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Elva - un paìs occitan

Una comunità viva

Una comunitat viva

Una comunità viva
italiano «Sono arrivato a Elva salendo la strada del Vallone – racconta Edoardo Loria, presidente delle 26 locande occitane del Piemonte e gestore della locanda San Pancrazio di Serre. Era il lontano 1998 e mi sono innamorato follemente di questo posto. In quel momento ho deciso di cambiare la mia vita. Mi affascinava la cultura e la cucina occitana, quindi in tutti questi anni ho continuato ad approfondire le conoscenze documentandomi in ogni modo possibile». Il signor Edoardo dieci anni fa abitava a Cuneo e faceva l’agente di commercio; oggi gestisce la locanda occitana sulla piazza principale di Serre, ribattezzata Hans Clemer in onore del “Maestro d’Elva”, pittore di origini tedesche autore degli splendidi affreschi della vicina chiesa dedicata a Santa maria Vergine Assunta. La locanda oggi conta ben 70 coperti, 60 posti letto ed è aperta 12 mesi l’anno. «Cominciamo a lavorare a pieno ritmo verso maggio - continua il locandiere -, con molti turisti stranieri provenienti da Svizzera, Germania, Austria». E da qualche anno aumentano gli ospiti da Svezia e Norvegia, dopo il piacevole soggiorno di alcune famiglie di Oslo, che hanno parlato bene della realtà elvese una volta tornate in patria. «Oggi ad Elva ci sono ben sei aziende agricole, una locanda, un agriturismo ed un rifugio aperto tutto l’anno - spiega il sindaco Laura Lacopo -. Oltre a cinque margari che ogni estate portano le loro bestie in alpeggio». Non ha dubbi il Primo cittadino di Elva, la situazione del suo comune non ha eguali in tutta la comunità montana. Originaria di Cogoleto, in Provincia di Genova, Laura Lacopo è venuta a stare ad Elva molti anni addietro per amore di suo marito. Dal 2007 è diventata sindaco, e da anni lavora presso il Caseificio cooperativo elvese, realtà che riunisce due aziende con un totale di oltre 170 mucche. «Facciamo la tipica Toma di Elva – spiega Laura Lacopo – molto richiesta. E la vendiamo un po’ ovunque: Italia, Francia, Irlanda, Svezia. Persino in Nord America». Nonostante il fervore economico del piccolo comune, il sindaco non nasconde le difficoltà di vivere in un posto così isolato, dove l’inverno, dice, «Non è uno scherzo». Ma tutto sommato, aggiunge, «abbiamo ancora la posta aperta a giorni alterni, la scuola tenuta in piedi dalla Regione Piemonte, la guardia medica per le ricette e la garanzia di avere la strada sgombera dalla neve durante l’inverno. E finché riusciamo a mantenere questi servizi le attività potranno andare avanti». Attività come quella di Lorenza Bruna Rosso, titolare dell’azienda agrituristica L’Artesin di Borgata Clari, che racconta così la storia del suo locale: «finita la scuola superiore a Cuneo ho deciso di tornare a casa, ad Elva, e di aprire un’azienda agrituristica. Non solo mucche, ma anche bed and breakfast. Oggi sono dieci anni che siamo aperti, ed abbiamo tre camere per un totale di otto posti letto. Cerchiamo di fare tutto in casa, dalla pasta ai dolci, dalla carne al pane. Ed abbiamo un piccolo caseificio che gestiscono i miei fratelli». Per le ricette Lorenza Bruna Rosso, che cucina personalmente, ha ricuperato quelle di famiglia, grazie alla passione per la cucina della mamma. «Oggi devo dire che abbiamo un buon giro di clienti – continua – soprattutto stranieri. E’ successo che qualche anno fa è uscito un libro in Germania intitolato “Antipasti“Antipasti und Alte Wege: Valle Maira –Wandern im anderm Piemont von Ursula Bauer (autore), Jürg Frischknecht (Autore), Broschiertes Buch (Editor)”; al suo interno, in un capitolo riservato alla valli cuneesi, viene citata la mia azienda. Da quell’anno sono cominciati ad arrivare all’Artesin gruppi di tedeschi con quel libro sotto braccio». Risalendo la strada che porta verso il Colle di Sampeyre, arrivati al bivio per Stroppo, sul Colle della Cavallina, si incontra la Sousto dal Col, rifugio costruito a 1940 metri di altitudine aperto tutto l’anno, dove il gestore Davide Viale, originario