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Vòus d'òc

Da Chiusa Pesio: Marilena e Aldo

Da La Clusa - Val Pes: Marilena e Aldo

"Avem fach un sumi" inchiesta sul rinsediamento in montagna a cura di Maurizio Dematteis

Da Chiusa Pesio: Marilena e Aldo
italiano Chiusa di Pesio: comune situato a 575 metri sul livello del mare nell'area meridionale della provincia di Cuneo. Il suo territorio si sviluppa per un'estensione di 94 chilometri quadrati, in gran parte occupati dal bacino del torrente Pesio. Il profilo trasversale della vallata, che per una profondità di una ventina di chilometri incide il versante settentrionale delle Alpi Marittime tra le valli Ellero e Maudagna, è quasi ovunque largo e svasato, segno evidente della sua antica origine glaciale. L'imponente bastione di testata del Marguareis (m 2651), che si staglia sullo sfondo, è la vetta più alta e conosciuta della zona.
I primi documenti ufficiali esistenti sul piccolo comune montano, risalenti al XI secolo, ne attribuiscono l'appartenenza ai consignori di Morozzo, gestori per conto del vescovo di Asti di una larga fetta del cuneese meridionale. Più tardi il comune lega il suo destino alle fortune del libero comune di Cuneo, sorto nel 1198, per poi entrare far parte integrante del dominio angioino al di qua delle Alpi, finché si vede costretto a sottomettersi ai marchesi di Ceva. Nel XVII secolo dalle mani dei Ceva il territorio passa ai feudatari Solaro di Moretta, sempre sotto l'alto patronato dei Savoia, passando in seguito le tormentate vicissitudini napoleoniche.
Con i suoi 3424 abitanti, il comune raccoglie le frazioni di Combe, Roncaglia, San Bartolomeo, Vigna, Santa Maria Rocca, oltre che l'importante Certosa di Pesio e il rifugio Piero Garelli, ed è oggi meta di un turismo di escursionisti e sciatori esperti, e soprattutto di speleologi provenienti da tutta l'Europa, per esplorare le grotte vasta zona carsica che si estende intorno alle pendici del Marguareis.
Ritorno alla terra
«Abbiamo deciso di fare una scelta che ci lasciasse liberi - dice Marilena Giorgis indicando le montagne intorno al suo alpeggio -. Era il '77 e mio marito voleva fare una comune con i suoi amici». Aldo Macario, oggi titolare insieme alla moglie di un'azienda agricola di produzione formaggi racconta: «Era un periodo in cui si voleva cambiare qualcosa e c'era un modo diverso di pensare. Io e i miei amici avevamo deciso di tornare alla terra per trovare un lavoro che ci piacesse. Alcuni avevano fatto gli obiettori a Torino e lavoravano con i telai da tessitura. Si voleva creare una cooperativa con pecore, formaggi e telai». Il gruppo di amici viveva insieme in località Balutin. «Era una comunità hippy e io gli ho raggiunti perché ero andata via di casa - continua Marilena -. Avevo appena finito il liceo classico e mi ero iscritta a medicina. Ma ho subito capito che quell'ambiente non faceva per me: arrivavano i professori in loden salutandosi tra loro con la puzza sotto il naso». Ad un certo punto si trasferiscono in una grande casa in frazione Fontanelle di Boves: «Volevamo affittare un cascinale per cominciare l'attività - continua Aldo - ma capitava che ti mettevi d'accordo e al momento giusto non volevano più affittare. Eravamo mal visti. Poi un tipo brillante che abitava in Francia ci ha dato una casa a frazione Fontanelle di Boves, a mezzora a piedi dalla strada, senza luce. Quando veniva a trovarci diceva "l'hai mes i làder in ta ca", e io gli rispondevo hai messo quelli che tengono lontano "i lader!"».
A tent'anni di distanza Marilena e Aldo sono rimasti fedeli alla scelta iniziale. Gli amici si sono pian piano "sfilati" perché, ricorda Aldo: «Nel frattempo chi è entrato in posta chi in ferrovia. Finito il '77 nessuno voleva più fare la cooperativa. Se non fossero usciti i lavori fissi magari si sarebbe fatta. Invece siamo rimasti noi due». E oggi con i tre figli allevano 240 pecore, di cui 120 da mungere due volte al giorno, e 50 capre e fanno i formaggi. Hanno una cascina con stalla e caseificio di proprietà a Chiusa Pesio e vanno ogni anno in alpeggio alla Valletta, in val Gesso. «Per due anni abbiamo lavorato con altri pastori - spiega Marilena - poi dopo qualche tentativo in altre valli abbiamo preso l'alpeggio alla Valletta. E' stato un caso. Il pastore era anziano e non veniva più. Ma abbiamo tribolato perché erano anni senza contributi». La domanda presso il Comune di Valdieri per l'affitto dei pascoli era l'unica. E la famiglia Macario cominciò a frequentare la valle Gesso. «Era il 1990 - ricorda Aldo - e c'era già meno richiesta e gente che faceva la montagna. A Valdieri, in quel periodo, c'erano delle montagne vuote. Sono stati i 5 o 6 anni in cui la gente abbandonava gli alpeggi. E ci hanno volentieri fatto un contratto di tre anni».
