Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2011

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Nòvas n° 99 Març 2011

Un passo dopo l’altro: da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz a piedi

Un pas après l’autre: da Borg a Aschwitz a pè
Un viatge dins la memòria per donar un novèl sens al futur

Un viaggio nella memoria per dare un senso nuovo al futuro
Di Gianna Bianco

Un passo dopo l’altro: da Borgo San Dalmazzo ad Auschwitz a piedi
italiano Sono partiti in 3, il 15 febbraio da Borgo San Dalmazzo e arriveranno ad Auschwitz il 1º maggio, Yom Ha Shoah, giorno della memoria in Israele.
Perché fare un viaggio cosí, qual è il senso e chi sono coloro che hanno deciso di farlo?
Da qualche anno, Gimmi Basilotta, della compagnia teatrale Il Melarancio di Cuneo, coltivava questo sogno: ripercorrere a piedi, lungo la linea ferroviaria, la strada che hanno fatto in treno i deportati ebrei da Borgo fino ad Auschwitz nel 1944.
Il viaggio è stato organizzato e Gimmi è partito con i due figli Luca e Jacopo Fantini, un giovane attore e un giovane musicista.
Il viaggio, dedicato ai 26 deportati da Borgo, prevede 76 giorni di marcia, 1913 kilometri, 70 tappe: 33 in Italia, 25 in Austria, 9 nella Repubblica Ceca e 3 in Polonia.
I tre camminatori saranno accompagnati da due postazioni mobili, una davanti e una dietro la carovana in marcia, per rendere sicuri gli spostamenti. Naturalmente al seguito ci sono anche gli addetti alla fotografia e ai video, l’addetto stampa, per documentare l’impresa.
Inoltre ci saranno tutti coloro che vogliono condividere una parte di cammino con il gruppo e che li aspetteranno nei luoghi tappa stabiliti e cammineranno con loro per alcuni kilometri.
In molte tappe verrà lasciato un libro e se ne chiederà uno in cambio, per sottolineare l’importanza della scrittura e della documentazione della memoria e, dove ci sarà qualcuno disponibile a prendersene cura, verrà lasciato un seme da far germogliare per segnare il passaggio di questo viaggio.
Al termine, ad Auschwitz, si pianterà una betulla simbolo, che viaggia con il gruppo chiusa nel furgone.
Ripercorrendo la storia, scopriamo Borgo San Dalmazzo, in valle Stura, triste protagonista, nella seconda guerra mondiale, di una parte dello sterminio degli Ebrei.
Verso la fine del 1943 e nei primi mesi del ’44, nella ex caserma degli alpini di Borgo era nato lo Polizeihaftlager, un campo di raccolta di Ebrei, italiani e non, adulti e bambini.
Il 21 novembre del 1943 termina la gestione tedesca del campo ma la questura di Cuneo utilizza la caserma per internare gli Ebrei della provincia, cosí vengono rinchiuse 26 persone, 18 donne e 8 uomini. Il 15 febbraio arriva l’ordine di trasferirli a Fossoli da cui partiranno per Auschwitz. Sul convoglio n. 8, con Primo Levi e molti altri, ci sono 23 dei 26 deportati di Borgo: di questi 23 nessuno è tornato.
Gli altri 3, partiranno in seguito e solo due faranno ritorno.
È proprio lungo il percorso di questo convoglio che i nostri camminatori marceranno per giungere ad Auschwitz.
Ma qual è il vero senso che vuole avere questo viaggio?
Come ci dicono i protragonisti, è un viaggio per parlare di memoria, per fare memoria, un viaggio fatto di strada, di relazioni, di incontri.
Si vuol cercare di dare un senso al tempo, vissuto come tempo per prenderci cura di noi, per conoscere gli altri e metterci in relazione.
Un passo dopo l’altro, lentamente, per riunire una comunità che partecipa, che vuole condividere.
Sono uomini di teatro, artisti, che credono nella necessità di recuperare un senso tra il passato il presente e il fututo per dare all’uomo la voglia e la capacità di riprendersi il suo tempo, una nuova forza per creare vera conoscenza per recuperare una storia che è nostra e non possiamo snaturare.
E il teatro ha questa forza, ha la possibilità di ricostruire una comunità, può essere protagonista nella lotta all’omologazione.
È per questo che nelle diverse tappe, i nostri 3 protagonisti hanno organizzato degli incontri con i giovani delle scuole, per portare e vivere insieme questo messaggio ed è ancora per questo che ogni giorno di cammino sarà accompagnato da una parola chiave.
