Enti in rete L.482/99   

Silvio Peron: fine musicista, cultore della musica tradizionale delle vallate abita a Robilante.

Silvio Peron: fin musicaire, cultor de la música tradicionala de las valadas, demora a Robilant.

Silvio Peron: fine musicista, cultore della musica tradizionale delle vallate abita a Robilante.
italiano

Ho iniziato a suonare l'organetto esattamente trent'anni fa, nel 1981. Allora c'era pochissima gente che suonava questo strumento, ma in compenso c'erano ancora molti suonatori tradizionali, più che altro di semitun e fisarmonica cromatica, già un po' più anziani. Nelle valli, suonatori d'organetto che riprendevano questo strumento suonando musica occitana e musica tradizionale delle vallate, in tutto ce ne saranno stati una decina. Anche i gruppi di musica occitana erano pochissimi, tre o quattro al massimo.

Non so di preciso perché ho iniziato a suonare e da dove mi sia giunta la passione. Ho iniziato con l'ascoltare un po' di dischi di musica folk francese in generale, irlandese con i Chieftains e occitana d'oltralpe con i primi mitici gruppi di riproposta quali Perlinpinpin folc, Bachas e Mont-Joia, ma c'era ben poca roba, poi i primi suonatori che ho ascoltato sono stati Beppe e Severin di Vernante; le prime curente penso proprio di averle ascoltate da loro, sia da registrazioni sia dal vivo; ho iniziato allora a frequentare i vari festin in Val Vermenagna e le feste in Val Varaita.

Sono nato a Cuneo e lì sono cresciuto, la mia famiglia è però di origine veneta quindi fa strano come son capitato a suonare e ad appassionarmi a questo genere musicale.

Fino a diciassette anni non ero assolutamente al corrente, che a quindici chilometri da Cuneo esistevano i festin animati da curente e balet, non ne sapevo nulla. Parallelamente ho anche iniziato a frequentare molto la Val Varaita, e le relative feste in vallata, iniziando a conoscere così i suonatori tradizionali che c'erano ancora a Sampeyre. La cosa è partita da lì poi è andata avanti.

Ho iniziato a suonare con un primo gruppo chiamato la "Sourcino", poi sono stato nella prima versione dei "Lou Dalfin" acustica, dove abbiamo registrato il disco "l'Aze d'Alegre", ho suonato con loro tre anni, poi un po' da solo e in duo con Lele Viola, poi ho iniziato con Gabriele Ferrero, con Senhal, Compagnon Roulant, ecc... Tra le altre cose, nel 2003 abbiamo ricostituito con Jan-Marì Carlotti, Patrick Verdié e Gabriele Ferrero il gruppo Mont-Joia.

La ragione precisa del perché ho iniziato non la so, è un po' un mistero perché, come già detto, allora non è che fosse come oggi, che senti musica occitana dappertutto e c'è un grosso interesse per la tradizione in generale, sia per quanto riguarda la musica occitana di nuova composizione, sia per quella tradizionale, oggi molti si interessano, allora nulla. A Cuneo tanti mi dicevano: "cosa ti sei messo a fare... una musica... come si chiama? Citana...Occitana... Com'è?" e adesso magari li vedo a ballare in giro. E' curiosa questa cosa, mi prendevano un po' per matto, eppure probabilmente c'era un'attrazione particolare perché a quei tempi era veramente difficile, probabilmente più difficile di oggi, appassionarsi a questa musica, dovevi proprio andarci incontro e doveva proprio essere una cosa che ti interessava particolarmente.

Se proprio vado molto indietro nei ricordi, il primo che mi ha fatto ascoltare qualcosa di musica folk in generale, un disco dei Malicorne, un gruppo folk francese, prima ancora di Beppe e Severin, era stato un mio amico, un certo Francesco Segreti che veniva a scuola con me, in terza ragioneria. Era uno dei pochi appassionati a questo genere di musica. A Cuneo saranno stati tre o quattro. Forse l'input è stato lì, mi ha fatto ascoltare i primi dischi di musica folk e da lì è iniziata la mia passione.

Prima, come tanti giovani d'allora, suonavo la chitarra, musica dei cantautori, De Andrè, Vecchioni, Guccini...

Con la chitarra ho iniziato a sedici anni, dopo un'esperienza a otto nove anni, il mio primo approccio alla musica suonata, ma che fu traumatico perché mi facevano solfeggiare tre quarti d'ora e solo un quarto d'ora di strumento, quindi dopo due o tre mesi di lezione, hanno telefonato a mio padre dicendo: "lascialo pure a casa perché di questo qui non ne facciamo nulla" e in effetti io fino ai sedici anni ero convinto di non poter suonare, che non ero in grado e non ero portato assolutamente per quello. Poi fortunatamente a scuola c'erano degli amici che suonavano e vedendo che io ero sempre lì con gli occhi puntati sulle chitarre, uno di loro ad un certo punto mi ha convinto a provare; anche se inizialmente dicevo che non potevo suonare perché non in grado, ha insistito a farmi provare la chitarra, a farmi provare il semplice giro di DO e finalmente ho scoperto che potevo farcela. Dopo tre mesi mi sanguinavano le dita a forza di suonare.

Allora a Cuneo c'era un discreto movimento rispetto alla musica. C'erano tanti giovani che suonavano la chitarra, facevano cantautori, rock in generale, cover dei Rolling Stones ecc.. ma rispetto alla musica tradizionale o occitana proprio nulla.

C'erano stati "Lhi Sonaires Occitans" nel '76, prima ancora i "Troubaires de Coumboscuro", che è stato storicamente il primo gruppo di riproposta, poi man mano sono nati gli "Artesin", la "Cantarana" (gruppo di musica popolare di Pinerolo) delle valli Chisone e Germanasca che, oltre alla riproposta, hanno fatto una grossa ricerca, poi è nato qui dalle nostre parti "Lou Dalfin" fondato da Sergio Berardo e poi da lì in avanti, a partire dagli anni '90 è venuto fuori il boom dei gruppi e dell'interesse rispetto a questa musica.

Io ho imparato da solo, anche perché non c'erano corsi, non c'era niente, e pensare che adesso insegnare organetto e suonare musica occitana è il mio lavoro, al massimo potevi andare dai suonatori tradizionali, allora ce n'erano ancora abbastanza.

C'erano Notu Sunadur, che è morto solo nel '84, Batista Contavech, Titin, gli stessi Beppe e Severin e tanti altri. Andavi da loro e ti facevano sentire, tu magari registravi, poi però dovevi aggiustarti da solo, quindi ti trovavi a casa e provavi, più o meno come è sempre stato.

Non c'è mai stato il corso rispetto alla musica tradizionale, è una cosa assolutamente recente a livello storico, perché è sempre stata una cosa trasmessa oralmente; stessa cosa per i corsi di ballo. Il corso di danze occitane o danze tradizionali in generale non è mai esistito. Nell'ambito tradizionale non si è mai vista una madre che dice al bambino, alza la destra, abbassa la sinistra, impossibile, è sempre avvenuto esclusivamente per imitazione, quindi quello di insegnare e di avere una didattica è un concetto moderno.

Io mi baso ancora tanto sulla trasmissione orale, il mio metodo parte da questo, non uso spartiti o intavolature, se non in certi casi, però chiaramente mi sono fatto un programma, ho una didattica, mi sono inventato io un percorso, vari modi di spiegare una stessa cosa, per riuscire a far capire determinati concetti a seconda di chi ho davanti.