Ogni estate alla chiusura delle scuole la famiglia Macario lascia Chiusa Pesio per trasferirsi in Valle Gesso quattro mesi. La prima tappa è a Sant'anna di Valdieri, dove si fermano in roulotte per fare i fieni. «Il rapporto con i locali è ottimo - spiega Aldo - perché mentre i pastori di prima o quelli degli altri alpeggi salgono, fanno al stagione e se ne vanno, noi stiamo per un mese in paese. Abbiamo più contatti. Riforniamo persino il negozio di formaggi. Ci sentiamo ormai del paese». Gli unici con cui hanno avuto da ridire sono i villeggianti. Come un emigrato a Torino che torna ogni anno per le vacanze estive a Sant'Anna, che protesta perché Marilena e Aldo fanno pascolare le bestie nel suo prato: «E' un pezzetto piccolissimo - spiega Marilena - e per tenercelo buono gli abbiamo dato del formaggio. Ma quest'anno l'abbiamo lasciato sporco. L'unico terreno del circondario. Perché invece di ringraziarci di tener pulito aveva ancora da ridire. Ma direi che è l'unico, perché tutti gli altri ci guardano con ammirazione».
Una volta finiti i fieni famiglia e bestie salgono all'alpeggio della Valletta, per ridiscendere solo in settembre inoltrato e fare il secondo taglio. Sveglia verso le 7 e 30, prima mungitura e Aldo con i figli parte per il pascolo. Nel frattempo Marilena apre il laboratorio per i formaggi, accende il fuoco, lava e disinfetta gli attrezzi e lavora il latte. Fa da sola: il Caprone, il Bacio di pecora, la Ricotta fresca e stagionata, la Robiola e il Brus. Verso le 18 il lavoro in laboratorio è finito. Nel frattempo le bestie sono rincasate. Verso le 19 parte la seconda mungitura e il latte viene sistemato al fresco nella fontana in attesa della mattina seguente. «Ricordo che i primi anni che siamo arrivati il Parco non ci considerava - racconta Aldo -. Anzi sembrava quasi dessimo fastidio. C'era una mentalità del naturale per cui non vedevano di buon occhio gli insediamenti umani. Poi una decina di anni fa c'è stato un grosso cambiamento di mentalità generale: la gente, anche grazie a movimenti come Slow food, a cominciato ad apprezzare i prodotti tipici e gli insediamenti in montagna sono ormai visti come ricetta per combattere il degrado e l'abbandono del territorio». Oggi i rapporti con il Parco, come con enti locali e Comunità montana sono ottimi. Tanto che Marilena e Aldo, dopo molte insistenze, sono riusciti a farsi costruire una dimora nuova per l'alpeggio, con annesso laoratorio per i formaggi. Anche se, come dice Marilena: «I problemi non mancano. Ad esempio da qualche anno a questa parte dobbiamo portarci su tutto a spalle. Perché non ci fanno più il trasporto in elicottero. Ma noi non veniamo qui in vacanza ma per lavorare, e dovrebbero esserci i servizi che stanno dietro le attività economiche». Altro esempio: «nella casa nuova hanno messo i pannelli solari per la luce. Non potevano farsi venire in mente di metterne anche due per l'acqua calda? Perché non è che un pastore deve essere un zozzone per forza e non lavarsi mai. E un bagno in acqua fredda qui sfido chiunque a farlo. Potevamo pensarci».
Un giorno capita che una famiglia di amici in visita all'alpeggio si mette a camminare per le montagne con le braccia larghe per "prendere energia". «Questo ci ha aiutato una volta di più a capire il valore della nostra scelta - spiega Aldo -. Perché probabilmente gli amici pensavano che non fossimo coscienti della fortuna di lavorare in posti a contatto con la natura. In realtà noi lo sappiamo benissimo, e l'energia la prendiamo anche senza andare in giro con le braccia larghe». Una sensazione di libertà che, nonostante il duro lavoro, i coniugi Macario tengono a sottolineare. «Questo lavoro mi ha sempre permesso di essere padrona di me stessa - dice Marilena -. Mentre andare a lavorare sotto padrone vuol dire rinunciare a una parte di noi stessi . Oggi non riuscirei a vivere come in quelle famiglie in cui lui parte col trattore la mattina e rivede moglie e figli solo la sera. Una vita alienante. Inoltre la nostra scelta ha senso anche perché allevi i figli in un certo modo. Ad esempio noi non abbiamo la tv. Che è uno stress, perché rischia di cancellare tutte le idee che hai nella testa. Ma è una cosa che pochi capiscono. I nostri parenti e l'insegnante di mio figlio preoccupati volevano regalarcene una. E poi c'è un tal Luigi, di Sky, che mi chiama ogni tanto per farmi proposte di abbonamenti dicendo: "finalmente potrà vedere quello che vuole". Io gli dico che non ho la tv e lui trasecola. Un giorno mi ha detto: "ma sa che io l'ammiro, lei è grande"».
Marilena e Aldo sono persone contro corrente. Da sempre. Come quando l'Apa di Cuneo diceva di abbandonare la pecora frabosana-roaschina per selezionare quella langarola. «Quella volta ci siamo detti teniamo duro - ricorda Aldo -. E oggi che la Ce da le sovvenzioni per le razze in via d'estinzione l'Apa ha preso a fare la selezione della nostra razza. La stessa cosa è successa con la scelta di venire a vivere in montagna. Trent'anni fa se ne andavano tutti. E restava il "mondo dei vinti". Ma noi non volevamo accettarlo. E oggi penso rifarei questa scelta».

