Ugo Piton è nato a Roure, in valle Chisone, nel 1921.
Setà decaire la flammo dei fouìe è il decimo libro pubblicato da Piton nell'ambito della collana intitolata "Ma gent" , iniziata nel 1980 con Lou cör de ma gent, che raccoglie opere di narrativa, biografia, etnografia, storiografia e coreografia.
Il libro di Ugo Piton è diviso in due sezioni: la prima raccoglie le poesie scritte dall'autore nel corso degli anni, la seconda, etnografica, è invece dedicata ai proverbi e ai modi di dire.
Le poesie sono in versi e a tema libero; evocano sentimenti semplici, la gioia, la serenità e la dedizione religiosa, oltre all'attaccamento alla lingua degli avi celebrata nella poesia Ma lengo:

L'ee, de mî reire sennhe, soun parlà,
la pi bèllo lengo que li sìe iità,
l'ee la prumièro que maz aurellha an sentì
aprê la careso de mamma que m'avìo beneizì!

In un'altra poesia, intitolta Embranco-te, Piton esorta il montanaro a "reggersi forte" e a non dimenticare la propria lingua, insieme a tutto il patrimonio culturale veicolato dall'idioma natìo:

Embranco-té ben
mountanhard....
embranco-té dur;
ta fouà,
ta lengo,
tâ tradisioun,
ta coulturo toutto,
eisublìo pâ,
l'ee de brancha de roure
que roumpan pâ!

La seconda sezione raccoglie i proverbi e i modi di dire di "un'epoca passata che svelano e evocano la grande saggezza e, spesso, l'acume, lo spirito vivo e la gioia di vivere dei nostri vecchi", spiega Ugo Piton, portatori di valori che secondo l'autore sono l'essenza della vita:

Nella mia memoria spesso ritornano vivi dei personaggi che mi hanno affascinato per lal ooro straordinaria umanità. Quegli anziani, come sono io adesso, che scendevano da Garnìe puntualmente per la Messa domenicle indossando i pantaloni di velluto fatti da mio papà. Essi, malgrado la durezza della vita lassù, erano sempre pronti a "sviscerarti" due, tre o quattro modi di dire o antichi proverbi che rendevano gioioso il discorrere e piacevole l'incontro.
Nel ricordare queste persone, mi pare che quel mondo così saggio, così pieno d'amore per la prorpia fede e la propria gente, che trasmetteva il fascino di abitare lassù, sia scomparso. Ciò non può che rattristare chi crede a quei valori che sono l'essenza della vita.

I testi sono stati scritti nel dialetto del bouscasin, ovvero la variante dialettale di Castel del Bosco di Roure, in valle Chisone; come annota Ezio Martin nell'introduzione al libro, il bouscasin si distingue per alcune forme caratteristiche:
-l'assenza della vocale attenuata ë, che abbonda nell'ambiente circostante e in particolare nel germanasco (si veda ad esempio de invece di dë, denant invece di dënant, fenetro invece di fënetro, etc.)
-la permanenza di o protonico primitivo, che nelle altre varianti diventa ou (si veda ad esempio boscasin invece di bouscasin, volà invece di voulà, poguée invece di pouguée, etc.)
-il futuro dei verbi -â (prima congiunzione) esce in -erei invece di -arei (parlerei, chanterei, etc.)
-ou passa ad u davanti a sillaba tonica contenente una vocale anteriore (i/u) (si veda ad esempio cumuno invece di coumuno, curin invece di courin, etc.).

Sono stati archiviati nel Corpus Testuale alcuni testi estrapolati da entrambe le sezioni.
Si possono inoltre leggere altre poesie ed alcuni divertenti racconti scritti da Ugo Piton e pubblicati su La Valaddo, il periodico con il quale l'autore ha collaborato attivamente a partire dal 1970:

Racconti:
Barbou Crammo e la vendemo, 1972
Barbou Pierin d'la simmo, dando Catlino e la meità de soun...vel, 1972
La jouventù, l'amour e...lî doû Roure, 1973
La madammo e la siervento, 1974
Lou sign de la croû, 1975
Lâ rana dei lac de la Moutto, 1976
La coundanno e la defenso dei granaìe , 1977
Lou coumbalin, 1978
Lâ doua eitisa, 1979
Doun Batistin.... e lâ marìa lenga, 1979
Lou chat e la vèso, 1980
Lou calinhaire, 1981
Lou fraire, 1981
Lou pitarous, 1982

Poesie:
Li pi grosi e belli sentiment, 1970
Rourenc, votre Roure vou parlo, 1975
La vigno, l'uo e lou vin, 1977
Lou fouîe, 1977
L'alpin, 1977
La nèo creis, 1977
Ma lengo, 1978
L'amichisio, 1978
Douman, 1979
L'ee ouro, 1979
La vitto, 1980
La prumièro larmo, 1980
Din lou jardin, 1981
La cloccho, 1981
Creouc, 1982
Argret, 1982
Qu'lo chapello, 1983
La pasioun de Bourset, 1984

Piton ha inoltre pubblicato sul periodico Coumboscuro dei proverbi ed ha partecipato al concorso "Uno lengo, uno terro, un pople" nel 1987 con la poesia Embranco-te, pubblicata sulla raccolta di poesie Prouvenço Parlo.