| italiano
Quello strenuo ricercatore di memorie fotograficheche si chiama Franco Baudino mi ha posto sul tavolo un nuovo patrimoniod'immagini.È quasi un secolo di fotografie,dall'ottocento fino a sfiorare lametà del novecento.Esse ritraggono coppie di sposi,novelli o con i giovanissi-mi figli,e gruppi di famiglia dove si riconoscono anche due o tre generazioni.Negli anni scorsi erano state di volta in volta immagini relative a feste e ceri-monie,alla vita della scuola,al romanzo delle strade di accesso a Elva,ai cavié,agli elvesi nella prima e nella seconda guerra mondiale.Le popolava una molte-plicità di personaggi,colti in momenti significativi della loro vita,fossero incomitiva o esposti individualmente allo scatto;sempre rapportati a una atmo-sfera e in qualche misura condizionati da situazioni esterne.Spesso protagoni-sta anche il paesaggio.Ogni volta ne era nato un volume simile a quello che tulettore hai in mano,per metà catalogo e per metà saggio di accompagnamentoa tanta e così preziosa iconografia.Oggi il gioco - anche se è riduttivo chiamarlo così - si ripete.Ma diviene sfida.Perché queste fotografie vogliono prescindere dalle circostanze esterne,chesiano di festa o di lavoro,di pace o di guerra.Non ci sono avvenimenti a spie-gare la baldanza dei coscritti,la compunzione delle processioni,la festosità discolari e maestre,l'allegria della "leva",la solennità dei reduci,l'euforia di unmatrimonio.Neppure compaiono quelle situazioni ambientali che condiziona-no l'individuo al momento dello scatto,sia che venga colto al lavoro nei campio nel laboratorio di cavié,oppure durante una scampagnata alpestre oppureancora in posa dal fotografo del reggimento (ah quei pantaloni rigidi a trapezioche passavano da un soldato all'altro,usati soltanto per la foto ufficiale!).L'ambiente non conta,anzi ha l'artificiosità di sfondi e sceneggiature predispo-ste,spesso ripetitive (in realtà allo sguardo odierno presentano mille suggestio-ni evocatrici,ma al momento null'altro erano che un neutro fondale,come se sicelebrasse un rito.E in effetti era così).Si tratta infatti di ritratti,puri e sempli-ci.I soggetti,che siano coppie o gruppi familiari,hanno come interlocutoreunico l'obbiettivo della macchina fotografica,con il quale non c'è certo l'odier-na confidenza.Si sa che tutto registra con fedeltà inflessibile e che vale il primoscatto.Occorre prepararsi.Prima preoccupazione,la cura della persona. Dalla pettinatura alle barbe (poche) ai baffi (molti).E poi tanta attenzione all'a-bito.Deve essere quello buono della festa sia per l'uomo che per la donna,senza trascurare gli ornamenti:catene,orologi,collane e bracciali,monili,spes-so a sottolineare il livello economico e sociale raggiunto.E l'atteggiamento? Scopo del ritratto è conservare memoria di un momento divita e assicurare così un ricordo importante per gli stessi protagonisti ma ancheper i parenti e gli amici.Occorrerebbe una disinvoltura che all'epoca è difficiletrovare in chi affronta quel misterioso marchingegno,privilegio di pochi pro-fessionisti.Ecco quindi che la ritualità dell'evento si traduce nella rigidità dellefigure,nella fissità di tanti sguardi (persino i bambini ne sono spesso presi).Ciòemerge in specie nei ritratti delle coppie,mentre appaiono più sciolti i gruppi difamiglia dove il numero dei partecipanti divide e scarica la tensione.Ma allora la raccolta e la pubblicazione dei ritratti sono da considerarsi come unpuro esercizio formale di conservazione? Assolutamente no! Paradossalmentesono proprio le strettoie cui ho voluto fare cenno che esaltano la personalità el'umanità dei soggetti.Esse sopravvivono alla schematicità dell'apparato sceno-grafico,alle regole del "bon ton"sociale,alla soggezione del momento.L'umanità.Sta qui probabilmente la forza dei ritratti e l'importanza della sfidalanciata da Franco Baudino con la sua raccolta di fotografie.Al di là delle arti-ficiosità,ogni ritratto riflette l'umanità della persona,umanità come qualità del-l'animo.Ciascuno - uomo o donna - rivela qualcosa di sé,della propria condi-zione e natura.Lo raccontano gli occhi,le rughe,la bocca,le mani,il porta-mento e lo stesso abbigliamento.Ampia è la gamma dei sentimenti.Prevalgonofierezza,forza,orgoglio.Sono virtù che i giovani esprimono perché le sentonostrumento per affermarsi con la famiglia e nel lavoro;che gli adulti evidenzia-no come spiegazione dei traguardi raggiunti.Ad ognuno di voi - lettori - ten-tarne la lettura.Ma - ed è questo il punto - vi è una seconda umanità da cogliere.