italianoIl mestiere del losatore si è proprio estinto? Forse no. Almeno non credo. Non mi si vorrà far credere che sono tra i pochi fortunati che ne conoscono uno! In ogni caso La mosca bianca che conosco si chiama Diego è giovane, anzi giovanissimo, vive con sua moglie e il cagnetto Mirtillo in una bella casa di Balme, e sì, il suo mestiere è il losatore. Nonostante sia sabato pomeriggio Diego non si tira indietro e facciamo una chiacchierata chiacchiere sul suo lavoro, anche perché a dir la verità ho sempre visto le case con il tetto in lose, ma non ho idea di come siano posate. La prima cosa che gli chiedo è perché abbia deciso di fare il muratore. Diego è espansivo e, invece di dirmi di farmi i fatti miei, mi racconta che già suo papà e suo zio sono muratori, così è quasi cresciuto nei cantieri. Tante volte dopo le lezioni li raggiungeva per aiutarli, così a diciassette anni, quando ha finito la scuola, ha avuto già un lavoro in tasca e senza pensarci troppo ha seguito le tradizioni di famiglia. Si può dire che sia un figlio d'arte perché la sua famiglia nel ramo sia paterno sia materno ha sfornato muratori esperti e preparati nella scelta e nella preparazione delle lose. Sono già quattro - cinque le generazioni della sua famiglia che si sono occupate di tetti in lose: "ho iniziato aiutando mio papà, poi pian piano ho cominciato a lavorare...sicuramente perché mi piaceva, altrimenti avrei fatto qualcos'altro...ho preso la strada dei tetti in lose perché mi è sempre piaciuto". Dalle sue scelte personali passiamo a parlare di tetti e mi spiega che affinché una losa possa andar bene per un tetto è necessario innanzitutto guardarne la robustezza in relazione alle condizioni meteorologiche che negli anni investiranno quel tetto: infatti le case che si trovano in zone in cui nevica di più e la temperatura d'inverno scende maggiormente, avranno bisogno di una losa molto più spessa, molto più robusta rispetto a quella che si può trovare sul tetto di case che si trovano in bassa valle. Perciò una delle cose più importati da tener presente è proprio la consistenza della pietra. Bisogna anche stare attenti alla durata: ci sono lose fatte di una pietra più friabile e porosa, assorbono l'umidità, queste dopo alcuni anni si sfaldano. Anche la posizione della losa sul tetto è importantissima: è necessario calcolare che il tetto dovrà sopportare il peso della losa, a cui d'inverno si aggiunge il peso della neve. Se non si vuol far crollare il tetto alla prima nevicata, è necessario soppesare le pietre e mettere quelle più spesse e pesanti in punti del tetto capaci di sopportare un peso maggiore, mentre disporre quelle un po' più leggere nei punti in cui la capacità di sopportare il peso è minore. Una bella losa da mettere su un tetto deve essere, liscia, forte, non deve avere crepe, spaccature, tagli altrimenti il peso della neve, il caldo o il freddo, possono spaccarla. Deve essere non troppo spessa, ma neanche troppo sottile e deve essere impermeabile, così da evitare che l'acqua della pioggia o della neve penetri nei pori e con il gelo si rompa. Ora le lose si comprano, però ancora lo zio di Diego, classe 1930, le estraeva in primavera da una cava di Balme . Era un lavoro faticosissimo e rischiosa, veniva fatto tutto a mano con mazze e scalpelli. Poi, una volta ottenute le lose, doveva aspettare l'inverno, così da sfruttare la neve, e con le slitte portarle a Balme. Oggi le cave autorizzate all'estrazione di lose si trovano quasi tutte nella zona intorno a Bagnolo e Luserna San Giovanni: quando si comprano lose nuove, quasi tutte arrivano da lì. Diego non solo fa tetti in pietra nuovi, ma è specializzato soprattutto nel recupero e nel restauro di tetti antichi. La scelte tra tetto nuovo o restaurato, in parte dipende dal cliente, ma dipende anche molto dalle condizioni in cui si trovano le pietre del tetto antico: se sono abbastanza belle e sane da poterle recuperare allora si procede, altrimenti, se sono crepate, consumate e in pessimo stato non conviene e si