occitan La Clusa: Comuna a 575 m., dins l'àrea meridionala de la Província de Coni. Son territòri pilha 94 km quadres, per la bòna part ocupats dal bacin dal riu Pes. La valada talha lo versant occidental de las Alps Maritimas per una profonditat de vint quilomètres; son profil, esquasi d'en pertot larg e dubèrt, es un senh evident de sa origina glaciala. Al som fai da esfond l'imponent massís dal Marguareis (2651 m), la cima mai auta de la zòna.
Lhi premiers documents oficials de la pichòta comuna de montanha, que remonton al sècle XI, n'en atribuisson l'apartenença ai senhors de Morozzo, que controlavon per compte de l'avesque de Asti una bòna feta dal bas cuneés. Après aver liat son destin a las fortunas de la libra Comuna de Coni, naissua ental 1198, passa derant sot lo domini di Angiò al deçai des Alps, puei ven sotmetua ai marqués de Ceva. Ental sècle XVII lo territòri passa ai feudataris Solaro de Moreta, totjorn sot l'aut patronat di Savòia, e subís las tormentaas vicendas napoleònicas.
Embe lhi siei 3424 abitants, la Comuna compren las ruaas de Combas, Roncalha, Sant Bartolomeu, Santa Maria Ròca e decò l'importanta Certosa de Pes e lo refugi Piero Garelli. Encuei lhi a una bòna afluença de toristas, excursionistas, esquiaires e sobretot d'espeleòlogs qu'arribon da tota Euròpa per explorar las tunas de la granda zòna càrsica que se tròba ai pès dal massís dal Marguareis.
Retorn a la tèrra
«Avem decidat de far una chausia que nos laissesse libres - ditz Marilena Giorgis en gachant las montanhas qu'environon lhi pasturals -. Era lo '77 e mon òme volia far una comuna embe lhi siei amís». Aldo Macario, qu'encuei ensema a sa frema mena un'azienda agrícola que fai de fromatge, còntia: «Era un temp ente se volia chambiar qualquaren e lhi avia una maniera difrènta de pensar. Mi e miei amís avíem decidat de tornar a la tèrra per trobar un trabalh que nos agradesse. Qualqu'un avia fach l'obiector a Turin e trabalhava embe lhi teliers per téisser. Volíem far na coperativa embe de feas, de fromatges e de teliers». Lo grop d'amís vivia ensema ai Balotins. «Era una comunitat hippy e mi siu anaa a viure embe lor perqué ero anaa via da maison - contínua Marilena -. Aviu just finit lo clássic e m'ero inscricha a medecina. Mas ai súbit capit qu'aquel ambient fasia pas per mi: arribavon lhi professors en "loden" e se saludavon entre lor embe la flaira sot lo nas». Après un pauc se meiron ente na granda maison a Fontanèlas de Bueves: «Volíem fitar na cascina per començar l'activitat - fai Aldo - mas capitava que te butaves d'acòrdi e al moment just volion pus fitar. Èrem pas ben vists. Puei un tipe brilant que demorava en França nos a donaa una cascina a Fontanèlas, a mes'ora de chamin da la via, sensa lume. Quora venia a veire-nos disia "l'ai mes lhi ladres ent la cà", e mi lhi respondiu qu'avia butaa aquelhi que lhi tenion luenh, "lhi ladres!".
Après trent'ans d'aquò Marilena e Aldo sos restats fidèls an aquela chausia. Plan planet lhi amís se son "desfilats" perque, enavisa Aldo: «qui es anat en pòsta, qui en ferovia. Finit lo '77 degun volia pus far la coperativa. Se degun uguesse agut de trabalh, benlèu l'auríem facha, mas fin finala sem restats nosautri dui». E encuei embe lors filhs enlevon 240 feas, 120 que chal mónser dui bòts al jorn, 50 chabras e fan de fromatge. An na cascina embe un gròs estabi e un cason a la Clusa e d'istat monton embe las bèstias a La Valeta, en Val Ges. «Per dui ans avem trabalhat embe d'autri pastres - nos ditz Marilena - après en vir per las valadas e a la fin a La Valeta. L'ei estat un cas. Lo bergier era vielh e montava pus. Avem ben trebulat, ent'aquel temp lhi avia pas de contribucions» E parelh la familha Macario taca anar en Val Ges. «Era lo 1990 - soven Aldo -, lhi avia já menc de demanda e gaire de gent que meirava las bèestias en montanha. A Vaudier, an aquel temp, lhi avia de montanhas vueidas. Son estats lhi 5 o 6 ans ente la gent abandonava las pasturas e nos an fach volentier un contract de tres ans».
