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LA POESIA NEL MONDO, IL MONDO NELLA POESIA

Aurelia Lassaque, Premio Ostana Lingua Occitana nel 2011, condivide la sua esperienza nel “mondo dei poeti” e il suo contributo alla “rete Premio Ostana” grazie agli incontri con Mehmed Altun, Niilas Holmberg, Tsead Bruinja, Josephine Bacon.

a cura di Aurelia Lassaque, poetessa.

Aurèlia Lassaque è una delle poche persone al mondo che alla domanda “Qual è la tua professione?” risponde “Sono una poetessa”. Una professione che per alcuni può sembrare insolita se non privilegiata, ma che è fatta di responsabilità e di impegno come tutti i mestieri. Tra questi impegni va considerata la promozione delle proprie pubblicazioni, e la partecipazione a festival letterari in tutto il mondo. Aurelia Lassaque scrive in occitano e in francese, e le sue poesie la portano a visitare paesi di tutti i cinque continenti, incontrando realtà ed autori ogni volta differenti, che segnano la sua esperienza personale e la sua produzione poetica. Premio Ostana 2011 per la Lingua Occitana, la poetessa è diventata presto collaboratrice della manifestazione che ogni anno si tiene davanti al Monviso, candidando giovani poeti (“Il futuro sono loro”, afferma) che ha incrociato nei suoi lunghi viaggi: Mehmed Altun, Niilas Holmberg, Tsead Bruinja. Il primo l'ha conosciuto in Turchia, il secondo in Norvegia, l'ultimo in Nicaragua, ad uno dei festival di poesia che l'ha segnata maggiormente, dove i poeti salgono su dei carri che attraversano la città, per essere accolti quasi come eroi dalla folla che riempie le strade. Chi meglio di Aurelia Lassaque può rappresentare e raccontare la “rete Premio Ostana” che nel corso delle 11 edizioni del Premio ha saputo unire lingue e mondi differenti?

La poetessa occitana racconta - in occasione del “Premio Ostana 2020: scritture in lingua madre - edizione speciale online - 15 ore in diretta” - la propria esperienza a contatto con il mondo “internazionale” della poesia e condivide l'incontro che ancora oggi la riempie di emozione e sorpresa: quello con Josephine Bacon, origine di un'amicizia e di un'intesa artistica profonda, che ha unito la lingua occitana a quella innu, tra sogni e parole, viaggi e continenti.

La poesia di Josephine Bacon è stata premiata ad Ostana nel 2017. Ad essere riconosciuta non sono solo i suoi scritti, ma il suo impegno per la lingua e il popolo innu, vittima di quello che Valter Giuliano ha chiamato un vero e proprio genocidio culturale. Il suo impegno emerge forte e senza retorica in un'intervista realizzata da Ines Cavalcanti e curata in montaggio da Andrea Fantino con l'inserto di alcune fotografie della Library and Archives Canada. La storia della Bacon, dal nomadismo sulle tracce del caribù alla poesia scritta, è introdotta con passione da Aurelia Lassaque, felice di avere portato un'amica davanti al Monviso, ad un festival che fa della difesa della diversità linguistica la sua bandiera: il Premio Ostana.



Venerdi 5 giugno 2020 H 19:20

UN RACCONTO MAI RACCONTATO - Intervista a Josephine Bacon

Documentario inedito di Andrea Fantino a partire da un’intervista di Ines Cavalcanti a Josephine Bacon - Premio Ostana Internazionale 2017 - poetessa di lingua innu (Québec, Canada): “Abbiamo dovuto abbandonare ciò che di prezioso avevamo nella nostra anima. La memoria degli anziani, la nostra lingua fatti di terra, di muschio, licheni, alberi, caribù, fiumi, laghi, montagne, coste marine. Ci hanno fatto dimenticare la nostra identità originaria.”

a cura di Andrea Fantino e Ines Cavalcanti



Non vedemmo più l’orizzonte, ma solo una lavagna.

Non abbiamo più sentito parlare dei Maestri degli animali.

Dovevamo pregare Dio.

Vivevamo nella paura che qualsiasi cosa ci portasse al peccato, all’Inferno, a bruciare eternamente. Abbiamo dovuto abbandonare ciò che di prezioso avevamo nella nostra anima.

La memoria degli anziani, la nostra lingua fatti di terra, di muschio, licheni, alberi, caribù, fiumi, laghi, montagne, coste marine.

Ci hanno fatto dimenticare la nostra identità originaria.



Negare la lingua appresa dagli antenati è il primo passo verso il genocidio di un popolo.

È la chiave per entrare nella sua maniera di sentire e interpretare la vita. Nella sua anima.

È la maniera per cominciare a sciogliere, o peggio ancora a recidere brutalmente, il legame ancestrale con l’universo della propria appartenenza.

Essere educati all’omologazione: ecco cosa significa proibire la lingua con i suoi insostituibili riferimenti alle tradizioni e all’identità di una popolazione.

Perché il linguaggio si genera dal rapporto con il quotidiano e con le sue esigenze di esprimerle, siano esse le necessità pratiche o l’espressione dei sentimenti più intimi e profondi.

Con parole ponderate, scevre di odio o di acrimonia, ma con il consapevole orgoglio di averle distillate dalla personale esperienza, Josephine ci racconta tutto questo.

Senza fare proclami ci interroga su quanto sia giusto ciò che ha subìto e invita a rispettare le diversità linguistiche e culturali. Sono loro a darci l’opportunità di un futuro ricco e plurale, non rassegnato all’omologazione letale

È, il suo, uno spontaneo “manifesto” a difesa delle lingue e delle culture meno diffuse, schiacciate da modelli sociali e culturali prevaricatori che non si rendono conto di quanto sia importante preservare ogni espressione, personale e collettiva, che arrivi da sensibilità ognuna diversa e ciascuna irripetibile.

Ogni persona è una biblioteca vivente, ogni popolo un’interpretazione di come stare al mondo.

La storia ci dice che il pensiero unico predominante non ha rappresentato la maniera migliore di convivere con il Pianeta che ci ospita.

Come per la biodiversità è forse il tempo di attingere a qualche modello sin qui trascurato.


Link: 

https://www.premioostana.it/poesia-nel-mondo-aurelia-lassaque/

https://www.premioostana.it/un-racconto-mai-raccontato-intervista-a-josephine-bacon/