Allora assolutamente non era così, andavo da Beppe e Severin, tra l'altro loro suonavano in SI bemolle, quindi oltre al resto dovevo tirarmi fuori i pezzi in SOL, facendo delle faticacce che non finivano più. Poi pian piano mi rendevo conto che l'orecchio si faceva e magari anche dopo sei mesi, riascoltando di nuovo la registrazione sovente mi dicevo: "cosa ho tirato fuori qui? C'entra niente!". E' stato tutto un lavoro da solo completamente autodidatta, avessi avuto la possibilità di andare da qualcuno sarei andato, anche solo privatamente a un corso o a uno "stage", come ce ne sono tanti oggi; mi sarei anche spostato lontano, ma c'era ben poca cosa, perché iniziava solo allora ad esserci un po' di recupero della musica occitana e tradizionale in generale.

Come primo strumento ho suonato il mandolino nel gruppo "La Lucerna", proprio una cosa in casa, tre amici d'infanzia, con chitarra, mandolino e percussioni e facevamo folk in generale; da Musica Nova di Eugenio Bennato al Folk francese dei pochi dischi che giravano allora. Dopodichè l'esperienza con la "Sourcino", abbiamo anche realizzato una cassetta, suonavo principalmente mandolino e fisa a piano. Avevo iniziato così, ad orecchio, con la fisa a piano perché mio padre già la suonava, poi mi ricordo che uno del gruppo aveva un organetto vecchio in casa e una sera l'ha portato alle prove. Io quasi che non avevo mai visto un organetto, ma, con la scusa che suonavo gia la fisa a piano, me l'hanno dato da provare.

Allora chi suonava l'organetto si contava sulle dita di una mano, c'era Gianrenzo Dutto di Borgo, Sergio Berardo che lo suonava già oltre alla ghironda, e pochi altri. Come l'ho preso in mano sono stato folgorato da questo strumento, ho preso la malattia, come si dice, perché rispetto alla fisa a piano, ho provato a tirar fuori delle curente che suonavo già, ma mi veniva un altro "gheddu", un'altra interpretazione. Ho sentito che era veramente il mio strumento, mentre con la fisa a piano non riuscivo a far le stesse cose. Probabilmente anche il genere era più adatto all'organetto. Forse, avessi iniziato con la fisa a bottoni avrei trovato più affinità.

Mi ricordo bene, era il settembre '81, quindi sono trent'anni.

Il primo organetto che ho avuto era malandato, di bassa qualità, preso al Balun a Torino, si spaccavano sempre delle molle e faticavi come un disperato, però in giro non ne trovavi.

Castagnari, oggi principale costruttore di organetti, esisteva solo per le fisarmoniche. Aveva appena iniziato nel '79 a riesumare i primi esemplari di organetto in seguito ad una richiesta di Marc Perrone, e solo nei decenni successivi è ripresa a pieno ritmo la costruzione degli organetti con Castagnari in testa e a seguire tutti gli altri, Saltarelle, Baffetti, Gaillard, Verde ecc... Quindi a quei tempi trovare uno strumento che funzionasse decentemente era dura, trovavi sempre dei ferri vecchi, roba che dovevi poi aggiustarti, con il mantice che perdeva. Ti accontentavi per forza perché tanto gli organetti erano quelli.

Al Balun potevi trovare degli Hohner, che giravano abbastanza o anche dei vecchi organetti, ma insuonabili.

Per mia passione nel'85 ho cominciato a fare delle registrazioni. Il primo è stato Batista Contavech di Limone, che ho registrato più volte anche in altre occasioni. Ero attratto più che altro dai suonatori di semitun, perché aveva una certa affinità con l'organetto e allora ce n'era ancora qualcuno.

La gente ancora oggi ha un bel ricordo di questo strumento. Tra le due guerre mondiali, il semitun era la Fisarmonica. Se ad un anziano fai sentire un semitun, gli vengono le lacrime agli occhi ancora oggi, perché è un forte ricordo, ma dopo la guerra in Val Vermenagna si è affermata più di tutto la fisarmonica cromatica col clarinetto. Diciamo che il semitun c'era ancora, c'erano ancora dei suonatori, ma non veniva più suonato nelle feste.

Registravo anche perché così ogni tanto mi sarei tirato fuori qualche melodia diversa dalle solite dieci che suonavo, poi finiva che ammucchiavo cassette e cassette, ma alla fine non è che ne tirassi poi fuori tante. Ma comunque mi interessava e per anni ho raccolto, chiedendo anche in giro a chi aveva vecchie registrazioni. Insomma tutto questo in modo da avere poi una documentazione proprio sul repertorio del semitun, ma senza pensare di fare poi un lavoro ben preciso.

Ho continuato ad ammassare cassette per anni poi, verso il 2000, un bel giorno mi sono messo ad ascoltarle. Ne avevo talmente da non saper più cosa avevo, perché ammucchi, ammucchi poi lasci lì. Ho iniziato a tirare fuori due o tre curente, così per gioco e poi le ho ascoltate e mi sono reso conto che c'era un bel repertorio. Avevo fra le mani una cosa abbastanza preziosa. Mentre c'erano curente e balet che comunque si suonano anche con la cromatica ed il clarinetto, magari più elaborate e diverse dalle originali, qui c'erano una serie di melodie proprio originali che morto quel suonatore lì, come per tutta la musica tradizionale, essendo che non veniva scritta, si perdeva. E allora man mano ho iniziato ad incuriosirmi a quanto avevo dentro queste cassette, quindi ho iniziato a fare una catalogazione, cercando di dare un numero ad ogni curenta oppure, se avevano un titolo tipo: "Le belle si maritano", "Ciao pasarot" o altri, elencandoli. Tutte le volte che trovavo la stessa curenta suonata da un altro suonatore in un'altra versione, la mettevo sotto lo stesso gruppo.

Ho fatto uno schema, per capire quante curente e balet avevo dentro le cassette, che erano una dozzina, con ore e ore di registrazione e sono arrivato alla conclusione che c'erano circa quattrocento pezzi. Il difficile è stato sapere quante curente e balet effettivi c'erano, perché tante erano la stessa melodia, che tutti suonavano più o meno, magari con passaggi un po' diversi uno dall'altro, quindi si trattava di individuarle. Alla fine ci sono riuscito, ci ho messo circa cinque-sei anni per far quel lavoro. Logicamente non facevo solo quello, ma a volte in estate, che ero più libero dai corsi, passavo giornate intere. Mia moglie mi diceva: "Diventi matto dietro a quelle registrazioni...". Alcune volte mi sono chiesto: "ma chi me l'ha fatto fare?". C'erano alcuni momenti che proprio mi scoraggiavo perché non riuscivo più a capire dov'ero, ma alla fine sono uscite 48 curente e 21 balet. Mentre facevo questo lavoro mi era venuto in mente di fare poi un CD, ma prima dovevo vedere cosa riuscivo a tirare fuori e se il risultato era soddisfacente e poteva andare bene come documento sul repertorio del semitun della Val Vermenagna.

Come ho visto il risultato finale, ho subito pensato alla realizzazione del CD, anzi alla fine è uscito un doppio CD vista la mole: 69 brani in tutto. Il titolo è: "Curente e balet - il semitoun in Val Vermenagna"

Di questo lavoro ho curato anche molto il libretto, ne ho approfittato per scrivere un po' di cose sulla tradizione musicale della vallata, oltre che risolvere alcuni grossi equivoci legati al semitun. Ci sono due pagine dedicate alla differenza tra fisarmonica diatonica, fisarmonica semidiatonica o semitonata, fisarmonica cromatica, in maniera da risolvere il problema dei nomi, organetto, semitun, cromatica a bottoni. Questi tre modelli rappresentano la base della storia e dell'evoluzione della fisarmonica.

