italiano Una delle più ampie e lunghe valli della montagna cuneese, si spinge nel cuore della Alpi Cozie fino al Monviso, con i suoi 3841 m la più alta vetta d’Occitania. La valle fu a lungo divisa tra Delfinato e marchesato di Saluzzo, e riunita sotto i Savoia solo nel 1713. I gigli di Francia appaiono ancora oggi scolpiti sulle pietre delle baite nell’alta valle. Non è solo il «Re di Pietra» l’attrattiva della valle, ma forse più ancora le bellissime borgate dell’alta valle e alcune feste autentiche e partecipate dalla popolazione, come la Baìo, festosa rievocazione della cacciata dei saraceni.
Il percorso di visita
All’imbocco della valle, Piasco fu per secoli un importante mercato per tutta la valle. Conserva la torre comunale del XIV secolo, già campanile della chiesa di S. Sebastiano. Il castello dei Porporato, edificato nel XVII secolo, sorge a guardia dell’abitato. Ha sede a Piasco l’originale Museo dell’arpa Victor Salvi, che raccoglie esemplari degli ultimi tre secoli.
Si segue la SP 8 che risale la valle, ma la si lascia subito per salire a Rossana, sita in posizione elevata. La parrocchiale dell’Assunta è dell’XI secolo, ma la facciata fu rifatta nel XIV, in stile gotico, con ornata ghimberga in cotto e tracce di un affresco raffigurante S. Cristoforo.
Con la SP 46, sul versante orografico destro della valle, si raggiunge Venasca: la parrocchiale dell’Assunta fu edificata tra il 1749 e il 1755 in stile barocco da Paolo Ottavio Ruffino. Il grandioso edificio ha pianta ottagonale, con facciata curvilinea. Sulla piazzetta della parrocchiale affaccia la quattrocentesca Ca dla Tur (casa della torre). Si prosegue verso il vicino paese di Brossasco, per deviare verso Isasca, piccolo paese sulla via che scollina verso la valle Bronda: la chiesa di S. Massimo conserva pregevoli affreschi del XVI secolo, raffiguranti un’Annunciazione e gli Evangelisti.
Si ritorna al fondovalle, per proseguire la visita a Brossasco, sorto alla confluenza dei torrenti Varaita e Gilba. La parrocchiale di S. Andrea conserva un portale del XV secolo, in stile gotico; ai margini occidentali dell’abitato, la chiesa di S. Rocco (XV sec.) è interamente affrescata all’interno, con un ciclo sulla vita di S. Rocco, di Pascale Oddone; altri affreschi decorano l’esterno dell’edificio. Da Brossasco si sale nel vallone laterale di Gilba, dove un tempo erano attive cave di ardesia. Il paese di Gilba è oggi quasi abbandonato, ma si conservano pregevoli esempi di architettura di montagna nella borgata principale, Danna.
Si segue la SP 8 per un altro breve tratto oltre Brossasco, per una nuova deviazione sul versante orografico destro: la strada, panoramica sulla valle, porta a Valmala e, oltre il paese, al santuario ottocentesco che sorge non distante dal colle di Valmala (1541 m). Dal colle ci si immette sulla strada militare «dei cannoni», che percorre lo spartiacque tra Maira e Varaita, particolarmente interessante per escursioni in mountain bike.
La SP 8 prosegue sull’ampio fondovalle dove si trova Melle, paese a vocazione agricola, noto per la produzione dei celebri tomini. Si giunge quindi a Sampeyre, capoluogo della valle, con vocazione turistica grazie a vari alberghi e una piccola stazione per lo sci alpino. Sulla centrale piazza affaccia la parrocchiale dei Ss. Pietro e Paolo, in stile romanico-gotico con facciata rimaneggiata nel XIX secolo. Conserva il portale romanico, decorato con figure antropomorfe e zoomorfe. L’interno è gotico, con affreschi raffiguranti scene della Vita e Passione di Cristo, di Tommaso e Matteo Biazaci (1460-70). Da Sampeyre si sale alla frazione Becetto, dove si trova il santuario di Nostra Signora, fondato nel XIII secolo ma rimaneggiato in epoche successive. Proseguendo sulla provinciale, alla frazione Villar la parrocchiale ha impianto gotico, e conserva due interessanti portali romanici in pietra verde di Brossasco.
