vecchia rete enti - cose vecchie    Vivem la montanha

invia mail   print document in pdf format

Vivem un novel país

Fuga da Abidjan.
La comunità ivoriana di Dronero

Fuga da Abidjan.
La comunitat ivoriana de Draonier

di Maurizio Dematteis

Fuga da Abidjan. La comunità ivoriana di Dronero
italiano Dronero, con i suoi 7.192 abitanti, si trova in Provincia di Cuneo, all'imbocco della Valle Maira, su un contrafforte roccioso alla confluenza del torrente Maira con il rio Roccabruna. Il panorama del piccolo comune, situato all'interno della Comunità montana Valle Maira, spazia dai monti San Bernardo, Roccerè, il Pelvo d'Elva, fino a raggiungere le cime del Cauri, della Bicocca e, in fondo alla valle, del Chersogno.
Dronero a partire dalla fine del ‘700 comincia a sviluppare una vocazione artigianale e industriale, in particolare nel settore tessile con la produzione e lavorazione della seta, la tessitura del fustagno e la lavorazione del ferro. Dal secondo Ottocento al primo Novecento l'area registra un ulteriore incremento industriale e commerciale grazie all'interessamento di Giovanni Giolitti, deputato rappresentante del collegio elettorale di Dronero, la cui famiglia era originaria della Valle Maira. Le due guerre mondiali, come per il resto del paese, colpiscono gravemente la struttura socio-economica del Comune, distintosi nella lotta antifascista tanto da ricevere la medaglia al Valor militare per la Guerra di liberazione.
Dronero continua ad essere un territorio con una rilevante attività industriale ed artigianale, e a partire dalla metà degli anni '90 ha visto nascere ed aumentare una consistente popolazione straniera residente. Oggi il piccolo Comune conta oltre 750 stranieri, calcolando solo quelli residenti, su una popolazione totale di 7.192 abitanti. 220 dei quali provenienti dalla sola Costa d'Avorio. Si tratta della comunità ivoriana più grossa della Provincia di Cuneo e, forse, di tutto il Piemonte.
Visto dall'esterno...
«Quest'anno la comunità ivoriana di Dronero è stata colpita da un lutto molto sentito: è morta una donna con un bambino di un mese. In paese si sono riversati centinaia di connazionali per assistere al funerale. Era impressionante, sono arrivati fin da Milano e Perugia. Insieme al Comitato per gli immigrati di Dronero hanno raccolto i soldi per mandare la salma al loro paese». Elda Gottero, insegnante di scuola media in pensione, presidente della locale associazione Voci del mondo e animatrice dei corsi serali di alfabetizzazione per stranieri, ricorda con commozione l'evento. E' sicuramente la persona più informata sulle comunità straniere in paese. Perché ha seguito l'arrivo dei primi ivoriani, la nascita della numerosa comunità e i suoi sviluppi. «Oggi a Dronero abbiamo 750 stranieri residenti su una popolazione di poco più di 7.000 abitanti. E la comunità ivoriana, con i suoi 220 membri registrati, è sicuramente la realtà più grossa». Era il 1992 quando si cominiciò a vedere i primi uomini di colore nella zona. «Erano ivoriani irregolari - continua la professoressa - attirati dall'opportunità di lavorare nel corso dei quattro mesi della raccolta della frutta. E venivano a risiedere a Dronero per via dei costi di soggiorno più bassi rispetto a Cuneo». In seguito alcuni di loro trovarono lavoro anche in inverno presso le piccole fabbriche della zona. «Perché qui da noi i neri sono molto meglio visti di magrebini e balcanici - continua la Gottero -. La gente dice: "i neir a sun pì bun. E a travaiu ed pì"». Nel 1998 viene approvata la Legge sull'immigrazione Turco-Napolitano, e gli extracomunitari possono mettersi in regola con un contratto di lavoro regolare. «In quel periodo arrivarono molti ivoriani dal Sud Italia - ricorda la professoressa - perché mi dicevano che in meridione nessuno gli avrebbe mai fatto un contratto. Qui da noi invece, con un po' di fatica, ma riuscivano ad ottenerlo. Sono nate in quel periodo molte cooperative, che chiamavano i soci stranieri nel periodo di gran lavoro per poi lasciarli a casa quando non servivano. Una volta sistemati i documenti comunque, gli immigrati hanno chiamato a Dronero amici e parenti». Ed è così che è nata la comunità ivoriana più grossa della Provincia di Cuneo, nonché una delle più numerose in Piemonte.
