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Ora che si è trovato un accordo in Europa, e che, nella trattativa, Conte ha svolto un ruolo importante facendo riacquistare all’Italia un po’ di considerazione a livello internazionale, si poteva anche immaginare e sperare in una tregua politica pensando a come meglio spendere i soldi che arriveranno all’Italia dalla UE per uscire dalla crisi.

Naturalmente questo non sta capitando.

L’interesse dei singoli o dei tanti partiti vanifica ogni buon proposito: per l’opposizione, come al solito, ogni proposta della maggioranza è da buttare e per una parte della maggioranza (Italia Viva) lo smarcamento che dia visibilità è all’ordine del giorno.

Conte con infinita pazienza rattoppa attraverso trattative che non possono portare alla perfezione dei provvedimenti, con baratti più o meno alla luce del sole.

E’ una maggioranza a dimensione variabile che sta in piedi solo perché non ha alternative e la rigidità dei 5 stelle su molti temi (leggi MES), in presenza di forti divisioni interne, rende quotidiana l’instabilità del governo e impedisce quel sereno lavoro che sarebbe necessario nei difficili momenti del post (?) covid.

L’attivismo di Renzi, impantanato e alla “disperazione”, che non riesce a staccarsi da quel due per cento che gli danno i sondaggi e costretto a rinnegare la propria adesione alla proposta per la nuova legge elettorale (che prevede uno sbarramento al cinque per cento e quindi lui sarebbe fuori dal Parlamento), contribuisce a dare un’immagine del governo ben lontana da quello che si dovrebbe.

Zingaretti fa il possibile per sostenere Conte ma anche lui deve affrontare, per ora timide, fronde interne da chi scalpita per avere un posto al sole. Ma se il PD perdesse la Toscana…..anche grazie all’aiuto renziano?

Le prossime elezioni regionali decideranno il futuro del PD. Al riguardo la mancata alleanza PD-5stelle può fare molto male ai due alleati; l’instabilità di Italia Viva era scontata!

Ma l’alleanza per ora non salterà. Conte ingoierà un po’ di rospi, medierà, qualcosa deciderà, qualcosa farà!

Siamo lontani da una efficace politica di rilancio che richiederebbe una visione rispetto al futuro del Paese che l’attuale classe politica non ha, oltretutto distratta dall’esigenza di sopravvivere alla riduzione dei parlamentari che ci sarà nella prossima legislatura. La recente conversione di molti politici (destra e sinistra) verso il no al referendum dimostra quanta poca serietà sia presente a Roma. Il timore che i 5stelle possano rivendicare la vittoria del si (e il tentativo di tenersi la poltrona di parlamentare) ha fatto questo miracolo. Non si rendono neanche conto che agli italiani delle loro indicazioni non importa nulla. Fiato sprecato!

Però gli italiani, nel quotidiano, si accontentano della solita minestra e le boutades giornaliere dei politici non vengono approfondite, solo digerite; ci si accontenta dell’effetto mediatico che ne può derivare.

Se Salvini propone di mettere una flat tax del 15% sul fatturato delle imprese (non sugli utili) che manderebbe, qualora fosse applicata, in fallimento la maggior parte di esse, il popolo bue non riflette su dove porterebbe l’Italia un tale personaggio ai vertici del governo.

Se Renzi appoggia quale sindaco di Corsico un convinto fascista come Roberto Mei nessuno si scandalizza e riflette sugli obiettivi di un partito come Italia Viva.

Altra storia è per il PD.

La speranza che aveva la sinistra che Zingaretti potesse riparare i guasti fatti da Renzi si va via via attenuando a causa di una gestione giornaliera che riesce solo a mantenere la linea di galleggiamento. Come scrivevo due anni fa era necessaria una riforma violenta che azzerasse i vertici regionali (ove necessario) che andavano sostituiti con persone che lavorassero a testa bassa per resuscitare federazioni e sezioni in modo capillare, portando nuovamente la buona politica sul territorio. Ma lavorare, forse, è diventato un verbo sconosciuto. Meglio limitarsi a frequentare ambienti di chiacchiera.

Così, mentre la Lega tappezza il territorio di iniziative e incontri che nascondono la pochezza delle proposte, ma fanno movimento dietro ad argomenti e rivendicazioni più o meno assurde (ricordiamoci che la semplificazione mentale era tipica del fascismo) il PD è immerso in un sonno profondo.

Ora però il governo deve uscire allo scoperto e indicare percorsi che recuperino una situazione economica compromessa, con la disoccupazione aumentata pericolosamente e che aumenterà ancora quando saranno possibili i licenziamenti, ora bloccati per legge.

