Tolon, Provenza.era il 1930
La famiglia di Tommaso Bernardon si era appena seduta a tavola quando il campanello della pòrta squillò tre volte.Annetta, la figlia più grande di Tommaso, alzandosi disse:«Deve essere il postino, vado ad aprire.»
Si alzo e andò alla porta e in effetti era il postino che aveva pòrtato un telegramma.
Chisa la porta, tornò a tavola, porgendo a suo padre il telegramma. L'uomo lo aprì, veniva dall'Italia.In due parole rivolgendosi a sua moglie disse:«Tuo zio Giovannino è mancato. È tuo cugino Giuseppe che ci scive».
Sua moglie Lucia iniziò a piangere piano piano dicendo che zio Giovannino era il fratello di sua madre:«Oh, poveretto. Era un bravuomo, ti ricordi di quando ci siamo sposati che siamo passati a Valgrana a trovarlo e ci aveva regalato quella bella caffettiera, ce l'abbiamo ancora.»
«Si, hai proprio ragione, era un bravuomo. Era di cuore e poi sapeva lavorare benje le sua terra, produceva degli ottimi fagioli di prima qualità senza contare le sue pere, varietà madernassa, una volta cotti, una leccornia!»
«Lucia, vedi di scrivere a tuo cugino per saperne di più e porgendogli le nostre condoglianze, non dimenticare di chiede se c'è qualcosa da ereditare.»
Tommaso e Lucia si erano conosciuti in Provenza, a Tolone. Tutti e due emigrati in cerca di buone occasioni di lavoro, si erano incontrati un pomeriggio passeggiando sul lungo mare. Lui era con uno del suo comune, Vitorinet de Las Cassas, e visto un gruppo di belle ragazze che ridevano contente si erano avvicinati e sentendo che parlavano in piemontese si erano presentati e fatta amicizia. Erano tutte ragazze provenienti dalla bassa val Grana, chi di Caraglio, qui di Bernezzo.Era di domenica e da quel giorno Tommaso e Lucia non si erano mai lasciati e alla fine avevano fatto famiglia.
Tutto ciò era già passato da qualche anno..
Dapprima nacque Anneta e poi Fernando.
Dopo un mesetto arrivò la risposta di suo cugino. Il povero Giovannino se n'era andato di morte fulminea, insomma non aveva sofferto ed era morto nel suo letto. Tuttavia aveva lasciato qualcosetta ma i parenti erano molti e tutti ne volevano una parte.
Lucia ,essendo non altro che una nipote , non aveva diritto a grandi cose. Casa, campi e prati erano andati ai figli che alla parentela, avevano destinato nient altro che cose materiali, praticamente dei ricordi dello zietto, tuttavia qualcosa da prendere c'era.
Ma come fare a raccoglire le cose visto ch'erano lontani e, per quest 'estate non se parlava neppure di salire al paese e di passare per Valgrana?
Il viaggio bisognava rinviarlo e iniziare a mettere i soldi da parte. L'autunno, l'inverno, la primavera arrivò e la nostra famigliola si preparò di ritornare al paese per il mese di agosto. Prima di partire avevano scritto sia al paese che a Valgrana.Saranno passati a prendere quel poco rimasto dell'eredità di zio Giovannino.
Il viaggio in Italia non fu il migliore poiché persero la coincidenza con Pinerolo e per risalire la valle ebbero dei problemi.
Tuttavia risalirono la val Chisone e a piedi a Bourcet, su alla borgata di Chasteiran, per trovare mamma e la parentela e gli amici.
