primavera.

Più tardi tutta la famiglia si trasferì in una cascina più grande vicino a Gap e continuo ad allevare bestiame e a coltivare la terra. I figli crescendo si trasferirono a Gap. Quando suo marito morì anche la prozia Clelia si trasferì a Gap dove tuttora vive. Fino a qualche anno fa, in estate, veniva a farci visita e si tratteneva da mia nonna anche per una settimana. Ora, quando i1 figlio Ernesto l'accompagna, si ferma un giorno solo. Mia nonna tutti gli anni si reca a Gap a trovarla.

Clelia e Maria Belletto son alâ su in cartóun aou Mounsenî e i-an beisâ a pía a Lanborc

Mar̈ia e Clelia travalhávoun din in ouberdze a Lanborc

Nel 1934, quando la mia prozia Maria era a Tallard, il mio bisnonno Vincenzo Marco Belletto andò da lei. Percorse la strada da Giaglione a Chiomonte a piedi, prese il treno fino ad Oulx, la corriera fino a Briançon e poi ancora il treno fino a Gap. Arrivò a Tallard con un carro. Lavorò con sua sorella e suo cognato la terra. Poi scoppiò la guerra. Una sera, uscendo da un cinema, i tedeschi lo presero durante un rastrellamento. Venne spedito in un campo di concentramento in Germania dove rimase dal 1940 al 1944. Riuscì a fuggire e, viaggiando un po' a piedi e un po' su carri nascondendosi come poteva, riuscì a tornare dalla sorella a Tallard. Nel 1947 tornò a Giaglione per rivedere la sua mamma molto malata. Si sposò con la mia bisnonna Maria che aveva già una figlia: mia nonna Anna. Così il mio prozio e diventato il mio bisnonno.

Erica Vinci

Visoen Marc Belletto ou l’et eitâ fermâ a Gap dai tedesc e mandâ an Dzermania

Pierino, figlio del mio trisnonno Alberto, emigrò clandestinamente nel 1929 in Francia a St. Vallier vicino a Lione. Trovò lavoro in una fabbrica di ceramiche; sposò una ragazza di Venaus e non tornò mai più al suo paese. Non abbiamo più sue notizie.

Miriam Perino

La mia bisnonna Giuseppina Caffo è emigrata a Nizza nel 1922 in cerca di lavoro perché conosceva alcune persone emigrate la prima di lei. In questa località si fermò solo pochi giorni e successivamente si diresse a Besançon dove trovò lavoro in una fabbrica di orologi. Abitò fino al 1969 in questa città e poi si trasferì a Pleure che è un piccolo paesino. Ebbe due figlie: Elda e Adrienne che abita tuttora aPleure.

Miriam Perino

Dzuspina Caffo lhe travalhàve din ina fabrica de mòutroes

Il mio prozio Lorenzo Gallasso emigrò in Francia nel 1920. Era nato alla "Tzareina", una frazione di Giaglione e morì nel 1960. Sua moglie Margherita era nata nel 1886 e morì a St. Claude nel 1954. Dopo i1 matrimonio vissero per un certo periodo a Giaglione ed ebbero quattro figli: un maschio e tre femmine. Vivevano in estrema povertà e quindi Lorenzo decise di partire per St. Claude per garantire una vita decorosa alla propria famiglia. Questa cittadina si trova nel Jura francese al confine con la Svizzera. Lorenzo era sicuro di lavorare perchè un suo amico, che viveva già 1ì, gli aveva già trovato un impiego e lo avrebbe anche ospitato a casa sua. Lorenzo partì a piedi dalla "Tzareina", valicò il colle Clapier e arrivò a St. Claude a piedi verso la fine del 1920. Con il passare del tempo la situazione economica migliorò e Lorenzo potè finalmente farsi raggiungere dalla famiglia che era rimasta in Italia. I figli di Lorenzo si sposarono con uomini e donne francesi, tranne Rosina che sposò un italiano, Giovanni Schiari, originario di Bruzolo ed emigrato anche lui in Francia. Lorenzo decise di rientrare alla "Tzareina" nel 1944 dove abitava ancora la sorella Giacinta. Il mio prozio visse 1ì fino alla morte. Gli altri componenti della sua famiglia rimasero a St. Claude dove i loro bisnipoti vivono ancora e spesso ricevono la visita dei miei genitori.

Lorenzo aveva trovato lavoro in una fabbrica di pipe che allora venivano fumate dalla maggioranza degli uomini adulti. Il proprietario della fabbrica preferiva offrire lavoro agli emigrati valsusini perché riteneva che fossero più volenterosi e meglio abituati ai lavori pesanti rispetto ad altri emigranti a causa del loro passato di contadini. Oltre alla fabbricazione delle pipe questa cittadina francese e anche famosa per la lavorazione dei diamanti: ancora oggi i migliori intagliatori provengono da St.Claude.

Michele Giors

Lour̈en Gallasso ou l’ot traversâ lou col Clapìe e a pìa ou l’et ariva a Sein Clode din lou Jurà

Bernardino, un altro figlio del mio trisnonno, era arruolato nei carabinieri. Emigrò nel 1924 in Francia e trovò lavoro al confine con la Svizzera come intonacatore e decoratore presso la famiglia dell' impresario Battista Marino che era originaria di Giaglione. Prese la cittadinanza francese e si sposò a Les Rousses con Marie Louise Buffard. Possedevano del bestiame. Bernardino, dopo la morte della moglie, ritornò a Giaglione e visse presso i suoi nipoti Ugo e Ines. Morì nel 1987 e venne sepolto per suo desiderio a Les Rousses accanto alla moglie.

Carlotta Brancato

Bernardìn Pounsie ou l’ot travalhâ que me decouratòu

Hanno realizzato questa ricerca :

Classe V

Diego Berno

Carlotta Brancato

Miriam Perino

Simone Caffo

Classe IV

Marco Campo Bagattin

Michele Giors

Matteo Regis

Martino Rey

Silvia Piombino

Erica Vinci

Sotto la guida delle insegnanti

Anna Rostagno

Orla Reynaud

Ringraziamo tutti i genitori e i nonni per la disponibilità dimostrata nel fornirci notizie e fotografie utili alla nostra ricerca sull'emigrazione dei giaglionesi a cavallo tra le due guerre mondiali.

Un ringraziamento particolare va al sig. Ugo Ponsero, nonno di Carlotta, che da sempre ci aiuta con sensibilità e competenza.

Le insegnanti