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Nòvas n.258 Genoier 2026

Nòvas n.258 Genoier 2026

La Baìo di Sampeyre - Dalle feste di primavera, a Lepanto, a Napoleone, al Risorgimento

La Baïa de Sant Peire - Da Las fèstas de la prima, a Lepant, a Napoleon, al Resorgiment

Di Fredo Valla, per la mostra del fotografo Jean Gaumy al Museo Mallè - Dronero

La Baìo di Sampeyre - Dalle feste di primavera, a Lepanto, a Napoleone, al Risorgimento
italiano

Tra le feste popolari dell’arco alpino, la Baìo di Sampeyre, in val Varaita, gode di un’ampia documentazione fotografica. Dico Baìo di Sampeyre e intendo le Baìe di Piasso, di Roure, Chucheis, Vilà e pure di Bessé (Sampeyre capoluogo e le frazioni Rore, Calchesio, Villar e Becetto), alleate nella festa, tranne Becetto, per cui è ancora in atto un ostracismo per una vicenda di sangue risalente alla seconda metà dell’Ottocento. 

L’alleanza fa sì che nelle tre giornate celebrative le Baìe si incontrino, ciascuna con la propria identità. Il ballo in piazza le accomuna, ma in cerchi separati. Ogni Baìo nel proprio territorio è sovrana, con propri capi (gli Alum). I costumi sono simili ma diversi, così come simile, ma diverso, è il cerimoniale del processo al Tesoriere, che chiude la Baìo il giovedì grasso. 

Il Museo Etnografico di Sampeyre possiede una ricca collezione di foto e cartoline della Baìo a partire dai primi anni del Novecento. A questi materiali e ad altri di valenti fotografi, si sono aggiunte le fotografie di Jean Gaumy, dell’agenzia Magnum,  di cui una selezione è ora patrimonio del Museo Mallé.

Dall’osservazione attenta dei materiali fotografici, si comprende come pur nella continuità della tradizione, la Baìo e i suoi personaggi siano riusciti a esprimere una creatività controllata, con piccole varianti nei costumi a seconda dei materiali a disposizione, dell’estro artistico delle donne a cui  è demandato il confezionamento dei cappelli, delle coccarde, delle fasce (schirpe) con nastri di seta (bindel o luvree) decorati da motivi floreali, coloratissimi, dell’addobbo dell’abito e dei suoi complementi. 

Ciò vale anche per i contenuti storici della Baìo che, a un’analisi appena un po’ approfondita si mostra ricca di spunti ben più antichi dei mille anni, che le si vogliono attribuire, dalla cacciata dei Saraceni dalle valli occitane alpine. È dunque interessante guardare alla Baìo con uno sguardo laico, per coglierne la complessità, quindi la ricchezza. Tra gli elementi più remoti troviamo i riti della fertilità, celebrati dall’uomo che, millenni e millenni orsono, da cacciatore si fece agricoltore e che, dopo i geli invernali, implorava il ritorno della fertilità nella terra. Ne sono testimoni l’abbondanza di decori floreali, i personaggi del vecchio e della vecchia (lou viei e la vieìo), simbolo di una stagione che sta per esaurire il proprio ciclo, mentre il figlioletto che la vecchia porta nella culla rappresenta la primavera che sta per venire. O la figura dell’Arlequin, con i gusci di lumaca a ornare il cappello, infine strumenti sonori come la mazza (l’escarlinhero) degli ‘scarlinìe, ricoperta da una cascata di nastri, con all’interno decine di campanelli (in altre regioni delle Alpi, con gli stessi campanelli si va a fine inverno a “svegliare” la terra, affinché torni a dare i suoi frutti).  

Abbondano nella Baìo le memorie secolari dello scontro fra la cristianità e l’islam, con personaggi (i grec) che paiono evocare la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi di Maometto II. Poi, com’è ovvio, la Baìo attinge, fin dal nome, al medioevo delle Abbadie dei Folli: sorta di contropotere anarchico, che si esprimeva in certi periodi dell’anno e in occasione dell’accoglienza di personaggi importanti. Quindi gli eserciti settecenteschi, e la grande epopea napoleonica, che tenne l’Europa in armi per un quindicennio. Questi hanno ispirato l’abito di personaggi come gli Alum, gli Uzuart e i Sapeur (questi ultimi con l’ascia a spalle sfilano tuttora nelle parate della Legione Straniera). Persino le guerre risorgimentali sono state suggerimento per la Baìo con la ‘spimasiero, il mazzo di piume dei bersaglieri, pendente dal cappello degli ‘scarlinìe, oggi eliminato perché ritenuto non conforme alla tradizione. 

