Nòvas d’Occitània    Nòvas d'Occitània 2012

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Nòvas N.110 Març 2012

Torneranno a risuonare le grida dei bambini?
Per questo occorrono comunità coese e chiari obiettivi da porsi e da raggiungere

Tornarèn ressonar lhi crits di mainats?
Pr'aquò chal de comunitats coësas e de objectius clars da se pausar e da rejónher

di Giacomo Lombardo

Torneranno a risuonare le grida dei bambini?Per questo occorrono comunità coese e chiari obiettivi da porsi e da raggiungere
italiano A partire dagli anni 50 del secolo scorso, e per molto tempo, famiglie intere abbandonavano i loro paesi di montagna o delle colline più disagiate alla ricerca di migliore fortuna nelle pianure piemontesi o nelle fabbriche che nascevano come funghi nell'impeto di un nuovo modello di sviluppo economico che sembrava inarrestabile. L'emigrazione era già cominciata nei decenni precedenti ma in quegli anni divenne una tragedia.
A chi ha assistito attonito a questo esodo è rimasta cristallizzata nella memoria la drammaticità di quei momenti quando i paesi si svuotavano settimana per settimana lasciando nel dubbio quelli che cercavano tenacemente di resistere.
Quanti ragazzi rimanevano celibi perché le donne volevano sposare qualcuno che avesse un reddito supersicuro!
I nostri paesi (che la politica ora vorrebbe far scomparire), nonostante forti emorragie che a volte riducevano i paesi al 5-10 per cento della popolazione di pochi decenni prima, riuscivano comunque a sopravvivere pur nella trasformazione sociale ed economica che via via delineava nuovi scenari di vita e di economia.
I nostri paesi non restarono senza amministratori ma purtroppo molti comuni caddero in preda alla speculazione edilizia più sfrenata. Il miraggio di guadagni immediati faceva sorgere brutti edifici, anche in luoghi dove i "vecchi" non avrebbero mai costruito, rovinando paesaggi e borghi di incantevole bellezza e suggestione.
La legge "Astengo" (1977), una delle prime in Italia in materia urbanistica (tutela e uso del suolo), cercò di imporre ai comuni piemontesi i piani regolatori comunali che però, indicati da molti come ostacoli allo sviluppo, faticarono anni ed anni ad affermarsi.
Il tentativo poi di pervenire a piani sovra comunali ebbe riscontro solo nella parte politicamente più evoluta delle valli.
Nel frattempo gli scempi continuarono.
Quello che non serviva più a Torino veniva trasporto in montagna e le case venivano " decorate" da cancelli, portoni, infissi, ringhiere, ecc. che nulla avevano a che fare con le tipologie locali: belle nella loro semplicità ed essenzialità!
La gente delle vallate in fatto di lavoro non è mai stata seconda a nessuno. A Torino si riformavano le comunità di partenza (osterie di riferimento, palazzi interamente abitati da paesani, ecc.) anche aderendo in massa a lavori particolari: i rigattieri (feramiù), gli ombrellai, gli arrotini, i vetrai, ecc. Un libro purtroppo mai scritto i cui ultimi testimoni stanno scomparendo.
Quello stesso modello di sviluppo che attirò a Torino i padri espelle da decenni i figli di questi, alla ricerca di nuove attività e nuovi equilibri sociali e di vita.
Gli amministratori più lungimiranti si chiesero negli anni dell'esodo cosa si potesse fare per salvare i propri paesi senza farli diventare periferia di Torino o sfogo della pianura, conservandone le caratteristiche fisiche e umane. Impresa improba che andava contro corrente e pareva perdente.
Alcuni paesi si salvarono dal degrado contrastando l'edilizia selvaggia e privilegiando il corretto recupero del patrimonio esistente. Ora raccolgono i frutti delle scelte di allora.
Il turismo (in parte) si è evoluto e sempre di più ricerca bellezze naturali, cultura (intesa nell'accezione più ampia), sport non invasivi, servizi di qualità ben inseriti nei contesti originali.
E così i paesi vedono un ritorno di abitanti ancora piccolo in quantità ma notevole per qualità. Le donne hanno deciso sovente le partenze, le donne decidono ora i ritorni ad una vita più sana e naturale.
Nulla fanno le istituzioni sovra comunali per favorire questa economia di ritorno. Solo le amministrazioni comunali possono favorirle accompagnando i reinsediamenti. Certo nascono problemi: scuolabus, sgombero neve, ecc.
Ma hanno senso i paesi senza bambini dove la presenza umana è riservata ai (pur importanti) pensionati e a rari pendolari?
Ma questi ritorni, seppur esili, stanno avvenendo: la maggior parte legati al settore turistico.
