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Nòvas n.258 Genoier 2026

Nòvas n.258 Genoier 2026

Ma piantatela lì!

Mas plantatz-la aquí!

di Mariano Allocco

italiano

Sempre più sovente compaiono fotografie e filmati di quelle che qualcuno definisce “tradizioni alpine”, presentate come testimonianza idilliaca di una realtà congelata nei secoli, accompagnate dalla presenza folcloristica del montanaro.

La prima reazione, per me, sarebbe un bel “ma piantatela lì”, tutto questo non ha nulla a che vedere con la storia millenaria di un vissuto alpino, è solo la rappresentazione funzionale alla sua lettura folcloristica.

Questo specialmente sul versante italiano, al di là dello spartiacque non avviene, perché?

Quando il primo parlamento dello Stato Nazionale Italiano si riunì a Torino nel 1860, gli oratori parlarono francese, fu Alessandro Manzoni, un letterato non un politico, a risolvere il problema con “I promessi Sposi”. Prima ancora, Jean Racine, quando scendeva da Parigi nel Midi, diceva che “aveva bisogno di un interprete, quanto un moscovita a Parigi”. 

La Storia è paragonabile ad una cartina geografica, che va consultata sapendo dove si vuole andare e riporta tracce di un cammino, di un vissuto e di un percorso tracciabile, che va conosciuto sapendo però la direzione che si vuole prendere.

La Storia è strumento solido per pensare un avvenire possibile, dalla Tradizione si possono cogliere testimonianze di un vissuto recente, ci propone istantanee di un recente prossimo, sempre più strumentalizzato in teatrini funzionali a interessi per cui, specialmente sul versante italiano, è utile la rappresentazione del montanaro col bicchiere in mano e camicia a quadretti.

Perché?

Condivido quanto scrive Hagen Schulze nel suo stupendo libro “Aquile e Leoni”, la “tradizione” non va oltre le tre generazioni passate, è consegnata alla memoria dei viventi, la storia è altro.

Il paesaggio, una capillare rete di collegamenti, la disposizione di centinaia di insediamenti, i confini dei Comuni, i secolari rapporti tra i due versanti alpini, questo non è tradizione, questa è l’orma lasciata dal passaggio di generazioni che hanno vissuto le valli.

La Storia è un patrimonio che va conosciuto e presidiato con determinazione perché, quando va in conflitto di interessi prevalenti, c’è il rischio che venga consegnata alla “damnatio memoriae” e leggo segnali che vanno in questa direzione quando si enfatizza tradizione e folclore.

Un esempio è la lettura che sovente si dà dei Mestieri Itineranti, quando li si presenta come secolare colonna portante di una economia alpina, quella è stata una risposta recente, delle comunità alpine, alla discesa a valle del settore secondario, questo dopo il salto tecnologico nella prima metà del XIX secolo.

Come era l’economia precedente? I mestieri itineranti hanno caratterizzato un breve scampolo di storia, è stato un escamotage, sicuramente potente, per poter sopravvivere per più di un secolo, non di più, non consegniamoli alla Tradizione, questa è storia, ma solo uno scampolo di essa.

Rimangono da approfondire i secoli precedenti, quando, ad esempio, i confini non erano ancora risaliti fino allo Spartiacque.

Quando Carlo Emanuele conquistò il Marchesato di Saluzzo, i due Consoli della Valle Maira, che si era opposta in armi, nell’Atto di Fedeltà chiesero a Carlo Emanuele di “mantenerli nella libertà di pigliare il sale dove buono gli parerà, poiché loro hanno sempre viato, & viano sal bianco qual reportano di Prouenza, & Delphinato, quando vanno per loro traffico di mercantie & gli rende una incomodità insopportabile di venir di così lontano, che son quindici miglia, pigliar il sale a Dronero….Item piaccia a Sua Serenissima altezza per­metter, & confirmar a quelli della religione pretenduta reformata di viver in libertà di loro coscienza”.