passa al nuovo. Questo è il primo lavoro da fare con quanta più attenzione possibile. Una volta che si hanno tutte le pietre a disposizione si può cominciare a fare o rifare il tetto e ognuno ha la sua tecnica. Diego è un losatore di montagna e d'abitudine, visto il rischio di precipitazioni, non toglie mai interamente il tetto: incomincia da basso, guarda le condizioni delle diverse pietre. Quando trova una pietra da sostituire allora la toglie e ne mette un'altra, di recupero o nuova. E man mano procede così, andando verso il colmo, togliendo solo poche pietre per volta. Così facendo si arriva in cima al tetto e non solo è già stata fatta la cernita del materiale da scartare, ma è già anche stato fatto il lavoro di sostituzione, il tutto senza scoperchiare tutta la casa. Naturalmente questo si può fare solo se la travatura sottostante è in buone condizioni: solitamente le travature delle case delle alte Valli di Lanzo sono in abete rosso, così resistente da resistere all'attacco delle camole e da marcire in casi rarissimi, perciò non succede quasi mai di dover sostituire anche le travi. Diego mi spiega il mistero che non ho mai capito: come facciano le lose a non scivolera dai tetti. Una volta le lose non si bloccavano, si appoggiavano semplicemente una sull'altra e il peso di quella sopra teneva ferma quella sotto. Si capisce che il vento e la neve con il tempo le faceva scivolare un po'. Invece, da una trentina d'anni si è incominciato a chiodarle, forandole. Questa è una soluzione molto comoda per l'artigiano, perché si fa molto in fretta; il problema però si pone quando bisogna sostituirne qualcuna: si rischia, per toglierla, di rompere la pietra. L'altra soluzione è staffarle: la staffa tiene da sotto la pietra e quando la si deve togliere non ci sono problemi perché basta spostare la staffa e la losa è libera.
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Lou meustè doou louzadoù ou-i-eust propi mort? Forse no. Alméno crèiou. Es-vourrèt pa fa crèiri que seui tra li poqui fourtunà que n'eun cougnusou un! Eun ogni cazou la moustchi bièntchi que cougnusou a se-s-tchamet Diego, è t'un djouveun, eunsi piu que djouveun. Ou vit avè la feumèla e lou tchineut Mirtillo eun t'una bèla queu eud Balme e lou soun meustè è-i-eust eud fa lou louzadoù. Anque se è-i-eust disendou dopomèzdì, Diego ous tiret gnint eundrè e fazèn na tchatcharada soou soun travai, anque peurquè, a di la vérità, dj'ai seumper viu eul que cuèrte a loze, ma dj'ai gnint éidèya eud coume eul loze ou sount pouzaye. La pruma coza que li tchamou è peurquè ou-i-eu détchidù eud fa lou muradoù. Diego ou-i-eust éspansìou e, envètche eud dime eud fame li min afè, oun counteut que djeu soun pari e soun barba ou sount muradoù, parèi ou crésù eun li queuntiè. Tènti vìi, dopo lésioun, ou alavet èidali, parèi a dizisèt an, can cou i-eu finì la scola, ou-i-avèt djeu eun travai eun sacotchi e sènsa peunsali tro, ou-i-eu countinouà la tredision eud famìi. Es-peut dìse que sèt "eun fìi d'arte" peurquè la soua famìi sia eun toou ramo paterno que matèrno ou-i-ont ésfournà bravi muradoù, spetchalmeunt eun li cuèrt eun loze. Ou sount djeu cat o sinc eul djénerasioun dla famìi cou font cuèrt eun loze:"Praticameunt dj'ai euncaminà a fa lou botcha di min pari e prè d'eiquì poc oou bot dj'ai euncaminà a travaìi...sicurameunt peurquè eun piazì, peurquè magara dj'arì fait d'aoutrou...dj'ai pìia la dirésioun dli cuvèrt a lozes peurquè m'è seumper piazù". Dal quèstioun persounal pasèn a descoueuri dli cuèrt e ou me spieuguet que pruma eud tout na loza peur alà bin peur un cuèrt è-vèntet verdà la roubustessi eun rélasioun eul coundisioun météréolodjic que eun tli an ounvieustount lou cuèrt. Di fati eul queu cous treuvount eun zone que vint piu eut nai e eul tèmpèrature d'invèrn ou seundount eud piu, ou-i-ont dabeuzougn d'una loza gro piu speussa, rispèt a seulle que eus peut trouvà su li cuèrt eud le queu eun basa val. Pertchò una dle tchose piu empourtant da tinìi prézeunt è-i-eust propi la counsisteunsi eud