È quella cheil dizionario definisce "insieme di uomini",non più qualità individuale bensìumanità come collettività.È quella che corre sotto traccia e collega un ritrattoall'altro fino a esprimere una comunità:quella di Elva e degli elvesi.È questala sfida.Si può ancora dire o scrivere su Elva e gli elvesi qualcosa che già non sia statodetto o scritto? Ne dubito.Credo che nessun paese di montagna,di quelledimensioni e altrettanto remoto a causa dell'altitudine e dei picchi e burroniche lo nascondono,abbia goduto di tante attenzioni e di così fiorente lettera-tura.Sarà la bellezza del luogo esaltata dalla fatica per arrivarci,sarà la storiache ne ha fatto una gemma d'arte,sarà la virtù dei suoi cavié (o pelassiers) che ne hanno diffuso il nome nel mondo,è certo che sono molti i libri,i saggi,leguide che trattano di Elva.Ne hanno scritto studiosi d'origine forestiera,affa-scinati da quel contesto.Non è però mancato l'autore locale.Il nome? DonEttore Dao.È sufficiente darne qui un breve profilo.Nato il 20 novembre 1924 da DaoCarlino e Dao Ormena Maria Caterina,famiglia antica della frazione Clari diElva,fu sacerdote a Saluzzo e Scarnafigi.Oltre che per le virtù pastorali,si dis-tinse per passione e rigore di studi e ricerche storiografiche,trasferite in alcunipreziosi volumi.Si distinse pure per il profondo amore per la terra natale,cheespresse,oltre che negli scritti,quale promotore e animatore del restauro deisuoi tesori d'arte.Morto nel 2001,gli fu intitolata la piazza del paese.Don Dao ha pubblicato nel 1985 il libro "Elva,un paese che era"(EdizioniL'Artistica Savigliano,pag.333).Grazie anche ai contributi di alcuni eminentispecialisti,ne è uscito un insuperabile documento in cui la comunità elvese èraccontata e testimoniata nella sua storia e nei suoi caratteri.Tutto vi è regi-strato:dalla demografia all'arte e architettura,dal territorio con borgate e stra-de alla vita economica,dai lavori stagionali alle tradizioni.Emerge dall'opera ilquadro complesso di una umanità,quella elvese.È proprio quella l'umanità cuifacevo riferimento quando suggerivo l'opportunità di osservare i ritratti colle-zionati da Franco Baudino non solo singolarmente uno per uno,ma anche nellaloro globalità.Così da farne una lettura d'insieme;così da vedere in ogni foto-grafia la tessera di un mosaico capace di rappresentare e rivelare l'intera umani-tà elvese.Esercizio difficile? Può darsi,almeno per chi non conosce Elva.Ma non insu-perabile.A questo effetto ho pensato che proprio Don Dao potesse essered'aiuto,con la certezza tra l'altro che chiamandolo in soccorso gli avrei dato unagran gioia,una in più fra le tante di cui starà godendo nella gloria del Cielo.Come? Ricorrendo al suo libro appena citato.È così che il lettore troverà la gal-leria dei ritratti accompagnata,oltre che dai tanti dati biografici,da brevi estrat-ti del libro stesso,ciascuno scelto con l'intento di fornire una nozione di storia(quella di Elva nasce con l'antica Roma) o una informazione sul come l'umani-tà di Elva vivesse:cementata dalle condizioni ambientali,dal lavoro,da fede etradizioni,dalle difficoltà di comunicazione,dal filo infinito delle parentele,...fino a essere un tutt'uno.Sono tanto convinto della giustezza e dell'efficacia di questa soluzione che misono spinto oltre,fino a mutuare da Don Dao anche il titolo.È così che il suo"Elva un paese che era"diviene qui "Elva un'umanità che era".Non è soltan-to un omaggio postumo.È anche il desiderio di ricuperare e dare continuità allo spirito che animò la scelta di Don Dao,e che egli bene descrive nell'introdu-zione al suo volume.Mi riferisco in particolare al passo là dove dice "Questolibro è la testimonianza viva di chi,avendo condiviso in tutto e per tutto la vitadegli elvesi,non ne vorrebbe vedere il tramonto".Come non associarsi? Lo sente quale dovere il sottoscritto,non elvese.Losente in modo incommensurabile l'elvese Franco Baudino.E lo sentonoquanti hanno lavorato a questa piccola grande fatica,Dario Anghilante eInes Cavalcanti.
