Laura Schrader, giornalista e scrittrice, ha pubblicato libri e saggi di storia e geopolitica. È co-fondatrice dell’Istituto Internazionale di Cultura kurda di Roma e fa parte del comitato "Time has come - Freedom for Öcalan". È presidente onoraria di Udik-Unione Donne Italiane e Kurde.
Dopo mezzo secolo di stragi, violenze, umiliazioni, torture, terrore di stato nel 1976 un gruppo di giovani uomini e donne guidato da Öcalan fonda il Pkk, Partito del Lavoratori del Kurdistan che, essendo impraticabile la via politica per arginare il genocidio, il 15 agosto 1984 inizia la lotta armata di resistenza. Alla fine della I Guerra mondiale, con il trattato di Losanna del 1923 il Kurdistan si trova a essere una “colonia internazionale” (secondo l’espressione del grande politologo turco Ismail Besikci) nella terra in cui vive da millenni governato da principati nell’ambito degli imperi Ottomano e Persiano. Si tratta di un popolo diverso da arabi, turchi e persiani, e il genocidio fisico e culturale è portato avanti con ogni mezzo e con indescrivibili crudeltà. In Turchia fino al 1991 si negava l’esistenza dei kurdi, definiti turchi delle montagne. Bastava dire una parola o cantare una strofa in kurdo e anche un bambino poteva subire carcere e tortura. L’alienazione per i kurdi comincia dalla nascita, basti pensare che tra le due lingue c’è un abisso: la lingua kurda è come la nostra indoeuropea, il turco appartiene al gruppo uralo-altaico, parlato nelle steppe dell’Asia.
Il Pkk – entità terroristica per Turchia e Stati Uniti e Nato e per parti della Ue - è un movimento di resistenza legittimo secondo il diritto internazionale, che combatte sul proprio territorio per il diritto di esistere di un popolo che la etnia dominante ha condannato a morte, e che a differenza della Turchia rispetta le regole internazionali in materia di conflitti armati. Il Pkk fin dal 1993 ha più volte indetto tregue unilaterali per favorire negoziati per la soluzione politica della questione kurda, speranze di pace e giustizia affossate dall’attuale presidente turco Erdogan nel 2015. Fin dalle sue origini il partito e il suo braccio armato, contavano su una forte presenza femminile.
Dopo oltre 40 anni di un conflitto che negli anni Novanta ha toccato vertici di feroce intensità da parte del secondo esercito Nato sostenuto dagli Stati Uniti con la distruzione di migliaia di villaggi e con il “terrorismo di stato” degli squadroni della morte, il 12 maggio 2025 il Pkk ha pubblicato i risultati del suo XII° Congresso annunciando lo scioglimento e la continuazione della lotta per la democrazia in Kurdistan per mezzo di strumenti politici. Il Congresso ha così risposto all’appello “Per la pace e per una società democratica” del leader Abdullah Öcalan, reso pubblico il 27 febbraio con un video registrato nel corso di un incontro con tre parlamentari del partito filo kurdo Dem avvenuto nel carcere sull’isola di Imrali dove è detenuto in isolamento dal febbraio 1999 in violazione di tutte le norme giuridiche comprese quelle della stessa Turchia. L’appello era frutto di mesi di trattative. “Sì, è vero. I parlamentari di Mhp (Partito nazionalista turco, ex Lupi Grigi) un paio di giorni fa si sono avvicinati al nostro gruppo e ci hanno stretto la mano, non era mai accaduto prima, nella storia dell’Assemblea nazionale, e poco dopo il presidente Erdogan ha dichiarato di apprezzare questo gesto perché il Paese è stanco del conflitto, ha bisogno di normalità”. Così rispondeva a una mia domanda Newroz Uysal Aslan, parlamentare del partito Dem.
Era il 12 ottobre 2024, il giorno prima alcuni media del Krg, il Governo regionale del Kurdistan in Irak, avevano parlato di cenni di distensione da parte del governo di Erdogan sulla questione kurda. Newroz Uysal Aslan (che è avvocata e ha fatto parte dello studio Asrin storico difensore di Abdullah Öcalan) era in Italia nel quadro della campagna internazionale “Libertà per Öcalan, una soluzione politica per la questione kurda” e nel dare conferma della quasi incredibile notizia aveva aggiunto: “Tuttavia ci sono anche segnali contrari: nelle città kurde numerosi esponenti del nostro partito sono stati posti in custodia cautelare.”
Dopo Il XII° Congresso Ankara aveva compiuto modestissimi passi parlamentari di distensione mentre il Pkk diventato “Gruppo per la pace e per una società democratica” con un evento di grande valore simbolico accolto con immensa commozione dal popolo kurdo l’11 luglio bruciava alcune armi a Sulaimanyia nella Regione autonoma kurda in Irak (KRG). Soltanto il 24 novembre avviene una svolta significativa: alcuni parlamentari dei partiti di governo, AKP e MHP e del partito filokurdo DEM visitano il leader Öcalan nel carcere di Imrali. Nulla trapela sui risultati dell’incontro; soltanto la parlamentare Gulistan Kilic Kogigit rivela che un tema–chiave è stato il futuro della Siria e la presenza nel nuovo esercito siriano di FDS, le Forze Democratiche Siriane a guida kurda che hanno sconfitto l’Isis.
In Siria agli inizi della guerra civile la regione abitata in maggioranza dai kurdi – il Rojava – seguendo il pensiero di Öcalan si era data un’amministrazione autonoma democratica (AAD) e confederale fondata sulla valorizzazione della donna, il rispetto e la promozione di tutte le minoranze e l’ecologia, rimasta finora autonoma. L’AAD è difesa dalle Unità Jpg e Jpj, queste ultime di sole donne, famose per il loro ruolo nella guerra contro l’Isis. Dagli inizi di gennaio 2026 l’esercito dell’attuale presidente al Shaara (ovvero al Jolani, ex tagliagole dell’Isis su cui pendeva una taglia di un milione di dollari da Cia e Ue) attacca i quartieri kurdi di Aleppo, con vittime civili e distruzione di strutture vitali come gli ospedali. L’attacco, che si avvale di carri armati e droni, è compiuto dal sedicente esercito nazionale siriano, composto di fanatici religiosi provenienti da una trentina di paesi, armato e guidato dalla Turchia. In un anno di governo in Siria al Shaara ha massacrato le minoranze religiose alawite e druse. L’attacco ai kurdi di Aleppo è motivato dal fatto che essi sarebbero atei. In spregio agli accordi del 1 aprile 2025 tra al Shaara e il leder delle FSD Mazlum Abdi che prevedono l’integrazione delle FSD nell’esercito siriano come divisione a sé stante stanziata a difesa delle comunità di riferimento, il governo siriano, legittimato da Trump e Von der Lyen, ne vuole lo scioglimento e la distribuzione capillare degli effettivi. E chiede che venga eliminata l’unità femminile Jpj. Anche i civili del Rojava, in prima fila le donne, dalle casalinghe alle personalità politiche hanno preso un’arma e corrono ad Aleppo. Il processo per la pace in Turchia non può andare avanti se la Turchia opera per eliminare nel sangue la democrazia del Rojava in Siria. Öcalan, dall’isolamento di Imrali, pensa anche a questo. E come è tradizione della cultura kurda, ancora una volta le donne sono un fattore decisivo.

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