«Una vera integrazione tra le persone di origine ivoriana e gli abitanti di Dronero è ancora al di là da venire - spiega Elda Gottero con rassegnazione -. I nuovi arrivati stanno prevalentemente tra loro e anche i ragazzi che frequentano le scuole faticano a legare con i compagni. Noi come associazione abbiamo provato di tutto, compreso un corso di pallavolo serale per i giovani. Ma dopo poche sere i ragazzi ivoriani non venivano più. Rimangono le partite spontanee di calcio. L'unico sport che riesce ad aggregare un minimo i giovani di tutte le nazionalità».
Da qualche anno la comunità ospite ha allestito un centro culturale presso un capannone affittato poco fuori dal centro di Dronero. «Organizzano feste, celebrano matrimoni e si ritrovano per le preghiere durante il Ramadan. Qualche volta invitano imam illustri che arrivano da Alba o altri comuni piemontesi». E proprio l'elemento religioso sembra essere un forte collante per la comunità ivoriana, per la stragrande maggioranza di fede musulmana. «Siamo ormai abituati a vedere in occasione delle feste le donne ivoriane nei loro vestiti tradizionali dai colori sgargianti - spiega Elda Gottero -. Ma da qualche tempo a questa parte hanno cominciato a fare la loro comparsa anche i veli islamici. Che prima, almeno a Dronero, non esistevano. Mi dicono che la componente religiosa in Italia è molto più accentuata che al loro paese. Perché la stragrande maggioranza delle donne in Costa d'Avorio non ha mai messo il velo. Molte di loro arrivate a Dronero, dopo qualche mese, cominciano a metterlo». Gli ivoriani a Dronero sono in costante aumento, e il Comune continua a ricevere iscrizioni di stranieri all'anagrafe, tra cui anche ivoriani. Di conseguenza le richieste per i corsi di alfabetizzazione serali aumentano, tanto che alcune classi, sottolinea la professoressa, arrivano ad avere fino a 60 alunni. «I cambiamenti in paese si notano - spiega -, la gente per strada mi dice "vedoma mac pi le nere en gir". Anche se in realtà, tolto il call center del signor Bakary Dembele in centro paese, non esistono ancora esercizi commerciali o attività gestite da ivoriani. Qualcuno ha cominciato a chiedermi come poteva fare per aprire un negozio. Ma per ora nessuno si è ancora cimentato nell'impresa». Altri hanno cominciato una compravendita di stoffe africane tra la Francia e l'Italia. Ma rivendono la mercanzia a Dronero porta a porta, senza che nessuno veda nulla dal di fuori. «E anche per quanto riguarda la cucina - conclude Elda Gottero - gli ivoriani fanno spesso un buonissimo cous cous di pesce in occasione delle loro feste. Hanno approntato una piccola cucina presso il Centro culturale, ma per ora non mi sembra che abbiano intenzione, ad esempio, di aprire un ristorante».
Visto dall'interno...
