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Il PD ha il nuovo segretario. Sarà il segretario di tutto il partito?

Non invidio il nuovo segretario.

Leggendo” l’assemblea che l’ha eletto non c’è da entusiasmarsi.

A parte la significativa assenza di Renzi, preoccupa l’opposizione dichiarata di Giachetti ( e quindi di Renzi) e i compromessi accettati dal nuovo segretario che ha dovuto scegliere le vicesegretarie tra fedelissimi dell’ex e prendere nella direzione persone come Calenda che sicuramente non entusiasmano gli elettori di sinistra. Mi ricorda l’ingresso di Colaninno nel PD.

Lo stesso vale per la nomina di Gentiloni a Presidente del partito.

Chi legge la storia di Gentiloni sa bene che non è un personaggio di rottura e tantomeno di rinnovamento.

Da sempre in politica, ha ricoperto ruoli diversi con ampie possibilità di galleggiamento. Ministro delle Comunicazioni nel governo Prodi confermò, con una “riforma”, la RAI nelle mani dei partiti. Fu blando con le incompatibilità di Berlusconi e decisivo nel non mandare sul satellite Rete4 nonostante le sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea. Siamo nel 2007 e in quegli anni dilagò la deriva politica che ha portato oggi alla distruzione della sinistra in un clima di malaffare che ha fatto scappare gli elettori.

Uomo d’ordine che non dà noia. Erano i tempi di una svolta politica che trova piena espressione nella famosa espressione di Fassino: “abbiamo una banca?”

Ma Zingaretti la maggioranza doveva cercarla.

D’altra parte una strada più chiara (di sinistra) avrebbe portato ad accentuare le divisioni.

Purtroppo non cambierà molto nel PD, almeno a breve termine, in quanto le possibilità di manovra di Zingaretti sono molto limitate stante la ferrea maggioranza di parlamentari designati ancora da Renzi.

Capi e capetti si accoderanno al nuovo segretario sperando di rimanere a galla ma i tempi saranno lunghi condizionati dalle manovrine dei fedelissimi dell’ex segretario.

Certo sarebbe bello che in uno slancio ideale tutti si dedicassero alle idee richiamate dal nuovo segretario nel discorso di investitura ma, parlamentari che hanno sposato per anni la linea renziana, come possono di colpo convertirsi a una nuova linea decisamente diversa dalla precedente?

Conversione sulla via di Damasco?

Il rinnovamento del PD può solo partire dalla periferia dando responsabilità a nuove figure fino ad ora stoppate da giochini di politici tesi a conservare il proprio potere e la propria poltrona. Ma il partito è stato distrutto a livello locale e quindi come fare? Una volta la politica della sinistra era fatta nelle sezioni e trovava sintesi nei vertici nazionali.

I sondaggi, ora, danno in salita il consenso del PD; ma è solo il sollievo che non ci sia più Renzi (effetto miraggio?). Anche un candidato qualunque avrebbe portato un po’ di sollievo tra gli elettori di sinistra che vogliono riprendere a sognare.

Questo sogno avrà basi forti o sarà un vento temporaneo che cesserà di soffiare alle prime delusioni? Non è da invidiare Zingaretti e, se ce la facesse: chapeau! Riprenderemmo a sognare anche noi.

Sarà un lavoro lungo e paziente.

Il governo giallo-verde nel frattempo, tra una schermaglia vera e una finta, continua ad andare avanti. Chi si vede di più è Salvini (che il Ministro degli Interni lo fa tra un comizio e l’altro e a Roma non si vede tanto) ma chi porta a casa più leggi sono i grillini, anche se pochi se ne rendono conto (tradizione italiana di superficialità che non richiede impegno per conoscere e approfondire); ma prima o poi... con Conte che ha dimostrato di essere tutt’altro che un pupazzetto messo lì per caso. Negli ambienti romani se ne parla in tutt’altri termini.