La Valle Maira era stata conquistata, ma al Savoia i Consoli avevano il coraggio di chiedere libertà di coscienza e esenzioni fiscali.

Perché uno dei grandi artisti del Rinascimento, Hans Clemer, ha lasciato ad Elva la sua opera maggiore, facendo della Parrocchiale la Cappella Sistina delle Alpi? 

Anche quell’affresco ha una storia da approfondire, non è folclore da esporre, quale è stato il ruolo delle Comunità Alpine nel Rinascimento?

La foto che allego per me è esemplare e riassume i limiti di quello che si intende come Tradizione.

È un attrezzo usato fino a quattro generazioni fa, uno degli strumenti che hanno retto l’economia della Valle fino all’inizio del ‘900, fino alla costruzione della strada di fondovalle.

Fino ad allora i tronchi scendevano a Dronero per fluitazione lungo il Maira, e questa “usina” con un manico di più di quattro metri, per secoli è servito per “lhi descote outa Maira”, per “pettinarli” lungo la corrente del Maira, che allora aveva una portata ben superiore a quella attuale, da sei a nove metri cubi al secondo ora scendono nel canale che alimenta le centrali.

Stupendo il regolamento di valle per gestire in modo salomonico il “diritto all’acqua”.

Di questo strano e ora sconosciuto attrezzo si sono dimenticati sia l’utilizzo che il nome e una famiglia della Valle, “Lhi lèures”, probabilmente non ha memoria dell’origine di quell’ “Estra-nom”, dovuto al mestiere che facevano un tempo i loro uomini. Gestivano la fluitazione tutto l’anno per conto terzi e “passavon d’en cànt a l’aute de Maira, sautand sus lhi bilhons coma de lèures”, passavano da un lato all’altro del Maira saltando sui tronchi come delle lepri.

Folclore e tradizione sono sicuramente utili per il turismo, ma per pensare e proporre un avvenire possibile servono idee, progetti, potenza e interlocutori con cui confrontarsi in modo paritetico, non patetico.

occitan

Sempre pus sovent apareisson de fotografias e de filmats d’aquelas que quarqu’un definís “tradicions alpinas”, presentaas coma testimoniança d’una realtat congelaa enti sècles, acompanhaas da la presença folclorística dal montanhard. 

La premiera reaccion per mi, saria un bèl “mas plantatz-la aquí”, tot aquò a pas ren a veire abo l’estòria millenària d’un viscut alpin, es masque la rapresentacion foncionala a sa lectura folclorística.

Aquò sobretot sal versant italian, al delai de l’aigavèrs aven pas, perquè?

Quora lo premier parlament de l’Estat Nacional Italian s’es rechampat a Turin ental 1860, lhi orators an parlat en francès, es istat Alessandro Manzoni, un literat mas ren un polític, a resòlver lo problema abo “I promessi sposi”. Encara derant, Jean Racine, quora calava da París ental Midi, disia que “avia da manca d’un traductor, coma un moscovita a París”.

L’estòria es paragonabla a una cartina geogràfica, que vai consultaa en saubent ente un vòl anar e repòrta las traças d’un chamin, d’un viscut e d’un percors traçable, que vai conoissut en saubent la direccion que un vòl pilhar.

L’Estòria es un enstrument sòlid per pensar un avenir possible, da la Tradicion se pòlon reculhir de testimonianças d’un viscut recent, nos propausa d’instantàneas d’un recent pròche, sempre pus enstrumentalizat dins de teatrets foncionals a d’interès per lhi quals, sobretot sal versant italian, es útila la rapresentacion dal montanhard abo lo bichèr en man e la chamisa a quadrets.

Perqué?

Partatjo çò que escriu Hagen Schulze dins son bèl libre “Aiglas e leons”, la “tradicion” vai ren al delai de las tres generacions passaas, es consenhaa a la memòria di vivents, l’estòria es un’autra causa. Lo païsatge, na ret capillara de liams, la disposicion de centenes d’insediaments, lhi confins de las Comunas, lhi rapòrts secolars entre lhi dui versants de las Alps, aquò es ren de tradicion, aquò es la peaa laissaa dal passatge de generacions que an viscut las valadas.

