Costanzo Lorenzati, maestro elementare di Paesana, e Alfredo Billia, insegnante di Sanfront, sono esponenti della recente presa di coscienza occitana della Valle Po.

Fino a qualche anno fa in Val Po non c'era stata partecipazione diretta ai problemi dell'occitanismo; tutto si riduceva a pochi addetti ai lavori, che si limitavano per lo più alla lettura delle riviste del settore. Perlomeno, si può affermare che se costoro hanno effettuato lavori di ricerca sulla cultura popolare, non li hanno pubblicizzati a sufficienza.
Si è cominciato a manifestare un interesse maggiore per questi problemi dopo la presentazione dei canti in lingua occitana del "chantaire" Daire d'Angel; un ulteriore stimolo alla conoscenza del la lingua, del canto e delle danze nostre è sorto dalle manifestazioni coi gruppi musicali "Sunaire Usitan" e "Lo Bachas" di Antibes. Alcuni giovani hanno cominciato ad effettuare ricerche più approfondite sulla civiltà contadina della nostra Valle, riscoprendo pocon per volta dei caratteri occitani che molti ormai credevano scomparsi.
Per quanto riguarda la media Valle, riteniamo che questi caratteri trovino riscontro, più che nella parlata ormai deteriorata dalle influenze coloniali della pianura, proprio nelle danze. Possiamo tranquillamente affermare che il numero delle danze di cui abbiamo
avuto notizia è tutt'altro che trascurabile: alcune sono ancora ballate, anche se sempre più raramente; di altre, allo stadio attuale delle ricerche, esiste solo più il ricordo.
Il comune in cui abbiamo trovato ancora più viva l'abitudine
del ballo è Sanfront: a Carnevale e il quindici agosto, festa patronale, si puè vedere danzare sulla piazza o sul ballo a palchetto la giga, 'l balet, talvolta la bourea e la courënta.
Inoltre da suonatori e danzatori locali ci sono stati citati questi altri balli: courënta baratoùira, trëssa, tola, countradansa, ëspouzin, ingleiza.
A Paesana per il momento abbiamo avuto notizia dei seguenti
balli: bourea, giga, balet o balot, trëssa, courënta, courënta baratoùira. Sembra che le ultime due danze venissero eseguite meno frequentemente; la courënta baratoùira però viene ricordata come particolarmente spettacolare dal punto di vista coreografico, per il fatto che si danzava in dodici.
Grosso modo la situazione è analoga per i comuni dell'alta Valle, cioè Oncino, Ostana e Crissolo; non abbiamo rintracciato danze diverse da quelle menzionate finora per Paesana. Inoltre siamo riusciti a raccogliere alcuni frammenti di "balli cantati", che trascriviamo:

Le fasine dë st'an pasà, soun jo sëqque, soun jo sëqque
le fasine dë st'an pasà, soun jo sëqque ma i bruzën pa.

Questo brano era cantato sull'aria della giga, ma serviva anche a canzonare bonariamente un suonatore di fisarmonica dal repertorio piuttosto ristretto.

Coun couat soi mariëma Tevon,
coun couat soi lou mariëma pa.

Questo era l'inizio d'un altro brano cantato e ballato come balot (o balet).
Riportiamo infine un ballo "cantato" tipicamente occitano,
presente anche in altre vallate, eseguito qui sotto forma di courënta:

Dounàine, dounàine, dounàine 'd fen a l'àine,
dounàine, dounàine, dounàine ëncaro 'n pàou.

Una variante udita a Senfrent conclude in modo leggermente diverso:

dounàine encà 'n bot.

Gli strumenti tuttora usati sono la fisarmonica cromatica, l'organetto (armoni a semitoun) e il clarino; nei balli a palchetto veniva usato, per l'accompagnamento, il basso-tuba (troumboun). Era anche diffusa, per la sua tecnica esecutiva piuttosto semplice e le dimensioni ridotte, l'armonica a bocca; era chiamata aribeba, ma piuttosto impropriamente, visto che questo termine designa in realtà lo scacciapensieri.
Sappiamo che fino a qualche decennio fa ad Oncino c'erano uno o due suonatori di violino; purtroppo non ci risulta che attualmente altri sappiano ancora suonare questo strumento. Da conversazioni avute, sembra che ad Ostana vi fosse scarsità di suonatori; per ballare, invitavano un suonatore di armoni dalla frazione di Ciampagna o di Paesana.
Particolarmente interessanti ci sembrano alcuni detti popolari, ancora vivi nella parlata, che testimoniano l'esistenza nella Val Po di strumenti antichi, di cui ormai è scomparso anche il ricordo.
A titolo illustrativo, citiamo i più significativi:

"A taca mai la vioulla". Trad.: Comincia nuovamente a suonare la ghironda. Si dice quando qualcuno inizia un discorso noioso o lamentoso.

"Ohi que piva qu'l'à quël lì!". Trad.:Ohi che zampogna ha quel tale; la zampogna indica il muso lungo, forse per analogia con la bocca di chi soffia in questo strumento. Per dire che si è veramente stufi si esclama anche: "N'ai jo na piva". Trad.: Ne ho già una zampogna.

"Soun mai lai qu'i charamellën!". Trad.: Stanno nuovamente suonando la ciaramella. Si usa riferito a due o più persone che cianciano continuamente. Ricordiamo brevemente che la ciaramella è un piffero ad ancia doppia, scapanato all'estremità, usato solitamente dagli zampognari.

"Diau d'ën pinfër!". Trad.: Diavolo d'un piffero; espressione usata per insultare qualcuno.

Come risulta evidente, tutte queste espressioni sono formulate in tono vagamente dispregiativo, probabilmente in riferimento al suono stridulo e un po' monotono che la ghironda, la zampogna, la ciaramella ed il piffero emettono.
Quando si ballava nelle stalle, si diceva ironicamente che: "Pasavën la sira coun 'n po' 'd pours dle quëstanhe sbardà 'n tera", cioè davano la cera con bucce secche di castagne sparpagliate! Analogamente a quanto si faceva in Val Varaita, anche a Paesana c'era l'abitudine di "aousè l'Abà" durante il ballo; sembra però che costui non fosse tenuto a pagare il suonatore da solo. Per il compenso del suonatore si passava a raccogliere il "brandou" tra tutti i partecipanti alla festa, usando il cappello più decente che si riusciva a rintracciare.