Provincia di Torino

Val di Lanzo/Canavese, Valle Orco/Soana, Val d'Aosta

"Una passione lunga una vita"

"Na pasioun loundji 'me na vita"

di Franco Rolando - Guida alpina di Ceresole Reale


italianoPiazza del Comune di Ceresole Reale, una bella mattina di maggio. Franco mi aspetta sul suo furgoncino rosso: mi è proprio simpatico, sorriso aperto nel volto abbronzato, magro, tutto muscoli e nervi che la dicono lunga sulla sua passione per la montagna. Forse sono di parte: l'ho trovato simpatico fin dalla prima telefonata, quando mi ha risposto che per il tempo rubatogli avrebbe voluto essere pagato in torte.
Il mio amico abita al fondo del pianoro di Ceresole, là dove la strada comincia a salire verso il Nivolet: un gruppo di case, piano terra e primo piano, tutte pietra, legno e lose, conservate con una cura che emoziona.
Casa di Franco è un vecchio fienile divenuto abitazione. Sono emozionata, mostrandomi casa sua Franco mi ha fatto un grosso regalo, un regalo che fa solo agli amici.
Ci sediamo davanti alla sua baita e cominciamo a chiacchierare.
La sua carriera è iniziata nel 1960, grazie agli insegnamenti del suo "maestro" Gildo Blanchetti, che gli ha trasmesso l'amore per la montagna.
Tuttavia Franco ha sempre vissuto la montagna: il suo mestiere è stato il naturale sviluppo di un amore nato in montagna da giovane pastore, un modo per resistere nelle nostre vallate, un modo per continuare a vivere la passione per la sua terra.
Purtroppo non si può pensare che facendo solo la guida si sfami la famiglia, Franco per esempio ha lavorato all'ENEL facendo la guida nel tempo libero, il sabato, la domenica. L'ha sempre fatto volentieri perché il secondo mestiere è una passione che più che soldi, gli ha dato l'opportunità di conoscere tante persone, molto diverse tra loro, ma tutte meriterebbe una storia intera. Ha conosciuto e accompagnato personaggi politici come Ugo La Malfa (appena conquistata la patacca) o Luciano Violante; religiosi come Monsignor Bettazzi e tanti, tanti altri: questa è una delle soddisfazioni più grandi che la sua professione gli ha regalato.
Ora Franco ha appeso le corde al chiodo dopo quarantaquattro anni di salite e discese... "Quando si accompagna qualcuno bisogna tenere la corda e bisogna tenerla bene, altrimenti, se non ci riesci, diventa un pericolo, più che una sicurezza...allora ho capito che era ora di smettere". Ha smesso di fare la guida per professione, ma cammina e arrampicare, a volte da solo, altre con qualche amico. Anzi adesso che lo fa per se stesso, per puro piacere, con meno ansie e preoccupazioni, andando più adagio, senza pensare continuamente al benessere degli altri, gli sembra di vedere posti nuovi, cose mai viste prima, nonostante sia passato e ripassato per quei valloni per quarantaquattro anni.
Tornando a parlare di alpinismo e di guide alpine, Franco mi spiega come mai in un ambiente in cui tutti conoscono la montagna si sia diffuso il suo mestiere: "E' semplice, la risposta è una sola, il turismo!". Fin tanto che la montagna è stata percorsa dai valligiani, non c'è stato alcun bisogno di guide; con l'inizio del turismo alpino (fine dell'Ottocento con il primo gruppo di guide alpine: quelle di Chamonix) ecco che i "cittadini" hanno avuto bisogno di un professionista, una persona che vivesse in montagna e che ne conoscesse i pericoli, una persona che, grazie a questo bagaglio di conoscenze e competenze, potesse fare da accompagnatore in totale sicurezza. La mia guida mi spiega ancora meglio: "Ora i "cittadini" sono abituati ad andare in montagna e ce ne sono alcuni che vanno benissimo, sono forti e robusti...però chi vive dodici mesi all'anno in montagna ha esperienza di