Tuchi lhi istats, quora barron las escòlas, la familha Macario laissa la Clusa per se meirar en Val Ges quatre mes. Derant de montar se fermon a Sant'Ana de Vaudier, en roulotte, per far lo fen. «Lo rapòrt embe la gent d'ailamont encuei es bèl - còntia Aldo - perque mentre que lhi pastres de derant o aquelhi de lhi autri pasturals monton, fan la sason e puei calon, nosautri demorem per un mes al país. Avem mai de contactes. Donem fins lo fromatge al negòci. De bèl avant se sentem dal país». Masque embe lhi vilejants an agut da dir. Coma un emigrat a Turin que torna chasque an a Sant'Ana per las vacanças, que protèsta perque fan pasturar las bèstias ental siu prat: «Es un pichòt troç de tèrra - me ditz Marilena - e per lo téner brau lhi avem donat de fromatge. Mas quest'an l'avem laissat anar. Lo solet terrèn dal circondari. Perque al pòst de nos rengraciar de lo gardar polit trobava encà da dir. Mas diriu qu'es lo solet, perque tuchi lhi autri nos beicon de bòn uelh.»
Quora an finit de fenar, monton embe las bèstias a la Valeta, e calon puei masque a la fin de setembre per far lo second talh. Revelh vèrs set e mesa, premiera monzua, puei Aldo e lhi filhs parton per anar en pastura. Entant Marilena duèrb lo laboratòri di fromatges, visca lo fuec, lava e desenfeta lhi utils e trabalha lo lach. Fai tot da soleta: il Caprone, il Bacio di pecora, la Ricotta fresca e stagionata, la Robiola e il Brus. Vèrs sieis oras de sera lo trabalh en laboratòri es finit. Las bèstias son já enclausas. A sèt oras part la seconda monzua e lo lach ven butat al fresc dins la fònt fins a lo matin. «M'enaviso que lhi premiers ans que sem arribats lo Parc nos considerava pas - còntia Aldo -. Semelhava esquasi que lhi embaraséssem. Lhi avia una mentalitat dal natural que lhi fasia pas veire de bòn uelh la presença d'la gent. Puei, fai na desena d'ans, lhi a agut un gròs chambiament general de mentalitat: la gent, decò gràcias a de moviments coma Slow Food, a començat a apreciar lhi produchs típics e lhi ensediaments en montanha encuei sons ben vists per combatre lo degrad e l'abandon dal territòri».
Encuei lhi rapòrts embe lo Parc, coma embe las administracion localas e la Comunitat de Montanha, son bòn. E Marilena e Aldo son fins arribats a se far bastir una nòva meira embe un laboratòri per far lo fromatge. Bèla se, coma ditz Marilena: «Lhi problemas mancon pas. Da qualque an, per exemple, devem menar amont tot a espatlas perque nos fan pus lo transpòrt en elicòpter. Mas nosautri venem pas aicí en vacança, mas per trabalhar, e chaleria que lhi auguesse de servícis». Autre exemple: «Dins la nòva meira an butats lhi panels solars per la corrent elèctrica. Polion pas ne'n jontar decò dui per l'aiga chauda? Perque es pas qu'un pastre deve èsser per fòrça malnet e jamai se lavar. E aicí vos asseguro qu'embe l'aiga freida fai mal far far lo banh! Polion lhi pensar».
Un jorn arriba que una familha d'amís qu'era vengua a lhi trobar a la meira se buta a virar per las montanhas embe lhi braç dubèrts per "pilhar energia". «Aquò nos a ajuats un bòt de mai a capir la valor de nòstra chausia - explica Aldo - perque probabilment lhi amís pensavon que nosautri nos rendéssem pas ben còmpte d'la fortuna de trabalhar dins de pòsts coma aqueste. Mas nosautri lo sabem ben, e l'energia la pilhem decò sensa anar en vir embe lhi braç dubèrts». Una sensacion de libertat que, malgrat lo trabalh dur, Aldo e Marilena tenon a remarcar. «Aqueste trabalh m'a totjorn permetut d'èsser padrona de mi - ditz Marilena - mentre qu'anar a trabalhar sot padron vòl dir renonciar a una part de ta persona. Encuei arribariu pas a viure coma dins aquelas familhas ente ele part lo matin embe lo tractor e ve la frema e lhi filhets masque lo sera. Una vita alienanta. E nòstra chausia a decò un sens per lhi filhs, lhi enleves dins un'autra maniera. Nosautri avem pas la television, que es una causa terribla perque risca d'escafar totas las ideas qu'as dins la tèsta. Mas aquò n'a gaires que o capisson. Nòstri parents e lo magistre de mon filh sagrinats volion nos ne'n regalar una. E puei un tipe de Sky, un tal Luigi, de bòts que lhi a me sòna per me semóner de condicions d'abonaments disent: "finalment polerètz veire çò que voletz". Mi lhi diso que ai pas la television e ele resta esbacalit. Un jorn m'a dich: "mas saubetz que vos admiro, da bòn".
Aldo e Marilena son de personas còntra corrent. Da sempre. Coma quora l'Apa de Coni disia d'abandonar la fea frabosana-roaschina per selecionar aquela langaròla. «Aquel bòt se sem dichs "tenem dur" - soven Aldo - e encuei que la Cee dona de sovencions per las raças en via d'extincion l'Apa a començat a far la selecion de nòstra raça. La mesma causa es capitaa embe la chausia de venir a viure en montanha. Trent'an d'aquò tuchi anvon via. E restava lo "mond di ganhats". Mas nosautri lo volíem pas aceptar. E penso qu'encuei fariu la mesma chausia».