La visita prosegue sulla SP 105 fino a Casteldelfino, bel paese posto sulla strada di Francia, o Chemin Royal. Il centro storico conserva edifici di pregio e la fontana Lou Trouei, sormontata da un rilievo raffigurante la Madonna (XVI sec.), con accanto le armi di Francia e del Delfinato, a cui appartenevano il paese e tutta la Castellata, il distretto amministrativo che comprendeva anche Pontechianale e Bellino. All’imbocco dell’abitato si trova la parrocchiale romanico-gotica di S. Margherita, che conserva, all’interno, affreschi di Tommaso e Matteo Biazaci. A Sud-Ovest del paese si trovano la romanica chiesina di S. Eusebio e i ruderi del castello, distrutto da una frana nel 1391. Casteldelfino è punto di partenza di escursioni che portano nel bosco dell’Alevè, tra le più importanti cembrete delle Alpi, estesa su oltre 800 ettari e iscritta nel libro nazionale dei boschi da seme, per la vetustà e grandezza dei suoi pini cembri.
Da Casteldelfino la valle si biforca e si segue la provinciale in direzione di Bellino, toccando le varie frazioni in splendido contesto montano, allineate lungo il corso del torrente Varaita di Bellino. Caratteristica delle borgate è l’impianto edilizio a maglie strette, con edifici a logge porticate, sorrette da pilastri. Le case sono arricchite da portali scolpiti, volti apotropaici e splendide meridiane. I tetti, a larghe falde, sono sorretti da capriate di larice, con copertura in lose. Alla borgata Chiesa il campanile è in stile romanico lombardo, forse il più antico della valle. Dalle case di S. Anna partono vari itinerari escursionistici, verso il Pelvo d’Elva e la conca dell’Autaret.
Da Casteldelfino si seguono le indicazioni per Pontechianale e il colle dell’Agnello, che portano nell’ampia conca dove si trova il lago di Castello, sulle cui rive si sviluppa l’abitato della frazione omonima. Castello è punto di partenza per la salita al Monviso, attraverso il vallone di Vallanta.
Si prosegue verso l’alta valle toccando il moderno abitato di Pontechianale. Il paese più antico è stato sommerso dal lago dopo la costruzione della diga nel 1942. Nell’attuale parrocchiale è stato trasferito il portale tardo-romanico della chiesa sommersa. Pontechianale è stazione attrezzata per il turismo invernale, con impianti di risalita e ricettività alberghiera.
Si prosegue verso il colle dell’Agnello, fino alla frazione di Chianale, sita nella bella conca prativa. La borgata ha conservato l’aspetto di borgo montanaro, con belle case di pietra allineate lungo il Chemin Royal per la Francia.
Box: La Baìo di Sampeyre
La cacciata dei saraceni dalla valle deve aver lasciato nella popolazione della val Varaita una grande impressione, se ancora oggi la Baìo - la rievocazione di quei fatti - è sentita con tanto entusiasmo. La festa si celebra ogni cinque anni in occasione del carnevale, e vi partecipa tutta la popolazione. I costumi sono originalissimi e si sono nei secoli arricchiti delle suggestioni più varie: la guardia armata degli ussari sfoggia divise di chiara derivazione napoleonica. Sfilano per le vie del paese i capipopolo con la feluca, i notabili e coppie di sposi, con costumi decorati di nastri multicolori e specchietti. Mori e turchi sono in catene, in veste di sconfitti. Il colpo di scena della rappresentazione è la fuga del tesoriere con la cassa dei denari. Segue la sua cattura, il processo, la sua condanna a morte e la grazia, per l’immancabile lieto fine di questa gioiosa e colorata festa.