| occitan
Aquel valent recerchaire de memòrias fotogràficasqu'es Franco Baudino m'a pausat sus la taula un nòu patrimòni d'images.Esesquasi un sècle de fotografias,da l'Uech Cents fins a arrimbar a la meitat dalnòu cents.Retràion de coblas d'espós,novèls o abo de mainaas pichòtas,e degrops de familha ente se reconoisson decò doas o tres generacions.Enti an pas-sats de bòt en bòt aquelas images avion contiat de fèstas e cerimònias,la vita del'escòla,las vias per montar al país,lhi pelassiers,lhi elvés dins la premiera e se-conda guèrra mondiala.Las populavon un baron de personatges,pilhats dins demoments sinhificatius de lor vita,que foguesson en comitiva o solets;totunsempre raportats a un'atmosfèra e en cèrta mesura condicionats da de situa-cions exterioras.Sovent decò lo païsatge es protagonista.Chasque bòt n'es sa-lhit un libre parier an aquel qu'as es man tu,lector,meitat catàlog e meitat satged'acompanhament a tanta e tant preciosa iconografia.Encuei lo juec - bèla s'es reductiu lo sonar com aquò - se torna far.Mas venun'esfida.Perque aquestas fotografias vòlon laissar da cant las circostançasexterioras,que sien de fèsta o de trabalh,de patz o de guèrra.Aicí lhi a pasd'aveniments que disen la baldança di conscrits,lo dolor de las processions,lafestositat d'escoliers e magistras,l'alegria de la "leva",la solemnitat di escam-pats de guèrra,l'euforia d'un matrimòni.E son laissaas fòra decò aquelas situa-cions ambientalas que condicionon l'òme al moment de l'escat,que vene culhital trabalh enti champs o dins lo laboratòri di pelassiers,ental temp d'unaespassejada en montanha o encà en pòsa dal fotografdal regiment (Ah,aque-las braias regdas a trapeci que passavon da un soldat a l'autre,adobraas masqueper la fòto oficiala!).L'ambient conta pas,a l'envèrs,a l'artificiositat d'esfondse d'ambientacions já prestas,sovent ripetitivas (encuei donon a nòstre uelh demila suggestions evocatritz,mas un bòt eron pas d'autre qu'un fond neutre,coma per celebrar un rite.E en efècts era parelh).Son de retrats,purs e simples.Lhi subjècts,que sien de coblas o de familhas,an coma solet interlocutor l'ob-jectiu de la màquina fotogràfica,bo lo qual lhi a pas la mesma confiança d'en-cuei.Se sa que repilha tot tal coma es e que val lo premier escat.Chal sepreparar.Premier sagrin,la cura de la persona.Da la penchenadura a las barbas (gairas) e lhi barbís (tanti).E puei tanta atencion a la vèsta.Chal que sie aquela bòna de la fèsta sia per l'òme que la frema,sensa trascurar belets:chaenetas,mostras,colanas e braçals,monils,a remarcarla bòna condicion rejoncha.E lo portament? La mira dal retrat es de gardar lamemòria d'un moment de vita e assegurar parelh un recòrd important per lhiprotagonistas,mas decò per lhi parents e lhi amís.Chaleria una desinvolturaqu'enlora era dificila da trobar en qui adobrava aquel marquingèni,un privilegide gaires professionistas.Vaquí enlora que la ritualitat de l'event se trameira dinsla regdessa des figuras,di esgards (de bòt decò las mainaas ne'n son pilhaa).Aquò ressauta sustot dins lhi retrats de cobla,mentre se mostron pus desgenatslhi grops de familha ente lo numre des personas partatja e descharja la tension.Mas alora la reculhia e la publicacion d'aquesti retrats son da considerar comaun pur exercici formal de conservacion? Pas dal tot! Paradoxalament es pròpiaquela forma e regdessa qu'exalton la personalitat e l'umanitat di personatges.Elas sobrevivon a l'esquematicitat de l'aparat scenogràfic,a las reglas dal "bonton"social,a la subjeccion dal moment.L'umanitat donc.Es aquí benlèu la fòrça di retrats e l'importança de l'esfidalançaa da Franco Baudino abo sa reculhia de fotografias.Al delai des artifi-ciositats,chasque retrat reflèt l'umanitat de la persona,umanitat coma qualitatde l'anma.Chascun - òme o frema - revela qualquaren de sa persona,de sacondicion e sa natura.Lo còntion lhi uelhs,las rúpias,la bocha,las mans,lo por-tament e lo biais de vestir.Ample es lo contengut de sentiments.Prevalon lafieressa,la fòrça,l'orguelh.Son de virtuts que lhi joves exprimon perque lassenton un biais per s'afermar