Da Chiusa Pesio: Marilena e Aldo

Da La Clusa - Val Pes: Marilena e Aldo

"Avem fach un sumi" inchiesta sul rinsediamento in montagna a cura di Maurizio Dematteis

Da Chiusa Pesio: Marilena e Aldo
italiano Chiusa di Pesio: comune situato a 575 metri sul livello del mare nell'area meridionale della provincia di Cuneo. Il suo territorio si sviluppa per un'estensione di 94 chilometri quadrati, in gran parte occupati dal bacino del torrente Pesio. Il profilo trasversale della vallata, che per una profondità di una ventina di chilometri incide il versante settentrionale delle Alpi Marittime tra le valli Ellero e Maudagna, è quasi ovunque largo e svasato, segno evidente della sua antica origine glaciale. L'imponente bastione di testata del Marguareis (m 2651), che si staglia sullo sfondo, è la vetta più alta e conosciuta della zona.
I primi documenti ufficiali esistenti sul piccolo comune montano, risalenti al XI secolo, ne attribuiscono l'appartenenza ai consignori di Morozzo, gestori per conto del vescovo di Asti di una larga fetta del cuneese meridionale. Più tardi il comune lega il suo destino alle fortune del libero comune di Cuneo, sorto nel 1198, per poi entrare far parte integrante del dominio angioino al di qua delle Alpi, finché si vede costretto a sottomettersi ai marchesi di Ceva. Nel XVII secolo dalle mani dei Ceva il territorio passa ai feudatari Solaro di Moretta, sempre sotto l'alto patronato dei Savoia, passando in seguito le tormentate vicissitudini napoleoniche.
Con i suoi 3424 abitanti, il comune raccoglie le frazioni di Combe, Roncaglia, San Bartolomeo, Vigna, Santa Maria Rocca, oltre che l'importante Certosa di Pesio e il rifugio Piero Garelli, ed è oggi meta di un turismo di escursionisti e sciatori esperti, e soprattutto di speleologi provenienti da tutta l'Europa, per esplorare le grotte vasta zona carsica che si estende intorno alle pendici del Marguareis.
Ritorno alla terra
«Abbiamo deciso di fare una scelta che ci lasciasse liberi - dice Marilena Giorgis indicando le montagne intorno al suo alpeggio -. Era il '77 e mio marito voleva fare una comune con i suoi amici». Aldo Macario, oggi titolare insieme alla moglie di un'azienda agricola di produzione formaggi racconta: «Era un periodo in cui si voleva cambiare qualcosa e c'era un modo diverso di pensare. Io e i miei amici avevamo deciso di tornare alla terra per trovare un lavoro che ci piacesse. Alcuni avevano fatto gli obiettori a Torino e lavoravano con i telai da tessitura. Si voleva creare una cooperativa con pecore, formaggi e telai». Il gruppo di amici viveva insieme in località Balutin. «Era una comunità hippy e io gli ho raggiunti perché ero andata via di casa - continua Marilena -. Avevo appena finito il liceo classico e mi ero iscritta a medicina. Ma ho subito capito che quell'ambiente non faceva per me: arrivavano i professori in loden salutandosi tra loro con la puzza sotto il naso». Ad un certo punto si trasferiscono in una grande casa in frazione Fontanelle di Boves: «Volevamo affittare un cascinale per cominciare l'attività - continua Aldo - ma capitava che ti mettevi d'accordo e al momento giusto non volevano più affittare. Eravamo mal visti. Poi un tipo brillante che abitava in Francia ci ha dato una casa a frazione Fontanelle di Boves, a mezzora a piedi dalla strada, senza luce. Quando veniva a trovarci diceva "l'hai mes i làder in ta ca", e io gli rispondevo hai messo quelli che tengono lontano "i lader!"».
A tent'anni di distanza Marilena e Aldo sono rimasti fedeli alla scelta iniziale. Gli amici si sono pian piano "sfilati" perché, ricorda Aldo: «Nel frattempo chi è entrato in posta chi in ferrovia. Finito il '77 nessuno voleva più fare la cooperativa. Se non fossero usciti i lavori fissi magari si sarebbe fatta. Invece siamo rimasti noi due». E oggi con i tre figli allevano 240 pecore, di cui 120 da mungere due volte al giorno, e 50 capre e fanno i formaggi. Hanno una cascina con stalla e caseificio di proprietà a Chiusa Pesio e vanno ogni anno in alpeggio alla Valletta, in val Gesso. «Per due anni abbiamo lavorato con altri pastori - spiega Marilena - poi dopo qualche tentativo in altre valli abbiamo preso l'alpeggio alla Valletta. E' stato un caso. Il pastore era anziano e non veniva più. Ma abbiamo tribolato perché erano anni senza contributi». La domanda presso il Comune di Valdieri per l'affitto dei pascoli era l'unica. E la famiglia Macario cominciò a frequentare la valle Gesso. «Era il 1990 - ricorda Aldo - e c'era già meno richiesta e gente che faceva la montagna. A Valdieri, in quel periodo, c'erano delle montagne vuote. Sono stati i 5 o 6 anni in cui la gente abbandonava gli alpeggi. E ci hanno volentieri fatto un contratto di tre anni».