Delle possibilità di nuove alleanze si parlerà dopo le elezioni europee.

Le ipotesi possono essere diverse:

  1. La Lega fa il pieno di voti (ma comunque ben sotto il 40%; Diciamo intorno al 35).

Salvini potrebbe essere tentato di andare ad elezioni anticipate ma con questa sciagurata legge elettorale non arriverebbe ad una maggioranza stabile di centro destra. A meno di performance miracolose degli alleati.

E il PD non ha più Renzi come segretario con cui dialogare (speriamo....).

  1. La Lega si mantiene ben sotto il 35%. Tutto rimane come prima ed il governo va avanti ancora per un bel po’ (salvo incidenti sempre possibili) magari ritoccando il contratto giallo-verde.

  2. La Lega scende sotto il 30% ed il PD diventa stabilmente il secondo partito. A questo punto il governo tiene ma con disagi crescenti a causa di crisi interne ai 5 stelle (ma non cose folli..) per un travaso di voti verso il PD favorito dalla nuova linea politica.

In mezzo a questo caos si trova l’azione di Zingaretti al quale converrebbe andare ad elezioni anticipate per lasciare a casa i troppi renziani che pullulano nelle Camere; ma questo non è nei suoi poteri e non lo può neanche dire......

Quindi: a breve non succederà nulla ma, in autunno, la situazione economica presenterà il conto richiedendo misure draconiane per arrestare il peggioramento dei conti pubblici .

E allora ci sarà la resa di conti ed ogni opzione sarà possibile.

A meno che l’ottimismo che continua a caratterizzare il Governo (che quasi tutti gli analisti, non consideriamo i politici, qualificano come sconsiderato e incosciente) trovi un’incredibile conferma.

Sull’Europa il Governo non spara più; eppure nulla è cambiato.

Abbiamo un’Europa da rifondare, ben lontana dai sogni dei padri fondatori, dove prevalgono gli egoismi nazionali dando possibilità, grazie alla regola dell’unanimità obbligatoria, a poteri di veto anche da parte di staterelli dove comandano personaggi discutibili. Manca una visione d’insieme che porti ad una entità politica forte poggiata sui valori democratici, troppo condizionata anche da una burocrazia ottusa condizionata dall’incertezza degli obiettivi. In più, se sono vere le previsioni, avremo l’ingresso nel Parlamento Europeo di una schiera di populisti che potrebbero condizionarne seriamente il funzionamento e quel poco di politica ora espresso (anche se limitato al campo strettamente economico). La mancata gestione del problema migratorio è solo uno degli esempi.

Per noi periferia nulla cambierà.

Pur in una crisi che dovrebbe portare ad un minimo di meditazione e di studio, la classe politica (tutta) continua ad ignorare il grande motore economico che potrebbe essere la valorizzazione dei territori cosidetti marginali (tra i quali le montagne occitane); preziosi custodi di saperi e di culture, immersi in un ambiente che tutto il mondo (quello colto ed avanzato) ci invidia.

Non sanno o non vogliono sapere?

Investire nel passato per creare il futuro: lo slogan dell’associazione “I Borghi più Belli d’Italia” che invita a cercare la bellezza, vista sotto tutti i suoi aspetti, da offrire a tutto il mondo. E questo vuol dire cercare di fare una politica turistica che tenda anche ad elevare gli spiriti attraverso un’offerta di valore alto.

Al riguardo siamo lo stato con più alte potenzialità che porterebbe ad un grande valore economico, ove programmato e gestito.

Ma la politica guarda da un’altra parte o, meglio, non sa da che parte guardare! Nessuno ha idee e proposte per l’Italia del futuro. Parla soprattutto di immigrazione (peraltro senza approfondire con coraggio) facendo leva sul razzismo e sulla paura irrazionale degli italiani.

Tutto questo ci condanna ad una stagnazione che ci porterà alla recessione.

Sarà una decrescita felice?

Ostana 24/03/2019