«Avevo 19 anni quando sono partito da Abidjan, Costa d'Avorio. Ho preso un aereo e sono venuto in Italia per trovare lavoro, perché da noi era impossibile campare. La scelta è stata casuale, non conoscevo l'Italia, ma era il paese più comodo da raggiungere tra quelli in cui non c'era bisogno di visto d'entrata». Bakary Dembele, 37 anni, sposato con tre figli, racconta la scelta più importante della sua vita seduto al bancone del call center aperto nel centro di Dronero nel 2003. «Ad Abidjan ho studiato presso la Scuola coranica e in seguito ho cominciato quella francese. Sono partito prima di finire il percorso di studi, e arrivato in Italia, trascorsi i primi tre mesi con un permesso di soggiorno da turista, sono diventato clandestino». Il primo periodo di residenza in Italia il signor Dembele l'ha passata a Napoli, dove un gruppo di connazionali gli ha trovato un lavoro in nero. «Dopo qualche anno sono andato a lavorare a Cuneo - ricorda l'ivoriano -, mi sono regolarizzato, e sono tornato ad Abidjan per sposarmi». Bakary Dembele oggi, oltre ad aver aperto con la moglie il call center, è operaio presso una ditta metalmeccanica di Dronero che realizza parti per veicoli speciali Fiat. «Da quando sono nati gli ultimi due figli non siamo più tornati in Costa d'Avorio - spiega l'ivoriano -. I parenti li sentiamo per telefono e le notizie le vediamo al computer o in tv con la parabola. Perché ormai non è più come una volta che passavano mesi per avere notizie dall'Africa, ora nel giro di 20 secondi vieni a sapere qualsiasi cosa». Bakary Dembele non nasconde che qualche volta, dopo una telefonata con un parente, viene preso dalla nostalgia: «La cultura italiana mi piace molto, ma è come se stessi vivendo in un universo parallelo - spiega -: mi manca il mio paese natale, la mia terra, ma quando ci vado, dopo pochi giorni mi viene la nostalgia dell'Italia. Perché ormai in Costa d'Avorio è tutto cambiato. Capita anche agli italiani che vivono per un po' in Costa d'Avorio, quando tornano in Italia hanno problemi a reintegrarsi. E lo chiamano mal d'Africa...». Non più ivoriano, non ancora italiano. Il signor Dembele si sente ormai un "senza patria". «Sicuramente l'accoglienza in Italia per noi è stata buona - spiega l'ivoriano -. Donero e uno dei paesi della Provincia di Cuneo con più extracomunitari: gli ivoriani nella zona oggi sono quasi un migliaio, e dal 1990 al 2008, in concomitanza con la crisi politica del nostro paese, sono praticamente raddoppiati. Siamo davvero tanti, e capita a volte di trovarsi a cena con famiglie di dronero. Mi sembra un sintomo di buona integrazione». Anche se, fa capire Bakary Dembele, gli incontri "misti" non sono certo la regola. E i membri della comunità locale ivoriana continuano a trovarsi tra loro in occasione delle feste tradizionali o religiose. Inoltre la moglie Tagarigbe Dembele: «Parla meno l'italiano - spiega il marito -, perché essendo una mamma con tre figli ha meno tempo per badare all'integrazione. Per lei è dura, non ha i parenti vicini e, anche se io cerco di fare la mia parte, non è facile. Perché i figli danno la felicità ma sono anche un bell'impegno...».
Con due lavori, tre figli e tanta voglia di migliorare la loro condizione perché, dice il capofamiglia: «Ho sempre la tendenza a crescere. E se mi viene in mente un'altra attività come quella del call center per soddisfare nuove esigenze dei migranti, la farò», la famiglia Dembele ha dovuto sicuramente affrontare grossi cambiamenti: «In africa vivi in un altro mondo, dal cibo, ai comportamenti, ai rapporti - continua Bakary -. Se sei abituato a vivere qui, giù ti trovi malissimo, ma se in Africa ci sei nato e cresciuto te la "fai andare". Da noi c'è più il senso dell'amicizia, mentre in Italia sono tutti più distaccati a causa della vita frenetica. Ma se si parla ad esempio di sanità, non c'è paragone. In Costa d'Avorio la sanità pubblica è pessima». Per quanto riguarda la cucina poi, l'incontro tra ricette ivoriane e italiane è ormai una realtà in seno alla comunità di Dronero: «Cuciniamo ricette ivoriane mischiate a quelle italiane - spiega il giovane ivoriano -. E mentre una volta dovevo andare a Torino per trovare gli ingredienti africani, ora li trovo anche qui vicino, a Cuneo: patate africane, spezie, a volte anche frutta fresca e verdura». Una situazione di transizione, in cui si può forse parlare di "proto-integrazione". Ma una situazione in cui per i nuovi arrivati non mancano certo le difficoltà. A cominciare dalla lingua, per imparare la quale ad inizio carriera il signor Dembele ha dovuto seguire un corso serale a Cuneo. Mentre, per ora, la moglie ha dovuto rinunciarvi. «Oggi i miei figli capiscono italiano e piemontese. E mia figlia maggiore recita addirittura in occitano nello spettacolo organizzato dalla scuola». Ma il vero grosso problema per la comunità ivoriana, come per quasi tutti gli immigrati extracomunitari sul nostro territorio nazionale, è la burocrazia: «Per fare un documento valido tre mesi chiedono un sacco di cose e lo aspetti anche un anno - spiega Bakary Dembele -. E se ti chiamano per un lavoro vogliono il permesso di soggiorno, che se non ti è ancora arrivato ti fa perdere l'opportunità».
