Panpsichismo, o l’animatezza del tutto
Io sono un materialista purissimo. Non riconosco niente altro fuorché la materia. Nella fisica, nella chimica e nella biologia, vedo all’opera la stessa meccanica. L’intero cosmo non è altro che un meccanismo infinito e complesso. La sua complessità è così grande che essa confina con l’arbitrio, con l’imprevisto e così con il caso, e genera l’illusione del libero arbitrio negli esseri dotati di coscienza. Sebbene, come vedremo tutto sia sottoposto a periodicità, nulla si ripete mai rigorosamente allo stesso modo. Definisco sensibilità quella capacità degli organismi di percepire le sensazioni piacevoli e quelle spiacevoli. Voglio sottolinearlo, poiché questa parola spesso viene intesa come reattività (è ciò che notiamo nei riflessi delle creature viventi). Ma la reattività è tutt’altra cosa. Tutti i corpi del cosmo sono reattivi. Tutti i corpi cambiano in volume, forma, colore, forza, trasparenza e in tutte le altre proprietà a seconda della temperatura, della pressione, della luce e, in generale, nell’interazione con altri corpi. I corpi morti, inerti, a volte possiedono persino più reattività di quelli vivi e animati. Così, il termometro, il barometro, l’igrometro e altri strumenti scientifici risultano possedere una ricettività/reattività di gran lunga superiore a quella dell’uomo. Ogni particella dell’Universo è reattiva. Noi però pensiamo che sia anche sensibile.
Vediamo di spiegarci. Degli animali che conosciamo, il più sensibile è l’uomo. I restanti animali a noi noti sono tanto meno sensibili, quanto meno complessa è la loro organizzazione. Le piante, poi, possiedono una sensibilità minore ancora. È una scala continua, i cui gradini non terminano nemmeno al confine estremo della materia vivente, perché tale confine non esiste. È artificiale, come tutti i confini. Possiamo definire la sensibilità degli animali superiori come una compresenza di gioia e di dolore, di sofferenza e di estasi, di piacevolezza, e dispiacere. La percezione degli animali inferiori non è altrettanto intensa. Noi non conosciamo i loro sensi e nemmeno riusciamo a concepirli. Tanto più oscuri ci risultano i sensi delle piante e dei corpi inorganici. La forza della loro sensibilità è prossima allo zero. Dico questo perché con la morte, o con il passaggio dall’organico all’inorganico, la sensibilità cessa di esistere. Se già questa si interrompe nel deliquio causato da un arresto cardiaco, tanto più essa scomparirà con il completo disfacimento dell’organismo vivente. La percezione scompare, ma la reattività rimane nel corpo morto, solo che si fa meno intensa ed è più accessibile allo scienziato che alla persona comune. (…) Tutte le cose sono interconnesse, e tutte le cose sono una. La materia è una, anche la sua reattività e la sua sensibilità. Il grado di sensibilità dipende dalle combinazioni della materia. Proprio come il mondo vivente, nella sua complessità e perfezione, è una scala continua che scende fino alla materia «morta», così la forza dei sensi va concepita secondo l’immagine di quella stessa scala che non termina nemmeno al confine del vivente. Se non cessa la reattività, che è un fenomeno meccanico, perché allora dovrebbe interrompersi la sensibilità – un fenomeno che è erroneamente definito psichico, ciò come se non avesse nulla a che fare con la materia? (Noi dunque attribuiamo materialità a questo termine). Sia questi sia altri fenomeni scorrono in parallelo, in accordo, e non escludono né l’Universo vivente né l’Universo inerte. Per quanto, d’altra parte, la quantità di sensazioni nell’Universo inerte sia così minuscola che si può, con qualche riserva o approssimazione, considerarla come inesistente. Se un granello di polvere bianco cade su un foglio di carta nero, ciò non è dopo tutto un motivo per affermare che esso sia bianco. Il granello bianco di polvere è dunque la sensibilità dell’Universo «morto». (...)
Non mi considero soltanto un materialista, ma anche un panpsichista, una persona che riconosce sensibilità alla totalità dell’Universo. Ritengo tale proprietà inseparabile dalla materia. Ogni cosa è viva, eppure per cautela consideriamo vivo solo ciò che sente e percepisce con un certo grado di intensità. Ma poiché qualsiasi materia, in condizioni favorevoli, può sempre passare allo stato organico, possiamo in senso lato affermare che la materia inorganica es, per così dire, a livello embrionale (potenzialmente) viva.
(da K.E. Ciolcovskij, Monizm vselennoj – Il monismo dell’Universo, Kaluga 1935, autopubblicazione)

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