tutto ciò che riguarda la montagna e il suo ambiente (ad esempio il tipo di neve, se fa freddo se fa caldo...) i cittadini arrampicano benissimo, però sono abituati a fare magari anche il quinto o il sesto livello in palestra a Torino, e quando sono in ferie voglio andare in alto, ma c'è una grossa differenza tra fare il sesto grado in palestra e fare anche solo il terzo ma sul Monte Bianco...ognuno ha l'esperienza del posto in cui vive e la guida ha il vantaggio dell'esperienza della montagna vera, non della palestra...ero un giovane soldato a Courmayeur, non ero ancora una guida, ma insieme ad un gruppo di guide siamo andati a prestar soccorso e loro, commentando la sciagura, mi hanno detto "quando cambia il tempo sul Bianco se sei una guida ne esci fuori lo stesso, altrimenti è difficile...". In ogni caso fai la guida per passione, per poter trasmettere l'amore che provi a qualcuno che viene dalla città, vuol dire accompagnare persone che altrimenti non sarebbero mai venute in montagna e quindi è far godere quello che tu hai goduto per una vita, è far provare a qualcun altro le stesse emozioni che ti sciolgono il cuore quando raggiungi una vetta, questa è essere una guida, questa è la sua specialità".
Stiamo chiacchierando già da un po' quando Franco tocca l'argomento che più gli sta a cuore: i giovani, la montagna e il parco. Mi fa riflettere sul fatto che esistono almeno due categorie: appartengono alla prima i giovani della montagna, ormai incapaci di vivere con quanto offre la montagna, abbandonano il loro paese per l'illusione della sicurezza cittadina. Nella seconda si trovano i giovani di città, stressati dai ritmi cittadini, cercano nella montagna una valvola di sfogo: " siamo noi che lasciamo morire la nostra montagna, i vari enti, per quanto riguarda Ceresole, anche l'azienda elettrica: un tempo assumeva gente del posto ora invece si rivolge ad imprese che vengono da fuori, lasciando a casa i giovani della zona...ecco quindi che questi ultimi sono costretti ad andare in pianura per trovare qualcosa. Anche il parco del Gran Paradiso, invece di essere una fonte di reddito per le giovani famiglie chiude loro la porta in faccia: i concorsi sono molto impegnativi a livello teorico e questo fa sì che arrivino a lavorare per il parco persone laureate che non sono del posto, che non conosco le necessità di queste zone, arrivano fanno il loro lavoro, le loro ore e poi qui non lasciano quasi niente...Vittorio Emanuele II quando ha creato la riserva ha assunto i bracconieri così da avere le persone più esperte ad occuparsene, ormai non succede più, poi già che la montagna muore: se i guardia parco venissero da qui, lavorerebbero qui, si sposerebbero qui, avrebbero qui la famiglia, la famiglia salverebbe scuola del comune...e invece le cose sono diverse...arrivano...il parco...la montagna...tutto bello, magari comprano un alloggio, ma poi se ne vanno e la montagna muore! Siamo amministrati dalla città, il direttore del parco, per esempio, non sa quali sono i problemi dei valligiani, di quelli che nonostante tutto vivono ancora dodici mesi all'anno qui, perché quando non ci saranno neanche più loro, sarà un paese deserto e pieno di vipere...penso che per salvare la montagna servirebbe limitare l'amministrazione di chi viene da fuori, lasciando più spazio ai locali, perché non si deve dimenticare che finiti i locali, finito tutto, finito Ceresole e finito il parco!"
Prima di salutarci mi dice un'ultima cosa, molto bella, che mi porto nel cuore:"Penso di essere sereno, tranquillo per quello che ho fatto e quello che faccio. Per me è andata bene così, perché vivendo in montagna, facendo la guida, avendo tanti amici...non ho nessun rimpianto, ho la soddisfazione di avere un figlio che non ha abbandonato la montagna, questa è la soddisfazione più grande di tutte: un figlio che ama le stesse cose che ama suo padre. Sono contento, sono proprio contento!".