La fisarmonica nasce con l'organetto nel 1829, Demian, austriaco, brevetta la prima scatola con un mantice e quattro o cinque bottoni da una parte; non aveva neppure i bassi; da lì parte la storia della fisarmonica. Le prime sono diatoniche, cioè con una scala di note naturali. Non usano alterazioni, solo le sette note, poi probabilmente c'è stata l'esigenza di aggiungere i diesis, in modo da avere una scala cromatica completa; il semitun infatti deriva da ciò. L'organetto, inizialmente con una o due file per la melodia e due, quattro o otto bassi, passa a tre file con la terza fila di semitoni e vengono aggiunti i bassi cromatici, da lì il nome semitun o fisarmonica semitonata, anche se poi la terza fila non la utilizzava nessuno perché tanto nel repertorio suonato non erano previste alterazioni. Suonavi in SOL o in DO senza alterazioni. Anche tutti quei bassi, alla fine non c'era nessuno che li adoperava pienamente.

Joan Bernardi a Sampeyre aveva tutta la tastiera consumata su quattro bassi perché ha suonato tutta la vita in SOL ed aveva un semitun a 80 bassi. Di per se questo strumento è folle perché puoi suonare agilmente solo in due tonalità maggiori e una minore dalla parte delle voci, mentre avresti la possibilità di suonare in tutte le tonalità con i bassi, ed è per questo motivo che poi è arrivata la cromatica. La cromatica ha una logica incredibile, più ancora di quella a piano, perché ti permette di suonare in tutte le tonalità, semplicemente spostando la mano facendo praticamente i medesimi movimenti con le dita. Ha risolto tutti gli inconvenienti e i limiti che aveva l'organetto e il semitun il quale non era ne una cosa ne l'altra, in se non aveva alcun senso.

Perché è stato ripreso l'organetto, che era morto? Perché aveva delle caratteristiche veramente specifiche e diverse rispetto alla fisa cromatica a bottoni o a piano, mentre il semitun è stato un modello di passaggio, un misto dei due, ma ne uno ne l'altro. Ha avuto un grosso significato nella cultura delle vallate, ha un suo "gheddu" particolare, un suo valore, però da un punto di vista teorico è una follia.

L'organetto sicuramente è stato usato prima del semitun, ma è difficile fornire date certe, perché come per tutta la cultura popolare non c'è nulla di scritto, come per la stessa musica. Le curente chi le ha composte? Boh!. Gli stessi suonatori, a questa domanda, difficilmente sanno rispondere. Difficile sentire un suonatore che ti dice: "Questa curenta l'ho fatta io o l'ha fatta quel tal suonatore!". Stessa cosa per gli strumenti.

Presumibilmente i primi organetti sono arrivati qui nelle vallate attorno al 1880, perché il primo organetto in Italia è documentato ufficialmente nel 1863 a Castelfidardo con Paolo Soprani, quindi siamo in un'epoca relativamente recente. L'organetto è dunque uno strumento moderno, più che la chitarra, il violino e tanti altri strumenti a fiato storicamente già presenti. Quindi sicuramente, verso la fine dell'800 l'organetto era veramente diffuso un po' in tutte le vallate e già comunque ai primi del '900 iniziavano a vedersi i primi semitun. Come possiamo saperlo? Non tramite documenti scritti, ma ad esempio sulle fotografie d'epoca o da testimonianze di persone anziane che si ricordano di qualcuno che lo suonava. Batista Contavech, che era del '12, aveva iniziato verso i quattordici anni, ma si ricordava di suonatori più vecchi che suonavano l'organetto. Quindi sicuramente veniva suonato.

All'inizio, quando ho iniziato, tanta gente mi diceva: "...qui, quello strumento non c'è mai stato...".

Assolutamente no, anzi tre suonatori su otto, che sono i testimoni del CD che ho realizzato, mi hanno raccontato che l'avevano ancora suonato; Gian Faramiù di Vernante mi ha detto: "Ho iniziato con una fisarmonica esattamente come la tua, otto bassi e due file".

Iniziavano con l'organetto poi, anche solo perché era più grosso e faceva più figura, passavano al semitun, però poi suonavano la stessa cosa, in SOL con due file, ma il suonatore aveva qualcosa di più consistente e "importante" tra le mani. Oltre alle testimonianze, di organetti ne trovi ancora qualcuno in valle, roba vecchia, chissà quanti sono andati persi o buttati via.

L'organetto c'è stato sicuramente qui come dappertutto, perché fa parte della storia della fisarmonica, non c'è da inventarsi nulla, le prime fisarmoniche che sono arrivate erano organetti semplicemente perché le cromatiche non erano ancora diffuse.

Il clarinetto invece, do la mia ipotesi, è uno strumento derivante dalla banda. Semplicemente ha dimostrato, così come in altre tradizioni in Bretagna, Auvergne ecc..., di adattarsi bene alle musiche tradizionali.

Perché non la tromba, o il sassofono, escludendo quei pochi suonatori nostrani come Mario Pirotti e Dario Avena che in valle lo suonano, perché non prendono come il clarinetto, non c'è niente da fare. La gente si aspetta di più il clarinetto. Probabilmente perchè il sassofono ha un suono più grave, mentre il clarinetto è più chiaro, chissà, fa più allegria, entra più nell'orecchio e si abbina benissimo con la fisarmonica. Credo siano questi i motivi.

Probabilmente anche gli altri strumenti hanno provato a suonare curente, però si è visto subito che non funzionava bene come col clarinetto, o comunque la gente non la sentiva come una cosa sua; è una mia ipotesi.

In Banda, dopo il servizio ufficiale, c'era sempre la parte "dietro le quinte" e lì credo il clarinetto si sia affermato. Posso dire che non era uno strumento tradizionale, come in altre zone ad esempio il violino, o la ghironda o lo stesso semitun che era già concepito apposta per suonare un repertorio tradizionale del posto. Per il clarinetto non è stato così, si suonava in banda ed è stato inserito per il repertorio da ballo tradizionale.

Nei tempi addietro qui poteva esserci il pifre. Ci sono delle testimonianze proprio qui a Robilante. Gentile Giordano, ne ha conservato uno in bosso che suonava qualcuno della sua famiglia. A Vernante, mi hanno raccontato, che c'era uno che stava a un tetto che suonava il pifre, quando c'era silenzio, lo sentivano suonare da lontano e suonava curente.

Fra l'altro il pifre era tipico della Provenza e ce n'erano principalmente di due tipi: di canna, più rustico, o di bosso, più pregiato. Ciquin d' Matè di Limone diceva che lo suonava in una certa processione religiosa ed aveva un pifre di canna. Quindi può essere che la tradizione sia giunta dalla vicina Nizza.

Per quanto riguarda gli strumenti a corda, l'unica testimonianza in Val Vermenagna è un violino; uno della frazione Agnelli, un certo Tunin d' Michèl, o meglio Antonio Galfrè, morto nel '50 e che lo suonava. Qualcuno dice che forse se li fabbricava addirittura lui in maniera molto artigianale. Nessuno si ricorda se suonava proprio curente, però penso di si, anche perché in quei tempi e nel posto in cui era, non credo suonasse Vivaldi. Era un contadino che comunque non sapeva leggere e scrivere la musica, come tutti, quindi sicuramente suonava musica del posto. Essendo morto nel '50, sarebbe il miracolo del miracolo trovare una registrazione.

Io quando posso, proprio per mia passione, anche dopo aver realizzato questo CD, dove ho cercato di scrivere il più possibile, chiedo sempre, rompo le scatole a tutti per sapere sempre qualcosa in più, ma non ho trovato nulla oltre a ciò. Sicuramente prima dell'organetto, il violino era adoperato, come gli strumenti a fiato ad ancia doppia e gli strumenti a sacca che erano storicamente diffusi un po' ovunque in tutto il mondo, quindi sicuramente sono passati anche di qua, magari se ne sono perse le tracce nella notte dei tempi, in quanto non sono ancora emerse testimonianze nelle vallate. L'unica testimonianza di un oboe popolare ad ancia doppia viene dalla Val Po, ed è rappresentata in una foto a Martiniana Po datata 1902 nella quale c'è un suonatore con uno strumento di questo tipo, molto somigliante al piffero che si suona molto ancor oggi nell'appennino pavese e piacentino. In Val Maira hanno ricostruito la Piva d'Estròp da un dipinto di autore anonimo in una chiesa del paese, ma non si può dire con esattezza se era uno strumento locale, anche se è affascinante immaginarlo. Teniamo conto che i pittori d'allora giravano mezza Europa e quello che vedevano in un posto poi magari lo rappresentavano anche in un altro. Se solo si trovasse, magari in una vecchia soffitta, una sacca con anche solo il rimasuglio di un chanter o un bordone, come è successo in certi posti del nord Italia, e si riuscisse più o meno a ricostruirla, allora si, ma basarsi unicamente su un dipinto potrebbe, a mio parere, essere una tesi un po' forzata.

