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Vivem un novel país

Dall'Atlante alle Alpi.
Le comunità marocchine di Torre Pellice e Bussoleno

Da l'Atlant a las Alps.
Las comunitats maroquinas de La Tor e Bussolen

di Maurizio Dematteis

Dall'Atlante alle Alpi. Le comunità marocchine di Torre Pellice e Bussoleno
italiano Due comuni (uno occitano e l'altro francoprovenzale) di bassa valle in Provincia di Torino, accomunati dal fatto di ospitare al loro interno due comunità di origine marocchina di notevoli dimensioni:
Torre Pellice: comune di 4.573 abitanti della provincia di Torino, nella Val Pellice, situato a 512 metri di dislivello pochi chilometri a monte della confluenza tra il Pellice e l'Angrogna. Con una superficie di 21 chilometri quadrati, il paese ospita la sede della Comunità montana Val Pellice ed è il principale centro della Chiesa Valdese italiana.
Come gli altri comuni della valle, Torre è stata storicamente sotto la giurisdizione dei conti di Luserna, e dal XIII secolo divenne un feudo dei Rorenghi per una metà e per l'altra dei Manfredi. Passò in seguito a far parte dei domini dei Savoia. Nel 1630 la peste uccise 900 abitanti; nel 1635 gli abitanti erano 1200, in grande maggioranza valdesi.
La valle iniziò a popolarsi di Valdesi all'inizio del XIII secolo. Ma tra il Cinquecento e l'Ottocento il paese fu fortemente colpito dalle persecuzioni antivaldesi. Il 31 gennaio 1686 Vittorio Amedeo II firmò l'editto di Fontainebleau che obbligava i seguaci della "religione pretesa riformata" a evitare la pratica di tale religione, demolire tutti i templi, battezzare e allevare nella religione cattolica tutti i bambini, mandare in esilio tutti i pastori, predicatori, maestri: 150 persone dalla Val Pellice e 260 dalla Valle di San Martino espatriarono a Ginevra. Tornarono in valle nel 1690 e finalmente, nel 1848, Carlo Alberto pose fine per sempre alle discriminazioni con "l'editto di pacificazione".
L'economia di Torre Pollice si basa oggi soprattutto sul terziario e sui servizi. Sono presenti, tuttavia, anche attività industriali nei settori tessile, farmaceutico, dolciario e dell'abbigliamento. Altro importante settore economico il turismo, basato oltre che su villeggiatura estiva e sport invernali, sull'interesse storico anche internazionale della comunità valdese.
Bussoleno: comune di 6.627 abitanti della provincia di Torino situato in val di Susa, nella Comunità montana bassa Valle di Susa e Val Cenischia. Con una superficie di quasi 38 chilometri quadrati, il comune si trova a 440 metri sul livello del mare lungo le sponde della Dora Riparia.
Bussoleno dall'inizio del Medioevo fu frequentata da numerosi nobili casati, come dimostrano i numerosi stemmi nobiliari posti sui muri degli edifici del paese. Per tutto il periodo che parte dall'anno mille alla seconda metà del XIX secolo non vi furono grandi cambiamenti e il paese rimase tale fino a quando il governo piemontese dei Savoia nel 1854 decise di farci passare la ferrovia, prima diretta solo a Susa e poi in Francia, attraverso il Traforo ferroviario del Frejus. Bussoleno divenne una stazione fondamentale per il traffico ferroviario, fino ai primi anni '90 del XX secolo, quando in seguito ai tagli attuati dalle Ferrovie dello Stato, la stazione valsusina venne praticamente cancellata. Trascinando il Comune di Bussoleno in una crisi economica che si riscontra ancora oggi.
La sua economia è attualmente basata sulla presenza di cave di marmo verde, miniere di ferro e pascoli, e sulla produzione di legnami, mentre l'industria siderurgica e quella cotoniera, sviluppatesi in seguito alla costruzione della ferrovia, sono oggi ormai solo un lontano ricordo.
Visto dall'esterno...
«Dopo l'11 settembre tutte noi sociali abbiamo notato che c'è stato un ritorno alle origini rispetto alla cultura magrebina. Io lavoro in Val Pellice da una decina di anni, e prima del 2001 era più facile trovare segnali di integrazione tra le donne marocchine: unghie laccate, niente velo, vestiti all'occidentale, donne marocchine che guidavano l'automobile o che uscivano la sera. Oggi la reazione alla paura, all'ignoranza nei confronti dell'altro porta a queste chiusure reciproche tra culture». Silvia Sacchetti, assistente sociale della Comunità montana Val Pellice non ha dubbi, l'attentato alle Torri gemelle di New York del 2001 ha segnato una battuta d'arresto nel processo di integrazione tra culture nel nostro paese, anche nei piccoli paesi della provincia italiana. 
