Il Premio speciale 2025 è un’anima poliedrica, un autore e un attivista che ha lavorato per la lingua bretone con l’immagine e con la parola
Non mi sorprende che Kristian Braz abbia tradotto Jack London in bretone. Io me lo vedrei bene ne “Il richiamo della foresta”, o in “Zanna Bianca”. Sarà la camicia a quadri e i pantaloncini con cui si presenta davanti alla camera, o sarà forse la stazza e lo sguardo chiaro e deciso che ha quando parla e ti ascolta, ma io non fatico a immaginarlo nel bel mezzo di foreste innevate, mentre trascina dei tronchi abbattuti e respira a pieni polmoni un’aria di libertà, un senso di indipendenza.
Se lo immagino come un personaggio al centro di un romanzo di avventura, forse è perché racconta che ha vissuto e viaggiato tra Francia, Germania, Irlanda, Scozia, Grecia. O forse perché dice di aver tradotto e amato “Sulla strada” di Jack Kerouac. Ma se l’immaginario corre verso la letteratura anglosassone e in particolare verso la letteratura statunitense, non c’è dubbio che Kristian Braz sia bretone fino al midollo. Essere bretoni significa anche parlare bretone, e qui il Premio speciale del Premio Ostana 2025 svela una fragilità che forse è alla base della sua forza: il dolore di vedere la propria madre non parlare la sua lingua madre. È il sindaco di Ostana, Giacomo Lombardo, a evidenziare questo dolore, questa “sofferenza nuova” (nuova perché mai compiutamente espressa durante le giornate del Premio). Lo fa durante la celebrazione, è domenica pomeriggio e Braz sta al fianco di Bernez Rouz, il suo tutor. Poco dopo si alzerà in piedi e raggiungerà i musicisti del Collettivo Premio Ostana, e insieme a loro intonerà un canto bretone. Dice che ha dovuto “rincorrere” la sua lingua madre per tutta la vita. I suoi genitori, preda della vergogna indotta dal centralismo francese, gli hanno sempre parlato in francese e lui si è ritrovato ad addolorarsi, come detto, per una madre che ha smesso di parlare la sua lingua madre. Ad un certo punto però si è impegnato così tanto che si è riappropriato della sua lingua e ora la parla in modo fluente, in modo così fluente che può anche usarla per cantare. I corsi per l’apprendimento della lingua si sono affiancati a tante iniziative e attività a cui Braz ha dato vita per dare vita alla sua lingua. Ha creato un’associazione per realizzare cortometraggi in bretone, “Sell’ta” e ha realizzato decine e decine di documentari volti a testimoniare le storie di vita dei parlanti bretoni. Abbiamo in comune questo, Kristian e io: l’uso del documentario per valorizzare e promuovere una lingua. Di particolare interesse è “An Digemer – Basques et Bretones”, realizzato nel 1992, un lavoro che restituisce dignità e diritti ad un insieme di attivisti bretoni arrestati per aver accolto e ospitato dei militanti baschi. Attraversa il suo territorio con una visione tutt’altro che “localista”, Kristian Braz. Lo dimostra anche con la sua scrittura. Dopo aver esordito con racconti per bambini in lingua bretone, si concentra sulle cosiddette “short stories” (racconti brevi), vince concorsi e si dedica alla traduzione. Quando durante l’intervista Teresa Geninatti Chiolero gli chiede che cosa pensa della traduzione, la sua reazione è tanto spontanea quanto accurata: “La traduzione è una cosa straordinaria. Cosa sarebbero Dante, Cervantes o Shakespeare senza la traduzione? Senza la traduzione, le persone restano imprigionate, ripiegate su sé stesse. Con la traduzione si va molto più lontano, si allarga l’orizzonte”. La scrittura non è un passatempo, per lui. “Seguo la regola di Wittgenstein, il filosofo "Se non hai niente da dire... taci"… quindi scrivo solo quando ho qualcosa da dire”. E se c’è qualcosa da dire, va detto in bretone: “Scrivere in bretone è un bisogno per me [...] sono incapace a scrivere narrativa in francese o in inglese. In bretone le parole hanno più forza”. Stringe i pugni mentre lo dice, convinto. Kristian crede che l’arte debba essere al centro del pensiero politico e sociale delle lingue minoritarie. Chi intende lavorare con le lingue madri che non vogliono morire deve essere capace di toccare qualcuno, in fondo, nelle emozioni. Anche quando quelle emozioni non sono facili, aggiungo io. Una lingua deve confrontarsi con la tavolozza dei colori ed essere in grado di realizzare qualsiasi affresco possibile. Non è scontato. Ma se al fianco si hanno autori e attivisti geniali e poliedrici come Kristian Braz... tutto diventa più facile. Anche apprendere la propria lingua madre, quando la madre non la parla più.
Kristian Braz ha realizzato diciamo “tecnicamente” i sottotitoli in francese ed è per questo che, in via del tutto eccezionale, ho deciso di condividere due video: uno con i sottotitoli in italiano, come sempre, e uno con i sottotitoli in francese. Spero che questa possa essere l’occasione giusta per raggiungere un pubblico francofono interessato al Premio Ostana e alla figura dello scrittore e attivista bretone.
Intervista a Kristian Braz, Premio Ostana 2025, lingua bretone, Francia (sottotitoli in italiano)
Intervista a Kristian Braz, Premio Ostana 2025, lingua bretone, Francia (sottotitoli in francese)
Kristian Braz riceve il Premio Ostana 2025, Premio speciale

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