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Chi ha ancora avuto modo di sentire dalle generazioni che hanno subito le due guerre mondiali degli orrori patiti e visti ha vissuto nella speranza che simili catastrofi non si sarebbero più ripetute; che gli uomini avrebbero finalmente imparato a vivere, se non in armonia, almeno nella tolleranza e nel rispetto reciproco. Per anni si è pensato che, raggiunti nuovi equilibri mondiali e risolte le situazioni di colonialismo, spesso all’origine dei conflitti, i popoli avrebbero trovato sistemi umani di convivenza.

Ovviamente noi europei eravamo consci, ma poco “attenti”, alle “piccole” guerre che ogni tanto coinvolgevano territori spesso lontani da noi, ma non ce ne curavamo più di tanto: così lontane e riguardanti popoli a volte, quasi sconosciuti.

C’è voluta l’aggressione russa all’Ucraina per farci scendere con i piedi per terra. La volontà di nuovi e “moderni” dittatori (che governano all’interno di forme varie di potere)di creare nuove egemonie, nuove potenze, espansione di potentati (a volte già immensi)allo scopo di annientare i popoli vicini e contare di più sul teatro mondiale continua a condizionare il futuro dell’umanità. Un’umanità dove la parte più avvantaggiata approfitta di un’economia globale dove non sempre vengono rispettate le stesse regole in termini di stato di diritto, di democrazia, di libertà individuale e, ora ce ne rendiamo conto, di sostenibilità.

Io ho sempre creduto sull’autodeterminazione dei popoli; ognuno deve liberamente decidere la propria appartenenza nazionale all’interno di uno Stato culturalmente omogeneo. I catalani hanno evitato di imbracciare le armi accettando di conseguenza (per ora) di far parte di uno Stato che non considerano il loro. Madrid, se concederà una sostanziale autonomia alla Catalogna, potrà forse evitare futuri conflitti.

Gli ucraini, di fronte all’aggressione russa, stanno resistendo con conseguenze tragiche in termini di dolori e distruzioni. Ne varrà la pena? Loro hanno deciso di si; perché la libertà ha un prezzo da pagare e loro lo stanno pagando. In giro molti commenti dicono che sono pazzi. Anche nei confronti della resistenza partigiana si diceva così.

Sull’aggressione russa ovviamente sappiamo quello che ci raccontano. Se fosse vero che l’Ucraina negli anni ha gravemente (spero non criminalmente) perseguitato le minoranze russofone del Donbass ovviamente avrebbe fornito a Putin un’ottima scusa per intervenire. Non aspettava probabilmente altro per giustificare l’aggressione e a far accettare alla propria gente(fino a quando?) la morte di tanti ragazzi mandati allo sbaraglio. Si è anche illuso che bastasse che le persone parlassero russo per volere far parte dell’impero di Mosca. Il dilemma è (per quelli che non volevano e non vogliono mandare le armi a Zelensky): dopo l’Ucraina dove vorranno andare i carri armati russi? Molti hanno già dimenticato la Cecenia, la Siria e altri “fatterelli”. Bel dilemma! E per estinguere l’odio che questa guerra produrrà tra russi e ucraini, ci vorranno generazioni……

La distruzione delle città ucraine non favorisce certo una simpatia di chi ci abita ( i pochi rimasti e quelli che ritorneranno) verso la “democrazia” del Cremlino.

Ora abbiamo una guerra che potrà finire solo ufficializzando l’appartenenza del Donbass e della Crimea alla Russia. Che lo voglia o no chi vi abita. Impossibile per le truppe ucraine arrivare fino a Mosca e impossibile pensare ad un referendum che non sarebbe voluto o riconosciuto da nessuna delle due parti.

Angelo Sodano, a quel tempo Segretario di Stato vaticano, disse in un’intervista: «Gli stati europei e le Nazioni unite hanno il dovere e il diritto di ingerenza per disarmare chi vuole uccidere». Era il 1992, c’era la guerra nell’ex Jugoslavia e Sarajevo era sotto assedio. Pochi mesi dopo, Wojtyla la fece sua: laddove la diplomazia non ottenga nulla e «intere popolazioni sono sul punto di soccombere sotto i colpi di un ingiusto aggressore», allora è «dovere disarmare questo aggressore».

In occidente, passato il momento emozionale iniziale, la gente comincia a riflettere sul fatto di mandare o meno armi. Sarà per un ragionamento basato su concetti ideali o per il timore di dover fare dei sacrifici che saranno imposti, prima o poi, da un’economia di guerra?