Quali provvedimenti adotterà ora il governo per rilanciare l’economia? Trascuriamo per ora gli interventi più o meno felici della gestione del virus: qui scontiamo la mancanza di professionalità di troppi dipendenti pubblici, pur di alto livello (ma anche di poco senso del dovere: non tutti i medici e infermieri si sono comportati da eroi … Come si comporteranno gli insegnanti?). Quanti hanno realmente lavorato come avrebbero dovuto dai terminali remoti? E’ possibile che l’anagrafe di Torino sia rimasta bloccata e che la conservatoria del catasto di Cuneo da mesi sia inaccessibile? Così per molti uffici pubblici.

Un Paese così dove può andare? Provate a fare una pratica con Enel! E dovremmo favorire gli investimenti stranieri in Italia ….

E quindi?

Verranno riproposte grandi opere che, per la complessità dei progetti, vedranno la luce tra qualche anno dopo mille contenziosi (grazie al codice degli appalti) o saranno anche finanziati progetti dei comuni che sono cantierati e realizzati in tempi brevi, come è stato dimostrato con le ultime leggi finanziarie? La rete stradale italiana è in uno stato pietoso e le lobbies vogliono il ponte di Messina!

Abbiamo un paese dove i cellulari non prendono in molte zone (effetto del libero mercato non adeguatamente corretto) e la rete internet di buona qualità serve solo i centri urbani (o poco più).

Occorrerebbero politiche di sostegno alle infrastrutture digitali, la transizione verso il 4.0, una politica di decarbonizzazione (se non vogliamo morire tutti avvelenati o in balia di eventi atmosferici sempre più devastanti), sostegno alla ricerca e alle scuole, centri dell’impiego che funzionino in modo efficace e moderno; per non parlare di giustizia sociale e di tutela della salute. Argomento questo messo in luce dal virus. E una politica industriale che ci dica dove vuol andare il Paese.

Per far tutto questo lavoro immane, al quale la nostra classe politica non è preparata, occorre preventivamente, o almeno contestualmente, agire sulla burocrazia. Opera declamata da tutti i governi ma mai attuata da nessuno. E occorre con urgenza portare avanti una vera riforma della giustizia che in tanti anni ha subito un deponziatamento da parte di tutti i governi con il risultato che i delinquenti si prendono gioco degli onesti e con le forze dell’ordine analogamente beffate e demotivate. Cosa serve arrestare un ladro in flagrante se domani me lo ritrovo al bar che mi guarda sorridendo. Ma non c’è più un giudice a Berlino? Palamara docet….

Non parliamo poi dei grandi ladri che possono pagare avvocati famosi ottenendo impunibilità sicure quanto scandalose (per chi ancora si scandalizza)con processi infiniti e regole fatte apposta per portare alla prescrizione.

Compiti immani per un governo debole che pur annovera alcuni ministri di buon livello.

Ma il Paese si riprenderà più velocemente di quanto troppe cassandre vanno pronosticando grazie alle capacità e alla ferocia lavorativa degli italiani (non di tutti..); se poi la politica desse una mano forse l’Italia potrebbe uscire dal pantano che la immobilizza da qualche decennio.

Note a margine del virus

L’aria nelle città è diventata decisamente più respirabile nel giro di pochi giorni.

L’Italia è andata avanti per tre mesi con un terzo degli italiani che lavoravano; nessuno è morto di fame e i consumi sono crollati (non i generi di prima necessità). Molte persone a casa a spese delle Stato (e quindi della collettività)a fare nulla, con relativa crescita dell’indebitamento dell’Italia.

Nella “prigionia” imposta dal virus, pensionati, dipendenti pubblici, cass’integrati, e, ovviamente i disoccupati, sono sopravvissuti senza lavorare o facendo poco, salvo le solite eccezioni (alcuni anche risparmiando visto l’impossibilità di fare certi acquisti; magari superflui.. facendo crollare i consumi dei generi non strettamente necessari. Ricordiamoci dei dipendenti pubblici liguri, e non solo, che risultavano in servizio mentre erano a spassarsela. E non si capisce bene dove fossero i capiufficio).

Queste e altre misure di ristoro faranno aumentare decisamente il deficit di un Paese come l’Italia, già indebitato al limite del collasso finanziario.

Tutto questo fa pensare. Non sarà il caso di meditare su un’economia basata su consumi spesso inutili che avvelena e distrugge il pianeta o cercare alternative che diano speranza all’umanità?

Ostana 11/09/2020.