Settembre 1976 è la data di uscita dell'ultimo numero de "Lou Soulestrelh"
.

Con la fine della testata Lou Soulestrelh non morì del tutto, ma divenne un' associazione culturale che, oltre ad una feconda attività editoriale, cura tutt'oggi anche la pubblicazione della rivista "Novel Temp" – sottotitolata Quaier (e successivamente, a partire dal N.15, Cartular) dal Solestrelh: quaderno di cultura e studi occitani alpini - i cui primi due numeri erano usciti nel 1975 e nel 1976 come supplemento a "Lou Soulestrelh".

Il nome della rivista, spiega Gianpiero Boschero,

viene da Guilhelm de Peiteous, il primo trovatore, che quasi mille anni fa scrisse una bellissima canzone che inizia con questo verso:

Ab la dolçor del temps novel ("con la dolcezza del tempo nuovo", la primavera).

Il temps novel della poesia divenne il novel temp, il nome della nostra rivista. Il nome voleva sottolineare l'unità culturale di tutta l'Occitania (Guilhem, che era duca d'Aquitania, viveva nella parte opposta dell'Occitania) e la continuità culturale dal Medioevo – l'epoca più antica e più bella della nostra cultura – al giorno d'oggi (1).

La nuova rivista, a differenza de "Lou Soulestrelh", giornale politico e socio-economico, si occupava esclusivamente di cultura (2), come enunciato nel N.1:

Praticament al es dal 1960 que se parla de Valadas Provençalas o per melh dire Occitanas; despuèi quel'epòca s'es totjorn parlat de nòstra cultura, d'una maniera de viure, de pensar, de chantar qu'es la mesma d'un caire al autre de nòstras montanhas. Ma se nos chavem aquelis pauques discors fach d'una maniera generala, de chausa escrichas en ocasion de concors e premis, la conoissença de nòstre passat e present resta desconoissua a la plus part dal public.

Par respondre a n'aquestis enterojatius nosautres dal solestrelh avem pensat de far pareisser chasque tant una sernia de trabalh culturals de sot aquesta forma e aquest titol. Es coma dire, Novel Temp de rechercha, Novel Temp de colaboracion culturala entre Occitans montanhards, Novel Temp de reflecion e de pensament sus nòstra cultura vielha e nòva.

Lo Novel Temp la se pòl dire que sia la primiera revista entierament dediaa en general a la cultura occitana alpencha. Aquò perqué volem pas mesque nos ocupar de las Valadas Occitanas d'Italia, mas decò d'aquelis endrechs de l'autre cant que dins l'ensemp occitan ilhs nos son pus dapé.

Cultura del passato e del presente, Occitania italiana e francese: questi gli ambiti scelti dalla rivista, la prima dedicata esclusivamente alla cultura occitana alpina; tutto ciò non soltanto per ricordare la vita di un tempo in occasione di sporadiche feste folcloristiche, ma per una produzione di lotta per la rinascita occitana (3), in un'ottica progressista e non per tornare indietro ai tempi passati (4).

Lo scopo della rivista e dell'associazione era quindi quello di "promuovere e diffondere la cultura occitana delle Valli Alpine, con la ricerca, la collaborazione culturale tra occitani di montagna, la riflessione, lo studio della nostra cultura vecchia e nuova e lo stimolo ad una produzione culturale nuova, attraverso pubblicazioni, anche periodiche, e altre iniziative" (5).

La cultura era considerata dai redattori come un tassello importante per la presa di coscienza etno-linguistica occitana: il lavoro svolto da "Novel Temp" era infatti ritenuto dalla redazione complementare a quello svolto dalle altre riviste, movimenti e associazioni che operavano in campo politico, lavoro considerato altrettanto importante ma delegato ad altri:

Noi ci occupiamo di cultura, riconoscendo alla politica e alla sociologia tutta l'importanza necessaria. Siamo sicuri che il nostro lavoro si integra bene con quello di coloro i quali trattano gli altri problemi. Il loro lavoro senza il nostro, in ultima analisi, rimarrebbe povero di giustificazioni culturali, linguistiche e scientifiche. Non è più il tempo delle sole intuizioni. Dopo l'enunciazione di idee nuove appena abbozzate, occorre dare la prova che tali idee sono giuste. Ciò richiede un lavoro lungo e paziente, ma che non può più attendere dopo più di sedici anni dalla nascita di quelle idee (6).