In Italia ora i partiti si scatenano e prendono posizione preelettorali. Salvini e Berlusconi, amici di Putin da vecchia data (viene da chiedersi chi sia il più ricco tra Putin e Berlusconi…), passati i primi (difficoltosi) dissensi rispetto all’invasione, ritornano, in modo ambiguo, sui propri passi (gli affari sono affari?) riaprendo, sulla politica più generale, vecchie offensive: antieuropeismo (ora che l’Europa ci chiede di non fare nuovo debito), no tasse (Salvini ha addirittura proposto di risarcire chi in modo illegittimo aveva aperto stabilimenti balneari, lucrando per anni), giustizia, razzismo più o meno velato; ovviamente sicuri che dietro a questi slogan ci sarà la maggioranza degli italiani. E così sarà purtroppo. Non idee ma ricerca del consenso con discorsi diretti alla pancia degli elettori.

I 5 stelle stentano ad assumere una propria fisionomia pagando gli eccessi dei momenti fondativi del movimento e la scarsa preparazione, non solo politica, di buona parte del vertice (e non solo). Conte si affanna per uscire dall’anonimato conseguente della mancanza di una politica chiara e condivisa.

Il PD, il più governativo dell’alleanza al governo, è sempre alla ricerca della propria identità, a volte con caratteristiche renziane , senza una concreta proposta di governo e di cambiamento; difficile da comunicare se non si capisce qual è il target elettorale di riferimento. Per la destra è molto più facile.

Stando ai sondaggi, ora come ora, quello della Meloni è il primo partito. Proposte più chiare, ma non esaustive, atlantismo dichiarato (mentre il resto della destra, sull’argomento, ondeggia, ancora ancorato alla corte di Putin), linearità di comportamento, efficacia della comunicazione e coraggio di proporsi come leadership del centro destra.

Tutta la destra cavalca, come sempre, l’argomento tasse e propone di fare ulteriore debito (senza dire come questo verrà pagato): ma questo è quello che vogliono sentir dire gli elettori.

Da anni questa è la situazione. Imprigionata nel ghiaccio dell’indifferenza e della volontà di non approfondire da parte dell’italiano medio; e questo fa comodo ad una politica sempre più scarsa di valori che affoga in questo ghiaccio, con il solo obbiettivo di restare in Parlamento.

Eppure molti ragazzi che si affacciano alla vita sarebbero disponibili ad impegnarsi, a lavorare con e per gli altri, per il Paese, a mettersi in gioco e che dicono “non c’è amore nella mia vita, in quello che mi circonda: come rompere questa corazza per venire incontro alla vita e scoprire la mia vocazione; soddisfare la mia disponibilità di generosità?”

Ma tutto intorno è delusione.

In questi giorni si parla nuovamente di Falcone e Borsellino rimasti senza giustizia e distrutto il loro sistema di indagini che aveva dato grandi risultate nel combattere la mafia. I magistrati che li avevano isolati sul lavoro (e indifesi contro la morte in arrivo che la mafia intuì sarebbe stato possibile grazie a connivenze varie che non sono ad oggi, dopo trent’anni, venute completamente alla luce) non hanno pagato e molti magistrati (ma non tutti per fortuna) continuano a deludere chi crede ancora nello Stato e nella giustizia e vede questo pilastro della democrazia scadere sovente in attività disonorevoli per la categoria.

Ora tocca a Gratteri. Prima Napolitano bloccò la sua nomina a Ministro della Giustizia ( l’unica pensata giusta di Renzi nella sua veste di Presidente di Consiglio di allora. Ma era il primo Renzi; irriconoscibile poi). Il voto determinante del PD, qualche giorno fa, ha impedito a Gratteri di accedere al vertice della Direzione Nazionale Antimafia.

La giustizia viene delegittimata e condannata ad una inefficienza voluta, con continue riduzioni delle pene che incoraggiano la delinquenza. Vedremo gli effetti della riforma Cartabia (Draghi sull’argomento non si esprime).

Dice Gratteri: “Non credo che sia questa la riforma che chiede l’Europa”. Il magistrato ha sottolineato: «con l’improcedibilità prevista dalla riforma Cartabia, c’è una ghigliottina in appello. C’è bisogno di un sistema giudiziario forte e proporzionato alla realtà criminale che consenta di celebrare i processi nel rispetto della costituzione e che faccia sì che delinquere non convenga».

Questa situazione accompagna i comportamenti non proprio limpidi di non pochi magistrati e delegittima la categoria di fronte all’opinione pubblica con danni enormi alla tenuta dei valori della democrazia.