Ogni estate alla chiusura delle scuole la famiglia Macario lascia Chiusa Pesio per trasferirsi in Valle Gesso quattro mesi. La prima tappa è a Sant'anna di Valdieri, dove si fermano in roulotte per fare i fieni. «Il rapporto con i locali è ottimo - spiega Aldo - perché mentre i pastori di prima o quelli degli altri alpeggi salgono, fanno al stagione e se ne vanno, noi stiamo per un mese in paese. Abbiamo più contatti. Riforniamo persino il negozio di formaggi. Ci sentiamo ormai del paese». Gli unici con cui hanno avuto da ridire sono i villeggianti. Come un emigrato a Torino che torna ogni anno per le vacanze estive a Sant'Anna, che protesta perché Marilena e Aldo fanno pascolare le bestie nel suo prato: «E' un pezzetto piccolissimo - spiega Marilena - e per tenercelo buono gli abbiamo dato del formaggio. Ma quest'anno l'abbiamo lasciato sporco. L'unico terreno del circondario. Perché invece di ringraziarci di tener pulito aveva ancora da ridire. Ma direi che è l'unico, perché tutti gli altri ci guardano con ammirazione».
Una volta finiti i fieni famiglia e bestie salgono all'alpeggio della Valletta, per ridiscendere solo in settembre inoltrato e fare il secondo taglio. Sveglia verso le 7 e 30, prima mungitura e Aldo con i figli parte per il pascolo. Nel frattempo Marilena apre il laboratorio per i formaggi, accende il fuoco, lava e disinfetta gli attrezzi e lavora il latte. Fa da sola: il Caprone, il Bacio di pecora, la Ricotta fresca e stagionata, la Robiola e il Brus. Verso le 18 il lavoro in laboratorio è finito. Nel frattempo le bestie sono rincasate. Verso le 19 parte la seconda mungitura e il latte viene sistemato al fresco nella fontana in attesa della mattina seguente. «Ricordo che i primi anni che siamo arrivati il Parco non ci considerava - racconta Aldo -. Anzi sembrava quasi dessimo fastidio. C'era una mentalità del naturale per cui non vedevano di buon occhio gli insediamenti umani. Poi una decina di anni fa c'è stato un grosso cambiamento di mentalità generale: la gente, anche grazie a movimenti come Slow food, a cominciato ad apprezzare i prodotti tipici e gli insediamenti in montagna sono ormai visti come ricetta per combattere il degrado e l'abbandono del territorio». Oggi i rapporti con il Parco, come con enti locali e Comunità montana sono ottimi. Tanto che Marilena e Aldo, dopo molte insistenze, sono riusciti a farsi costruire una dimora nuova per l'alpeggio, con annesso laoratorio per i formaggi. Anche se, come dice Marilena: «I problemi non mancano. Ad esempio da qualche anno a questa parte dobbiamo portarci su tutto a spalle. Perché non ci fanno più il trasporto in elicottero. Ma noi non veniamo qui in vacanza ma per lavorare, e dovrebbero esserci i servizi che stanno dietro le attività economiche». Altro esempio: «nella casa nuova hanno messo i pannelli solari per la luce. Non potevano farsi venire in mente di metterne anche due per l'acqua calda? Perché non è che un pastore deve essere un zozzone per forza e non lavarsi mai. E un bagno in acqua fredda qui sfido chiunque a farlo. Potevamo pensarci».
Un giorno capita che una famiglia di amici in visita all'alpeggio si mette a camminare per le montagne con le braccia larghe per "prendere energia". «Questo ci ha aiutato una volta di più a capire il valore della nostra scelta - spiega Aldo -. Perché probabilmente gli amici pensavano che non fossimo coscienti della fortuna di lavorare in posti a contatto con la natura. In realtà noi lo sappiamo benissimo, e l'energia la prendiamo anche senza andare in giro con le braccia larghe». Una sensazione di libertà che, nonostante il duro lavoro, i coniugi Macario tengono a sottolineare. «Questo lavoro mi ha sempre permesso di essere padrona di me stessa - dice Marilena -. Mentre andare a lavorare sotto padrone vuol dire rinunciare a una parte di noi stessi . Oggi non riuscirei a vivere come in quelle famiglie in cui lui parte col trattore la mattina e rivede moglie e figli solo la sera. Una vita alienante. Inoltre la nostra scelta ha senso anche perché allevi i figli in un certo modo. Ad esempio noi non abbiamo la tv. Che è uno stress, perché rischia di cancellare tutte le idee che hai nella testa. Ma è una cosa che pochi capiscono. I nostri parenti e l'insegnante di mio figlio preoccupati volevano regalarcene una. E poi c'è un tal Luigi, di Sky, che mi chiama ogni tanto per farmi proposte di abbonamenti dicendo: "finalmente potrà vedere quello che vuole". Io gli dico che non ho la tv e lui trasecola. Un giorno mi ha detto: "ma sa che io l'ammiro, lei è grande"».
Marilena e Aldo sono persone contro corrente. Da sempre. Come quando l'Apa di Cuneo diceva di abbandonare la pecora frabosana-roaschina per selezionare quella langarola. «Quella volta ci siamo detti teniamo duro - ricorda Aldo -. E oggi che la Ce da le sovvenzioni per le razze in via d'estinzione l'Apa ha preso a fare la selezione della nostra razza. La stessa cosa è successa con la scelta di venire a vivere in montagna. Trent'anni fa se ne andavano tutti. E restava il "mondo dei vinti". Ma noi non volevamo accettarlo. E oggi penso rifarei questa scelta».