abo la familha e dins lo trabalh;e que lhi adultsevidencion a remarcar lhi resultats rejonchs.A chascun de vosautri,lectors,ne'ntemptar la lectura.Mas - e es aquí lo ponch - lhi a una seconda umanitat da culhir.Es aquela quelo diccionari definís "ensem d'òmes",pus una qualitat individuala,mas umani-tat coma collectivitat.Es aquela que cor sot traça e lia una retrat a l'autre fins aretraire una comunitat:aquela d'Eva e di elvés.Es aquesta l'esfida.Se pòl encà dir o escriure sus Èlva e sa gent qualquaren que sie já ren estat dicho escrich? Ne'n dúbito.Creo que degun país de montanha,d'aquelas dimen-sions e parelh isolat per l'autessa,las ponchas e las combas que l'estremon,aiegodut de tantas atencions e de tanta florenta literatura.Serè la belessa dal pòstexaltaa da la fatiga de lhi arribar,serè l'istòria que n'a fach un joièl d'art,serè lavirtut di siei pelassiers que n'an espanteat lo nom per lo mond;segur son tantilhi libres,lhi satges,las guidas que parlon d'Èlva.N'an escrich d'estudiósforestiers,fascinats da quel contèxte.Totun es pas mancat l'autor local.Lonom? Don Ettore Dao. Es sufisent ne'n donar un pichòt profil.Nascut lo 20 de Novembre dal 1924 daDao Carlino e Dao Ormena Maria Caterina,anciana familha de Cò di Clari d'Èl-va,es estat preire a Saluces e Escarnafís.En mai de sas virtuts pastoralas,s'esremarcat per la passion e la rigor di estudis e des rechèrchas istoriogràficas,reü-nias en qualqui preciós volums.E decò per la passion per sa tèrra mairala,qu'aexprimut,en mai que dins lhi escrichs,coma promotor e animator dal restauredi siei tresòrs d'art.Mòrt ental 2001,es estaa dediaa a ele la plaça dal país.Don Dao a publiat ental 1985 lo libre "Elva,un paese che era"(L'artistica,Savilhan,333 pag.).Gràcias decò a de contributs de qualqui eminents especialistas,es sortit un document excepcional ente la comunitat elvesa es contiaa e testimoni-aa dins son istòria e si caràcters.Tot es enregistrat dedins:da la demografia a l'arta l'arquitectura,dal territòri abo vias e ruaas a la vita econòmica,dai trabalhs sason-als a las tradicions.Salh da l'òbra lo quadre complèx d'una umanitat,aquela elvesa.Es pròpi aquela umanitat que disiu quora mostravo l'oportunitat de beicar lhiretrats rebeïts da Franco Baudino pas masque un a un,mas decò en lor globalitat.Parier da ne'n far una lectura d'ensem;parier da veire en chasque fotografia la teis-sèla d'un mosaic bòna a representar e revelar l'entiera comunitat elvesa.Un exercici de mal far? Pòl èsser,almenc per qui conois ren Èlva.Mas pas insu-perable.Pr'aquò aquí ai pensat que pròpi Don Dao polguesse èsser d'ajut,aboen pus la certessa que lo chamant en secors lhi auriu donat de jai,una mai delas tantas que l'onoron dins la glòria dal Cèl.Coma? Prenent da son libre justdich avant.Es com aquò que lo lector trobarè una rinja de retrats acompanhaa,mai di dats biogràfics,da de pichòt extracts pilhats da quel libre,chascun cer-nut al fin de donar una nocion d'istòria (aquela d'Èlva comença abo l'anticaRoma) o un'informacion sus coma vivia la comunitat dal país:encementaa dalas condicions ambientalas,dal trabalh,da la fe e las tradicions,da las dificultatsde comunicacion,dal fil interminable de las parentelas...fin a èsser un tot un.Siu ben convint de la justessa e de l'eficàcia d'aquesta solucion que me siu pos-sat òutra,fins a traire decò lo títol da Don Dao.Es parelh que son "Elva unpaese che era"devén aicí "Elva un'umanità che era".Es pas masque un omatgepostum.Es decò lo desir de repilhar e donar una continuitat a l'esperit qu'a ani-mat la chausia de Don Dao,e qu'ele ben descriu dins l'introduccion a sonvolum.Me riferisso en particular an aquel pas ailai ente ditz "Aqueste libre es latestimoniança viva de qui,avent partatjat en tot e per tot la vita de lhi elvés,voleria pas veire son desparéisser".Coma pas s'associar? Lo sent coma dever qui escriu aicí,ren elvés.Lo sent enmaniera incommensurabla l'elvés Franco Baudino.E lo senton aquilhi qu'antrabalhat an aquesta pichòta granda fatiga,Dario Anghilante e Ines Cavalcanti.
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