Questo non vuol dire che manchino i segnali di pacifica convivenza, come la nascita a Bussoleno, in Val di Susa, di un centro culturale magrebino in un alloggio preso in affitto dalla comunità locale, dove vengono organizzati, con l'aiuto dei servizi sociali, corsi di insegnamento della lingua italiana e incontri culturali. Oppure, sempre nel comune valsusino, l'apertura di un negozio di prodotti tipici dal Marocco, gestito da un italiano sposato con una donna magrebina e frequentato da tutta la comunità straniera locale. Perché, nonostante i prezzi non siano da ‘grande magazzino', è "più economico comprare in paese - spiegano alcuni membri della comunità straniera - che non andare in auto fino al mercato di Porta Palazzo, a Torino".
«A Torre Pellice circa otto anni fa c'è stata l'apertura di quella che la comunità chiama "moschea" - racconta Silvia Sacchetti - in realtà un garage dove si riuniscono a pregare. Ma questo, se da una parte ha fornito l'opportunità alla comunità marocchina di potersi riunire, dall'altra ha sancito una volta di più il ritorno ad una tradizione culturale. Perché, come spiegavo prima, le donne che accompagnano i bambini a scuola hanno ricominciato a mettere il velo, a indossare i vestiti tradizionale ecc». L'immigrazione straniera in Val Pellice inizia con le famiglie cilene in fuga dal proprio paese negli anni '70. E i primi marocchini arrivano negli anni '80. Successivamente altri sudamericani, rumeni, albanesi e cinesi. «La magrebina e la cinese sono le comunità più numerose - dice l'assistente sociale di Torre Pellice - e ormai in valle abbiamo il 6,1% di stranieri, attestandoci come una delle comunità montane col rapporto stranieri e totale dei residenti più alto in Piemonte. Sul territorio della Comunità montana abbiamo infatti 19.102 abitanti, di cui 1.174 stranieri».
Anche nel comune di Bussoleno l'incidenza straniera è rilevante: secondo gli uffici comunali i cittadini stranieri regolarmente iscritti in anagrafe sono passati nel giro di sette anni dall'1,6% al 4,7. Oggi sono ben 310 cittadini stranieri su un totale di 6.600 residenti. E le comunità principali risultano costituite da cittadini albanesi (96 unità) e marocchini (91 unità).
«Nonostante la presenza rilevante di stranieri nelle valli - continua Silvia Sacchetti - non mi risulta una loro capacità particolare di autorganizzarsi. Soprattutto la comunità magrebina non sembra essere molto coesa al suo interno. E sono spesso sospettosi e invidiosi l'uno dell'altro». Le "sociali", come si chiamano in gergo le assistenti della Comunità montana, vorrebbero promuovere momenti di incontro tra la comunità straniera e quella locale, ma la scarsità di risorse spesso frena le loro intenzioni. «Gli stranieri ci chiedono spesso momenti e luoghi dove dialogare con la comunità locale e farsi conoscere - sottolinea Silvia Sacchetti -. E questo aiuterebbe molto il processo di integrazione. Perché anche se in Val Pellice, ad esempio, le iniziative del terzo settore non mancano, per chi arriva da fuori non è molto facile inserirsi. Ho faticato io ad integrarmi perché originaria della Liguria, e se penso alle famiglie straniere, che parlano poco la lingua e hanno lavori precari, capisco le loro difficoltà». Difficoltà che, nel caso della Val Pellice, inesorabilmente si riversano sul servizio sociale della Comunità montana, unico punto di riferimento istituzionale per le nuove famiglie straniere in paese. Che insieme al Centro di Ascolto della Chiesa valdese e a quello cattolico cerca di indirizzare questi nuovi cittadini. «La comunità marocchina si appoggia molto al nostro servizio - conclude "la sociale" di Torre -, e noi abbiamo dovuto cercare degli interlocutori che in qualche modo rappresentassero la comunità in paese. Faccio riferimento all'imam di Luserna san Giovanni, nostro punto di riferimento per la comunità magrebina. Per organizzare il corso di alfabetizzazione, ad esempio, ho chiesto di parlare con lui. Come per il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati. Che arrivano qui senza documenti con un parente o amico e per cui dobbiamo attivare la procedura del giudice tutelare. Capita soprattutto con albanesi e magrebini; direi una media di quattro o cinque casi ogni anno. Ebbene, attraverso l'imam rintracciamo le famiglie d'origine magrebine».
Visto dall'interno...