occitan La Clusa: Comuna a 575 m., dins l'àrea meridionala de la Província de Coni. Son territòri pilha 94 km quadres, per la bòna part ocupats dal bacin dal riu Pes. La valada talha lo versant occidental de las Alps Maritimas per una profonditat de vint quilomètres; son profil, esquasi d'en pertot larg e dubèrt, es un senh evident de sa origina glaciala. Al som fai da esfond l'imponent massís dal Marguareis (2651 m), la cima mai auta de la zòna.
Lhi premiers documents oficials de la pichòta comuna de montanha, que remonton al sècle XI, n'en atribuisson l'apartenença ai senhors de Morozzo, que controlavon per compte de l'avesque de Asti una bòna feta dal bas cuneés. Après aver liat son destin a las fortunas de la libra Comuna de Coni, naissua ental 1198, passa derant sot lo domini di Angiò al deçai des Alps, puei ven sotmetua ai marqués de Ceva. Ental sècle XVII lo territòri passa ai feudataris Solaro de Moreta, totjorn sot l'aut patronat di Savòia, e subís las tormentaas vicendas napoleònicas.
Embe lhi siei 3424 abitants, la Comuna compren las ruaas de Combas, Roncalha, Sant Bartolomeu, Santa Maria Ròca e decò l'importanta Certosa de Pes e lo refugi Piero Garelli. Encuei lhi a una bòna afluença de toristas, excursionistas, esquiaires e sobretot d'espeleòlogs qu'arribon da tota Euròpa per explorar las tunas de la granda zòna càrsica que se tròba ai pès dal massís dal Marguareis.
Retorn a la tèrra
«Avem decidat de far una chausia que nos laissesse libres - ditz Marilena Giorgis en gachant las montanhas qu'environon lhi pasturals -. Era lo '77 e mon òme volia far una comuna embe lhi siei amís». Aldo Macario, qu'encuei ensema a sa frema mena un'azienda agrícola que fai de fromatge, còntia: «Era un temp ente se volia chambiar qualquaren e lhi avia una maniera difrènta de pensar. Mi e miei amís avíem decidat de tornar a la tèrra per trobar un trabalh que nos agradesse. Qualqu'un avia fach l'obiector a Turin e trabalhava embe lhi teliers per téisser. Volíem far na coperativa embe de feas, de fromatges e de teliers». Lo grop d'amís vivia ensema ai Balotins. «Era una comunitat hippy e mi siu anaa a viure embe lor perqué ero anaa via da maison - contínua Marilena -. Aviu just finit lo clássic e m'ero inscricha a medecina. Mas ai súbit capit qu'aquel ambient fasia pas per mi: arribavon lhi professors en "loden" e se saludavon entre lor embe la flaira sot lo nas». Après un pauc se meiron ente na granda maison a Fontanèlas de Bueves: «Volíem fitar na cascina per començar l'activitat - fai Aldo - mas capitava que te butaves d'acòrdi e al moment just volion pus fitar. Èrem pas ben vists. Puei un tipe brilant que demorava en França nos a donaa una cascina a Fontanèlas, a mes'ora de chamin da la via, sensa lume. Quora venia a veire-nos disia "l'ai mes lhi ladres ent la cà", e mi lhi respondiu qu'avia butaa aquelhi que lhi tenion luenh, "lhi ladres!".
Après trent'ans d'aquò Marilena e Aldo sos restats fidèls an aquela chausia. Plan planet lhi amís se son "desfilats" perque, enavisa Aldo: «qui es anat en pòsta, qui en ferovia. Finit lo '77 degun volia pus far la coperativa. Se degun uguesse agut de trabalh, benlèu l'auríem facha, mas fin finala sem restats nosautri dui». E encuei embe lors filhs enlevon 240 feas, 120 que chal mónser dui bòts al jorn, 50 chabras e fan de fromatge. An na cascina embe un gròs estabi e un cason a la Clusa e d'istat monton embe las bèstias a La Valeta, en Val Ges. «Per dui ans avem trabalhat embe d'autri pastres - nos ditz Marilena - après en vir per las valadas e a la fin a La Valeta. L'ei estat un cas. Lo bergier era vielh e montava pus. Avem ben trebulat, ent'aquel temp lhi avia pas de contribucions» E parelh la familha Macario taca anar en Val Ges. «Era lo 1990 - soven Aldo -, lhi avia já menc de demanda e gaire de gent que meirava las bèestias en montanha. A Vaudier, an aquel temp, lhi avia de montanhas vueidas. Son estats lhi 5 o 6 ans ente la gent abandonava las pasturas e nos an fach volentier un contract de tres ans».
