"Presento questi scritti (...), dopo anni d'incertezza, più per un fine politico (essere una voce dell'Occitania cisalpina) che per altro": così esordisce Antonio Bodrero nel presentare questa raccolta di poesie. Da molti conosciuto come Barba Tòni Baudrier (1921-1999), egli nacque a Frassino in val Varaita, fu amico di François Fontan, fondatore del M.A.O. e occitanista fino al 1980, anno in cui ruppe i suoi rapporti con l'occitanismo militante passando al piemontesismo.

Per Bodrero il dialetto è umiltà, innocenza, semplicità, fedeltà agli antenati:

 

Per amare il dialetto è necessario averlo parlato fin dalla più tenera età e parlarlo tuttora. Sentirlo come un emblema di umiltà, di fronte al fasto, alla piccola vanità borghese delle lingue ufficiali, accademiche, le lingue dei potenti della terra, sentirlo come innocenza, semplicità, di fronte alle furbesche complicazioni, alle trappolerìe, alle astruserie del linguaggio evoluto o erudito. Sentirlo come continuità perenne, fedeltà agli antenati, reverente omaggio verso di loro di fronte a quella specie di sottile tradimento che è l'abdicare a una lingua propria, al sermo rusticus e plebejus dal quale sono derivate tutte le lingue ufficiali, per una lingua ufficiale sempre inevitabilemente allogena, forestiera (1).

 

Le tappe fondamentali del suo percorso in seno all'occitanismo sono state riassunte da lui stesso nell'introduzione al Solestrelh Òucitan:

 

La scoperta della mia patria occitanica (..) la devo all'amico Gustavo Buratti, che mi avviò alla conoscenza di Federico Mistral, della sua opera, della sua grafia. Il secono passo, dall'orizzonte culturale della casalinga e tradizionale Provenza ottocentesca e mistraliana, un po' bigotta, conservatrice, regionale, filofrancese a quello dell'Occitania moderna (e della sua grafia trobadorica) lo feci sotto la guida degli amici Robert Lafont (...) e di Peire Pessamessa (...). Il terzo e definitivo, salto questa volta, all'Occitania politica lo devo all'amico François Fontan (...). Lingua, letteratura, politica, etnologia, filosofia sono oggi i miei interessi principali, non i soli.

 

Il libro è suddiviso in tre sezioni, alle quali corrispondono grafie e dialetti diversi: nella prima sezione, denominata "escrichuro felibrihouno" (scrittura felibrista), Bodrero adotta la grafia mistraliana; nella seconda, denominata "escrichura trobadora" (scrittura trobadorica), adotta la grafia Classica elaborata da Louis Alibert; nella terza sezione, denominata "escrichura pedemontana", sono raccolte le poesie scritte in piemontese.

La produzione poetica di Antonio Bodrero non può essere riassunta in poche parole; riporterò pertanto alcuni esempi a dimostrazione della feconda creatività dell'autore. Altre poesie possono essere lette in "Coumboscuro" e "Ousitanio Vivo", oltre che nella presente raccolta.

La natura è spesso celebrata nel suo canto lirico, come in Parpaioùn e abéie, musicata dai Gai Saber:

Parpaioùn e abéie savìn pus ent' anàa:

elà! arìe anàn dedeçài dedelài

tan fiairàven, chamàven aquelle fiour di préit

qu'àn burdì 'nçèm, pendù, a l'àire e a lou souléi,

fìndi a dermentiàa tout: fioùr, souléi, àire e çi,

findi a toumbà 'ndurmì, 'n bras a na fioùr grinoùso.

 

In Mai Madonno invita i "nòsti fràire que soun anà louegn" a "créire vèire vive lou vièi nòou / i cose premiroùgge mai niçue", a contemplare la bellezza della natura in primavera, "lou mound 'ma Nossegnoùri l'à creià".

Il tono cambia in Qu'allo lou chon e diventa giocoso; "Che cos'ha il cane che abbaia?", si chiede: ce l'ha con la sua immagine riflessa nel ruscello, il suo "fratello stregato".

Si passa poi al tono politico nella poesia dedicata A Jan Palac: una riflessione amara sul socialismo che si chiude con un'apostrofe agli italiani:

 

Libretàt es bel pèrde, mè tan pu mal gagnà;

i a pro d'un jorn a pèrdela, a 'rvèlla i vai cent ann,

n'a pa pro de tio fuèc, d'un còrp brusà d'un còr.

Mè ai italian quò fàila de libretàt d'estampa

e de paraula, èi èi! de justa autonomia?

Vòlon pe de pòlitica

e lésen pa, son mèur per 'n autre duso rei.

Brusasse! I duso grìgnen: Se brùsen d'as pa mi».

ai pa pus a brusalhe, pro que brùsen pa mi».

 

Per un'edizione critica completa delle poesie di Antonio Bodrero si veda Diego Anghilante (a cura di), Antonio Bodrero. Opera poetica occitana, Bompiani, Milano, 2011.

 

NOTE:

(1)Antonio Bodrero, "Dialetto conservatore", in "Musicalbrandé", N.16, dicembre 1962, cit.in Diego Anghilante (a cura di), Antonio Bodrero. Opera poetica occitana, Bompiani, Milano, 2011, p.20-21.