«Sono arrivato a Torino il 13 agosto del 1989 da Kuribka, Marocco. Ho dormito una notte a Porta Palazzo, da un connazionale, e poi mi sono subito spostato in Val di Susa: prima Sant'Ambrogio poi qui a Bussoleno. Torino era troppo caotica e gli affitti troppo alti». Il signor Salah Qabbal ha resistito solo poche ore nel capoluogo piemontese. E ormai da più di vent'anni vive in provincia, in bassa Valle di Susa, con moglie e tre figlie. Ha ottenuto la cittadinanza italiana, lavora come manutentore meccanico presso una fabbrica di Almese e nel 2005 ha comprato e ristrutturato casa a Bussoleno. Un caso simile a quello del signor Mohammed Saadi, marocchino di Boujaad, paese vicino a Casablanca, anche lui attratto dalla provincia montana, dal 1997 residente a Torre Pollice, in Val Pellice: «Sono arrivato anche io a Torino - spiega -. Era il 1989, e sono dovuto rimanere in città per un anno intero. Ma appena sono riuscito mi sono trasferito nel pinerolese, perché la città non mi piaceva». Oggi il signor Saadi è in attesa da due anni della cittadinanza italiana di cui ha diritto, lavora in proprio come decoratore, e dal 1999 vive con moglie e 4 figli in una casa popolare di Torre Pellice. «Nel 2002 ho aperto una ditta individuale perché sono stato costretto a farlo - spiega Mohammed Saadi -. L'alternativa, per un decoratore come me, era attendere che qualche ditta della zona mi chiamasse se c'era lavoro, con il rischio di rimanere a casa appena finiva i cantiere. Dopo il ricongiungimento, con la famiglia, non potevo andare avanti così. Da solo mi gestisco meglio, lavoro con mio figlio Tarik, il più grande, e la situazione per me e la mia famiglia è migliorata». Nonostante l'attuale crisi economica, che non ha certo risparmiato le famiglie straniere: «Quando ho aperto il mutuo per la casa acquistata qui a Bussoleno - racconta Salah Qabbal - pagavo 460 euro. Poi, con i tassi variabili, oggi ne pago 600. E con il mio stipendio da operaio i 1500 euro, in cinque, facciamo davvero fatica. Sono tre anni che non riusciamo ad andare in Marocco a trovare i parenti, troppo caro. Da quando è cominciata la crisi economica non abbiamo più molti soldi. Oggi non arrivano più connazionali. È tutto cambiato. Il Marocco sta crescendo dal punto di vista economico, Fiat e Renault hanno messo delle fabbriche. L'Italia si è fermata. Speriamo che l'economia riprenda anche qui». Gli fa eco il signor Mohammed Saadi, «Anche noi sono tre anni che non ci muoviamo da Torre Pellice. Quando riusciamo andiamo a trovare i parenti in automobile, traghettando da Gibilterra. Perché l'aereo è troppo caro. Comunque qui a Torre non ci troviamo male, abbiamo una moschea dove pregare e celebriamo le feste tutti insieme. Come per l'Aid, la festa dell'uccisione dell'agnello, che l'anno passato abbiamo celebrato tutti insieme a Villa Glicini (struttura privata in affitto per feste e convegni alle porte del paese, nda)». Di parere leggermente diverso il signor Salah Qabbal, che nonostante la presenza del Centro culturale magrebino e la recente apertura di un negozio di articoli marocchini in paese lamenta la difficoltà ad integrarsi da parte della comunità straniera a Bussoleno: «Gli italiani qui sono molto chiusi - spiega -. Mai subito atti di razzismo, questo no, ma ad esempio sono anni che vivo in paese, e mi capita di andar a cena con dei connazionali, quasi mai con famiglie italiane. Le mie figlie poi studiano sempre da sole, non vanno nelle famiglie delle compagne italiane. Anche perché in questo momento è tutto molto difficile, se capita qualsiasi cosa è colpa nostra, dei musulmani. Meglio evitare. Un giorno mia figlia è arrivata da scuola piangendo: nessuno voleva sederle a fianco perché è straniera. A volte poi capita che la gente che ci incrocia cambi marciapiede. I bambini se ne accorgono, sono molto sensibili a queste cose, e ci rimangono male». Il signor Qabbal non esaspera la situazione, pensa che l'integrazione sia solo questione di tempo. Anche se denuncia un "ritmo della vita" diverso, più noioso: «rispetto a quando stavamo in Marocco qui abbiamo meno possibilità di uscire, andare a trovare amici o parenti. A Bussoleno conosco solo tre cose: lavorare, andare a far la spesa, tornare a casa». 
A Torre Pollice come a Bussoleno, dove le comunità straniere grosso modo incontrano le medesime difficoltà di integrazione, un ruolo centrale lo ricoprono le scuole: «Grazie al buon rapporto con gli isegnanti non mi preoccupa allevare i miei figli in Italia - spiega Mohammed Saadi -. Il loro futuro sarà qui, in questo paese, quindi è giusto che imparino la cultura locale. Noi da parte nostra cerchiamo di insegnargli l'arabo e la cultura marocchina». Salah Qabbal concorda. Per le sue tre figlie il futuro è l'Italia: «Tornare in Marocco significherebbe rovinargli la vita - spiega -. Ormai hanno amici e interessi in Italia. L'unica cosa che mi farebbe piacere è che studiassero l'arabo. Per mantenere i rapporti con i parenti in Marocco».