Ora occorre che alle attività turistiche si aggiunga un recupero dell'agricoltura montana. E' possibile abbandonare ai rovi o al dilagare di piante infestanti le nostre montagne lavorate per un millennio e più dai nostri "reire", senza utilizzare in modo mirato e programmato la risorsa legno che si potrebbe tradurre in economia e posti di lavoro mentre continuano le importazioni dall'estero? E così per i prodotti tipici della montagna: patate, ortaggi, piccoli frutti, erbe officinali, ecc. Rimangono i pascoli estivi: ma fino a quando?
Ad ostacolare un utilizzo razionale ed efficace economicamente dei terreni è il grave spezzettamento delle proprietà: mappali di pochi metri quadri che impediscono l'istallazione di razionali recinzioni per impedire l'accesso e le devastazioni delle culture da parte di ungolati sempre più numerosi che i montanari non hanno voluto ma che sono stati imposti dai poteri forti. Sono belli i cerbiatti da vedere: meno quando brucano l'insalata e mangiano gli ortaggi coltivati con cura.
Sovente poi i proprietari dei terreni sono scomparsi nel nulla con successioni non fatte a causa dell'antieconomicità degli atti.
Questi problemi sono sconosciuti nelle stanze dei bottoni e chi li conosce non si cura certo di tutelare categorie elettoralmente deboli come le popolazioni montane. Abbiamo molti politici ma pochi statisti. Un ex presidente della repubblica francese a chi gli chiese quale fosse la differenza tra l'uomo politico e lo statista rispose che lo statista si mette a servizio dello Stato e l'uomo politico mette lo stato al suo servizio. Mai come oggi questa affermazione corrisponde alla realtà.
Una legge che favorisca l'accorpamento fondiario si farebbe in una settimana (senza costi per la collettività) ma bisognerebbe avere un minimo di volontà politica. Ma questa non c'è!
E allora dobbiamo metterci in testa che occorre far da soli facendo leva sull'orgoglio e sulla volontà dei montanari (anche e, forse, soprattutto da coloro che salgono in montagna inseguendo i propri sogni pronti ad imparare le cose che non sanno) decisi a mantenere in vita i paesi come hanno fatto i loro padri, con una intelligenza che non impedisce le evoluzioni che sempre hanno caratterizzato questi luoghi. Occorre fantasia e presa di coscienza e conoscenza delle cose già realizzate da altre parti che si possono replicare sul proprio territorio.
Occorrono comunità coese nel perseguimento degli obiettivi.
Le amministrazioni comunali hanno senso solo se puntano in questa direzione e: se non ora, quando?
occitan A partir da lhi ans '50 dal sècle passat, e per ben de temp, de familhas entieras abandonavon lors vilatges de montanha o des colinas pus malaisaas a la recèrcha d'una melhora fortuna dins las planuras piemontesas o dins las fàbricas que naission coma bolets dins lo vam d'un nòu modèl de desvolopament econòmic que pareissia inarrestable. L'emigracion era já començaa dins lhi decennis precedents, mas ent aquilhi ans es devengua una tragèdia.
A qui a assistit esbacalit an aqueste exòde es restaa cristalizaa dins la memòria la dramaticitat d'aquilhi moments quora lhi país se desvuidavon setmana après setmana en laissant dins lo dúbit aquilhi que cerchavon tenaçament de resíster.
Quanti filh restavon da mariar perqué las fremas volion pilhar qualqu'un qu'auguesse un revengut sobre-segur?
Nòstri país (que la política aüra voleria far desparéisser), malgrat de fòrtas emoralgias que de bòt redusion lor populacion al 5-10 per cent, arribavon totun a sobreviure, mesme dins la transformacion econòmica e sociala que man a man delineava de nòus scenàris de vita e d'economia.
Nòstri país son pas restats sensa administrators, mas malaürosament ben de comunas son chaütas en preda a l'especulacion edilícia pus desfrenaa. Lo miratge de ganhs immediats fasia nàisser de bruts edificis, belà dins de lueias ente lhi "vielhs" aurion pas jamai bastit, en gastant de paísatges e de vilatges enchantarèls e suggestius.
La lei "Astengo" (1977), una des premieras en Itàlia en matèria urbanística (tutèla e usatge dal sòl), a cerchat d'empausar a las comunas piemontesas de plans regolators comunals que totun, indicats da tanti coma d'obstacles al desvolopament, an fatigat per d'ans e d'ans a s'agermar.
Lo temptatiu puei de pervenir a de plans sobre-comunals a agut de rescòntre ren que dins la part politicament mai evolgua de las valadas.
Entrementier lhi ravatges an continuat.
Aquò que servia pus a Turin venia meirat en montanha e las maisons venion "decoraas" da cancèls, portals, quadrants, barandaas etc.que ren avion a que far embe las tipologias localas: bèlas dins lor simplicitat e essancialitat!