Nonostante tutto la famiglia Dembele è ormai sicura della scelta fatta: «Penso di aver fatto la scelta giusta - spiega il capofamiglia -. Il nostro futuro è questo. I miei figli stanno crescendo qui, e se decidessimo di rientrare per loro sarebbe davvero difficile. C'è qualche mio connazionale che alleva i figli in Costa d'Avorio presso i parenti. Ma io penso che loro debbano stare con i genitori, e un domani avere una doppia cittadinanza. Che è sempre una cosa in più: imparano la cultura italiana a scuola e quella ivoriana da me e mia moglie».
BOX
La Costa d'Avorio
La Costa d'Avorio, ex colonia francese, ha ottenuto l'indipendenza nel 1960 con il nome di Repubblica di Costa d'Avorio. Confina ad ovest con la Liberia e la Guinea, a nord con il Mali e il Burkina Faso, ad est con il Ghana e a sud con il Golfo di Guinea.
Dopo 40 anni di stabilità politica e relativo benessere, fra il 2002 e il 2004 la Costa d'Avorio è stata interessata da una guerra civile in seguito ad una rivolta nel nord guidata da Guillaume Soro, che accusava il presidente Gbagbo di essere un dittatore: per sedare la rivolta l'Onu ha inviato 10.000 caschi blu dell'Onuci (Missione Onu per la Costa d'Avorio), tra i quali 4.600 francesi. Finiva così l'ennesimo tentativo di realizzare un passaggio "morbido" dalla colonizzazione ad uno stato democratico. La Repubblica di Costa d'Avorio, che era apparsa a tutti come "l'eccezione d'Africa" per via del suo passaggio "morbido" tra la colonizzazione e una repubblica democratica indipendente e matura, lasciava il posto a guerra e disperazione. Il 4 Marzo 2007 è stata firmata la pace tra le due parti in guerra, ma ancora oggi si attende di conoscere una data certa per le elezioni presidenziali. La guerra civile, sommata all'attuale instabilità nazionale, ha minato alla base una delle economie più prospere dell'Africa, che nel 2002 vedeva un reddito pro capite di oltre 710 dollari. Oggi l'economia della Costa d'Avorio è estremamente fragile, basata principalmente sull'esportazione di materie prime e soggetta alle condizioni meterologiche e alle fluttuazioni dei prezzi internazionali. Mentre il reddito pro capite del paese dopo un drastico crollo è oggi in continua diminuzione.
occitan Draonier, embe lhi siei 7192 abitants, es un vilatge en Província de Coni a l'intrada de la Val Maira, pausat sus un contrafòrt rochut a l'encòntre dal riu Maira e lo riu La Ròcha. Lo panorama de la pichòta Comuna, al dedins la Comunitat Montana Val Maira, s'eslarja al mont Sant Bernard, lo Rocharè e lo Pelvo d'Èlva fins a rejónher las ponchas di Cauri, de la Bicòca e, al som de la valada, lo Quersuenh.
A partir dal ‘700 Draonier comença a desvolopar una vocacion artisanala e industriala, sobretot dins lo sector téxil a travèrs la produccion e lo trabalh de la sèa, la teissidura dal drap e lo trabalh dal fèrre. Entre lo second ‘800 e lo premier ‘900 l'airal ve un novèl increment industrial e comercial gràcias e l'enteressament de Giovanni Giolitti, deputat representant dal collègi electoral de Draonier, de familha originària de la Valada. Las doas guèrras mondialas, coma de pertot, colpisson l'estructura sòci-econòmica de la Comuna, que se desmarca dins la luta antifascista tant da recéber la medalha al valor militar per la guèrra de liberacion.
Lo vilatge contunha a èsser un territòri embe una activitat industriala e artisanala rilevanta, e despuei lhi ans '90 a vist nàisser e aumentar sa populacion estrangiera residenta. Encuei la Comuna còmpta mai de 750 estrangiers, calculant masque lhi residents, sus una popolacion de 7192 abitants, 200 di quals provenients da la Còsta d'Avòri. Es aquela la comunitat ivoriana mai gròssa de la Província de Coni e, benlèu, de tot lo Piemont.
Vist dal defòra...