Le difficoltà più grosse nel processo di integrazione, a Torre Pellice come a Bussoleno, secondo le reciproche comunità straniere sono sopportate dalle donne. «Perché per loro non c'è lavoro - conclude il signor Qabbal -. E stando sempre a casa non conoscono nessuno e faticano a imparare la lingua. Inoltre quando partecipano ai rari appuntamenti interculturali organizzati in paese, si parla sempre di cucina o si fa festa. Mai che si combinino dei momenti pratici, in cui qualcuno le informi su diritti e doveri del loro nuovo paese».
BOX
Il Marocco
Il Marocco è uno stato dell'Africa settentrionale, situato nella parte nord ovest della regione, definita anche come Maghreb. E' una monarchia costituzionale: l'attuale monarca è Mohammed VI. Le sue coste sono bagnate dal Mar Mediterraneo nella parte settentrionale e dall'Oceano Atlantico in tutto il tratto ad ovest dello Stretto di Gibilterra.
Confina con l'Algeria ad est, e con il territorio del Sahara Occidentale a sud, dove il popolo saharawi è in lotta con il Marocco per ottenere la piena indipendenza. All'interno del territorio marocchino, che ha un'estensione di quasi 450 chilometri quadrati, vi sono ben quattro enclave spagnole, Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomena e Peñón de Alhucemas, eredità di un colonialismo ormai finito, ma che stenta ad essere cancellato in maniera definitiva. Anche le isole Chafarinas, sulla costa del Mediterraneo, 45 km ad est di Melilla e le Isole Canarie al largo del lembo più meridionale della costa atlantica del Marocco, appartengono ancora alla Spagna. In fine l'isola Perejil, uno scoglio disabitato presso lo stretto di Gibilterra, è tutt'ora disputato tra Marocco e Spagna.
Le prime penetrazioni di tipo commerciale delle potenze europee in Marocco, Francia e Gran Bretagna per prime, risalgono alla fine del XVIII secolo. Ma è nel corso del XIX secolo che il paese magrebino diventa oggetto dell'interesse delle potenze coloniali, e all'inizio del XX secolo vi fu la prima occupazione straniera da parte dei francesi, che intendevano frapporsi alla influenza economica spagnola sulla regione. Nel 1904, con l'avallo della Gran Bretagna, che in cambio ottenne di poter estendere la sua influenza sull'Egitto, Francia e Spagna decisero di dividersi la sfera d'influenza sul paese. Nel 1906 la Conferenza di Algeciras istituì un controllo internazionale sul Marocco, a garanzia degli interessi economici dei paesi europei, recepito dal sultano Abd al-Hafīz solo nel 1912 con il trattato di Fez. Il regno africano diventava a tutti gli effetti una colonia francese; la Spagna conservava il controllo diretto su alcune parti del paese, come il Rif, Tarfaya e Ifni. E bisogna arrivare fino al 1956 per assistere all'indipendenza del Marocco, quando in seguito alla partecipazione del suo esercito accanto alle truppe alleate nella Seconda guerra mondiale, il paese africano chiese ed ottenne il riconoscimento franco-spagnolo dell'indipendenza, ad eccezione di alcune città: Tangeri fu restituita alla sovranità marocchina solo alla fine del 1956, mentre per Tarfay si dovette aspettare il 1958. L'attuale re del Marocco si è insediato il 30 luglio del 1999, con il nome di Mohammed VI. Il monarca ha intrapreso la strada della modernizzazione, con l'idea di diventare un giorno membro dell'Unione europea.
Il Marocco, storico paese di emigrazione, da circa 20 anni vede i suoi cittadini partire in cerca di fortuna verso paesi europei. A metà degli anni '90 i marocchini all'estero erano calcolati in un milione e 500 mila. Oggi sono più del doppio, ovvero 3 milioni e 300 mila, nell'85% dei casi residenti in Europa. La Francia, con un milione e 130 mila emigrati di origine marocchina, è al primo posto, seguita dalla Spagna con 547 mila unità ed Italia con 366 mila presenze.
Oggi, nonostante la crescita economica costante a partire dal 2003 abbia consentito di frenare l'emigrazione e migliorare la situazione economica generale del paese, il Marocco resta al 127° posto su 179 secondo l'Indice di sviluppo umano. Riforme sociali, liberalizzazione del mercato e ingresso di capitali stranieri, non sono ancora sufficienti a risollevare le sorti del paese africano: il 20% della popolazione infatti vive oggi ancora sotto la soglia minima di povertà. Tuttavia, con una crescita annua che oscilla attorno al 7%, il paese sta procedendo a passi da gigante, tanto da essere tra le economie africane più fiorenti. Gran parte della ricchezza proviene dall'indotto legato all'estrazione di polifosfati, ma molto incidono il turismo e le somme di danaro inviate in patria dai marocchini residenti all'estero. Recentemente Mohammed VI ha siglato un accordo di libero scambio con l'Ue che entrerà in vigore nel 2010, nella speranza di diventare un giorno membro a tutti gli effetti dell'Unione.
occitan Doas comunas (una occitana e l'autra franco-provençala) de bassa valada en Província de Turin, acomunaas dal fach d'ospitar doas comunitats d'origina maroquina de dimensions considerablas:
La Tor:comuna de la Val pélis de 4.573 abitants, a 512 mètres d'autessa, gaire quilomètres en amont de la confluença entre lo Pélis e l'Angruenha. Lo país, qu'a una superfícia de 21 km², es lo sèti de la Comunitat Montana e lo principal centre de la Gleisa Valdesa italiana.