La dichiarazione di intenti sopra riportata non mancò di scuscitare polemiche da parte di alcuni militanti occitanisti; la risposta di "Valados Usitanos" non si fece attendere:

Voi ci tenete molto a sottolineare (Novel Temp n.6, p.3) che volete occuparvi solo di CULTURA. Contemporaneamente riconoscete – bontà vostra – ad altri problemi, quelli economici, sociali e politici, un ruolo importante: ma non volete occuparvene.

Questa divisione di ruoli – a voi la CULTURA, agli altri (a noi) il resto – non ci sta affatto bene e, credeteci, non è comoda nemmeno per voi! Ma che occitanisti siete? Di quelli che credono che esista una CULTURA indipendente da certi processi sociali, economici, ecc.? Una CULTURA cioè sterilizzata, posta un gradino più in alto del resto? Se è così, vi sbagliate! La lotta per l'autonomia delle Valli Occitane non lascia spazio al lavoro culturale fine a sè stesso; e siamo certi che, se realmente volete battervi nel campo dell'occitanismo, il vostro contributo (beninteso positivo anche se fino ad ora un po' asettico) non potrà restare a lungo così pulito, così "NEUTRALE". Possiamo dirvi il perché di questa nostra certezza? È semplice: perché battersi vuol dire sporcarsi le mani, uscire allo scoperto, prendere posizione direttamente, "schierarsi", uscire dalle nuvole di un paradiso culturale altrimenti destinato alla sola "conservazione", prossimo ormai alla museificazione. È questo che volete? Speriamo di no, perché c'è bisogno anche di voi e delle vostre indubbie capacità. Però c'è bisogno di chiarezza: noi vorremmo sapere, insomma, di cosa è fatto il vostro occitanismo, dove arriva il vostro autonomismo, dove termina e perché la vostra reale autonomia. Proviamo – se volete – a discuterne (7).

La risposta di "Novel Temp" fu pubblicata sul N.8; la redazione ribadiva che l'impegno per la valorizzazione della cultura è fondamentale per la presa di coscienza etnica e linguistica:

C'è chi ci accusa di voler fare soltanto della cultura, anzi, della cultura "asettica" e di non volerci occupare dei problemi sociali, economici, politici della nostra regione. Ci riferiamo alla lettera aperta apparsa sulla rivista Valados Usitanos, ove ci vengono attribuite affermazioni che appaiono dettate da una superficiale e parziale lettura del Novel Temp, se non da vecchi rancori e da un certo senso di invidia per il buon livello della nostra rivista.

Certamente non crediamo che la nostra cultura sia fatta soltanto di vecchie leggende e di antiche canzoni, non crediamo che sia esclusivamente cultura popolare; riteniamo però che il nostro impegno di Occitanisti nel settore culturale possa portare un necessario contributo al risveglio del notro popolo.

Valorizzare la cultura delle nostre valli per rendere gli Occitani più coscienti di sè stessi vuol dire aiutarli allo stesso modo che occupandosi dei loro problemi economici e sociali.

L'impostazione della nostra rivista appare da molti scritti pubblicati. Essa non è "asettica" ma chiaramente occitanista, nel doveroso rispetto del rigore scientifico.

D'altra parte, un lavoro capillare in campo politico, sociale, economico, vien fatto da ciascuno di noi, indipendentemente dal lavoro per la rivista, a diversi livelli, per il fatto stesso che siamo convinti occitanisti e autonomisti. (8).

I dissidi tra "Novel Temp" e "Valados Usitanos", complicati anche dalla scelta di una nuova grafia da parte di quest'ultima, portarono di lì a breve ad una frattura definitiva (9); seguì, nel 1984, collegata ai dissidi con "Valados Usitanos", la rottura con il M.A.O. (10).

L'associazione Soulestrelh si definiva autonomista e, a differenza del MAO, non nazionalista (11).