franco-provenzale Sla piasi deuou coumun eud Cérèsole, na bèla matìn eud mai. Franco ou me spetet soou soun fourgountchin rous: ou m'eust propi simpatic eun souris duvèrt seun moueurou abrounzà, mairou, tout nèrv e muscoul cou la diount loundji su la soua pasioun peur la mountagni. Forse seui gnint oubiètiva: l'ai trouvà simpatic sin da la pruma telefounada, can que ou me respoù que peur lou tèn que li pourtavou via peur l'intèrvista ou-i-arit voulù èstri pagà eun tourte.
Lou min amis ou istet aou found dla piana eud Cérèsole eundoua que la vìi euncaminet a rempià vèrs lou Nivolet: eun group eud queu pieun tèra e prum pieun, toute pèra, bosc e loze counsérvaye a ton na cura que èmousiounet.
La queu eud Franco è-i-eust eun vièi soulè daou fèn tresfourmà eun t'una queu. Seui eun po èmousiounaya, moustreunme la soua queu ou me fait eun gro régal cou fait meuc a ill'amis.
Nou sètén dveun queu, eunqueminèn a tchatcharà. La soua querièra da gouida eulpina è-t-euncaminaya eun tou 1960, grasie a la pasioun peur la mountagni que Gildo Blanchetti ou-i-eu tresmétù. Franco ou i-eust seumper istà eun mountagni e lou meustè dla gouida è t'istà cazi na counsegouèsi natural eud cant cou i-euret djouveun, cou alavet bouè a tol vatche sul soue mountagne. È-i-eust istà na manèri eud rèzistri eun le nostre valade, na manèri peur countinouà a vivri la soua grosa pasioun peur la soua tèra.
Purtrop eus-peut gnint pènsà que fazeunt meuc la gouida eus-peuset eunlevà na famìi, Franco ou i-eu trevaìya a l'ENEL e ou i-eu semper fait la gouida li diseundou, eul dimèndjè e cant cou i-avet eun moumeunt liber. Fâ dui travai è-gnint istà adoueurn ma eul soun meustè ou i-eust istà na pasioun si grosa que i-eu dounà piu que li soldi la pousibilità eud cougnuistri tènte peursoune gro divèrse tra leu, ma tuiti cou mèritériont na storia a sè. Ou i-eu cougnesù e coumpagnìa persounadjou poulitic, parèi ‘me Ugo La Malfa (apèina avù la pataca da gouida) o Luciano Violante, o rélidjous parèi ‘mè Monsignour Bettazzi e tènti, tènti d'aoutri: sitta è-i-eust una eud le soudisfasioun pi grose que la soua profésioun è-i-eu règalà.
Oura Franco, parèi ‘mè ès-dit, dopo carantecatr an eud salite e dichèze ou i-eu peundù eul corde aou quio "can que-ès portet carcun à-vèntet tinì la corda...é è-vèntet tinila dabin...perquè desnò è-i-eust piu eun pèricou que na sicouressi....aleura dj'ai capì que i-euret tèn eud fremame...". Ou i-eu quità eud fa la gouida peur proufesioun, ma ou-i-eu mai quità d'alà reumpià, ad vìi da soul, d'aoutri to querqui amis. Oura cou dj'oou fait peur soua pasioun, sènsa li crusi peur ill'aoutri, è-li-smiet eud vè post neu, eud tchoze mai viuve pruma anque se peur sre-valade oui-eust alà per carant'an.
Descoureunt d'alpinismo e-eud gouide, Franco ou me spiéguet coume eun t'un ambieunt eun que tuiti ou cougnusount la mountagni è-t'istà pousibil fa sè mestè: "Sèmplitche, la rispost è-t'una soula: lou tourism!".