Ma è anche scaduto il livello del dibattito pubblico e ci sono “esperti” che dicono, senza pudore, tutto e il contrario di tutto: i termovalorizzatori sono un danno o una risorsa? Esiste veramente un nucleare pulito? Perché si è bloccato per decenni l’uso dell’idrogeno come combustibile (pulito e illimitato, pare…)? Perché si stanno soffocando i piccoli Comuni, nel tentativo di eliminarli, mentre in ogni occasione la politica sbandiera quanto siano importanti? Come verranno ridistribuite le concessioni idroelettriche scadute? Tagliando fuori la montagna fuori dai proventi della risorsa acqua? La legge 12 del 11/02/2019 demanda alle Regioni la funzione di legiferare sui bandi di gara. Gli interessi economici in gioco sono enormi. Cosa succederà in Piemonte? Perché da decenni esiste un Ministero per la riforma della burocrazia e per la relativa semplificazione mentre questa aumenta in modo mostruoso e sta via via bloccando la pubblica amministrazione rendendo sempre più inefficiente il sistema Italia? Perché sono state avviate nell’Amministrazione centrale (leggi ministeri) 11.000 assunzioni mentre per i Comuni, specie quelli piccoli, da anni esiste al riguardo un blocco che ne pregiudica l’efficienza?

Ora tutti scoprono il problema cinghiali. Ce li hanno imposti i cacciatori (e quelli immessi sono molti prolifici..) e noi non abbiamo, colpevolmente, reagito a sufficienza. Preferiamo cintare le nostre colture sopportando i costi relativi… Una volta i rari cinghiali di passaggio non facevano cento metri prima di finire in pentola. Le poche occasioni di mangiare carne! La selvaggina è dello Stato (guai a uccidere un lupo; si prendono meno anni di carcere a uccidere un cristiano..) e chi paga i danni sono i montanari. Ora si scopre l’acqua calda. I cinghiali assediano le città e qui ci sono le persone che contano; da cui la stupita reazione. Cose da asilo infantile. Dove erano e sono i nostri parlamentari? Sono anni che diciamo di far sottoscrivere da elettori residenti le liste presentate per le elezioni comunali anche nei piccoli comuni per arginare l’arrivo di liste farlocche. A Rittana cinque liste! Alla politica maiuscola piace così?

Alla “grande politica”sembrano piccole cose ma sono invece un esempio di cosa interessa alla gente.

Con i Draghi il Parlamento è stato di fatto (per qualche caso in modo opportuno, ottenendo l’approvazione rapida di certi provvedimenti altrimenti in mano alle zuffe tra i partiti) sgravato del grosso della funzione legislativa, ormai nelle mani del Governo (voto di fiducia a raffica) e quindi c’è da domandarsi cosa stiano facendo Camera e Senato in questo scampolo di legislatura che vedrà l’attesa riduzione del numero dei parlamentari.

Un esempio significativo.

La commissione affari costituzionali del Senato sta approvando in sede redigente una proposta di legge che amplia la funzione consultiva della Corte dei Conti, il suo controllo preventivo, il suo controllo concomitante, specialmente in funzione del piano di ripresa. Lo scopo DICHIARATO è quello di proteggere i funzionari pubblici dalla responsabilità nell’uso del denaro pubblico, evitare che procure e giudici penali li perseguano per colpa grave con conseguente «paura della firma» o di operare una «burocrazia difensiva». Lo scopo non dichiarato della proposta è invece di soddisfare principalmente gli appetiti della Corte dei Conti e le sue aspirazioni a ridiventare co-gestore dell’amministrazione attiva. Nel corso della discussione parlamentare non è stato però ricordato che per il piano di ripresa è stato già istituito un Servizio centrale, a sua volta articolato in ben sei uffici dirigenziali, presso la Ragioneria generale dello Stato.

Occorre ricordare quello che scrisse un alto funzionario statale decenni orsono: «i controlli formalistici e minuti sono delle ragnatele che servono a irretire i moscerini, non gli avvoltoi”. Altra burocrazia in arrivo nell’impossibilità che la giustizia possa funzionare.

Ecco dove stiamo andando senza speranza di poter vedere la luce in fondo al tunnel. E ora in ballo c’è la necessità di affrontare l’emergenza energetica. A gestirla sarà quello stesso Parlamento che a stento è riuscito a rieleggere Mattarella.

Ecco in che mani siamo; senza speranza!

Ostana 26 maggio 2022