Lassù vi passarono circa una settimana.La sua madre, che ormai viveva con una delle sue figlie, la Leontina, aveva aperto per l'occasione la sua vecchia casa, pulito i pavimenti, dato aria a letti e coperte. La settimana passò tra buoni piatti di calhetas e di vino di Pomaretto, il ramier poiché i borsettini possedevano tutti una vigna in quel luogo. Venne l'ora di ritornare a Tolone e passare per Valgrana. Arrivarono a Valgrana di domenica e vi trovarono la festa del paese. Nella lettera cheTommaso scrisse a sua madre, le disse que il Comune aveva fatto piazzare due balli pubblici, che la banda muscicale aveva fatto il giro del paesotto e che Valgrana era proprio un bel paese, in piano dove v'era una bella campagna proprio come dalle parti di Pinerolo. Di sicuro Tommaso pensava ai terrazzamenti di Bourcet, ripidi e difficili. Quando nei villaggi della valle si parlava di Bourcet, si raccontava che lassù le galline erano dotate di un sacchetto sotto il sedere affinchè l'uovo non scivolasse a valle e che per seminare caricassero le cartucce a segale e poi sparassero sul campo. Bah, tutte palle !
Tuttavia lassù la vita era dura . Si viveva appena. Per ciò aveva lasciato il paese ed era emigrato in Francia. Aveva imparato un buon mestiere, faceva l'idraulico ed era contento d'aver iniziato in un'impresa di uno della sua valle, da anni giù in Provenza.Il lavoro non mancava e un giorno dopo l'altro il mestiere ormai era stato acquisito.
Come scrisse Tommaso a sua madre avrebbero dovuto parire l'indomani mattina alle cinque con il pulman e prendere il treno a Cuneo per Ventimiglia alle sette e quaranta.
Per ciò che riguarda le cose da prendere erano sparite tutte ma nessuno le aveva prese “ quelli che l'anno la tengono e gli altri si brossano”. Tuttavia partirono carichi di quattro lenzuola e d'una trapunta ch'era ancora della madre di Lucia. Sempre Tommaso scrive che v'era ancora da prendere un materasso “ tutto buono che a noi ci farebbe proprio servizio” La famigliola partì con le sue masserizie e il materasso ben arrotolato, legato con corde e arrivarono a Tolone. Comunque la sorpresa arrivò dopo. Come si sa i materassi, anche se nuovi nessitano ogni tanto un rifacimento, lavare la lana e cardarla e qui ci vuole un materassaio ma da noi per non spendere troppi soldi una parte del lavoro ce la facciamo.
Il tempo era buono, se pure d'inverno, e al mare e poi ancora sulle coste di Provenza, non fa molto freddo. Lucia decise di disfare questo materasso. Quindi iniziò a scucire la fodera di tela, a righe bianche e rossicce.
Quindi iniziò a tirar fuori la lana passando il suo braccio nel foro. Ad un cero momento le sue mani toccarono qualcosa di duro, qualcosa di quadrato che sembrava ad un pacchetto de tela cerata. Cosa diavolo poteva essere? Lo tirò fuori, era legato con uno spago. L'aprì, dentro ad una busta vi trovò dei bei biglieti di banca, li contò, per la precisione vi erano ben 1455 lire che lo zio Giovannino vi nascose nel materasso!
Lucia si sentì male, un sudore freddo l'agguantò, stava per svenire ma si riprese e pianse di gioia, bevve un bicchiere d'acqua fresca, poi il sangue riprese a circolare per bene.
«Oh zio Giovannino, ci hai fatto un gròsso regalo, grazie» pensò contando nuovamente i solti trovati. Millecinquecentocinquantacinque lire, Lucia non aveva mai visto una tale somma, tutta assieme. Poi pensò a tutti i sacrifici che quell'uomo aveva fatto nella sua vita. Mettere lira dopo lira per giungere a quel tesoretto que aveva nascosto nel materasso.
Quel materasso aveva pròprio fatto un buon servizio alla famigli di Tommaso Bernardon. La notte giunta, quando il suo uomo arrivò stanco, l'abbracciò e baciò e all'orecchio gli disse:«Tommaso, non abbiamo solamente ereditato un materasso ma pure un po' di fortuna!»
Nelle storie di un tempo si diceva: e vissero felici e contenti. Beh, ora possiamo dire che la nostra storia doveva finire così ma lo sappiamo con certezza? Non lo sapremo mai.
Buon Natale.
Franco Bronzat


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