Coma las autras comunas de la valada, La Tor es istoricament dessot la jurisdicion di conts de Lusèrna. Vengua al sècle XIII fèude per una meitat di Rorenghi e per l'autra di Manfredi, passet puei a far part di dominis di Savòia. Ental 1630 la pèst tuet 900 abitant e cinc ans après, ental 1635, lhi abitants eron 1200, en granda majorança de valdés.
La valada comencet a se poplar de valdés al començament dal sècle XIII, mas entre lo Cinc Cent e lo Uech Centlo vilatge foguet fortement colpit da las persecucion còntra lhi valdés. Lo 31 de genoier dal 1686 Vittorio Amedeo II signet l'edict de Fontainebleau qu'obligava lhi disciples de la "religion pretendua reformaa" a evitar la pràctica de tala religion, desbelar tuchi lhi temples, batear e créisser dins la religion catòlica totas las mainaas, mandar en exilh tuchi lhi pastors, lhi predicators e lhi magistres: 150 personas da la Val Pélis e 250 da la Val Sant Martin expatrieron a Ginevra. Torneron en valada ental 1690 e finalament, entaql 1848, Carlo Alberto pauset la fin per sempre a las discriminacions embe "l'edict de pacificacion".
L'economia dal país se basa al jorn d'encuei sobretot sus lo sector terciari e sus lhi servicis. Son prtesentas, totun, decò d'activitats industrialas dins lo sectors téxil, farmacèutic, di dòuç e de l'abilhament. Un autre importat sector econòmic es lo torisme, basat en mai ce sus la viletjatura estiva e l'espòrt unvernal, sus l'interès istòric decò internacionala de la comunitat valdesa.
Bussolen: comuna de 6.627 abitants de la Val d'Ols, dins la Comunitat Montana Bassa Valle Susa e Val Cenischia. Lo país, butat a 440 d'autessa embe una superfícia d'esquasi 38 km², se tròba al lòng de las ribas de la Doira. Dal començament de l'atge mesan Bussolen foguet frequentaa da de nombrosas familhas nòblas, coma demostron lhi nombrós blason nobiliars butast sus lhi murs de lhi edificis dal país. Lo lòng de tot lo periòde que vaqi da l'an mila ala seconda meitat dal sècle XIX lhi fogueron pas de grand chambiaments e lo país restet lo mesme fins a quora lo govèrn piemontés di Savòia ental 1854 decidet de lhi far passar la ferrovia, que derant anava masque a Susa e puei en França, a travèrs lo tunèl ferroviari dal Frejús. Com aquò Bussolen devenet un'estacion fondamentala per lo tràfic ferroviari fins ai premiers ans '90, dal sècle XX, quora en séguit ai talhs actuats da las Ferovias de l'Estat l'estacion es estaa practicament cancelaa. Aquò a rabelat la comuna dins una crisi econòmica que se rescontra encara encuei.
Son economia es actualament basaa sus la presença de cavas de marme vèrd, de minas de fèrre, de pasturatges e sus la produccion de bòsc, dal temp que l'indústria siderúrgica e aquela cotoniera, se desvolopaas en séguit a la contruccion de la ferrovia, son encuei ren qu'un luenh recòrd.
Vist dal defòra...
«Après l'11 de setembre totas nosautras que trabalhem dins lo social avem notat que lhi a agut un retorn a las originas respèct a la cultura magrebina. Mi trabalho en Val Pélis despuei una desena d'ans e derant dal 2001 era pus fàcil trobar de senhs d'integracion entre las fremas maroquinas: onglas lacaas, pas de vèl, vestits a l'occidentala, fremas que menavon la màquina o que sortion lo sera. Encuei la reaccion a la paor, a l'ignorança devèrs l'autre pòrta an aquestas clausuras recíprocas entre culturas». Silvia Sacchetti, assistenta sociala de la Comunitat Montana Val Pélis n'es segura, l'atemptat a las tors gemèlas de New York dal 2001 a marcat una batua d'arrèst dins lo procès d'integracion entre culturas dins nòstre país, decò enti pichòts país de província.