Rispetto alla musica tradizionale e alla sua riproposta in tutto il nord Italia, non c'è una situazione di vitalità pari alla nostra, neanche per idea, di quello sono sicuro, lo posso mettere per iscritto, perché ormai ho un'idea abbastanza approfondita della situazione generale.

Forse al sud qualche cosa di simile c'è, anche se non lo conosco molto bene, sicuramente la Sardegna è ai livelli più alti, dove è ancora viva la tradizione in generale e anche il fermento da parte dei giovani.

Anche dal punto di vista del ballo, in Italia del nord non esiste una situazione analoga ai nostri festin con curente e balet. Sono appena stato in Val Resia, in provincia di Udine, affascinantissima per un ricco repertorio di musica interamente per violini, ma ballano a carnevale e a ferragosto, due, al massimo tre occasioni all'anno. C'è un po' la zona delle quattro province: Piacenza, Pavia, Alessandria, Genova, che si salva. Lì c'è la tradizione del piffero, un oboe popolare che sembra un po' a quello prima citato di Martiniana Po. La tradizione è stata recuperata soprattutto negli ultimi due decenni, anche tramite gente che veniva da fuori, specialmente dal milanese, ma si stava perdendo.

Così come accade qui in Val Vermenagna, che dall'ultima settimana di maggio a metà settembre, c'è almeno un "festin" ogni Sabato, Domenica e Lunedì, dove si balla la tradizione locale, cioè quello che c'era prima del liscio, non c'è da nessun'altra parte. Anche il fenomeno della riproposta rispetto alla tradizione, che nel nostro caso è il fenomeno "Musica Occitana" nelle varie chiavi, non è marcato in nessun posto come qui, nelle nostre vallate.

Qui in Val Vermenagna la tradizione musicale non si è mai arrestata, anche se ci sono stati dei momenti più attivi e altri meno, in ogni caso, anche quando negli anni settanta sembrava quasi che i "festin" andassero a perdere, c'è sempre stato qualcuno che ne tirava su le sorti; in quegli anni sicuramente i fratelli Beppe e Severin di Vernante con clarinetto e fisarmonica. Comunque ci sono degli anni in cui c'è più movimento, altri meno; è difficile cercare di capire quanto la musica tradizionale andrà ancora avanti in un mondo che è sempre più variegato e globalizzato al massimo, con generi dei più diversi disponibili in internet. Qui ti sembra di essere su un'isola a parte, ma è difficile capire fino a quando durerà. Una cosa che non riesco ad immaginarmi, sono le feste delle leve senza curente. Il fatto che esse siano estremamente funzionali e fondamentali all'interno di una festa rituale come quella, forse dà speranza di continuità.

Questo è uno dei motivi per cui gran parte della musica della Val Varaita, teoria di molti, si è salvata in buona misura grazie alla Baïa di Sampeyre. Anche lì c'erano stati dei momenti veramente di crisi, negli anni '60 Joan Bernardi era uno dei pochi suonatori rimasti, la gente non ballava quasi più. Ballava solo alla Baïa ogni cinque anni, che con i momenti rituali che ha, richiede che in certi momenti siano suonate esclusivamente musiche tradizionali di Sampeyre con i relativi balli, quindi ci si ricordava dei balli anche solo da una Baïa all'altra. E' la tradizione che salva la tradizione; il rito è funzione della musica e la musica è salvata nel tempo dal rito.

Si può fare una analogia con la festa delle leve, mentre nei festin dipende, potrebbero, come hanno fatto ovunque, iniziare a fare liscio, oppure potrebbe allargarsi il fenomeno che si vede in questi ultimi anni, il sabato, o la domenica, si chiama il gruppo di musica occitana, per dare un po' di varietà alla festa e nello stesso tempo richiamare anche persone da fuori. Sono ragionamenti che i vari "massari" fanno in funzione anche di quello che vuole la gente e l'evolversi naturale delle situazioni nel tempo.

In tutti i casi la musica, qualsiasi sia nella naturale evoluzione che avrà, deve essere sentita dalla gente e deve essere spontanea come è sempre stato. Si vedrà col tempo. La gente si riconosce, perché ha un suo linguaggio; come parla la sua lingua, balla curente e balet.

Devo dire che negli ultimi anni in Val Vermenagna c'è stato un grosso fermento di giovani che suonano la fisarmonica cromatica, anche di alto livello. I suonatori anziani, sono meravigliati di vedere tutti questi giovani così appassionati e questo è positivo.

Per quanto riguarda la musica occitana, il "boom" è stato negli anni '90 in seguito al fenomeno Lou Dalfin, perché prima la cosa era esigua. In seguito a loro sono nati diversi gruppi, la maggior parte in versione più moderna con basso, batteria e chitarra elettrica abbinati a strumenti della tradizione. All'inizio, qualcuno diceva che era solo una moda, tempo tre o quattro anni e avrebbe mollato lì. Sembrava solo un fuoco di paglia, perché senza la sostanza che contraddistingueva la tradizione vera e propria, poiché era un fenomeno nuovo più collegato alla musica pop e rock.

Anche noi come Senhal, pur facendo musica occitana in versione acustica con strumenti tradizionali, abbiamo un'impostazione nuova che non esisteva nella tradizione che prevedeva o il singolo suonatore o al massimo la coppia fisarmonica e clarinetto. Oggi siamo nel 2011, siamo oltre i vent'anni dalla nascita del "boom", ma anche se qualcuno dice che c'è un po' di molla, ora come ora ci saranno cinquanta gruppi che suonano, quindi il fermento è ancora molto forte. Sulla quantità quindi c'è da essere più che soddisfatti, mentre la qualità media della proposta direi che non è ancora un granchè. Speriamo nel futuro... Si può comunque affermare sicuramente che chi aveva detto che in quattro o cinque anni la cosa si sarebbe esaurita, si era sbagliato. E' vero, alcuni gruppi non ci sono più, è fisiologico, ma ce ne sono di nuovi che nascono.

Vedo che giovani che vengono da me a fare i corsi di organetto, ce ne sono sempre più, si passano la voce l'uno con l'altro e non so più dove sistemarli, alcuni devo tenerli fuori.

Interpreto questo segnale come una garanzia per il futuro, anche se bisogna comunque fare attenzione, perché come ce ne sono tanti che iniziano, ce ne sono tanti che lasciano perdere, però sulla quantità ce n'è un tot che prende la cosa a cuore, si appassiona veramente. In questo momento ne ho quattro o cinque per le mani che se continuano diventano veramente dei fenomeni.

Rispetto a quando ho iniziato io, oggi chi vuole provare a suonare, anche solo perché incuriosito dopo aver visto un gruppo di musica occitana, o perché ha un amico che suona e a sua volta vuole provare, ha ampie possibilità, cosa che a Torino o a Milano probabilmente non capita.