Fin tant que la mountagni è-t'istaya courua eun lounc e eun larc da la djeun dle valade è-i-eu mai istà bezougn eud guide. A to l'inisi daou tourism elpin, (su la fin-eut-l'eutseunt a to lou prum group eud gouide eudChamonix) la djeun dla sità è-i-avu dabeuzougn d'eun proufésiounista, na persouna que cougnusisset la mountagni e li pèricoul, na persouna que pouiset fa d'acoumpagnatoù eun touta sicouressi. Ou me spiéguet euncou mieui: "Ourà li tchitadìn a sont abitouà a alar eun mountagna, è-i-eu djeun ca van bénisim, a son fort e roubust...però qui ca vive doudes mès un mountagni a l'a n'espériènsa eud tout ( lou tipou eud nai, se fait frèt se fait tchad...), li tchitadìn a van bénisim però lour sont abitouà a fa lou couinto, sèsto grad eun palèstra a Turin can ca sont eun féries a volont alar eun mountagna su alt, è tutà na diférènsi qui-a tra fa il sesto grado in palestra a Turin e fa lou térs gradou meuc, ma al Monte Bianco, tchèrte vies...aloura ognidun a l'a l'espériènsi eun tè ca viv e la gouida a l'a eun vantadji ...l'espériènsa dla mountagni...mi erou djounò, fasìou lou souldà a Courmayeur, è-i-èrou alà coun eud gouides (i-èrou euncou gneun gouida) a far tchèrti souccours e leur eun disiant "can que queumbia lou téns eun seul Bieunc se t'a na gouida saye for istès e d'aoutre è difitchil...". La gouida la fai prope coun pasioun eud poudèir far euntrar la pasioun a un ca vint da la sità fai godère sli moumeuntin, è vout dir acoumpagnir eud djeuns que sénsa gouida vérìan mai, couindi godère tchò que ti t'à godù na vita sta sì è la spètchalità dla gouida".
Tchetcharèn djeu da na bèla briva can que Franco toutchet un eud di-argumeunt cou istet piu a queur: li djouveun, la mountagni e lou parco deu Greun Paradis. Peur quiuel è-i-eu almèno doue catégourì, ou font part dla pruma li djouveun eud la mountagni ouramai pi gnint boun eud vivri to seun que la mountagni è dounet, ou lasount lou pais peur l'ilouzioun eud la sicuressi eud la sità. Eun la scounda catégourì ou-butet li djouveun eud la sità cou sercount eun tla mountagni envètche na valvola de sfog. "La mountagni la lachèn mourir nouzaoutri, i vari enti, l'azienda elettrica: assoumèt djeun deul post e a l'avèt eud vatadji... purtrop lou travai a-l'a ma a preun d'imprèze da fora e li fìi deul post li lachet a ca...aloura li fìi deu post a son coustrèt a calar eun pianura e trouar quertchoza. Lou parc a fa eud councours molto impegnativi come teoria però arivount isì cazi touiti laoureâ gneun deul post... a vint isì, a fait eul sou oures as na vèt, a lacha cazi gnènte isì...Vittorio Emanuele II, can c'a fèt la rizerva reale assumeva i bracconieri peur avèr gourdie molto esperte, sousì soutchet pi gneun ourà, aleura la mountagni djà que la lachèn mourir: se sti gourdiaparc alousount deul post, as mariount isì, à polont avè famìa, la famìa peu salvà la scola deul Coumun, invètche arivont...lou parc...la mountagni...tou bèl, à tchitount d'alotch ma poi la mountagni la lachount eun po mourir! Nouzèt sèn aministrà da la sità, lou dirètour deul parc à viniset a sentìr li proublèma dli validjeun, cali ca sont li proublèma dla djeuns ca vivount euncor doudès mès a l'an isì, peurquè seut djeurn qui-i-à pi gneun eud djeuns edventèrà eun pais deserto e pieno di vipere...Sècoundou mi peur proutèdjer la mountagni veuntet limitâr eun po l'aministrasioun fat da djeuns da fora e dai piu spasio a li loucal, perquè can qui-i-à pi gneun li loucal è finì tout, è finì peur li sitadìn ca vinount a bèicar lou parc, finì... tout... parc... mountagni...tout!"
Pruma eud tsalutanou oun dit euncoù na tchoza bèla, que-eun portou drè " Pénsou d'èsri trancouil anque per il pasà, peur mi è-alà bin parèi, perquè fazend la gouida, travayand eun mountagna, avendo cartchosa eud piu, avendo d'amis...peur mi rigrétto propri gnènte. Min fî m'a nâ la soudisfasioun eud gneun alà vià da la mountagni a l'a detchidù eud viver eun mountagni e sta isì è la soudisfasioùn pi grosa: min fìi ama la roba c'ama soun pare. Sui counteunt, sui counteunt!".

C11_Franco Rolando.mp3"una passione lunga una vita"

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"Una passione lunga una vita"
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