Aquò vòl pas dir que manquen lhi senhals de convivença pacífica, coma la naissença a Bussolen, en Val d'Ols, d'un centre cultural magrebin dins un lotjament pres en afit da la comunitat locala ente venon organizats, embe l'ajua di servicis socials, de cors d'ensenhament de lenga italiana e d'encòntres culturalas. O pura, dins la mesma comuna, la dubertura d'un comèrci de produchs típics dal Maròc gestit da un italian mariat embe una frema d'ailen e frequentat da tota la comunitat estrangiera locala. Perque, malgrat lhi prètz sien pas da "grand magasin", "es pus econòmic anar chatar en país - coma explicon qualqui membres de la comunitat - que non pas anar en màquina fins al marchat de Pòrta Palais a Turin". «A La Tor fai a pauc près uech ans lhi a agut la dubertura d'aquela que la comunitat sòna "mosquea" - còntia Silvia sacchetti - en realitat un garatge ente se reünisson a pregar. Mas aquò, se d'un cant a donant un'oportunitat a la comunitat de poler se retrobar, de l'autre a marcat un bòt de mai lo retorn a una tradicion culturala. Perque, coma veno d'explicar, las fremas que pòrton las mainaas a l'escòla a començar a butar lo vèl, a vestir a la mòda tradicionala etc.» 
L'immigracion estrangiera en Val Pélis comença embe las familhas cilenas fugias de lor país enti ans '70. Lhi premiers maroquins arribon enti ans '80. Puei encara de sudamericans, de romens, d'albanés e de cinés. «La magrebina e la cinesa son las comunitats mai nombrosas - contínua l'assistenta sociala - e desenant en valada avem lo 6,1% d'estrangiers, nos atestant coma una des comunitats montanas embe lo rapòrt estrangiers- total di resindents mai aut dal Piemont. En efèct, sus un total de 19.102 abitants, ben 1.174 son d'estrangiers».
Decò la comuna de bussolen l'incidença estrangiera es considerabla: second lhi oficis comunalas lhi citadins estrangiers inscrichs regularament a l'estat civil son passats ental vir de sèt ans da l'1,6% al 4,7% e encuei son ben 310 lhi citadins estrangiers sus un total de 6.600 residents. Las comunitats principalas son aquelas albanesa (96 personas) e maroquina (91 personas). «Malgrat la presença relevanta d'estrangiers dins las valadas - explica Silvia Sacchetti - me resulta pas un lor capacitar particulara de s'autorganizar. Sobretot la comunitat magrebina semelha pas èsser pro unia a son dedins. E sovent son suspectós e invidiós l'un de l'autre». Las "socialas", coma ilh dion en argòt las assistentas de la Comunitat Montana, volerion promòure de moments d'encòntre entre la comunitat estrangiera e aquela locala, mas l'escarsitat de ressorsas frena sovent lors intencions. «Lhi estrangiers nos demandon sovent de moments e de luecs ente dialogar embe la comunitat locala e se far conóisser - remarca l'assistenta - e aquò ajuaria ben al procès d'integracion. Perque mesme se en Val Pélis, per exemple, las iniciativas dal tèrç sector mancon pas, per qui arriba de defòra es pas tant fàcil s'inserir. Ai fatigat fins mi que siu originària de la Ligúria e se penso a las familhas estrangieras, que parlon pas gaire la lenga e an de trabalhs precaris, compreno lors dificultats». De dificultats que, dedins lo cas de la Val Pélis, se revèrson inesorablament sus lo servici social de la Comunitat Montana, solet ponch de riferiment institucional per las nòvas familhas estrangieras dins lo país, qu'ensem al centre d'Escota de la gleisa valdesa e an aquel catòlic cèrcha d'adreçar aquesti novèl citadins. «Lacomunitat maroquina s'apuia un baron a nòstre servici - conclui Silvia Sacchetti - com aquò nos a chalgut cerchar d'interlocutors que representesson de qualqua maniera la comunitat en país. Fau riferiment a l'imam de Lusèrna, nòstre riferiment per la comunitat magrebina. Per organizar lo cors d'alfabetizacion, per exemple, ai demandat de parlar embe el. Coma per lo fenomen di minors estrangiers ren acompanhats qu'arribon aicí sensa papiers o embe un parent o un amís e pr'aquò nos chal activar la procedura dal jutge tutelar». Arriba sustot embe d'albanés e de magrebins; diriu una mesana de quatre o cinc cas chasque an. Com aquò, a travèrs l'imam rentracem las familhas d'origina magrebina».
Vist dal dedins...
