(da Piero Raina "La mia valle aveva un' anima")
Ed. "Il Drago"- 1982

 

Sl pasturage fiourì dapé di coll 

la espounchà en journ na bello fiietto,

Na pastouro en çerca ed sa chabretto?

Na faietto que stavo en mez ai bosq?

I pourtavo na vesto biancho coumo la néu

l'avio ent'i nei tout lou bioi di péu-péu

E si chiabei ma carezzo d'or

Oh a-qui chabei

Tan long, rissoulin e biei

Coumo i-es pouncà la fiietto à sparì.

E d'amlouro i  "cavié" d'Elvo

Van en çerco d'en tesor

Van girà per tout lou mound

Per retroubar a qui chabei biound

 

Una delle più singolari, prestigiose ed esclusive attività commerciali degli Elvesi che li rese famosi in Italia e nel mondo era la raccolta e la lavorazione artigianale dei capelli femminili.

Partivano da casa all'autunno a ottobre-novembre alla chiusura dei lavori di campagna e lo spegnersi dei forni nelle borgate dopo le cotture del pane.

Il paese si svuotava degli uomini, le donne restavano sole coi bambini attaccati alle gonne; ad accudire ai vecchi, al bestiame, a filar lana e malinconia.

Il raid era lunghissimo, segnato di freddo, di fatiche, di disagi che oggi sembrerebberoinaffrontabili ed il ritorno coincideva con la primavera all'aprile - maggio.

Se ne andavano a due a due lungo le pianure e le valli del Piemonte, della Lombardia, del Veneto, qualcuno allungava il suo campo d'azione nell'Appennino Tosco Emiliano, altri nella Savoia, in Svizzera, nel Tirolo. (Rifuggendo un po' dai luoghi dove la gente campava per molti mesi di castagne perché quivi i capelli risultavano più secchi, sbiaditi e poco resistenti alle lavorazioni.

Qualche puntata venne anche tentata nel Meridione, ma con esito non soddisfacente sua per la qualità dei capelli, più scuri e meno fini, ed anche per un particolare ambiente osteggiante a questo genere di lavoro. «Donnaioli del Nord» venivano appellati in quelle contrade assolate quei nostri curiosi cercatori.

S'annunciavano nei villaggi ripetendo questo ritornello:

 

Alé, alé fremes, abou i-nei bei

Vento taiasse i chabei

Tes saurtio na novo modo

E i-es bien coumodo.

Alé, alé donne dagli occhi belli

Bisogna tagliarsi i capelli

E' sorta una nuova moda

Ed è ben comoda.

 

Vestiti con cura e recando in ispalla un rotolo di tessuti, una borsa di pelle, un metro a sbarra di legno, un grosso parapioggia, si trascinavano con costanza per tutta l'invernata e per la strada, nelle città, nei grossi borghi della pianura, negli abitanti più isolati e sperduti delle valli, una sosta dopo l'altra ogni casa ovunque ci fosse una ragazza, una donna da interloquire e convincere a lasciar loro la capigliatura in cambio di un grosso fazzolettone di lana da tenere in testa fino alla crescita dei capelli.

«Un piccolo circoletto alla sommità del capo, di poco più grande che la tonsura dei chierici, poche ciocche che ricresceranno presto con la luna giovane» dicevano loro con arte persuasiva, ma poi che disastro quando mettevano la mano e le forbici tra quei capelli e appena la donna sacrificante correva specchio scopriva una pelata come.... quella di San Bernardino da. Siena... ed erano lacrime e pentimenti.

I capelli da scarto venivano inviati a Palermo dove un'apposita industria li impegnava nella fabbricazione di cordami per il naviglio.

Oggi ad Elva ben poche persone si dedicano ancora a questa caratteristica curiosa attività che per un lunghissimo arco di tempo, quasi un secolo, valse a rafforzare la conoscenza, il tenore di vita, il gruzzoletto di tante nostre famiglie, ma per altro già da anni avviata sulla via del tramonto. Vuoi per l'evolversi dei costumi, le mode dei capelli corti, vuoi per una vera invasione di capelli asiatici per lo più cinesi, più neri, meno soffici, ma di assai minor costo dei nostrani, vuoi anche per l'affermarsi di sempre più perfezionate imitazioni del capello umano da parte delle fibre sintetiche.