L’Estòria es un Patrimòni que vai conoissut e presidiat abo determinacion perquè, quora vai en conflict abo d’interès prevalents, lhi a lo risc que vene consenhaa a la “damnatio memoriae” e leso de senhals que van dins aquela direccion quora s’enfatiza la tradicion e lo folclòr.

Un exèmple es la lectura que se dona a lhi Mestiers Itinerants, quora un lhi presenta coma una colòmna portanta secolara d’un economia alpina, aquela es istaa una respòsta recenta de las comunitats alpinas a la calaa aval dal sector secondari, aquò après lo saut tecnològic dins la premiera meitat dal XIX sècle. 

Coma era l’economia derant? Lhi mestiers itinerants an caracterizat un brèu períod de l’estòria, es istat un escamotatge, certament potent, per poler sobreviure per pus d’un sècle, ren de mai, consenhem-lhi ren a la Tradicion, aquò es d’estòria, mas masque un toquet d’ela.

Rèston da aprofondir lhi sècles de derant, quora, per exèmple, las frontieras eron pas ençà remontaas fins a l’Aigavèrs.

Quora Carl Emanuel a conquistat lo Marquesat de Saluces, lhi dui Cònsols de la Val Maira, que s’era opausaa abo las armas, dins l’act de Fedeltat an demandat a Carl Emanuel de “mantenerli nella libertà di pigliare il sale dove buono gli parerà, poiché loro hanno sempre viato, & viano sal bianco qual reportano di Prouenza, & Delphinato, quando vanno per loro traffico di mercantie & gli rende una incomodità insopportabile di venir di così lontano, che son quindici miglia, pigliar il sale a Dronero….Item piaccia a Sua Serenissima altezza permetter, & confirmar a quelli della religione pretenduta reformata di viver in libertà di loro coscienza”.

La Val Maira era istaa conquistaa, ma al Savòia i Cònsols avion lo coratge de demandat la libertat de consciença e d’exempcions fiscalas.

Perqué un di grands artistas dal Renaissiment, Hans Clemer, a laissat son òbra majora a Elva, en fasent de la Parroquiala la Chapèla Sistina de las Alps?

Decò aquel afresc a un’estòria da aprofondir, es ren de folclòr da expausar, qual es istat lo ròle de las Comunitats Alpinas ental Renaissiment?

La fòto que jonho per mi es exemplara e resum lhi límits d’aquò que s’entend coma Tradicion. Es un’aisina adobraa fins a quatre generacions fa, un di enstruments que an resut l’economia de la Valada fins al començament dal 900’, fins a la construccion de la via al fons de la valada.

Fins a alora lhi bilhons calavon a Dronier en flotant sal Maira, e aquesta “usina” abo un mani de pus de quatre mètres, per de sècles es siervua per “lhi descóter òuta Maira”, per “penchenar-lhi” al lòng de la corrent dal Maira, que enlora avia na portaa ben majora d’aquela actuala, da sies a nòu mètres cubos al second aüra calon ental canal que alimenta las centralas.

Estupend es lo reglament de la valada per gestir en maniera salomònica lo “drech a l’aiga”. 

D’aquesta aisina estrana e desconoissua s’es desmentiat sia l’emplec que lo nom e na familha de la Valada, “Lhi leures”, probabilment gardon ren la memòria d’aquel “extranom”, degut al mestier que lors òmes fasion un bòt. Gestion lo flotatge tot l’an per còmpte d’autri e “passavon d’en cant a l’aute de Maira, sautant sus lhi bilhons coma de leures”. 

Lo folclòr e la tradicion son certament útils al torisme, mas per pensar e propausar un futur possible siervon d’ideas, de projècts, de potença e d’interlocutors abo lhi quals confrontar-se en maniera paritètica, ren patètica.


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