Nonostante le accuse di "Valados Usitanos", la rivista ebbe il merito, come ha fatto notare Franco Bronzat recentemente, di portare "la lingua verso posizioni più avanzate con un uso a livello scientifico, cioè l'utilizzo della lingua per scrivere articoli di ogni tipo e capace di presentare ricerche sulla nostra cultura" (12).

La consapevolezza che "la pubblicazione di testi occitani (compresi quelli "difficili") sia di estrema importanza" (13) ha indotto la redazione a concedere ampio spazio alla lingua, che per la prima volta sulle pagine di "Novel Temp" veniva adottata anche nei testi scientifici.

Ai problemi in cui potevano incorrere i lettori meno esperti dell'occitano, la redazione cercò di ovviare in parte traducendo in italiano i passaggi più difficili (14), in secondo luogo cercando di limitare il proliferare delle grafie personali invitando i collaboratori a scrivere in Escolo dóu Po o in normalizzata, le due grafie scelte dalla redazione in quanto la prima "da noi è oggi la più conosciuta e rende bene le particolarità dei nostri dialetti", mentre la seconda, quella promossa dall'I.E.O., "affonda le sue radici nei primi secoli della cultura occitana e che in tutta l'Occitania è la più usata" (15) .

Il problema delle grafie si poneva dal momento che "Novel Temp", come anche "Valados Usitanos", pubblicava le ricerche e gli studi inviati dai numerosi collaboratori provenienti dalle diverse valli occitane piemontesi, oltre ad alcuni scritti di autori dell'Occitania "de l'autre cant".

Tuttavia, è stata proprio l'attiva collaborazione di più persone a rendere prezioso il lavoro svolto da "Novel Temp" (16) - e dalle altre associazioni occitaniste e provenzaliste oltre che dagli studi accademici -, nel salvare, mettendole per iscritto, la memoria e la lingua occitane.

Le ricerche trattano di argomenti diversi: la storia e la preistoria delle valli cuneesi; le tradizioni popolari e i modi di vivere delle comunità; la geografia e la toponomastica; la linguistica; venivano anche pubblicati, sporadicamente, alcuni studi socioeconomici sulle valli; alle feste, e in particolar modo al Carnevale nelle sue diverse manifestazioni, sono dedicati molti documenti e studi (17); infine, l'ultima sezione di "Novel Temp" è dedicata alle recensioni di pubblicazioni, dischi e riviste.

Come "Valados Usitanos" e "Ousitanio Vivo", anche "Novel Temp" pubblicò alcuni articoli e studi sulle altre minoranze linguistiche, sui movimenti e sulle proposte di legge avanzate sia in territorio nazionale che europeo, nella convinzione che "per gardà nosto lengo e nosto culturo ousitano aven manco d'esse unì entrà pichot popoul d'Italio e decò d'Eouroupo" (18).

Rispetto alle altre riviste occitaniste, "Novel Temp" dedica ampissimo spazio agli studi sulla musica popolare (19). Lo studio e la riproposta delle danze popolari e il recupero degli strumenti tradizionali rientrano infatti tra i principali obiettivi dell'associazione; la musica e la danza, secondo i redattori, hanno un importante valore culturale, stimolano una socialità di tipo comunitario, ormai perduta nel mondo contemporaneo, e il senso di appartenenza etno-linguistico occitano (20); le danze fanno parte della cultura popolare e per questo devono essere oggetto di studio, come dichiarato dalla redazione: "Noi riteniamo che vi sia un legame che unisce le nostre danze all'insieme della nostra cultura, in modo tale che le danze non possano essere separate dalla cultura, intesa in senso lato, di ogni paese" (21).