«Siu arribat a Turin lo 31 d'avost dal 1989 da kuribka, Maròc. Ai durmit una nuech a Pòrta Palais da un conacional e puei me siu súbit meirat en Val d'Ols, derant a Sant Ambrògi e puei aicí a Bussolen. Turin era tròp caòtica e lhi afits tròp auts». Lo senhor Salah Qabbal a resistut masque gaire oras dins lo cap-luec piemontés. E desenant da mai de vint ans viu en província, en bassa Val d'Ols, embe la frema e tres filhas. A obtengut la citadinança italiana, trabalha coma manutentor mecànic dins una fàbrica de Almese e ental 2005 a chataa e restructuraa una maison a Bussolen. Un cas parier an aquel dal senhor Mohammed Saadi, maroquin de Boujaad, un vilatge da pè a Casablanca, decò el atrach da la província montana, dal 1997 resident a La Tor, en Val Pélis: «Siu arribat decò mi a Turin - explica -. Era lo 1989 e ai degut restar en vila per un an entier. Mas a pena ai polgut me siu meirat ental pinerolés perque la vila m'agradava pas». Encuei lo senhor Saadi fai dui ans qu'atend la citadinança italiana de la quala a drech, trabalha en pròpri coma decorator e dal 1999 viu embe la frema e quatre mainaas dins una casa populara de La Tor. «Ental 2002 ai dubèrt un'empresa individuala perque m'a chalgut lo far - explica -. L'alternativa, per un decorator coma mi, era d'aténder que qualqua empresa del caire me sonesse se lhi avia de trabalh, embe lo risc a maison a pena finia lo chantier. Après lo reconjungiment embe la familha poliu pas anar anant com aquò. Da solet me gestisso mielh, trabalho embe mon filh Tarik, lo mai grand, e la situacion per mi e la familha es melhoraa». Malgrat l'actuala crisi econòmica, qu'a pas de segur resparmiat las familhas estrangieras: «Quora ai dubèrt l'emprèmi per la maison qu'ai chataa aicí a Bussolen - còntia Salah Qabbal - pagavo 460 euro. Puei, embe lhi tax variables, encuei ne'n pago 600. E embe ma paga d'obrier a 1500 euro, en cinc trebulem da bòn. Fai tres ans qu'arribem pas a anar al país a trobar lhi parents, la costa tròp. Despuei qu'es començaa la crisi econòmica avem pas pus gaire de sòuds. Encuei arribon pas pus de conacionals. Tot es chambiat. Lo Maròc ista creissent dal ponch de vista econòmic, Fiat e Renault an butat de fàbricas. L'Itàlia s'es fermaa. Esperem que l'economia torne virar decò aicí». Lhi fai da resson Mohammed Saadi: «Decò nosautri fai tres ans que nos bogem pas da La Tor. Quora arribem anem trobar lhi parents en auto, passant da Gibiltèrra. Perque l'avion es tròp char. Totun aicí a La Tor nos trobem pas mal, avem una mosquea ente pregar e celebrem las fèstas tuchi ensem. Coma per l'Aid, la fèsta ente se tua l'anhèl, que l'an passat avem celebrat tuchi ensem a Villa Glicini». Es pas dal tot d'acòrdi lo senhor Salah Qabbal, que malgrat la presença dal Centre Cultural Magrebin e la recenta dubertura d'un comèrci d'articles maroquins ental país lamenta la dificultat de s'integrar de la comunitat estrangiera de Bussolen: «Lhi italians aicí son un baron sarrats - expica -. Jamai subit d'acres de racisme, aquò pas, mas totun fai d'ans que vivo en país, em'arriba d'anar a cina embe de gent d'en cò miu, quasi jamai embe de familhas italianas. Mas filhas puei estúdion sempre soletas, van pas dins las familhas italianas de sas companhas. Decò perque aüra es tot ben dificile, s'arriba qualquaren es tot colpa nòstra, di musulmans. Mielh laissar pérder. Un jorn ma filha es arribaa a maison en plorant: degun volia lhi se setar da cant perque era estrangiera. De bòt arribapuei que la gent qu'én encrosea passe de marchapè. Las mainaas se'n avison, son pro sensibles an aquò, e lhi reston mal». Lo senhor Qabbal exàspera pas la situacion, pensa que l'integracion sie masque question de temp. Mas se planh totun d'un "ritme de vita" diferent, mai enuiós: « respèct a quora istàven al Maròc aicí avem menc la possibilitat de salhir, d'anar veire d'amís o de parents. A Bussolen conoisso ren que tres causas: trabalhar, anar far l'espesa, tornar a maison».
A La Tor coma a Bussolen, ente las comunitats estrangieras encòntron gròssa maniera las mesmas dificultats d'integracion, un ròtle central lo prenon las escòlas: «Gràcias al bòn rapòrt embe lhi ensenhants me sagrina pas d'e créisser mi filhs en Itàlia - explica Mohammed Saadi -. Lo futur es aicí, dedins aqueste país, donc es just qu'emprenen la cultura locala. Nosautri dal cant nòstre cerchem de lhi mostrar l'arab e la cultura maroquina». Salah Qabbal es decò d'acòrdi. Per sas tres filhas lo futur es en Itàlia: «Tornar al Maròc voleria dir lhi gastar la vita - ditz l'òme -. De bèl avant an d'amís e d'interès en Itàlia. Masque, çò que me faria de plaser es qu'estudiesso l'arab. Per manténer lhi rapòrts embe lhi parents ailen al Maròc».