Tuchi lhi istats, quora barron las escòlas, la familha Macario laissa la Clusa per se meirar en Val Ges quatre mes. Derant de montar se fermon a Sant'Ana de Vaudier, en roulotte, per far lo fen. «Lo rapòrt embe la gent d'ailamont encuei es bèl - còntia Aldo - perque mentre que lhi pastres de derant o aquelhi de lhi autri pasturals monton, fan la sason e puei calon, nosautri demorem per un mes al país. Avem mai de contactes. Donem fins lo fromatge al negòci. De bèl avant se sentem dal país». Masque embe lhi vilejants an agut da dir. Coma un emigrat a Turin que torna chasque an a Sant'Ana per las vacanças, que protèsta perque fan pasturar las bèstias ental siu prat: «Es un pichòt troç de tèrra - me ditz Marilena - e per lo téner brau lhi avem donat de fromatge. Mas quest'an l'avem laissat anar. Lo solet terrèn dal circondari. Perque al pòst de nos rengraciar de lo gardar polit trobava encà da dir. Mas diriu qu'es lo solet, perque tuchi lhi autri nos beicon de bòn uelh.»
Quora an finit de fenar, monton embe las bèstias a la Valeta, e calon puei masque a la fin de setembre per far lo second talh. Revelh vèrs set e mesa, premiera monzua, puei Aldo e lhi filhs parton per anar en pastura. Entant Marilena duèrb lo laboratòri di fromatges, visca lo fuec, lava e desenfeta lhi utils e trabalha lo lach. Fai tot da soleta: il Caprone, il Bacio di pecora, la Ricotta fresca e stagionata, la Robiola e il Brus. Vèrs sieis oras de sera lo trabalh en laboratòri es finit. Las bèstias son já enclausas. A sèt oras part la seconda monzua e lo lach ven butat al fresc dins la fònt fins a lo matin. «M'enaviso que lhi premiers ans que sem arribats lo Parc nos considerava pas - còntia Aldo -. Semelhava esquasi que lhi embaraséssem. Lhi avia una mentalitat dal natural que lhi fasia pas veire de bòn uelh la presença d'la gent. Puei, fai na desena d'ans, lhi a agut un gròs chambiament general de mentalitat: la gent, decò gràcias a de moviments coma Slow Food, a començat a apreciar lhi produchs típics e lhi ensediaments en montanha encuei sons ben vists per combatre lo degrad e l'abandon dal territòri».
Encuei lhi rapòrts embe lo Parc, coma embe las administracion localas e la Comunitat de Montanha, son bòn. E Marilena e Aldo son fins arribats a se far bastir una nòva meira embe un laboratòri per far lo fromatge. Bèla se, coma ditz Marilena: «Lhi problemas mancon pas. Da qualque an, per exemple, devem menar amont tot a espatlas perque nos fan pus lo transpòrt en elicòpter. Mas nosautri venem pas aicí en vacança, mas per trabalhar, e chaleria que lhi auguesse de servícis». Autre exemple: «Dins la nòva meira an butats lhi panels solars per la corrent elèctrica. Polion pas ne'n jontar decò dui per l'aiga chauda? Perque es pas qu'un pastre deve èsser per fòrça malnet e jamai se lavar. E aicí vos asseguro qu'embe l'aiga freida fai mal far far lo banh! Polion lhi pensar».
Un jorn arriba que una familha d'amís qu'era vengua a lhi trobar a la meira se buta a virar per las montanhas embe lhi braç dubèrts per "pilhar energia". «Aquò nos a ajuats un bòt de mai a capir la valor de nòstra chausia - explica Aldo - perque probabilment lhi amís pensavon que nosautri nos rendéssem pas ben còmpte d'la fortuna de trabalhar dins de pòsts coma aqueste. Mas nosautri lo sabem ben, e l'energia la pilhem decò sensa anar en vir embe lhi braç dubèrts». Una sensacion de libertat que, malgrat lo trabalh dur, Aldo e Marilena tenon a remarcar. «Aqueste trabalh m'a totjorn permetut d'èsser padrona de mi - ditz Marilena - mentre qu'anar a trabalhar sot padron vòl dir renonciar a una part de ta persona. Encuei arribariu pas a viure coma dins aquelas familhas ente ele part lo matin embe lo tractor e ve la frema e lhi filhets masque lo sera. Una vita alienanta. E nòstra chausia a decò un sens per lhi filhs, lhi enleves dins un'autra maniera. Nosautri avem pas la television, que es una causa terribla perque risca d'escafar totas las ideas qu'as dins la tèsta. Mas aquò n'a gaires que o capisson. Nòstri parents e lo magistre de mon filh sagrinats volion nos ne'n regalar una. E puei un tipe de Sky, un tal Luigi, de bòts que lhi a me sòna per me semóner de condicions d'abonaments disent: "finalment polerètz veire çò que voletz". Mi lhi diso que ai pas la television e ele resta esbacalit. Un jorn m'a dich: "mas saubetz que vos admiro, da bòn".
Aldo e Marilena son de personas còntra corrent. Da sempre. Coma quora l'Apa de Coni disia d'abandonar la fea frabosana-roaschina per selecionar aquela langaròla. «Aquel bòt se sem dichs "tenem dur" - soven Aldo - e encuei que la Cee dona de sovencions per las raças en via d'extincion l'Apa a començat a far la selecion de nòstra raça. La mesma causa es capitaa embe la chausia de venir a viure en montanha. Trent'an d'aquò tuchi anvon via. E restava lo "mond di ganhats". Mas nosautri lo volíem pas aceptar. E penso qu'encuei fariu la mesma chausia».