Come si è visto, la rivista, almeno nei primi numeri, intendeva estendere il proprio ambito di interesse anche all'Occitania d'oltralpe; non mancavano infatti sulle pagine di "Novel Temp" gli studi di autori d'oltralpe come Peire Pessamessa, Felip Martel e Jacme Taupiac. D'altronde, la scelta di adottare, accanto alla grafia dell'Escolo dóu Po, la grafia promossa dall'I.E.O.era un chiaro segno di questa apertura; "Novel Temp", spiegava la redazione, si proponeva infatti in quegli anni come il principale interlocutore italiano dell'Institut d'Estudis Occitans, mentre le altre associazioni occitane e provenzali piemontesi avevano scelto altre affiliazioni:

Coumboscuro scelse uno stretto legame con il Felibrige, facilitato dall'appartenenza a questa associazione di Buratti, l'associazione Soulestrelh si sentì maggiormente in sintonia con l'Institut d'Estudis Occitans di Tolosa, mentre la dirigenza del M.A.O. e delle sue associazioni culturali, Valados Usitanos e Ousitanio Vivo, fece propria l'ideologia strettamente nazionalista di François Fontan e del P.N.O. (22)

Tuttavia, dopo il fervore degli anni Settanta e Ottanta, tra i movimenti occitanisti piemontesi la speranza di instaurare uno stretto legame con l'Occitania francese andò man mano affievolendosi: questo fu un fenomeno generalizzato che coinvolse non soltanto "Novel Temp" ma anche altre associazioni e movimenti a partire dagli anni Novanta.

Sintomo di questo cambiamento per "Novel Temp" fu la scelta di passare dalla coesistenza delle due grafie, la classica e la concordata, all'adozione esclusiva di quest'ultima; altrettanto significativa fu la scelta di cambiare il nome della rivista in "Lou Temp Nouvel", titolo con il quale viene pubblicata ancora oggi. Il cambiamento e la genesi del nuovo nome sono spiegati da Gianpiero Boschero nell'editoriale del N.51:

Ma fu commesso un errore: l'inversione di posizione tra sostantivo e aggettivo. Bronzat, che la propose, la giustificò dicendo che la nuova formulazione (Novel Temp, anziché Temp Novel) evidenziava un approccio moderno e creativo alla nostra cultura. Scoprimmo poi che si trattava semplicemente di un'influenza della lingua inglese, certamente inconscia, che si ammantava di modernità (...). Il primo che ci fece rilevare l'errore fu il prof.Arturo Genre. Nella sua grammatica della Val Germanasca, inoltre, aveva scritto che gli aggettivi di regola seguono il nome cui si riferiscono tranne rare eccezioni. (...).

Nno restava che prendere atto dell'errore e, conseguentemente, operare la correzione (...).

Un altro elemento da sottoporre a verifica era quello della grafia utilizzata per scrivere il nome della rivista. Sin dal primo numero le grafie utilizzate erano due, quella della Commissione dell'Escolo dòu Po (o grafia concordata) e quella dell'I.E.O. (Institut d'Estudis Occitans). Per quanto riguarda il nome della rivista prevalse la grafia dell'I.E.O., poiché dei tre redattori principali ben due (Franco Bronzat e Fredo Valla) erano suoi sostenitori, mentre lo scrivente, che è sempre stato convinto assertore della grafia concordata, era in minoranza.

Pareva, a sentire quei due redattori, oltre che numerosi amici occitani di Francia, che la grafia dell'I.E.O. sarebbe divenuta presto la grafia dell'"avvenire", la grafia dell'Occitania risorta, almeno dal punto di vista culturale. Purtroppo la risurrezione dell'Occitania francese era un'illusione, una speranza senza fondamento! (...)

Ora, dopo più di vent'anni, riteniamo doveroso scendere con i piedi per terra, per rafforzare l'uso della grafia più idonea a salvare la nostra lingua nella concreta situazione in cui vive nelle Valli Occitane d'Italia. Quindi, anche nel nome della rivista seguiremo la grafia concordata scrivendo temp nouvel, e non temp novel. (...)

La decisione di mutare il nome della rivista fu presa nell'assemblea tenutasi a Torre Pellice il 3 febbraio 1996. In quell'occasione Beppe Garnerone fece rilevare che la buona lingua occitana richiedeva l'uso dell'articolo, e così fu decisa l'aggiunta dell'articolo lou. (23).

Le pagine dedicate alla letteratura in lingua occitana includono autori del passato e contemporanei, che si cimentano con racconti, articoli, poesie, traduzioni e saggi su vari argomenti.

Sono stati raccolti nel Tresòr de lenga-Corpus Testuale testi di diverse tipologie, per dare al lettore un'idea della ricchezza di "Novel Temp".