Antica, ben oltre il Medioevo della commedia dell’arte, è l’esclusione delle donne dal corteo, aspetto che oggi qualcuno vorrebbe superare, ma che al momento si mostra ancora un’ipotesi traumatica per la sopravvivenza stessa della Baìo.  Altre Baìe, ad esempio la Beò di Blins (Bellino - alta valle Varaita), più conservative, non hanno assunto il carattere celebrativo di vittoria militare come a Sampeyre. A Blins la festa conserva la connotazione di corteo rurale e anarchico, guidato non da ufficiali con sciabola al fianco, ma dal Vecchio e dalla Vecchia (i capi tribù). Ciò nonostante, in questo contesto antico, ha cooptato figure come l’alpino e il medico che soccorre la vecchia nei suoi frequenti svenimenti, data la gravidanza incipiente (la primavera che sta per nascere) e, in mancanza di uomini (l’emigrazione ha impoverito le valli), ha consentito di “fare Baìo” alle donne. 

Tra le Baìe delle valli occitane, quelle di Limone, Castelmagno, Sambuco, Preit si sono “addomesticate” nel corso dei secoli. La Chiesa, che non vedeva di buon occhio le feste marcatamente pagane, le ha costrette a trasformarsi in compagnie in armi, la cui unica funzione è accompagnare la statua del Santo durante le processioni nelle feste patronali. 

Anche a Sampeyre la Baìo ha subito dei cambiamenti. È probabile che nel tempo, forse nella seconda metà del XIX secolo, si sia voluto accentuare l’aspetto celebrativo militare: l’esercito e il popolo sfilano in festa per la cacciata del Maomettano. Mutazione forse dovuta alla piccola borghesia locale che ha voluto mondare la Baìo dai suoi aspetti più rustici e dionisiaci. 

È interessante tanto per chi vi partecipa, come per chi la osserva da spettatore, scoprire nella Baìo un caleidoscopio di epoche e vicende remote. Gira la ruota dei secoli e mutano via via le sopravvivenze storiche, che si mescolano e si fondono. Ed è straordinario scoprire come la Baìo abbia saputo fare propri elementi nuovi, senza cristallizzarsi su un’idea di tradizione immutabile e rimanere occasione per una comunità - forse la principale occasione - per esprimere ogni cinque anni la propria identità montanara e occitana.

occitan

Entre las fèstas popolaras de l’arc alpin, la Baïa de Sant Peire, en val Varacha, gòd d’una ampla documentacion fotogràfica. Diso Baïa de Sant Peire e entendo las Baïas de Plaça, Rore, Chucheis, Lo Vilar e decó dal Becet (Sant Peire capluec e las ruaas de Rore, Chucheis, Lo vilar e Lo Becet), aleaas dins la festa gavat Lo Becet, vèrs lo qual es en act un ostracisme per un’estòria de sang que remonta a la seconda meitat de l’Uech cent.

Aquela aleança fai que dins las tres jornadas celebrativas las Baïas s’encòntren, chascuna abo son identitat. Lo bal en plaça las acomuna, mas en cèrcles separats. Chasque Baïa dins son territori es sovrana, abo si caps (lhi alums). Lhi costums se semelhon mas son diferents, parelh coma se semelha, mas es diferent, lo cerimonial dal procès al tesorier, que sèrra la Baïa lo jòus gras.

Lo Musèu Etnogràfic de Sant Peire possèd una richa colleccion de fòtos e cartolinas de la Baïa a partir da lhi premiers ans dal Nòu cent. A aquesti materials e a d’autri valents fotografs, se son jontaas las fotografias de Jean Gaumy, de l’agencia Magnum, una seleccion de las qualas es aüra patrimoni dal Museo Mallé.

Da l’observacion atenta di materials fotogràfics, se capís coma bèla dins la continuïtat de la tradicion, la Baïa e si personatges sien arrubats a exprimer una creativitat controlaa, abo de pichòtas variantas enti costums a second di materials a disposicion, de la creativitat artística de las fremas, a la qualas es confiat lo confecionament di chapèls, de las cocardas, de las faissas (sonaas eschirpas) abo de bindèls de sea (sonats bindèls o luvreas) decorats abo de motius floreals, coloratíssims, de la decoracion dal vestit e di siei complements.