Queste parole sono state regalate dalle persone che hanno seguito un po’ questo progetto e infine Gimmi ne ha scelte 76, una ogni giorno di marcia, e ce le restituisce come riflessione.
Questo per raccontare il cammino, dove la parola fa da filtro per guardare le cose e vivere le esperienze con un’attenzione ai particolari, a tutte quelle piccole cose che d’abitudine non vediamo e che al contrario possono dare un grosso significato alla nostra vita, parole che vogliono essere un confine per farci entrare nella realtà e vivere profondamente le emozioni.
Ma queste parole vogliono anche essere, per Gimmi, un modo per ringraziare della fortuna concessagli nel realizzare questo viaggio.
Una delle parole che li hanno accompagnati e che vogliamo sottolineare è “Essere” la parola del 24 febbraio, nella zona tra Novara e Vuittone.
Gimmi ci restituisce questa parola con queste riflessioni.
Mi ricordo di aver letto al liceo “Avere o essere” di Fromm, dove parlando della società occidentale si diceva praticamente che “Più hai più sei, più esisti”.
Sono passati 30 anni e mi pare che le cose invece di migliorare ci portino ancora oggi a dire, parafrasando Fromm “più appari più esisti”.
.... l’estetica al disopra dell’etica, anche nelle relazioni una concezione eventistica che spinge verso i rapporti occasionali senza continuità, verso relazioni superficiali senza la voglia di condividere valori.
Ed è da questa riflessione che partiamo per lasciare la nostra parola, per camminare con loro: partatjar, condividere.
Condividere la memoria per non nascondersi dietro la frase “questo è passato”, condividere la voglia di partire da questa memoria per ricostruire un nuovo modo di guardare il mondo, i diritti dell’umanità, questi diritti di vivere in pace, di poter essere veramente se stessi senza aver paura perché si ha la pelle di un altro colore, o un’altra lingua o un’altra religione.
Condividere la voglia di cambiare questa società che fonda le sue radici sull’apparire dimenticando i valori della relazione, dell’amicizia, della convivenza.
Condividere l’emozione che si prova nello scoprire di non essere soli ad aver voglia di credere che tutto è possibile, basta volerlo e unirsi per realizzarlo!
Se anche voi volete seguire più da vicino il viaggio, leggere, guardare foto e video, lasciare un vostro commento, terminare il viaggio con loro ad Auschwitz, potete farlo attraverso il sito www.viaggioadauschwitz.eu
occitan Son partits a pè, en tres, lo 15 de febrier d’O Borg e arribarèn a Auschwitz lo 1º de mai, Yom Ha Shoah, jorn de la memòria en Israele.
Mas perqué far un viatge parelh, qual es lo sens e qui son aquesti qu’an decidut de lo far?
Es da qualqui ans que Gimmi Basilotta, de la compagnia teatrala dal Melarancio de Coni, avia aqueste sumi: rifar a pè al lòng de la ferrovia tota la via qu’an fach en tren lhi deportats ebrèus dal Borg fins a Auschwitz ental 1944.
E aüra aqueste sumi es devengut realitat.
Lo viatge es estat organizat e Gimmi es partit embe lhi dui filhs, Luca e Jacopo Fantini, un jove actor e un jove musicaire.
Lo viatge, dediat ai 26 deportats dal Borg, prevei 76 jorns de chamin, 1913 quilometrès, 70 tapas: 33 en Itàlia, 25 en Àustria, 9 dins la República Checa e 3 en Polònia.
Lhi tres chaminaires serèn acompanhats da doas postacions mòbilas, una derant e l’autra darreire, per butar en seguressa lhi espostaments. Naturalament an decò qui fai film, fotogràfias e qui s’òcupa de las relacions bo lhi jornals per documentar l’empresa. E après lhi serèn aquilhi que vòlon partatjar un tròç de chamin ambe lo grop e que lhi atenderèn dins lhi luecs de tapa e marcharèn embe lor per qualqui quilometrès.
Dins ben de tapas serè laissat un libre e ne demandarèn n’autre en chambi per solinhar l’emportança de l’escritura e de la documentacion de la memòria e, ente lhi aurè de gent disponibla a se n’en curar, laissarèn na semença da far brulhar per senhar lo passatge d’aqueste chamin.
A la fin, a Auscwitz plantarèn na béula, simbòlica, que viatja ensem al grop dins lo furgon.
Rebeicant l’estòria, descurbem O Borg, en val d’Estura, trista protagonista, dins la seconda guèrra mondiala, de na part de l’extermini de lhi Ebrèus. A la fin dal 1943 e lhi premiers mes dal ‘44, dins l’ex casèrna de lhi alpins, era naissut lo Polizeihaftlager, un champ de reculhia d’Ebrèus, italians e pas, adults e mainats.