Sul N.3 la rivista pubblicò le poesie di un poeta occitano della valle d'Oulx, Ernest Odiard des Ambrois, con un'introduzione di Bronzat sull'autore e un'analisi sulla variante dialettale di Oulx; le poesie sono scritte nella grafia personale adottata dall'autore, mentre a fianco è riportata la traduzione in grafia normalizzata (I.E.O.) effettuata da Franco Bronzat (La boune mandie, Si 'n poughessan rneisse, Boun jou, boun an).

Nel medesimo numero si trova una canzone, La chonsoun de la Valaddo, con l'introduzione di Gianpiero Boschero; essa fa parte di uno studio sulla musica popolare apparso sul N.1 che tratta delle canzoni di Barbo Chezarin e Barbo Bernadin Levet, entrambi musicisti dell'alta Valle Varaita.

Sul N.5 sono state pubblicate alcune filastrocche delle valli Chisone e Varaita, tutte scritte nella grafia dell'Escolo dóu Po (Soulelh soulelhet, Nebio baso levetè, San souléi fazé 'squiarzé, Nebio basso aouse-te, Na vieasso senso dent, Batistin alai entla coumbo). Questa raccolta di filastrocche segue uno studio di Felip Martel sull'Occitania francese, nel quale sono riportate alcune filastrocche nell'occitano d'oltralpe in cui si riscontrano notevoli somiglianze con quelle delle valli italiane. Sul N.6 continua la raccolta delle filatrocche: questa volta provengono dalle valli Stura, Grana e Maira: anche in questo caso gli elementi presenti sono gli stessi.

Lo scopo di leggere queste filstrocche mettendole a confronto l'una con l'altra, scriveva Boschero, è quello di mettere in evidenza l'unità culturale occitana (24):

Se trato de na jolio demoustrasioun de l'unità de nosto culturo poupoularo; ma se trato decò de 'n quiar ezempi de coume l'unità de na culturo pol counsente la prezenso de na partìo de variasioun loucale (25).

Ancora sul N.6 è pubblicato un racconto di Antonio Bodrero (Viva l'amor), nel quale il famoso autore, prima occitanista e poi piemontesista, si cimentava con la grafia normalizzata proposta dall'I.E.O.

Su questo numero è infine riportata una monodia della Val Varaita accompagnata dalla trascrizione musicale (Ëntë sës-tu stàito l'àouto séiro).

Del N.8 è stato archiviato nel Corpus Testuale uno studio di Costanzo Lorenzati e Alfredo Billia sulla musica e le danze della valle Po (Cenni sulle danze della media e alta Val Po), e la biografia, firmata da Teofilo Pons il quale collaborò più volte con la rivista, di Josuè Janavel, famoso protagonista della storia valdese.

NOTE.



(1)Gianpiero Boschero, Il nome della rivista, "Lou temp nouvel", N.51, 2000, p.2-3.

(2)"Per quanto ci è stato possibile, dal 1975 ci siamo occupati di cultura e di politica in sedi distinte e su giornali diversi. Ne è prova il fatto che creammo la rivista culturale Novel Temp quando ancora pubblicavamo il giornale politico e socio-economico Lou Soulestrelh. Dopo la cessazione di questo giornale, quelli che tra noi hanno continuato ad occuparsi di politica attiva, lo hanno fatto in collaborazione con il Movimento Autonomista Occitano, con altri raggruppamenti politici o autonomamente", N.17, 1981, p.1.

(3)Cfr."Novel Temp", N.1, 1975, p.2.

(4)"Aquest travài d'estudi e de reprouposto dla culturo poupoularo es fach en diresioun prougresisto e pa per retournar arìe ai temp passà, a la mizerio de n'iage, a l'oubedienso senso descousioun an aquihi que coumandàven, ai prepoutense di omme sus i freme e di grant sus i minà. A la fin finalo, i Ousitanisto vòlen chavar deforo da la tradisioun tout acò que sierv per fa vive miéih i omme d'encùi e de deman", Gianpiero Boschero, I perqué dla reprouposto dla muzico poupoularo, "Novel Temp", N.13, 1980, p.23.