di Borgo San Dalmazzo, accoglie i turisti con il fratello nepalese: «Sono arrivato ad Elva cinque anni fa per fare la mia tesi di laurea – racconta il giovane gestore, poco più che trentenne, con una compagna e un figlio appena nato –. E il giorno che stavo per finire la ricerca ho capito che non potevo più andare via». Davide Viale, dottore in filosofia e antropologia, risiede nella casa della nonna, originaria di Elva, emigrata prima in Francia poi a Borgo San Dalmazzo, nel ’36. Guardato con un misto di affetto e compassione per la scelta non facile dalle persone del luogo, il giovane antropologo gestisce oggi 20 posti letto e il servizio di ristorazione con attenzione particolare alla filiera corta. «Cerchiamo di offrire il più possibile prodotti del luogo – spiega –, facciamo la pasta in casa e le antiche ricette spesso rivisitate. Il nostro non è certo un business, perché per lavorare in un rifugio ci devi credere. Il rapporto ore di lavoro guadagno non sta in piedi: non lavoriamo mai meno di 12 ore al giorno e non ci arricchiamo certo. Ma cosa vuoi che ti dica? Io non ho nemmeno scelto di venire a stare qui, era già successo. All’inizio pensavo addirittura di prendere delle bestie. Poi una sera al bar i miei cugini che vivono qui mi hanno chiesto perché non prendevo in gestione il rifugio. Detto fatto, son tornato a Torino per laurearmi ed ora abito qui». Davide Viale la sua decisione l’ha presa in maniera definitiva. E le idee innovative per trasformare la realtà elvese non gli mancano. Come quella di attivare un Internet point presso il suo rifugio, aperto a clienti e residenti: «I locali sono quasi tutti agricoltori – piega -. E almeno una volta a settimana devono portare giù a Cuneo documenti legati ai controlli sulle mucche, perdendo un giorno di lavoro. Se li spedissero via mail risparmierebbero tempo e denaro. Piuttosto le prime volte gli aiuterei io». Ottima idea, che per ora attende che riescano ad arrivare anche ad Elva con la linea adsl. «Il futuro di Elva? – riflette il giovane antropologo – Non saprei. Io per ora ho portato la mia compagna, mio figlio e mio fratello nepalese. E con quattro nuove persone la Sousto dal Col è rinata. E se tutti facessero altrettanto? Qui potrebbe diventare il paradiso…»
occitan «Siu arribat a Èlva montant per la via d’la Comba – cònta Edoardo Loria, president de las 26 Locande Occitane dal Piemont e gestor de la locanda San Pancrazio a la ruaa dal Sèrre -. Era lo luenh 1998 e me siu enamorat folament d’aqueste pòst. Ent’aquel moment qu’ai decidat de chambiar ma vita. M’afascinava la cultura e la cusina occitana, e en tuchi aquesti ans ai continuat a aprofondir las conoissenças me documentant en totas manieras possiblas». Detz ans passats lo senhor Edoardo istava a Coni e trabalhava coma agent de comèrci; encuei gestís la locanda occitana sus la plaça centrala dal Sèrre, rebateaa Hans Clemer en onor dal “Mèstre d’Èlva”, pintre flamenc autor de lhi espléndids frèsc de la vesina gleisa dediaa a l’Assompcion. La locanda encuei còmpta ben 70 cubèrts, 60 pòsts liech e es dubèrta 12 mes a l’an. «Comencem a trabalhar bandat vèrs lo mes de mai – contínua l’albergator – abo ben de toristas estrangiers provenients da Soïssa, Germània, Àustria». E despuei qualque an aumenton decò lhi esvedés e lhi norvegés, après l’agradable setjorn de qualquas familhas de Oslo que tornaas ent’aquò lor an parlat ben de la realitat elvesa. «Encuei a Èlva lhi a ben sieis aziendas agrícolas, una locanda, un agritorisme e un refugi dubèrt tot l’anexplica lo Séndic Laura Lacopo – pus cinc marguiers que chasque istat meiron amont las bèstias». Lo Séndic a pas de dúbits, la situacion de sa Comuna a ren d’egals en tota la Comunitat Montana. Originària de Cogoleto, en Província de Gènoa, Laura Lacopo es vengua istar a Èlva fai ben pro d’ans per amor de son òme. Dal 2007 es devengua Séndic e despuei d’ans trabalha al Caseifici cooperatiu elvés, una realitat que reünís doas aziendas abo un total de ben 170 vachas. «Fasem la típica toma d’Èlva, ben cercaa, e la mandem un pauc d’en