La gent des valadas en fach de trabalh es jamai estaa seconda a degun. A Turin se formavon mai las comunitats de partença (òstes de riferiment, palais entierament abitats da païsans etc.) bèla en aderent en massa a de trabalhs particulars: lhi feramiús, lhi parapluieaires, lhi amolaires, lhi veiriers etc. Un libre malaürosament jamai escrich dont lhi darriers testimònis son en chamin d'avalir.
Aquel mesme modèl de desvolopament qu'a atirat a Turin lhi paires, bandís da decennis lhi filhs d'aquesti, a la recèrcha de nòvas activitats e de nòus equilibris socials e de vita.
Lhi administrators pus claveients se son demandats dins lhi ans de l'exòde çò que se poguesse far per salvar lors país sensa lhi far devenir una periferia de Turin o un esfòc de la plana, ne'n gardant las características físicas e umanas. Un'empresa de mal farqu'anava còntra corrent e semelhava perdenta.
Qualqui país se son salvats dal degrad en contrastant l'edilícia salvatja e en privilegiant lo corrèct recuperament dal patrimòni existent. Aüra cuelhon lhi fruchs des chausias d'enlora.
Lo torisme(en part) s'es evolgut e sempre mai recèrcha de belessas naturalas, de cultura (entendua dins l'accepcion pus ampla), d'espòrts ren invasius, de servicis de qualitat ben inserits dins lhi contèxts originals.
Com aquò lhi país veon un retorn di abitants encara pichòt en quantitat, mas considerable per qualitat. Las fremas an decidat sovent las partenças, las fremas decidon encuei lhi retorns a una vita pus sana e naturala.
Pas ren fan las institucions sobre-comunalas per favorir aquesta economia de retorn. Masque las administracions comunalas las pòlon favoir en acompanhant lhi rinsediaments. Cetament naisson de problèmas: bus d'escòla, descombrament de la neu etc.
Mas an de sens lhi vilatges sensa mainats ente la presença umana es reservaa ai (ben qu'importants) pensionats e ai raires pondolars?
Mas aquesti retorns, bèla s'exigus, son en tren d'avenir: la major part liats al sector torístic. Aüra chal que a las activitats torísticas se jonte un recuperament de l'agricultura de montanha. Es possible abandonar a las ronçaas o a l'eslarjament de plantas infestantas nòstras montanhas trabalhaas per un milllenni e passa da nòstri reires sensa utilizar d'un biais mirat e programat la ressorsa dal bòsc, que se poleria traduire en econimia e de pòsts de trabalh, mentre contiuon las importacions a l'estrangier? E parelh per lhi produchs típics de la montanha: trífolas, ortatges, pichòts fruchs, èrbas oficinalas etc. Reston lhi pasquiers estius: mas fins a quora?
A empachar un usatge racional e eficaç economicament di terrens lhi a lo grau troceament des proprietats: mapals de gaire mètres quadres qu'empachon l'installacion de clausuras racionalas per empedir l'accès e la devastacion des culturas da part de bèstias onglas sempre mai nombrosas que lhi montanhards an pas volgut, mas que son estaas impausaas dai poders fòrts. So bèls lhi cervions da veire: menc quora paisson dedins lhi òrts cultivats embe cura.
Sovent puei lhi proprietaris di terrens son despareissuts dins lo ren embe de successions ren fachas a causa de l'anti-economicitat de lhi acts.
Aquesti problèmas son desconoissuts dins las estància di botons e qui lhi conois se cura pas certament de tutelar de categorias electoralament deblas coma la gent de montanha. Avem un baron de polítics mas pauc d'estatistas. Un ex president de la república francesa ,a qui lhi avia demandat quala foguesse la diferença entre l'òme polític e l'estatista, a respondut que l'estatista se buta al servici de l'Estat, d'al temp que l'òme polític buta l'Estat a son servici. Jamai coma encuei aquesta afermacion correspond tant a la realitat.
Una lei que favorisse l'acorpament fondiari se faria dins una setmana (sensa costs per la collectivitat), mas chaleria aver un mínim de volontat política. Mas aquesta lhi es pas! E alora devem nos fichar en tèsta que chal far da solets en fasent leva sus l'orguelh e sus la volontat di montanhards (decò e, benlèu, sustot d'aquilhi que monton en montanha en inseguent lors sumis prompts a emprene las causas que san pas) decidats a gardar en vita lhi país coma an fach lors paires, embe un'intelligença qu'empacha pas las evolucions que sempre an caracterizat aquesti luecs. Chal de fantasia e una presa de consciença e de conoissença de las causas já realizaas d'autri cants que pòlon èsser replicaas sus son territòri.
Chal de comunitats coësas dins lo perseguiment de lhi objectius.
Las administracions comunalas an de sens masque se ponchon sus aquesta dralha: e se ren aüra, quora?

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