(5)"Novel Temp", N.51, 2000, p.3. La seconda parte della citazione è tratta dall'art.3 dello statuto dell'associazione.

(6)"Novel Temp", N.6, p.5.

(7)Lettera aperta a Novel Temp, "Valados Usitanos", N.3-4, p.17.

(8)"Novel Temp", N.8, 1978, p.5.

(9)Nell'editoriale del N.16 di "Novel Temp" la redazione critica duramente la nuova grafia adotatta da "Valados Usitanos" a partire dal N.8 del 1981; sul N.17 riprende l'argomento e la accusa di voler copiare l'impostazione "culturalista" di "Novel Temp". Infine, sul numero successivo, chiude la discussione sulla grafia: "Pensiamo che sia nostro dovere dedicarci ad attività più utili, evitando di perdere altro tempo a correre dietro a Valados Usitanos per smentirne le affermazioni non vere. Per questi motivi ci sembra inutile esaminare e replicare alla altre precisazioni ed affermazioni (...).

Oggi Valados Usitanos lavora per la morte della nostra lingua, creando divisioni tra gli occitanisti e suscitando sfiducia tra gli abitanti delle Vallate sulla possibilità di ripresa della nostra cultura. Ogni discorso sulla grafia con Valados Usitanos è pertanto chiuso", N.18, 1982, p.4.

(10)Nel N.17 la redazione di "Novel Temp", dopo le discussioni sulla grafia con "Valados Usitanos", chiede al M.A.O. di differenziarsi da "Valados Usitanos", dal momento che "fino a poche settimane or sono, Valados Usitanos e M.A.O. hanno coinciso nelle persone, almeno ai livelli dirigenziali, e nelle scelte importanti (ad esempio la grafia)", p.4. Si schiera quindi, nonostante alcune richieste, a favore del M.A.O.: "Noi riteniamo che per la soluzione dei gravi problemi delle nostre Valli sia necessaria la presenza di un movimento politico occitanista ed autonomista (...). In questo momento, riteniamo che tale ruolo possa essere svolto dal M.A.O.", ivi, p.6. Tuttavia, nel N.22 del 1984, i rapporti arrivano ad un punto di non ritorno, ancora una volta a causa delle grafia: "Nel volantino di presentazione della proposta di legge (...), pubblicato nel luglio 1982, il M.A.O. usò la grafia delle y e delle k di Valados Usitanos, nonostante la nostra fermissima e preventiva opposizione. (...) In seguito il M.A.O., segnatamente la sua dirigenza, accentuò il processo involutivo verso l'identificazione con l'associazione Valados Usitanos, tanto che attualmente i due gruppi ci appaiono come le due facce della stessa medaglia. (...) Il nostro giudizio sul M.A.O.è quindi notevolmente mutato rispetto alla primavera del 1982: non riteniamo più che il M.A.O.sia in grado di svolgere il ruolo del movimento politico occitanista ed autonomista che è necessario per la soluzione dei gravi problemi delle nostre valli; in altre parole, se gli ideali politici occitanisti ed autonomisti saranno portati avanti dal solo M.A.O., saranno destinati all'insuccesso", p.3.

(11)"Lou Temp Nouvel", N.53, p.4. Negativo è anche il guidizio su François Fontan, personaggio centrale per la nascita del M.A.O. e punto di riferimento nell'elaborazione ideologica dei primi programmi del movimento.

(12)Franco Bronzat, 50 anni di letteratura e non nelle valli occitane, ed.Chambra d'Oc e Fusta Editore, Saluzzo, 2011, p.142.

(13)"Novel Temp", N.3, 1977, p.3.

(14)"Alcuni lettori hanno osservato che la nostra rivista è poco accessibile a chi non abbia una buona conoscenza dell'occitano. Per facilitare la comprensione dei testi abbiamo quindi indicato in nota la traduzione delle parole più difficilmente comprensibili", ibid.