Sulla quantità qualcosa è prevedibile che per il futuro resti. Se non sarà nella tradizione, potrebbe essere rispetto alla musica di riproposta che è un fenomeno moderno, attuale però interessante; una nuova forma di musica popolare.

occitan

Fai exactament trent'ans qu'ai tacat a sonar l'organet, ental 1981. Alora la lhi avia ben gaire de gent que sonava aquest instrument, mas en paga lhi avia encara tanti sonadors tradicionals, mai que tot de semiton e armòni cromàtic, já un pauc pus vielh. Dins las valadas, sonadors d'organet que repilhaven aquest instrument sonant música occitana e música tradicionala de las valadas, en tot la n'aurè aguts na desena. Decò lhi grops de música occitana eren ben gaire, tres o quatre al maxim.

Sai pas de precís perqué ai tacat a sonar e d'ente me sie arribaa la passion. Ai tacat abo l'escotar un pauc de discs de música fòlk francesa en general, irlandesa abo lhi Chieftains e occitana de l'Occitània granda abo lhi mítics grops Perlinpinpin folc, Bachas e Mont-Jòia, mas la lhi avia ben pauc, après lhi premiers sonadors que ai escotat son estats Beppe e Severin de Vernant; las premieras correntas penso pròpi de las aver escotaas da lor, sie da registracions sie dal viu; ai tacat alora a frequentar lhi divèrs festins en Val Vermenanha e las fèstas en Val Varacha..

Siu naissut a Coni e aiquí siu creissut, ma familha es però d'origina veneta donca la fai dròlle coma siu encapitat a sonar e a passionar-me an aquest genre musical.

Fins a dètz-e-sèt ans sabiu pas, que a quinze quilòmetres da Coni existien lhi festins animats da correntas e balets, ne'n sabiu ren dal tot. A lo mesme biais ai decò tacat a frequentar ben la Val Varacha, e las relativas fèstas en valada, tacant a conóisser parelh lhi sonadors tradicionals que la lhi avia encara a Sampeyre. La causa es partia d'aiquí puei es anaa anant.

Ai tacat a sonar abo un premier grop sonat la "Sourcino", puei siu estat dins la premiera version de "Lou Dalfin" acustica, ente avem registrat lo disc "l'Aze d'Alegre", ai sonat abo lor tres ans, après un pauc da solet e en cobla abo Lele Viola, puei ai tacat abo Gabriele Ferrero, abo lo Senhal, Compagnon Roulant, etc... Ental 2003 avem remontat abo Jan Marí Carlotti, Patrick Verdié e Gabriele Ferrero lo grop Mont-Jòia

La rason precisa dal perqué ai començat la sai pas, es un pauc un mistèri perqué, coma já dit, alora l'era pas coma encuei, que sentes música occitana d'en pertot e la lhi a un gròs enterès per la tradicion en general, sie per la música occitana de nòva composicion, sie pr'aquela tradicionala, encuei tanti s'enteressen, alora pas degun. A Coni tanti me disien: "cosa ti sei messo a fare... una musica... come si chiama? Citana...Occitana... Com'è?" e aura magara lhi veu a balar en vir.

Es curiosa aquesta causa, me prenien un pauc per mat, e pura probablement la lhi avia n'atraccion particulara perqué a quilh temps era verament mal far, probablement mai dificil d'encuei, passionar-se an aquesta música, devies pròpi lhi anar encòntra e devia pròpi èsser na causa que t'enteressava particularament.

Se pròpi vau ben arreire enti recòrds, lo premier que m'a fait escotar qualquaren de música fòlk en general, un disc de Malicorne, un grup fòlk francés, derant encara de Beppe e Severin, es estat n'amís, un cèrt Francesco Segreti que venia a l'escòla abo mi, en terça ragioneria. Era un di gaire passionats an aquest genre de música. A Coni la lhi n'aurè agut tres o quatre. Magara l'input es estat aiquí, m'a fait escotar lhi premiers discs de música fòlk e d'aiquí es tacaa ma passion.

Derant, coma tanti joves d'alora, sonavo la guitarra, música di cantautors, De Andrè, Vecchioni, Guccini.

Abo la guitarra ai tacat a setze ans, après aver fait n'experiença a ueit o nòu ans, mon premier apròch a la música sonaa, mas que foguet traumàtic perqué me fasien solfegiar tres quart d'ora e masque un quart d'ora d'instrument, donca passat dui o tres mes de leiçon, an telefonat a mon paire disent: "lascialo pure a casa perché di questo qui non ne facciamo nulla" e parelh fins ai setze ans aviu la conviccion de pas poguer sonar, que ero pas bòn e pas talhat absolutament pr'aquò. Puei aürosament a l'escòla la lhi avia d'amís que sonaven e veient que ero totjorn aiquí abo lhi uelhs ponchats sus las guitarras, un de lor a na mira m'a convinçut a provar; bèla se al començament disiu que poguiu pas sonar perqué pas bòn, a ensistit a far-me provar la guitarra, a far-me provar lo simple vir de DO e finalament ai descubèrt que poguiu lo far. Passat tres mes me sanhaven lhi dets a fòrça de sonar.

Alora a Coni la lhi avia un discret moviment respect a la música. La lhi avia tanti joves que sonaven la guitarra, fasien cantautors, rock en general, cover di Rolling Stones etc.. mas rèspect a la música tradicionala o occitana pas ren.

La lhi avia agut "Lhi Sonaires Occitans" ental '76, derant escara lhi "Troubaires de Coumboscuro", que es estat istoricament lo premier grop de ripropòsta, puei man a man son naissuts lhi "Artesin", la "Cantarana" (grop de música popolara de Pinerolo) de las valades Cluson e Germanasca que an repropongut mas an fait decò na gròssa ricèrcha, puei es naissut aicí dai nòstri cants lo grop "Lou Dalfin" fondat da Sergio Berardo e puei anant d'aiquí, a partir da lhi ans '90, es vengut fòra lo "boom" di grops e de l'enterès respèct an aquesta música.

Iu ai emparat da solet, decò perqué la lhi avia pas de cors, la lhi avia ren, e pensar que aüra de mostrar l'organet e sonar música occitana es mon trabalh, al maxim poguies anar dai sonadors tradicionals qu'alora lhi n'avia encara abastança.

La lhi avia Nòto sonador, mòrt masque en l'84, Batista Contavech, Titin, lhi mesmes Beppe e Severin e tanti d'autri. Anaves da lor e te fasien auvir, tu magara registraves, puei après devies arranjar-te da solet, donca te trovaves a maison e provaves mai o menc coma es totjorn avengut.

La lhi a jamai agut lo cors respèct a la música tradicionala, es na causa absolutament recenta a nivèl istòric, perqué es totjorn estaa na causa transmetua oralament; coma per lhi cors de bal. Lo cors de danças occitanas o danças tradicionalas es jamai existut. Veiares jamai na maire qu'ilh ditz al filhet, auça la drecha, baissa la manchina, empossíbol, ven fait esclusivament per imitacion, donca aquò de mostrar e d'aver na didàctica es un concèpt modèrn.

Iu me baso encara tant sus la transmission orala, mon mètode part d'aquò, adòbro pas de particions o tablatures, se ren dins cèrti cas, mas clarament me siu fait un programa, ai na didàctica, me siu enventat mi un percors, de manieras diferentas per mostrar, per arribar a far capir cèrte cause a qui ai derant.

Alora absolutament era pas parelh, anavo da Beppe e Severin, per de pus lor sonaven en SI bemòl, donca delai de la resta deviu tirar-me fòra lhi tòc en SOL, fasent de fatigassas que finien pas pus. Après plan planet me rendiu còmpte que l'aurelha se fasia e, magara eren passats seis mes, escotant mai la registracion sovent me disiu: "çò qu'ai tirat fòra aicí? A pas ren a veire!". Es estat tot un trabalh da solet completament autodidacta, s'avès agut la posibilitat d'anar da qualqu'un seriu anat, bèla masque privatament a un cors o a n'"estage", coma la lhi n'a tanti encuei; me seriu decò meirat luenh, mas la lhi avia ben pauca còsa, perqué la començava masque alora a lhi èsser un pauc de recuperacion de la música occitana e tradicionala en general.