Aquò val decó per lhi contenguts estòrics de la Baïa que, a un’anàlisi a pena un pauc pus aprofondia, se mostra richa d’elements ben pus antics di mila ans que se vòl donar-lhi da la chaçaa di Sarrasins da las valadas occitanas alpinas. Es pr’aquò que es interessant beicar la Baïa abo un esgard laic, per culhir sa complexitat e donca sa richessa. Entre lhi elements pus luenhs trobem lhi rites de la fertilitat, celebrats da l’òme que, de miliers e miliers d’ans fa, da chaçaor es devengut agricoltor e, après de jalaas uvernalas, emplorava lo retorn de la fertilitat dins la tèrra. Ne’n son testimònis l’abondança di decòrs floreals, lhi personatges dal vielh e de la vielha, símbols de un’estajon que ista per exaurir son cicle, mentre que lo filhet que la Vielha pòrta dins la cuna rapresenta la prima que ista per venir. O la figura de l’arlequin, abo de gruelha de lumaça a ornar lo chapèl, e enfin d’enstruments sonòrs coma la maça (l’escarliniera) di escarliniers, coataa da una cascada de bindèls abo dedins de desenas de cloquins (dins d’autras regions de las Alps, abo lhi mesmes cloquins, a la fin de l’uvèrn se vai a “desvelhar” la tèrra, per que torne a donar si fruchs).

Abondon dins la Baïa las memòrias secolaras de l’escòntre entre la cristianitat e l’islam, abo de personatges (i grècs) que semelhon evocar la cheuta de Costantinòple dins las mans de Maolet II. Après, naturalment, la Baïa pilha, fins dal nom, da l’Atge mesan de las Companhias di Fòls, una sòrta de contrapoer anàrquic que s’exprimia dins cèrti períods de l’an e en ocasion de l’aculhença de personatges importants. Après son arrubaas las armadas dal Sèt cent e la granda epopèa napoleònica, que per una quinzena d’ans a tengut en armas l’Europa. Aquestas an inspirat lo costum de personatges coma lhi alums, lhi usuards e lhi sapeurs (aquesti darries, abo l’àpia sus l’espala, desfilon encà dins las paradas de la Legion Estrangiera). Fins las guèrras renaissimentalas son istaas un suggeriment per la Baïa abo l’esplumassiera, lo maç de plumas di bersalhiers, que pend dal chapèl di escarliniers, encui eliminat perqué considerat ren confòrm a la tradicion.

Ben pus antica de l’Atge Mesan de la comèdia de l’art es l’exclusion de las fremas dal cortèu, aspèct que encui quarqu’un voleria sobrar, mas que per aüra es encà un’ipòtesi traumàtica per la sobrevivença mesma de la Baïa. D’autras Baïas, coma la Beá de Blins, en auta val Varacha, pus conservativas, an pas assumut lo caràcter celebratiu de victòria militara coma a Sant Peire. A Blins la fèsta garda la connotacion de cortèu rural e anàrquic, guidat ren da d’uficials abo lo sabre al flanc, mas dal vielh e da la vielha (lhi caps tribú). Malgrat aquò, dins aqueste contèxt antic, a pilhat de figuras coma l’alpin e lo mètge que socor la vielha dins si frequents esveniments per la portaa que comença (la prima que ista per nàisser) e en mancança d’òmes (l’emigracion que a empaurit las valadas, a consentit de “far Baïa” a las fremas.

Entre las Baïas de las valadas occitanas, aquelas de Limon, Chastelmanh, Sambuc Lo Preit se son “adomestiaas” al lòng di sècles. La Gleisa, que veïa ren de bòn uelh las fèstas clarament paganas, las a constrechas a transformar-se dins de companhias en armas abo la foncion d’acompanhar l’estàtua dal Sant durant las processions dins las fèstas patronalas.

Decó a Sant Peire la Baïa a subit de chambiaments. Es probable que ental temp. benlèu dins la seconda meitat dal XIX sècle, se sie vorgut accentuar l’aspèct celebratiu militar: l’armada e lo pòple desfilon en fèsta per la chaçaa dal Maometan. Un chambiament degut benlèu a la pichòta borguesia locala que a vorgut despulhar la Baïa da si aspècts pus rústics e dionisiacs.

Es interessant, tant per qui lhi partécipa coma per qui beica da espectator, descuérber dins la Baïa un caleidoscòpe d’èpocas e d’estòrias luenhas ental temp. Vira la roa di sècles e gaire per bòt chambion las sobrevivenças estòricas, que se mèsclon e se fondon. Es extraordinari descuérber coma la Baïa àbie saubut rénder sius d’elements novèls, sensa cristalizar-se sus un’idea de tradicion immutabla, e restar un’ocasion per la comunitat – benlèu la principala ocasion – d’exprímer chasque cinc ans son identitat montanara e occitana.


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