Las dificultats mai gròssas dal procès d'integracion, a La Tor coma a Bussolen, second totas doas las comunitats estrangieras son soportaas da las fremas. «Perque per elas lhi a pas de trabalh - conclui lo senhor Qabbal -. E en restat sempre a maison conoisson pas degun e trebulon a emprene la lenga. De mai quora parécipon ai raires apontaments interculturals organizats dal país, én devisa sempre de cusina o én fai festa. Mai que se bute qualquaren en pè, per lhi enformar di drechs e di devers de lor novèl país».
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Lo Maròc
Lo Maròc es un estat de l'Àfrica septentrionala situat dins lo caire nòrd oest de la region, definia decò coma Maghreb. Es una monarquia constitucionala e son monarca actual es Mohammed VI. Sas còstas son banhaas da la Mar Mediterrànea dins lo caire septentrional e da l'Ocean Atlàntic en tota la faissa de còsta a oest de l'estrech de Gibiltèrra. Confina a est embe l'Algeria e a sud embe lo territòri dal Sahara Occidental , ente lo pòple Saharawi es en luta embe lo Maròc per obtenir sa plena indipendença. En dedins dal territòri maroquin, qu'a un'extencion de quasi 450 km², lhi a ben quatre enclaus espanhòlas: Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomena e Peñón de Alhucemas, eretatge d'un colonialisme de bèl avant finit, mas que trebula a èsser cancelat d'una maniera definitiva. Decò las islas Chafarinas, sus la còsta dal Mediterrani, 45 km a est de Melilla, e las Islas Canàrias al larg dal caire pus meridional de la còsta atlàntica dal país apartenon encara a l'Espanha. Enfin l'isla Perjil, un rochier desabitat près de l'estrech de Gibiltèrra, es totjorn desputat entre Maròc e Espanha.
Las premieras penetracion de tipe comercial de las potenças europèas en maròc, França e Granda Bretanha per primas, remonton a la fin dal sècle XVIII. Mas ental sècle XIX que lo país magrebin deven objèct de l'interès de las potenças colonialas e al començament dal sècle passat lhi a la premiera occupacion estrangiera da part di francés, qu'intendion s'opausar a l'influença econòmica espanhòla sus la region. Ental 1904, embe l'apòg de la Granda Bretanha, qu'en chambi obtenet de poler esténder son influença sus l'Egipte, França e Espanha decideron de se partatjar l'esfèra d'influença sus lo país. Ental 1906 la Conferença d'Algeciras instituet unj contròl internacional sus lo Maròc a garancia de lhi interès econòmics di país europèus, recebut dal sultan Abd al-Hafīz solament ental 1912 embe lo tractat de Fez. Lo renh african devenia a tuchi lhi efècts una colònia francesa; l'Espanha gardava lo contròl dirècte sus qualquas partias dal país, coma lo Rif, Yarfaya e Ifni. Chal arribar fins al 1956 per assíster a l'indipendença dal maròc, quora en séguit a la partecipacion de son exércit a flanc de las tropas aliaas dins la seconda guèrra mondiala lo país demandet e obtenet lo reconoissiment franco-espanhòl de l'indipendença a excepcion de qualquas vilas: Tangeri foguet restituïa a la sovranitat maroquina masque a la fin dal 1956, mentre per Tarfay chalguet aténder lo 1958. L'actual rei dal Maròc s'es insediat lo 30 e lulh dal 1999 embe lo nom de Mohammend VI. Lo monarca a entreprés la dralha de la modernizacion embe l'idea de devenir un jorn membre de l'Union Europèa. 
Lo Maròc, intòric país d'emigracion, despuei pauc près 20 ans ve si ciutadins partir en cèrcha de fortuna vèr lhi país europèus. A la meitat di ans '90 lhi maroquins a l'estrangier eron calculats en un milon e 500 mila. Encuei son mai de lo doble, o ben 3 milions e 300 mila, dins l'85% di cas residents en Euròpa. La França, embe un milion e 1300 emigrats d'origina maroquina, es al premier pòst, seguia da l'Espanha embe 547 mila e da l'Itàlia embe 366 mila.Encuei, malgrat la creissua econòmica constanta a partir dal 2003 aie consentit de frenar l'emigracion e d'amelhorar la situacion econòmica generala dal país, lo Maròc resta a la 127° plaça sus 179 second l'indèx de desvolopament uman. Reformas socialas, liberalizacion dal marchat e l'intrada de capitals enstrangiers son pas encara sufisents a tornar solevar las sòrts dal país african: lo 20 % de la popolacion de fach viu encara encuei dessot lo suelh mímim de pauretat. Totun, embe una creuissua annala que balança a l'entorn dal 7% lo país avança a pas da gigant, tant da èsser entre las economias africanas mai florentas. La granda part de la richessa proven dal ganh liat a l'extraccion de polifosfats, mas incidon un baron lo torisme e las somas d'argent enviaas en pàtria dai maroquins resident a l'estrangier. Recentament Mohammed VI a siglat un acòrd de libre eschambi embe l'UE qu'intrarè en vigor ental 2010, dins l'espèr de devenir un jorn membre a tuchi lhi efècts de l'Union.