Coma premier instrument ai sonat lo mandolin ental grop "La Lucerna", pròpi na causa en maison, tres amís d'enfància, abo guitarra mandolin e percusions e fasíem fòlk en general; da "Musica Nova" de Eugenio Bennato al fòlk francès d'aquí gaire de discs que viraven alora. Abo la "Sourcino", avem decò fait na caisseta, sonavo principalment mandolin e armòni a piano. Aviu tacat, parelh a aurelha, abo l'armòni a piano perqué já mon paire lo sonava, puei m'arcòrdo que un dal grop avia n'organet vielh a maison e na sera l'a portat a las pròvas. Iu esquasi que aviu jamai vist n'organet, mas abo l'escusa que sonavo já l'armòni a piano, me l'an donat da provar.

Alora qui sonava l'organet se comptava sus lhi dèts d' na man, la lhi avia Gian Renzo Dutto d'O Borg, Sergio Berardo que lo sonava já en pus a la viola, e gaire d'autri. Coma l'ai pilhat en man siu restat esbalunat d'aquest instrument, ai chapat la malatia, coma se ditz, perqué respèct a l'armòni a piano, ai provat a tirar fòra de correntas que sonavo já, mas me venia n'autre gueddo, n'autra enterpretacion. Ai sentut que al era verament mon instrument mentre abo l'armòni a piano arribavo pas a far las mesme cause. Probablement decò lo genre era mai adapt a l'organet. Magara, s'avès tacat abol'armòni a botons, auriu trobat mai de rapòrts.

M'arcòrdo ben, era lo setembre '81, donca son trent'ans.

Lo premier organet qu'ai agut era n'organet escruissit, de bassa qualitat, prés al Balon a Turin, s'esclapaven totjorn de ressòrt e fatigaves ma un damnat, mas en vir ne trobaves pas.

Castagnari, encuei principal fabricant d'organets, existia masque per lhi armòni. Avia just tacat ental '79 a refar mai lhi premiers exemplars d'organet après a na demanda de Marc Perrone, e masque après a reprès a plen ritme la contruccion d'organets, abo Castagnari en tèsta e a seguir tuit lhi autre, Saltarelle, Baffetti, Gaillard, Verde etc... Donca a quilh temps trobar n'instrument qu'al funcionesse decentement l'era dura, trobaves totjorn de charafis, ròba que devies puei arranjar-te, abo lo mantes que perdia. T'acontentaves per fòrça perqué tant lhi organets eren aquilhi.

Al Balun poguies trobar d'Hohner, que viraven abastança o decò de vielh organets, mas ensonàbils.

Per ma passion en l'85 ai començat a far de registracions. Lo premier es estat Batista Contavech de Limon, qu'ai registrat mai d'un bòt decò en d'autres ocasions. Ero atirat mai que tot dai sonadors de semiton, per na cèrta analogia abo l'organet e alora la lhi n'avia encara qualqu'un.

La gent encara encuei a un bèl ricòrd d'aquest intrument. Entre las doas guèrras mondialas, lo semiton era l'armòni. Se a n'ancian lhi fas auvir un semiton, lhi venen las grimas a lhi uelhs encara aüra, perqué es estat un fòrt recòrd, mas passaa la guèrra en Val Vermenanha s'es afermat mai que tot l'armòni cromatic abo lo clarin. Disem que lo semiton lhi era encara, la lhi avia encara de sonadors, mas al venia pas pus sonat dins lhi festins.

Registravo decò perqué parelh de tant en tant me seriu tirat fòra qualque melodia divèrsa da las abitualas dètz que sonavo, puei anava finir que baronavo caissetas e caissetas, mas a la fins l'era pas que ne tirèsse puei fòra tantas. Ma totun m'enteressava e per d'ans ai culhit, demandant decò en vir a qui avia de vielhas registracions. En soma tot aquò per aver puei na documentacion pròpi sus dal repertòri dal semiton, mas sensa pensar a far puei un trabalh ben precís.

Ai continuat a baronar caissetas per d'ans puei, vèrs lo 2000, un bel jorn me siu butat a las escotar. N'aviu talament da saber pus çò qu'aviu, perqué barones, barones après laisses aiquí. Ai tacat a tirar fòra doas o tres correntas, parelh per juec e puei las ai escotaas e me siu rendut còmpte que la lhi avia un bèl repertòri. Aviu dins las mans na causa abastança preciosa. Mentre que lhi avia de correntas e balets que totun se sònen decò abo la cromàtica e lo clarin, magara mai elaboraas e divèrsas da las originalas, aicí la lhi avia na partia de melodias pròpi originalas que mòrt aquel sonador aiquí, coma per tota la música tradicionala, vist que venia pas escrita, se perdia. Man a man ai tacat a encuriosir-me a çò que aviu dedins aquestas caissetas, donca ai començat a far na catalogacion, cerchant de donar un numre a chasque correnta o pura, se avien un titol coma: "Le belle si maritano", "Chau passaròt" o d'autri, fasent na lista. Totas las vincas que trobavo la mesma correnta sonaa da n'autre sonador dins n'autra version, la butavo dessot lo mesme grop.

Ai fait n'esquèma, per capir quantas correntas e balets aviu dedins las caissetas, qu'eren na dosena, abo oras e oras de registracion e siu arribat a la conclusion que la lhi avia pauc près quatre cents tòcs. Lo mal far es estat saber quantas correntas e balets efectivas la lhi avia, perqué tantas eren la mesma melodia, que tuit sonaven mai o menc, magara abo de passatges un pauc divèrs un da l'autre, donca se tractava de las localizar. En fin finala lhi siu arribat, lhi ai butat a pauc près cinc-sies ans per far aquel trabalh. Logicament fasiu pas masque aquò, mas de bòts en l'istat, que ero mai libre dai cors, passavo jornadas entieras. Ma frema me disia: "Venes mat darreire an aquelas registracions...". De bòt me siu demandat: "mas qui m'lo a fait far?". La lhi avia de moments que pròpi me descoratjavo perqué arribavo pas pus a capir ent'ero, mas en fin finala son sortias 48 correntas e 21 balets. Dal temp que fasiu aquest trabalh m'era vengut en ment de far puei un CD, mas derant deviu veire çò qu'arribavo a tirar fòra e se lo resultat era satisfasent e poguia anar ben coma document sus lo repertòri dal semiton de la Val Vermenanha.

Coma ai vist lo resultat, ai d'abòrd pensat a la realizacion dal CD, en fin finala es sortit un doble CD vista la grandor: 69 tòcs en tot. Lo títol es: "Curente e balet - il semitoun in Val Vermenagna".

D'aquest trabalh ai curat decò ben lo libret, n'ai profitat per escriure un pauc de causas sus la tradicion musicala de la valada delai que resòlver qualque gròssa encomprension liaa al semiton. La lhi a doas pàginas dedicaas a la diferença entre armòni diatònic, armòni semidiatònic o semitonat, armòni cromatic, en maniera da resòlver lo problema di noms: organet, semiton, cromàtica a botons. Aquesti tres modèls son la partença de l'estòria e de l'evolucion de l'armòni.

L'armòni nais abo l'organet ental 1829, Demian, austriac, breveta la premiera escatola abo un mantes e quatre o cinc botons; avia nimanc lhi bas; d'aiquí part l'istòria de l'armòni. Lhi premiers son diatònics, val a dir abo n'eschala de nòtas naturalas. Adòbren pas d'alteracions, masque las sèt nòtas, puei probablement es vengua l'exigença d'ajontar lhi diesis en biais d'aver n'eschala cromàtica completa; lo semiton deriva d'aquò. L'organet, al començament abo una o doas filas per la melodia e dui, quatre o ueit bas, passa a tres filas abo la terça fila de semitons e lhi venen ajontats lhi bas cromatics, d'aiquí lo nom semiton o armòni semitonat, bèla se en fin finala la terça fila degun l'adobrava perqué totun ental repertòri sonat eren pas previstas d'alteracions. Sonaves en SOL o en DO sensa alteracions. Decò tuit quilh bas, en fin finala la lhi avia pas degun que lhi adobrava plenament.