(15)La redazione prosegue: "Piuttosto cercheremo di contenere gli esperimenti di normalizzazione per non disorientare e richiedere eccessivo sforzo ai lettori. Invece domandiamo e insistiamo affinché tutti coloro i quali usano la grafia dell'Escolo dòu Po lo facciano osservando tutte le regole, per l'unitarietà della produzione letteraria. Siamo convinti che non sia più il tempo dell'improvvisazione", "Novel Temp", N.6, 1978, p.5.

L'invito a scrivere scegliendo una delle due grafie sopra citate era già stato pubblicato nell'editoriale del primo numero.

(16)L'invito a collaborare è più volte ribadito dalla redazione, a partire dal primo numero: chiunque è invitato a scrivere, studiosi e dilettanti, nella speranza che la lingua sia usata dal maggior numero di persone possibile: "Totas las votz seriosas trobaren luèia sus la paginas dal Novel Temp, sensa anar tròp apres a las questions de grafia", N.1, 1975, p.2; "Agli studiosi, agli studenti, agli appassionati che svolgono ricerche sulle valli Occitane, chiediamo di metterci a conoscenza dei loro lavori", N.3, 1977, p.3.

(17)Si veda ad esempio: Il carnevale a Blins, N.5, 6, 7, 8; Alcuni aspetti magico-religiosi del Carnevale in Val Varaita, N.10; Lo Carnaval a Sant-Didèir-de-Velai e Feste tradizionali della Valle Maira, N.11; I documenti della Bahìo conservati nell'archivio comunale di Sampeyre (1698-1962), N.28-29; Le Mascarade di Lemma in Val Varaita, N.32; Il tentativo di soppressione della Baìo del Preit di Canosio, N.38; La Baìo di Sampeyre nelle descrizioni e nelle immagini dei primi anni del 900, N.55; Li Loup de La Chanal, un carnevale alpino e le altre feste dell'anno, N.56.

(18)"Novel Temp", N.34, 1988, p.2. Si veda anche Minoranze etniche nel dirittto interno e internazionale sul N.13; Minoranze etnico-linguistiche: gli italo-albanesi, sul N.19; L'esperienza autonomistica in Sardegna, N.23.

Nel N.53 l'editoriale segue il percorso della legge "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche" (482/99) dal concepimento all'approvazione.

(19)Gli studi sulla musica e sulle danze popolari vengono pubblicati a partire dal primo numero e ancora oggi rappresentano uno dei settori di interesse della rivista. Si vedano ad esempio: Canzoni di Barbo Chezarin e Barbo Bernadin Levet della Valle Varaita sul N.1; nel secondo numero uno studio di Luigi Testa sulle canzoni popolari; Cenni sulle danze della media e alta valle Po sul N.8; Valour, estudi e reprouposto di danse poupoulare ousitane sul N.9; Strumenti antichi per danze popolari in Val Po sul N.11; Qualche osservazione sul "pinfër" di Martiniana sul N.12; I perqué dla reprouposto dla muzico poupoularo sul N.13; Strumenti musicali nella pittura del medioevo e Lî vioulouniste d'la Val Sen Martin sul N.16; Nuovi documenti musicali di Juzep da'Rous sul N.43; Alcune precisazioni sulla vita di Juzep da'Rous sul N.45; Semitoun de noste valade. Rassegna di suonatori di fisarmonica diatonica e semitonata delle Valli Occitane sul N.47; Sturmenti musicali popolari, uno studio ricco di fotografie, sul N.53; L'aze d'alegre sul N.55 e molti altri ancora.

(20) Gli obiettivi sono indicati nell'articolo I perqué dla reprouposto dla muzico poupoularo: "per far créise lou sabé de l'omme, perqué i danse an na valour culturalo ente lour, que val per nouzàouti, ma que val tanben per touto la culturo; per repourtar enté nosti pais la vito culturalo e sousialo qui s'ero perdùo; per far descuerbe a la gent de 'n serten endrech sio ousitanità", "Novel Temp", N.13, 1980, p.23.

(21)"Novel Temp", N.11, 1979, p.8.

(22)"Novel Temp", N.45, 1994, p.2-3.

(23)Il nome della rivista, op.cit., p.4-5.

(24)"Novel Temp", N.5, 1977, p.47.

(25)"Novel Temp", N.6, 1978, p.30.