«Aquest an la comunitat ivoriana de Draonier es estaa colpia da un dòl ben sentut: es mòrta una frema embe una mainaa d'un mes. En país se son reversats de centenas de conacionals per prene part a l'enterrament. Era impressionant, son arribats fins da Milan e Perúgia. Ensema al Comitat per lhi immigrats de Draonier an culhits lhi sòuds per mandar lo còrp a lor país». Elda Gottero, ensenhaira d'escòla mèsana en pension, presidenta de l'associacion locala Voci del Mondo e animatritz di cors serals d'alfabetizacion per estrangiers, sovén embe comocion aquel eveniment. Es segurament la persona mai enformaa sus las comunitats estrangieras dal pòst. A seguit l'arribada di premiers ivorians, la naissença de la nombrosa comunitat e son desvolopament. «Encuei a Draonier avem 750 residents estrangiers sus una populacion de pauc mai de 7000 abitants. E la comunitat ivoriana, embe lhi siei 220 membres registrats, es segurament la mai gròssa». Era lo 1992 quora s'es començat a veire lhi premiers òmes de color dins la zòna. «Eron d'ivorians irregulars - contunha la professoressa - atrachs da l'oportunitat de trabalhar per quatre mes dins la culhia de la frucha. E venion a istar a Draonier per lhi costs de setjorn pus bas respèct a Coni». Après qualqu'un a trobat de trabalh decò d'uvèrn dins las pichòtas fàbricas de la zòna. «Perque aicí lhi niers son mielh vists di magrebins e di eslavs - explica la Gottero -. La gent ditz: "lhi neirs son lhi pi bons, e a travalhon de pi"». Dins lo 1998 ven aprovaa la lei Turco-Napolitano sus l'immigracion, e se duèrp la possibilitat per lhi estrangiers de se butar en regla embe un contract de trabalh regular. «An aquel temp lhi avia un bèl pauc d'ivorians qu'arribavon dal Sud Itàlia, me dision qu'ailen jamai degun lhi auria fach un contract. Dal temp qu'aicí, embe un pauc de fatiga, arribavon a l'obtenir. Son naissuas enlora ben de cooperativas, que pilhavon lhi estrangiers dins lo periòde de gròs trabalh e puei lhi laissavon a maison quora servion pus. Totun, un bòt sistemats lhi documents, lhi immigrats an fach venir amont amís e parents». E parelh es naissua la comunitat ivoriana mai granda de la Província de Coni, e decò una de las mai nombrosas dal Piemont.
«Una vera integracion entre las personas d'origina ivoriana e la gent dal país es encara enlai de venir - explica resinhaa Elda Gottero -. Lhi nòus arribats iston lo mai entre lor e decò lhi filhs que frequenton l'escòla fatigon a liar embe lhi companhs. Nosautri coma associacion avem provat de tot, comprés un cors de balon al vòl seral per lhi joves. Mas après gaire seras lhi filhs ivorians venion pas pus. Reston las partias espontàneas de balon. Lo solet espòrt qu'arriba a agregar lhi joves de totas las nacionalitats».
Despuei qualque an la comunitat a montat un centre cultural dins un cabanon pilhat en afit un pauc fòra dal centre dal país. «Organizem de fèstas, celebron de mariatges e se retrobon per las preieras dins lo Ramadan. De bòts envidon d'imams illustres qu'arribon da Alba o d'autras lueias piemontesas». E pròpi l'element religiós semelha èsser lo colant de la comunitat ivoriana, en bòna part de fè musulmana. «Sem desenant acostumats a veire en ocasion de las fèstas las fremas ivorianas dins lors esbeluantas vèstas tradicionalas - explica Elda Gottero - mas da qualque temp an començat a aparéisser decò lhi vèls islàmics que avant, almenc a Draonier, n'avia pas. Me dison que la compausanta religiosa es mai fòrta aicí en Itàlia qu'en lor país, perque ailen la bòna part de las fremas a pas jamai butat lo vel. Ben de lor quora arribon a Draonier, après qualque mes, començon a lo butar». Lhi ivorians a Draonier contunhon a aumentar, e la Comuna contunha a recéber incripcions d'estrangiers a l'ofici de l'estat civil, e decò d'ivorians. Com aquò creisson las demandas per lhi cors serals d'alfabetizacion, tant que qualqua classa - remarca la professoressa - arriba fins a 60 personas. «Lhi chambiaments dins lo país se veon ben, la gent me ditz "vedoma mac pi le nere en gir". Ben s'en realitat, gavat lo call center dal senhor Bakary Dembele dins lo centre, lhi a pas encara de comèrcis o d'activitats gestias da ivorians. Quaqu'un a començat a me demandar coma polia far per durbir un comèrci. Mas per aüra degun a pas encara azardat ren». D'autri an començat un comerci d'estòfas africanas entre la França e l'Itàlia. Mas a Draonier revendon lor mercancia pòrta a pòrta, sensa que degun vee dal defòra. . «E decò per çò que regarda la cusina - conclui Elda Gottero- sovent preparon un meravilhós cos-cos de pès en ocasion de lors fèstas. An aprestat una pichòta cusina al centre cultural, mas per aüra me semelha pas qu'aien l'intencion, per exemple, de durbir un restorant».