Joan Bernardi a Sant Peire avia tota la tastiera consumaa sus quatre bas perqué a sonat tota la vita en SOL e al avia un semiton a 80 bas. Aquest instrument es mat perqué pòs sonar agilment masque en doas tonalitat majors e una minor dal cant de la melodia, mentre auries la possibilitat de sonar en totas las tonalitat abo lhi bas e l'es pr'aquest motiu que puei es arribaa la cromàtica. La cromàtica a botons a na lògica encredibla, mai encara d'aquela a piano, perqué te permet de sonar en totas las tonalitat en meirant la man mas fasent lhi mesmes moviments di dèts. A resolvut tuit lhi enconvenients e lhi límits que avia l'organet e lo semiton que era ren ni na causa ni l'autra, avia pas degun sens.

Perqué es estat repilhat l'organet, qu'al era mòrt? Perqué avia de características ben particularas e diferentas da la fisa tant comàtica que a piano, mentre que lo semiton es estat un modèl de passatge, na mescla di dui, mas ni sopa ni pan banhat. A agut un gròs sinhificat dins la cultura de las valadas, perqué a son gueddo particular, sa valor, mas da un ponch de vista teòric es na folia.

L'organet es estat adobrat derant dal semiton, mas fai mal far donar de datas seguras, perqué coma tota la cultura popolara la lhi a ren d'escrit, coma per la música. Las correntas qui las a faitas? Bòh! Lhi mesme sonadors, an aquesta demanda, dificilment san respònder. Fai mal far de sentir un sonador que te ditz: "Aquesta correnta l'ai faita mi o l'a faita aquel sonador aiquí!". La mesma causa per lhi instruments.

Es probable que lhi premiers organets sien arribats aicí en las valadas a la viron dal 1880, perqué lo premier organet en Itàlia es documentat oficialment ental 1863 a Castelfidardo abo Paolo Soprani, donca dins n'època relativament recenta. L'organet es donca n'instrument modèrn, mai que la guitarra, lo violon e tanti d'autri instruments a flat istoricament já presents. Segurament, vèrs la fins de l'800 l'organet era verament difondut un pauc en totas las valadas e en tuit cas já ai premiers dal '900 tacaven a se veire lhi premiers semiton. Coma poguem lo saber? Pas per de documents escrits, mas per exemple sus las fotografias d'època o da testimonianças de personas ancianas que s'arcòrdon de qualqu'un que lo sonava. Batista Contavech, que era dal '12, avia tacat vèrs lhi catòrze ans, mas s'arcordava de sonadors mai vielhs que sonaven l'organet. Donca segurament venia sonat.

Al començament, quora ai tacat, tanta gent me disia: "...aicí, aquel instrument es pas jamai stat adobrat...". Es pas parelh, al contrari, tres sonadors sus ueit, que son lhi testimòni dal CD qu'ai fait, m'an contat que l'avien encara sonat; Jan Ferramiú dal Vernant al m'a dit: " Ai tacat abo n'armòni pròpi coma lo tiu, ueit bas e doas filas".

Tacaven abo l'organet après, decò masque perqué al era mai gròs e fasia pus figura, passaven al semiton, mas puei sonaven la mesma causa, en SOL abo doas filas, mas lo sonador poguia blagar, avia qualcòsa de pus consistent e "important" dins las mans. Delai de las testimonianças, d'organets ne'n tròbes encara en valada, ròba vielha, vai saber quanti son anats perduts o campats via.

D'organets lhi n'a agut segurament aicí coma d'en pertot, perqué es part de l'istòria de l'armòni, la lhi a pas da s'enventar ren, lhi premiers armòni que son arribats eren d'organets perqué de cromàtics lhi n'avia pas encara.

Lo clarineta ensita, dono mon ipòtesi, es n'instrument derivant da la banda. Simplament a demostrat, coma en d'autras tradicions en Bretagna, Auvergna etc..., d'adaptar-se ben a las músicas tradicionalas.

Perqué pas la tromba, o lo sassòfon, gavant quilh gaires sonadors nostrans coma Mario Pirotti e Dario Avena que en valada lo sonen, perqué chapen pas 'ma lo clarin, la lhi a pas ren a far. La gent s'atend mai lo clarin. Probablement perqué lo sassòfon a un sòn mai escur, mentre que lo clarin es mai esclant, vai saber, fai pus alegria, intra dins l'aurelha e se combina ben abo l'armòni. Creo sien aquelas las rasons.

Probablement decò lhi autri instruments an provat a sonar correntas, mas s'es vist d'abòrd que foncionava pas ben coma abo la clarineta o en tuit cas la gent sentia pas la causa coma sia; es na mia ipòtesi.

En la Banda, après lo servici uficial, la lhi avia totjorn la part "darreire lo sipari" e aiquí lo clarin s'es afermat. Puei dir qu'al era pas n'instrument tradicional, coma en d'autri cant per exemple lo violon, o la viola o lo mesme semiton qu'al era já pensat expressament per sonar un repertòri tradicional dal pòst. Per lo clarin es ren estat parelh, se sonava en banda e l'an pilhat per sonar la música tradicionala.

Enti temps passats, aiquí poguia lhi aver lo pifre. La lhi a de testimonianças pròpi aicí a Robilant.

Gentile Jordan, n'a gardat un en bois que sonava qualqu'un de sa familha. A Vernant, m'an contat, que lhi n'avia un qu'estava a un teit que sonava lo pifre, quora lhi avia silenci, l'auvien sonar da luenh e sonava correntas.

Lo pifre era tipic de la Provença e la lhi n'avia principalament de doas qualitat: de cana, mai rústic o de bois, mai estimat. Ciquin d' Matè de Limon disia que lo sonava en na cèrta procession religiosa e al avia un pifre de cana. Donca pòl ben èsser que la tradicion sie arribaa da la vesina Niça.

Per çò que regarda lhi instruments a còrda, la soleta testimoniança en Val Vermenanha es un violon; un de la fraccion Agnelli, un cèrt Tonin d' Michèl, o mielh Antonio Galfrè, mòrt ental '50 e que lo sonava. Qualqu'un ditz que benlèu se lhi fabricava bèla que da solet, en maniera artisanala. Degun s'arcòrda se sonava pròpi correntas, mas penso que si, decò perqué ent'aquilhi temps e ental pòst ente demorava, creo pas sonés Vivaldi. Al era un campanhard que totun savia pas ni lèser ni escríver la música, coma tuit, donca segurament sonava música dal pòst. Essent mòrt ental '50, seria lo miracle dal miracle trobar na registracion.

Quora puei, pròpi per ma passion, decò après aver fait aquest CD, ente ai cerchat d'escriure lo mai possible, demando totjorn, rompo l'escàtolas a tuit per saber totjorn qualquaren de mai, mas ai pas trobat ren delai d'aquò. Segurament derant de l'organet, lo violon era adobrat, coma lhi estruments aflats a ancha dobla o lhi instruments a sac que eren istoricament difonduts un pauc ont se sie en tot lo mond, donca segurament son passats decò d'aicí, magara se son perduas las traças dins la nueit di temps, vist que son pas encara sortias testimonianças dins las valadas. La soleta testimoniança de n'òboe popular a ancha dobla ven da la Val Pò, da na fòtografia dal 1902 a Martiniana, ente lhi a un sonador abo un instrument coma un pifre que se sòna encà encui dins l'apenin pavés e de Piacenza. En Val Maira an recontruït la Piva d'Estròp da na pintura de n'autor desconoissut dins na gleisa dal país, mas se pòl pas dir abo seguressa se al era n'instrument local, bèla que la sie afascinant pensar-lo. Tenem present que lhi pintres d'alora viraven mesa Euròpa e aquel que veien ent'un pòst après magara lo representaven ente n'autre. Se masque se trobesse, magara dins un vielh solier, na saca abo la resta d'un chanter o d'un bordon, coma es capitat en cèrti pòsts dal nòrd Itàlia, e s'arribesse mai o menc a la rebastir, alora jaque, mas basar-se solament sus na pitura pogaria, a mon avís, èsser n'idea un pauc forçaa.