Lo 21 de novembre dal 1943 tèrmina la gestion dal champ da part di tedèscs mas la qüestura de Coni adòbra la casèrna per butar lhi Ebrèus de la província, parelh venon barrats aquí dedins 26 personas, 18 fremas e 8 òmes. Lo 15 de febrier arriba l’òrdre de lhi transferir a Fossoli d’ente partarèn per Auschwitz: sal tren n. 8, ambe Primo Levi e un baron d’autri, lhi n’a decò 23 d’aquilhi dal Borg. D’aquisti 23 degun es tornat.
Lhi autri tres partarèn après e mec 2 tornarèn vius.
Es pròpi al lòng dal percors d’aqueste tren que lhi nòstri chaminaires marcharèn per arribar a Auschwitz.
Mas qual es lo ver sens que vòl aver aqueste viatge?
Coma dion lhi protagonistas, es un viatge per parlar de memòria, per far memòria, un viatge fach de via, de relacions,de rescontres.
Se vòl cerchar de donar un sens al temp, vescut coma temp per nos suanhar, per conóisser lhi autri e nos butar en relacion. Un pas après l’autre, lentament, per butar ensem una comunitat que partécipa, que vòl partatjar.
Son òmes de teatre, artistas, que creon que chal recuperar un sens entre lo passat, lo present e lo futur per donar a l’òme la vuelha e la capacitat de repilhar-se son temp, una fòrça nòva per crear vera conoissença, per reprene un’estòria qu’es nòstra e que polem pas desnaturar. E lo teatre a aquesta fòrça, a la possibilitat de rebastir una comunitat, pòl èsser protagonista dins la lucha a l’omologacion.
Es pr’aquò que dins las diferentas tapas, lhi nòstri tres protagonistas an organizat de rescontres ambe lhi joves de las escòlas, per portar e viure ensem aqueste messatge e l’es tanbem pr’aquò que chasque jorn de chamin es acompagnat da una paraula clau.
Aquestas paraulas son estaas donaas da la gent qu’a seguit un pauc lo projèct e après Gimmi n’a chausias 76, una chasque jorn, e nos las rend coma reflexion.
Aquò per cuentar lo chamin ente la paraula fai da pertuis per beicar las causas e viure las experienças abo un’atencion particulara a çò que lhi a l’entorn, a totas aquelas pichòtas causas que solitament veiem pas e que pòlon al contrari donar un sens a nòstra vita, paraulas que vòlon èsser na bòina per nos far intrar dins la realitat e viure profondament las emocions.
E après aquestas paraulas vòlon decò èsser na maniera per Gimmi de remerciar per èsser parelh fortunat d’aver agut la possibilitat de realizar aqueste viatge.
Una de las paraulas que lhi an acompagnats e que volem solinhar es Èsser lo mot dal 24 de febrier, dins la zòna entre Novara e Vuittone.
Gimmi nos rend aquesta paraula abo aquestas reflexions:
M’enaviso al licèu d’aver lesut “Aver o èsser” de Fromm, ente, parlant de la societat occidentala se disia practicament que “mai as mai sies”. Son passats 30 ans e me semelha que las causas al pòst que melhorar nos pòrten encuei a dir, parafrasant Fromm, que “mai apàreisses mai sies”.
.. l’estética sobre l’ética, decò dins las relacions na concepcion eventística que possa vèrs de rapòrts ocasionals sensa continuitat, vèrs de relacions superficialas sensa la vuelha de partatjar de valors.
Es pròpi d’aquesta reflexion que partem per donar decò nosautri la nòstra paraula per chaminar ensem a lor: partatjar.
Partatjar la memòria per pas s’estremar darreire la frasa “aquò es passat”, partatjar la vuelha de partir d’aquesta memòria per bastir na nòva maniera d’agachar lo mond, lhi drechs de l’umanitat, aquesti drechs de viure en patz, de poler èsser qui verament sies sensa aver paor perqué as n’autra color de pèl o n’autra lenga o n’autra religion.
Partatjar la vuelha de chambiar aquesta societat que buta sas raïtz sus l’aparèisser eissubliant las valors de la relacion, de l’amistat, de la convivéncia.
Partatjar l’emocion que se pròva a descuèrber de pas èsser solets a aver vuelha de creire que tot es possible, basta lo voler e se butar ensem per lo realizar!
Se voletz decò vosautri seguir mai da pè lo viatge, lèser, beicar fotografias e video, laissar un vòstre coment, terminar lo viatge ambe lor a Auschwitz, poletz lo far a travèrs lo sit
www.viaggioadauschwitz.eu

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