italiano

MAX ROUQUETTE E LA PESTE DI MONTPELLIER

Conversazione in diretta con Monica Longobardi docente di filologia romanza all’Università degli Studi di Ferrara.

a cura di Matteo Rivoira, docente di Dialettologia romanza all’Università degli Studi di Torino

«Il difficile è stato trovare le fonti. Qualcuno che avesse scritto un diario: “Accidenti, ho la peste, morirò fra due giorni, dovrei tenere un diario”. Macché, non lo ha fatto nessuno». Sorride, nella sua Istanbul, Orhan Pamuk mentre racconta l’ambiente del nuovo libro che ha finito di scrivere e che sarà presto pubblicato»1.

Di questo si lamenta il premio Nobel turco, intento a scrivere Nights of plague, il suo romanzo sulla peste del 1901. La mancanza di un diario. Ma proprio in forma di journal de raison, fittizio, va da sé, Max Roqueta (Max Rouquette) scriveva nel 1996 il suo romanzo sulle epidemie che flagellarono la Provenza e la sua amata Montpellier a metà del Cinquecento. E lo intitolò La cèrca di Pendariès, (ed.Trabucaire) perché a scriverlo s’immagina che sia un medico di quella prestigiosa scuola, intento alla sua ricerca scientifica. Con una prosa lenta, pausata e sofferta, Max Rouquette, medico a sua volta, presta al suo Pendariès i tormenti di uno studioso alle prese con i limiti delle conoscenze scientifiche sul Grande Male che infuria nella sua città e falcidia i suoi cari. Ma il suo diario segreto è anche un impietoso sguardo sulla società che specula sul clima di terrore e di panico, la corruzione dei governatori, i ciarlatani e gli elisir, le superstizioni e il degrado delle relazioni sociali. Profetico su quanto oggi ci troviamo a vivere.

Il rammarico di Orhan Pamuk, quello di non trovare un diario intimo sulla peste, rischia però di ripetersi con il libro di Rouquette, scritto in occitano, lingua che non si insegna in Italia, e che dunque sembrerebbe destinato a rimanere ignoto. Infuriando ora come allora un virus sconosciuto, e per molti letale, nell’esperienza inedita della quarantena, Monica Longobardi, docente di Filologia romanza all’Università di Ferrara, ha pensato di tradurre i capitoli sulla peste da quel libro doppiamente segreto. Da alcuni anni, infatti, grazie a Fausta Garavini, ha deciso di insegnare, unica in Italia, la letteratura occitanica contemporanea2. Si potrebbe obbiettare che molta (non tutta) letteratura occitanica ha affiancata la versione francese. Anche per la Cèrca è così (Trabucaire, 2000). Ma la lingua occitana parla in un modo speciale all’italiano che l’ascolta, ne assapora le sonorità, ne coglie toni, sfumature semantiche e stilistiche che la versione francese, che giunge seconda, addomestica e in certo qual modo adultera. E poi, la lingua occitana - non bisogna dimenticarlo - fa parte delle nostre minoranze linguistiche storiche.

Anche solo visto da questa piccola specola, cresce il rammarico che questa meditazione filosofica del grande Max Rouquette non sia tradotta in italiano, come non lo sono le altre sue prose, e come gran parte della letteratura occitanica contemporanea. Un vera perdita per tutti.

Venerdi 5 giugno 2020 H 22:15

ROLAND PECOUT LEGGE MAX ROUQUETTE

Lo scrittore occitano Roland Pecout legge un estratto da La cèrca di Pendariès di Max Rouquette.

a cura del CIRDOC - Institut occitan de cultura e di Ràdio Lenga d'Òc

Estratto da La cèrca di Pedariès di Max Rouquette

La menzogna e la paura. La paura che non risparmia nessuno. Che ti stringe le viscere. Che fa marcire lo spirito, il cuore, l’anima. Che di un valentuomo fa uno straccio. E di un fedele un traditore. L’ oscura paura, perché senza viso, come il Male. Ovunque nascosta con lui. E più ancora dove non c’è. E che fa così male che lo propizia. Lei distrugge l’uomo. Lei annega la sua volontà, la sua forza, il suo coraggio. E lo spinge, lo getta, lo caccia nell’aria appestata di morte e di febbricitanti sudori. E che, peggio ancora, di un volto amico e sano ne fa uno spauracchio, di una casa accogliente una sorta di tomba oscura dove nessuno osa più posare la mano su una tavola, un bicchiere, su un pezzo di pane, su un asciugamano. Dove il vino nel fiasco diventa veleno, e così il pane e il latte. Dove il bacio della madre o della sposa, del bambino o dell’innamorato, è, forse, quello della morte. Dove vivere è un pericolo mortale in un mondo carico di terribili poteri.

2- Monica Longobardi, Viaggio in Occitania, prefazione di Fausta Garavini, Aicurzio, Virtuosa-mente, 2019.


Link: https://www.premioostana.it/max-rouquette-e-la-peste-di-montpellier/