Vist dal dedins...
«Aviu 19 ans quora siu partit da Abidjan, en Còsta d'Avòri. Ai prés un aeroplan e siu vengut en Itàlia per trobar de trabalh, perque da nosautri es impossible de viure. La chausia es estaa casuala, coneissiu pas l'Itàlia, mas era lo país mai comòde d'anar entre aquilhi que chal pas lo vist d'intrada». Bakary Dembele, 37 ans, mariat embe tres filhs, còtia la chausia mai importanta de sa vita setat al bancon dal call center dubèrt a Draonier ental 2003. «A Abidjan ai estudiat a l'escòla corànica e puei ai començaa aquela francesa. Siu partit avant de finir lhi estudis e, arribat en Itàlia, passats lhi premiers tres mes embe un permés de setjorn de torista, siu restat clandestin». Lo premier temp en Itàlia lo senhor Dembele l'a passat a Naple, ente un grop de conacionals lhi a trobat un trabalh en nier. «Après qualque an siu anat trabalhar a Coni - sovén l'ivorian - me siu regularizat, e siu tornat a Abidjan per me mariar». Encuei Bakary Dembele, en mai d'aver dubèrt lo call center embe la frema, es obrier dins un'empresa metalmecànica de Draonier que realiza parts per de màquinas especialas Fiat. «Da quora son naissuas las darrieras doas mainaas sem pas pus tornats en Còsta d'Avòri - explica Bakary -. Lhi parents lhi sentem per teléfon e las notícias las veiem sus internet o en television embe la paràbola. Perque aüra es pus coma un bòt que passavon de mes sensa aver noticias da l'Àfrica, aüra ental vir de 20 secondas venes a sauber çò que vòs» Bakary estrema pas que de bòts, après una telefonaa embe un parent, ven pilhat da la nostalgia: «La cultura italiana m'agrada ben, mas es coma vivesse dins un univèrs arramba - explica -. Regreto mon país, ma tèrra, mas puei quora lhi vau, après gaire de jorns regreto l'Itàlia. Perque ailen tot es chambiat. Càpita decò a lhi italians que vivon per un pauc en Còsta d'Avòri, quora tornon fatigon a se reintegrar. Lo dison "mal d'Àfrica"...» Pas pus ivorian, pas encara italian. Lo senhor Dembele se sent un "sensa pàtria". «Segur l'aculhença en Itàlia per nosautri es estaa bòna. Draonier es un di país de la Província de Coni embe mai d'extracomunitaris: lhi ivorians dins la zòna encuei son esquasi mila, e dal 1990 al 2008, embe la crisi política de nòstre país, son esquasi redoblats. Sem verament tanti, e de bòts càpita de se trobar a cina embe de familhas de Draonier. Aquò me semelha un indici de bòna integracion». Ben se, me fai comprene Bakary, lhi encòntres "mesclats" son pas segur la regla. E lhi membres de la comunitat locala ivoriana contunhon a se trobar entre lor en ocasion de las fèstas tradicionalas o religiosas. En pus la frema Tagarigbe Dembele «parla pas tròp l'italian - explica l'òme - perque en essent maire de tres mainaas a menc de temp da dediar a l'integracion. Per ilhe es dura, a pas de parents pròches e, decò se iu cèrcho de far ma part, es pas da bèl far. Perque las mainaas donon lo bonaür, mas son decò un bèl impenh».