pertot: Itàlia, França, Irlanda, Esvécia. Fins en Amèrica». Malgrat lo fervor econòmic de la pichòta Comuna, lo Séndic estrema pas las dificultats de viure din un luec parelh isolat ente d’uvèrn, ditz: «es pas da rire». Mas tot somat, jonta: «avem encà la pòsta dubèrta a jorns alterns, l’escòla tengua en pè da la Region Piemont, la gàrdia médica per las recetas e la garancia d’aver la via desgombraa da la neu d’uvèrn. E fins qu’arribem a mantenir aquesti servicis las activitats polerèn anar anant». D’activitat coma aquela de Lorenza Bruna Rosso, titolara de l’azienda agritorística L’Artesin en Cò di Claris, que còtia parelh l’estòria de son local: «finia l’escòla superiora a Coni ai decidat de tornar amont a Èlva e de durbir un’azienda agritorística; pas masque de vachas, mas decò bed&breakfast. Encuei fai detz ans que sem dubèrts e avem tres chambras per un total de uech pòsts liech. Cerquem de far tot en casa, da la pasta ai dòuç, da la charn a lo pan, e avem un pichòt caseifici que gestisson mi fraires». Per las recetas la senhora Bruna Rosso, que cusinea personalament, a rebeït aquelas de familha, gràcias a la passion de sa maire per la cusina. «Encuei me chal dir que avem un bòn vir de clients, sobretot d’estrangiers. Qualque an fa en Germània es salhit un libre entitolat “Antipasti und Alte Wege: Valle Maira – Wandern im anderm Piemont von Ursula Bauer (autor), Jürg Frischknecht (Autore), Broschiertes Buch (Editor)”, ente dins un capítol dedicat a las valadas cuneésas ven nomaa mon azienda. Despuei aquel an an començat a arribar a L’Artesin de grops de tedèscs abo lo libre sot lo braç». Remontant la via que mena al Còl de Sampeyre, arribats a l’embrancament per Estròp, al Còl de la Cavalina, s’encòntra la Sousta dal Còl, refugi bastit a 1940 mètres dubèrt tot l’an, ente lo gestor Davide Viale, originari dal Borg, acuelh lhi toristas abo lo fraire nepalés: «Siu arribat a Èlva fai cinc ans per far ma tèsi de làurea – cònta lo jove gestor d’un pauc mai de trent’ans, abo una companha e na mainaa just naissua – e lo jorn qu’ero darreire a finir la recèrca ai capit que poliu pus m’en anar via». Davide Viale, doctor en filosofia e antropologia, viu dins la casa de sa nòna, originària d’Èlva, emigraa derant en França e puei, ental ’36, al Borg. Beicat abo na mescla d’affecion e de compassion da la gent dal pòst per sa chausia pas de bèl far, lo jove antropòlog gestís encuei 20 pòsts liech e lo servici de restoracion abo atencion particulara a la filiera corta. «Cerquem d’ufrir lo mai possible de produch dal pòst – explica -, fasem la pasta en casa e las vielhas recetas, sovent revisitaas. Lo nòstre es pas de segur un grand comèrci, perquè per trabalhar dins un refugi chal lhi creire. Lo rapòrt entre oras de trabalh e ganh res pas lo confront: trabalhem pas jamai menc de 12 oras al jorn e es pas pericle que venem rics . Çò que vòs que te dise? Mi ai nhanca cernut de venir a istar aicí, era já capitat. Tot súbit pensavo fins de pilhar de vachas. Puei un sera a l’òste mi cosins que vivon aicí m’an demandat perque pilhavo pas en gestion lo refugi. Encà ren dich fach; siu tornat a Turin per me laurear e aüra isto aicí». Davide viale sa decision l’a pilhaa en maniera definitiva. E las ideas innovativas per transformar la realitat elvesa lhi mancon pas. Coma aquela d’activar un ponch Internet dins son refugi, dubèrt ai client e ai residents: «La gent d’aicí son esquasi tuchi d’agricultors – explica – e almenc un bòt a la setmana lhi chal portar ailen a Coni de documents liats ai contròls sus las vachas e parelh perdon na jornaa de trabalh. Se lhi expediesson via mail resparmiarion ben pro de temp e de sòuds. Putòst lhi premiers bòts poleriu lhi ajuar mi». Na bòna idea, que per aüra atend que s’arribe a portar decò a Èlva la linha adsl.«Lo futur d’Èlva? – reflect lo jove antropòlog – saberiu pas. Mi per aüra ai portat amont ma companha, mon filh pichòt e mon fraire nepalés. E abo quatre nòvas personas la Sousto dal Col es tornaa renàisser. E se tuchi fasesson parelh? Aicí poleria devenir un paradís...»