Respèct a la música tradicionala e a la sia reproposicion, la lhi a pas en tot lo nòrd d'Itàlia na situacion de vitalitat coma la nòstra, nimanc per idea, d'aquò siu segur, lo puei butar per escrit, perqué conoisso abastança ben la situacion generala.

Magara al sud qualque causa de simil la lhi a, bèla se lo conoisso pas ben; segurament la Sardegna es ai nivels mai auts, ente es encara viva la tradicion en general e decò lo ferment da part di joves.

Decò dal ponch de vista dal bal, en Itàlia dal nòrd exist pas na situacion companha ai nòstri festin abo correntas e balets. Siu just estat en Val Resia, en província d'Udine, ben fascinanta per lo ric repertòri de música entierament per violons, mas balen a carnaval e a feravost, doas al maxim tres ocasions a l'an. La lhi a un pauc la zòna de las quatre províncias: Piacença, Pavia, Alessandria, Genova, que se salva. Aiquí la lhi a la tradicion dal pifre, n'òboe popolar que semelha un pauc an aquel qu'aviam dich de Martiniana Pò. La tradicion es estaa recuperaa sortot dins lhi darriers vint ans, decò per l'intermediari de gent que venia da fòra, especialment dal milanés, mas era en chamin a se pèrder.

Parelh coma aicí en Val Vermenanha, que da la darriera setmana de mai a la meitat de setembre, la lhi a almenc un festin chasque sande, diamenja e luns, ente se bala la tradicion locala, val a dir aquò que la lhi avia derant dal "liscio", se tròba pas en degun autri pòsts. Decò lo fenòmen de la ripropòsta respèct a la tradicion, que per nosautri es lo fenòmen de la "Musica Occitana" en las divèrsas claus, es ren marcat en degun pòst coma aiquí, dins nòstras valadas.

Aicí en Val Vermenanha la tradicion musicala s'es jamai arrestaa, bèla se lhi a agut de moments mai actius e d'autri menc, en tuit cas, bèla se dins lhi ans setanta semelhava esquasi que lhi festins anessen a pèrder, la lhi a totjorn agut qualqu'un que lhi fasia reviure; ent'aquilhi ans segurament lhi fraires Beppe e Severin dal Vernant abo clarinet e armòni. En tuit cas la lhi a d'ans ente tot boja, d'autri menc; fai mal far cerchar de capir quant la música tradicionala anarè encara anant ent'un monde qu'es totjorn mai bigarrat e globalizat al maxim abo lhi genres lhi pus diferents disponibles en internet. Aicí semelha d'èsser sus n'isla a part, mas es difícil capir fins a quora la durarè. Na causa qu'arribo pas a m'imaginar, son las fèstas di leve sensa correntas. Lo fach que sien extremament foncionalas e fondamentalas dedins na fèsta rituala com'aquela, magara dona esperança de continuïtat.

Aquest es un di motius dal perqué gran part de la música de la Val Varaita, teoria de tanti, al s'es salvaa en bòna mesura mercés a la Baïa de Sant Peire. Decò aiquí la lhi avia estats de moments verament de crisi, dins lhi ans '60 Joan Bernardi era un di gaire sonadors restats, la gent balava esquasi pus. Balava masque per la Baïa chasque cinc ans, que abo lhi moments rituals que a, chama que sien sonaas exclusivament de músicas tradicionalas de Sant Peire abo si bals, donca én s'arcordava las danças da na Baïa a l'autra. Es la tradicion que salva la tradicion: lo rite es foncion de la música e la música es salvaa ental temp dal rite.

S' pòl far n'analogia abo la fèsta di leve, mentre enti festins depend, pogarien, coma an fait d'en pertot tacar a far lo "liscio", o pura un pauc coma se ve ent'aquisti darriers ans, lo sande, o la diamenja, se fai venir lo grop de música occitana, per donar un pauc de varietat a la fèsta e dins lo mesme temp chamar mai de personas da fòra. Son rasonaments que lhi divèrs "massiers" fan en funcion decò d'aquò que vòl la gent e de coma viren lhi temps.

En tuit i cas la música, quala se sie, en la naturala evolucion qu'aurè, deu èsser sentua da la gent e deu èsser spontanea coma es totjorn estat. Se veiarè abo lo temp. La gent se reconóis, perqué a son lengatge; coma parla sa lenga, bala correntas e balets.

Devo dir que enti darriers ans en Val Vermenanha la lhi a agut un gròs ferment de joves que sònen l'armòni cromatic, decò a aut nivèl. Lhi sonadors ancians, son maravilhats de veire tuit aquisti joves apassionats parelh e aquò es positiu.

Per çò que regarda la música occitana, lo "boom" es estat dins lhi ans '90 en consequéncia dal fenòmen Lou Dalfin, perqué derant la causa era pus modèsta. En consequença a lor son naissuts divèrs grops, la major part en version mai modèrna abo bas electric, bateria e guitarra eléctrica acoblats a d'instruments de la tradicion. Al començament, qualqu'un disia que era masque na mòda, temp tres o quatre ans e auria plantat aiquí. Semelhava masque un fuec de palha, perqué sensa la substança que marcava la tradicion vera e pròpria, vist que era un fenòmen nòu mai liat a la música pop e rock. Decò nosautri coma Senhal, pur en fasent música occitana en version acústica abo d'instruments tradicionals, avem n'impostacion nòva que existia pas dins la tradicion que preveia o lo solet sonador o al maxim la cobla armòni e clarin. Encuei sem ental 2011, delai di vint'ans d'aquel moment, mas decò se qualqu'un ditz que la lhi a un pauc d'arlasca, aüra ma aüra la lhi serè cinquanta grops que sònen, donca lo ferment es encara ben fòrt. Sus la quantitat én pòl èsser sodisfaits dal mentre que per la qualitat lhi sem pas encà. Esperem ental futur... S' pòl dir segurament que qui avia dit que en quatre o cinc ans, la causa plantava aiquí, a falit. Es ver, qualque grop es despareissut, es fisiològic, mas la lhi n'a d'aquilh nòus que naissen.

Veu que de joves que venen da mi a far de cors d'organet la lhi n'a na bòna quantitat, se passen la votz un per l'autre, sai pus ente butar-lhi, qualqu'un devo lo tenir fòra.

Valuto aquest senhal coma na garancia per lo futur, bèla se chal en tuit cas far atencion, perqué coma la lhi n'a tanti que taquen, la lhi n'a tanti que laissen pèrder, mas sus la quantitat una bòna part es ben apassionaa. En aquest moment n'ai quatre o cinc per lhi mans que se continuen devenen verament de fenòmens.

Respèct a quora ai tacat mi, encuei qui vòl provar a sonar, decò masque perqué chapat da la curiositat après aver vist un grop de música occitana, o perqué a n'amís que sòna e decò ele vòl provar, aicí a bònas possibilitat, causa que a Turin o a Milan capita ren. Sus la quantitat se pòl preveire que qualquaren per lo futur restarè. Se ren dins la tradicion, pogaria èsser respèct a la música de ripropòsta qu'es un fenòmen modèrn, actual mas enteressant; na nòva forma de música popolara.