la pèra. È-veuntet pèrò fa teunsioun a la durata: è-i-eust eud loze faite eud pèra piu friabila e pourouza, ou tchutchoun l'umidità, sitte dopou querqui an ou-s-faldount. Co la pouzisioun dla pèra soou cuèrt è t'è eunpourtatisima: è-i-eust nètchèssari quelcoulà bin que lou cuèrt ou deut soupourtà lou pèis eud le loze eun piu, d'invern, eus djuntet lou pèis dla nai. Se eus veut gnint fa cragnì lou cuèrt a la pruma nai que vint, è-i-eust netchèssari velutà lou pèis eut le père e butà seulle piu spesse, grose e sote eun li pount doou cuèrt eun grado eud tsoupourtà lou pèis, mèntre butà seulle tèntin piu soutile e lidjieure eun tli pount eundoua la quepetchità eud tsoupourtà lou pèis è piu basa. Na bèla loza da butà sun cuèrt è-deut èstri bèla seuilla, forta, è deut gnit avè creupe o eut tseugn eud rotoura, eud tài de si no lou pèis eud la nai, lou tchaoud e lou frèt, ou la font crepà. E-deut co gnint èstri tro speussa ma gneunca tro soutila, è-deut èstri eumpermèabila da èvità que l'aiva dla piodji e dla nai è-intret eun li pori e toou djèil è-seu-squiapet. Oura eul loze ous-tchètount, pèrò euncoù lou barba eud Diego, clase 1930, oul cavavet, eun prumma cant cou alvet via la nai, da na cava dzeuri Balme: è-i-euret eun travai eud grosa fatiga e péricoulous fait tout a meun tol mase e scoupèl. Eun vìi faite eul loze ou douvont spetà l'invèrn peur esfrutà la nai e to eul lidje pourtale a Balme. Euncui eul cave, aoutourizaye a cavà eul loze, ous trevount cazi toute eun la zona euntoueurn a Bagneul e Louzerna Seun Djouan: can que es tchètet eud loze neuve cazi toute ou aruvount da lai. Diego ou fait gnint meuc cuèrt eud loze neuve, ma piu eud tout ou i-eust spétchalizà eun toou récoupèro e rèstaouro dli cuèrt vièi. La chèlta tra un cuèrt neu o eun restauro, eun parte è-dipeund daou cliènt, ma è-dipeund gro dal coundisioun cous trevount eul père doou cuèrt vièi: sou sount abeusteunsi bèle e piu eut tout sane da pouèle récupérà aleura eud vait aveunti, de si no sou sount crepaye, counsumaye, eun brute coundisioun è-counvint pasà aou neu. Sit ou-i-eust lou prum travai da fa to na grosa ateunsioun. Eun vìi que toute eul père ou sount a dispouzisioun eus peut euncaminà a fa o erfà lou cuèrt e ognidun ou-i-ont la soua tecnica. Diego è-i-eust eun louzadoù d'aouta mountagni , e viu lou risquio eud tempoural e doou brut tèn, ou gaveut mai tout lou cuvèrt eun teun vìi soul: ou euncaminet daou bas, ou vardet eul coundisioun eud le divèrse père, can que ou n'eun treuvet una da queumbià, aleura ou la gavet e ou n'eun butet n'aoutra, o eud rècupéro o neuva. Ou vait aveunti parèi vèrs lou colmo, gaveunt meuc poque loze aou vìi. Fazeunt parèi è-s-aruvet eun sima aou colmo que se djeu fait sia la tchèrnita deuou material da squertà, ma co lou travai eud soustitusioun, tout sènsa descuertà touta la queu. Naturalmeunt sousì eus peu fàsè se li bosc eud la travatura ou sount eun boune coundisioun: eud tsolit eul travature eud le queu eud l'aouta val eud Leun ou sount eun maleuddjou, talmeunt rèzistènt da meursà eun cazou rarisim e ou gamouleut gnint, pèrtchò è-capitet da rar eud douvè queumbià li trâ. Diego ou me spieguet inoltre un mistè que dj'ai mai capì: coume ou font eul loze a gnint esguìi da li cuèrt. Eun vìi eul loze ous bloucavount gnint, ou-s-apoudjivount meuc una su l'aoutra e lou pèis eud seulle deudzeuri e deun cara, ou tinivet freme seulle eud tsout. Ès capèit que lou veunt e la nai, a toou tèn, oul fazont sguìi eun po. Eunvètche da na tréntèina d'an è-seu-eunqueminà a quiouvale, foureunle. È na soulousioun comoda peur lou louzadoù, peurquè eus fait gro eunprèsa, lou proublèma pèrò ou i-eust can que ventet queumbiane quercuna: lou risquio è-i-eust que peur gavala eus-rountet la pèra. La soulousioun que eus drouet oura è seulla de stafale: la stafa quiouvaya su li trà è tint da sout la pèra e can que eus deut gavasne una è-i-eu gnun proublèma, peurquè è bastet desquiouvà la stafa da souta e la loza è-ieust libéra.
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