Embe dui trabalhs, tres filhs e tanta vuelha de melhorar lor condicion perque, ditz lo cap familha: «Ai totjorn la tendença a créisser. E se me ven en ment un'autra activitat coma aquela dal call center per contentar de nòvas exigenças di migrants, la farei», la famiha Dembele a degut segurament afrontar de gròs chambiaments: «En Àfrica vives dins un autre mond, dal minjar, al comportament, ai rapòrts - contunha Bakary -. Se sies acostumat a viure aicí, ailen te tròbes mal, mas se en Àfrica lhi sies naissut e creissut "te la fas anar". Da nosautri lhi a mai lo sens de l'amicícia, dal temp qu'en Itàlia son tuchi mai destachats a causa de la vita frenética. Mas se se parla de sanitat, alora lhi pas de paragon. En Còsta d'Avòri la sanitat pública es marria». Dins la cusina puei, l'encòntre entre cusina ivoriana e italiana es, de bèl avant, una realitat dins la comunitat de Draonier: «Cusinem de recetas ivorianas mesclaas an aquels italianas, e mentre un bòt me chalia anar a Turin per trobar d'ingredients africans, aüra basta que vau a Coni: trífolas africanas, espécias, de bòts decò de frucha frescha e de verdura». Una situacion de passatge, ente se pòl parlar benlèu de "proto-integracion". Mas una situacion ente per lhi nòus arribats mancon pas segur las dificultats. A començar da la lenga, que per l'aprene lo sinhor Dembele a degut frequentar un cors seral a Coni. Dal temp que la frema, per aüra, a degut lhi renonciar. «Mi filhs encuei comprenon l'italian e lo piemontés. E ma filha mai granda récita fins a mai en occitan dedins l'espectacle organizat da l'escòla». Mas lo ver gròs problema per la comunitat ivoriana, coma per esquasi tuchi lhi immigrats extracomunitaris sus nòstre territòri nacional, es la burocracia: «Per far un document vàlid tres mes demandon un baron de causas e l'atendes decò un an - explica Bakary -, e se te sònon per un trabalh vòlon lo permés de setjorn, que se t'es pas encara arribat te fai tot pérder».
Malgrat aquò la familha Dembele es segura de sa chausia: «penso d'aver fach la chausia justa. Nòstre futur es aqueste. Mi filhs son mentre que creisson aicí, e se decidéssem de tornar aval per lor seria dura da bòn. Lhi a qualque miu conacional que creis si filhs en Còsta d'Avòri, da de parents. Ma iu penso que deven restar embe lhi genitors, e un deman aver una dobla citadinança. Qu'es totjorn un qualquaren de mai: aprenon la cultura italiana a l'escòla e aquela ivoriana da iu e ma frema».
BOX
La Còsta d'Avòri
La Còsta d'Avòri, ex colònia francesa, a obtengut l'indipendença ental 1960 embe lo nom de República de Còsta d'Avòri. Bòina a oest embe la Libéria e la Guinèa, a nòrd embe lo Mali e lo Burkina Faso, a est embe lo Ghana e a sud embe lo Golf de Guinèa.
Après 40 ans d'estabiliat política e de relatiu benèsser, entre lo 2002 e lo 2004 lo país es chaüt dins una guèrra civila après una revòlta dins lo nòrd guidaa da Guillaume Soro, qu'acusava lo president Gbagbo d'èsser un dictator: per sedar la revòlta l'Onu a mandats 10.000 cascs blòis de l'Onuci (Mission Onu per la Còsta d'Avòri), di quals 4.600 francés. Finia com aquò l'enen temptatiu de realizar un passatge "sople" da la colonizacion a un estat democràtic. La república de Còsta d'Avòri, qu'era pareissua a tuchi coma "l'excepcion de l'Àfrica" per aquela situacion "sopla" de passatge da la colonizacion a una república democràtica independenta e maüra, laissava lo pòst a la guèrra e la desperacion. Lo 4 de mars dal 2007 es estaa firmaa la patz entre lhi dui opausants, mas encara encuei s'atend de conéisser una data segura per las eleccions presidencialas. La guèrra civila, unia a l'actuala instabilitat nacionala, a minat a fons una des economias mai richas dal continent, qu'ental 2002 veïa un revengut a persona de mai de 710 dolars. Encuei l'economia dal país es extremament fragila, basaa sobretot sus l'exportacion de matèrias premieras e subjècta a las condicion meteorològicas e a las variacions di prètz internacionals. Dal temp que lo revengut a persona après un dràstic acrasament es encuei en constant baissament.