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Il griko, la minoranza linguistica storica della Grecìa salentina, sarà presente nell'edizione speciale online del Premio Ostana 2020. Da una terra da sempre ponte sul Mediterraneo un messaggio per un mondo sempre più globale. Flavio Giacchero, etnomusicologo, introduce la musica e le parole del musicista e cantautore Rocco De Santis e di Salvatore Tommasi, che da molto tempo si occupa del recupero e della valorizzazione della lingua e della cultura greco-salentina. Liriche grike composte durante il confinamento.

a cura di Flavio Giacchero, Rocco De Santis, Salvatore Tommasi

Il griko, la minoranza linguistica storica della Grecìa salentina, sarà presente nell'edizione speciale online del Premio Ostana 2020 con i contributi di due importanti esponenti e testimoni di questa lingua: lo studioso Salvatore Tommasi, che da molto tempo si occupa del recupero e della valorizzazione della lingua e della cultura greco-salentina e il musicista e cantautore Rocco De Santis, figlio del poeta Cesare De Santis, una delle maggiori voci che hanno impersonificato questa cultura, dal quale eredita l'amore profondo per il griko, la pulsazione ritmica e vitale di questo antico sapere.

Entrambi sono stati premiati nell'edizione del 2016 del Premio Ostana: Premio Nazionale per Salvatore Tommasi, presentato da Silvano Palamà dell'Associazione Ghetonìa, una delle realtà culturali più attive della cultura grika con sede a Calimera (LE), nella Grecìa salentina, e Premio Composizione musicale per Rocco De Santis, presentato dal musicista ed etnomusicologo Flavio Giacchero.

Salvatore Tommasi è nato nel 1950 a Calimera e rappresenta probabilmente il maggiore esponente di lingua e cultura grika degli ellenofoni di Puglia per la conoscenza della lingua, la qualità della sua opera poetica e narrativa, l'esperienza didattica e il costante lavoro di salvaguardia, recupero e divulgazione. Tra le sue pubblicazione in griko la raccolta di poesie Alia Loja, la guida grammaticale e storica Katalìsti o Kosmo, lingua, tradizione e folklore nella Grecìa Salentina, la raccolta di fiabe e racconti Io' mia forà, trascritti dai quaderni di Vito Domenico Palumbo (1883-1912), tutti editi da Ghetonìa. Scrive in griko commedie, racconti e cura il portale di lingua e cultura grika Ciuri ce pedi (https://www.ciuricepedi.it/ ), Padre e figlio.

Rocco De Santis, del 1964, nasce e vive a Sternatia, un altro paese della comunità ellofona della Grecìa salentina. Insieme a Silvano Palamà è stato insignito nel 2015 della Medaglia d'Onore dell'UNESCO per meriti culturali relativamente allo studio, alla ricerca e alla divulgazione della cultura grika. Fonda nel 1991 il gruppo musicale Avleddha, tra i più rilevanti gruppi di musica grika. Incide dischi, compone testi e musiche, si occupa di teatro, colonne sonore per cinema, danza. Un artista a tutto tondo che ha saputo dare vita e nuovo respiro alla propria cultura attraverso il suono e il canto. Significativa la risposta durante l'intervista e presentazione a cura di Flavio Giacchero al Premio Ostana nel 2016. Alla domanda “Perché, quando hai deciso di diventare Rocco, musicista, perché hai scelto la musica”, risponde: “Non lo so... credo perché fondamentalmente mi fa bene, sto bene. Da bambino non mi sono sentito molto libero, la musica mi da libertà, la musica mi rende libero”. Un'ottima prospettiva per dare voce a una minoranza linguistica che ha sofferto, con una storia complessa che ha attraversato secoli e culture ma che è riuscita, nonostante tutto, a resistere. Una lingua e una cultura che sono legate al paesaggio unico del Salento, una sorta di simbiosi, una risonanza tra paesaggio umano e paesaggio geografico.

Entrambi gli invitati parteciperanno con una nuova e recente composizione nella loro lingua che vede come tema la nostra contemporaneità e il dramma della pandemia in corso: in versi poetici Salvatore Tommasi, in cui immagina un dialogo con una personificazione della propria lingua e in musica, altrettanto lirico, Rocco De Santis che ci canta della libertà e della privazione di essa.

Il Salento, terra complessa in quella regione d'Italia, la Puglia, che nei millenni è stata un crocevia tra Oriente e Occidente. Una terra che conserva i segni dei numerosi passaggi: Messapi, coloni della Grecia, Romani, Saraceni e che ancora fa da ponte sul Mediterraneo per nuovi spostamenti. Una terra e una cultura che sono state molto studiate, con numerose interpretazioni. Tra i primi grandi studi da citare almeno la ricerca di Ernesto De Martino con gli esiti scritti nei fondamentali “LA TERRA DEL RIMORSO” e “IL MONDO MAGICO” in cui si indagano i riti finalizzati a scongiurare le ansie di un'esistenza precaria, quegli orizzonti di evocazione, deflusso e risoluzione ad alcuni contenuti critici e conflittuali in cui il rimorso non sta nel ricordo di un cattivo passato, ma nell'impossibilità di ricordarlo per deciderlo e nella servitù di doverlo subire mascherato di nevrosi. Il primo morso in realtà è un ri-morso di un episodio critico del passato. Le singole crisi individuali sono sottratte alla loro incomunicabilità nevrotica attraverso plasmazione culturale. Il simbolo della taranta comporta quindi un ethos, delle norme, un progetto di vita insieme. “Uccidere la taranta” significa raggiungere il contenuto conflittuale e togliere il blocco. Si tratta fondamentalmente di reintegrare gli individui nel gruppo. In assenza di questo tradizionale dispositivo di evocazione e di deflusso, con musica, danza e colori, i tarantati naufragavano. Il pericolo del naufragio di una cultura e dei suoi soggetti è reale e sempre contemporaneo. Non va tanto quindi da custodire gelosamente un sapere antico quanto di viverlo, diffonderlo, condividerlo, in un progetto di società e di vita insieme sempre più esteso.


Link: 
https://www.premioostana.it/griko-salento-lingua-musica/