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Nòvas n°107 Desembre 2011

Incontro con l'Assessore Elio De Anna della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia

Incuintri sul Assessôr Elio De Anna de Regjon Autonome Friûl-Vignesie Julie

di Marco Viola

Incontro con l'Assessore Elio De Anna della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia
italiano D: Assessore De Anna, la Regione Friuli protegge e promuove con particolare sensibilità ed efficacia le minoranze linguistiche friulana, slovena e tedesca. Qual è il senso e la finalità di questa tutela? Sa che da fuori si ha l'impressione che lo sloveno sia più tutelato del friulano?

R: La ricchezza etnico-linguistica e culturale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia è tra i motivi fondanti della sua specialità. Ecco spiegata la volontà dell'Amministrazione regionale di tutelare, non proteggere, e promuovere le comunità linguistiche storicamente presenti sul territorio; l'articolo 3 dello Statuto di Autonomia riconosce parità di diritti e trattamento a tutti i cittadini - qualsiasi sia il gruppo linguistico di appartenenza - proprio mediante la salvaguardia delle loro peculiarità etniche e culturali. Inoltre, la popolazione di madrelingua friulana, slovena e tedesca è presente sull'intero territorio regionale e non in zone circoscritte: su 219 comuni, ben 199 rientrano nella delimitazione territoriale di tutela per almeno una delle tre comunità; la consistenza numerica effettiva di ciascuna di esse è rilevante, pari complessivamente a circa l'80% del territorio e della sua popolazione.
L'Amministrazione regionale ha il dovere di "proteggere" questo patrimonio, una grande ricchezza in termini di memoria, una prospettiva di sviluppo democratico e civile, socioculturale e socioeconomico.
Al secondo quesito che mi pone rispondo con una considerazione molto semplice: la comunità linguistica slovena del Friuli Venezia Giulia, che si identifica in una lingua minoritaria della Repubblica italiana, per la salvaguardia della propria identità linguistica può contare, oltre che su norme e interventi statali e regionali, anche sull'appoggio che le deriva dalla realtà culturale e scientifica della vicina Repubblica slovena.

D: Rispetto all'identità italiana, come contribuiscono le componenti di minoranza che vivono in Friuli? Che ruolo giocano nella definizione dell'identità nazionale?

R: Nella definizione di un'identità nazionale la lingua, insieme con il bagaglio culturale che ne consegue, ha un peso fondamentale. La lingua ufficiale della Repubblica è l'italiano: lo ribadisce del resto la stessa legge 482 del 1999 che pure tutela le minoranze linguistiche storiche presenti in Italia. Italiano che, guarda caso, ha per base un dialetto, il fiorentino letterario di Dante, Petrarca e Bocaccio... Detto questo, per affermare quale ruolo giocano o hanno giocato nella costruzione dell'identità italiana le nostre comunità linguistiche - insieme naturalmente con tutte le altre presenti sulla penisola - bisognerebbe riflettere sul fatto che, per lungo tempo e in buona percentuale, la prima lingua appresa dai connazionali non è stata quella italiana, bensì la lingua materna, "chê che si supe cul lat de mari" per dirla con Pasolini. Personalmente, mi definisco pordenonese di lingua friulana ed amo ricordare che "la nostra lingua, sebbene assente per tanti anni dalle istituzioni e dalla scuola, arde ancora nei nostri cuori perché' ci e' stata tramandata dalla confidente naturalezza delle madri". Intendo affermare che il percorso di apprendimento linguistico-culturale ha visto affiancati i due o più mezzi espressivi, con continue contaminazioni di cui spesso i parlanti non sono nemmeno consapevoli. Nella mia famiglia, ad esempio, nella vita di ogni giorno usiamo, contemporaneamente, tre lingue o parlate: il "friulano dei folpi" di Cordenons, il "veneto dei meneghei" e, naturalmente, l'italiano. E ciò senza alcun problema. Per questo ritengo tutte le lingue, ad incominciare da quelle autoctone, una ricchezza. Del resto, i Padri della Repubblica, nel momento in cui nella Costituzione - ossia nella legge fondamentale dello Stato - hanno esplicitamente previsto la tutela delle minoranze, ebbene hanno implicitamente riconosciuto la loro funzione sostanziale nel caratterizzare l'identikit dell'italiano.

D: Come il Trentino-Alto Adige/Südtirol, anche il Friuli è entrato a far parte dell'Italia 60 anni dopo l'unificazione d'Italia: che senso hanno oggi nella Sua terra le celebrazioni del 150° che tanto spazio e importanza hanno invece per esempio in Piemonte, dove coinvolgono sia la maggioranza che le minoranze linguistiche?

R: Il percorso che ha condotto all'Unità d'Italia è stato lungo e difficile, soprattutto in queste terre. Anche il Friuli, noto come "la Regione del fare", ha fatto la propria parte. Giuseppe Garibaldi ebbe con sé, nell'impresa dei Mille, ventidue friulani, ma i suoi contatti con gente del Friuli risalivano alla prima guerra del Risorgimento. Famiglie friulane conservano ancora oggi lettere e fotografie con dedica dell'eroe dei due mondi. Potrei citare diversi episodi e altrettanti nomi. Tra i fatti: i moti insurrezionali degli Andreuzzi a Navarons, frazione di Meduno; tra le persone: una, in particolare, perché si tratta di un pordenonese, Enea Ellero, ultimo superstite dei Mille in Friuli, morto ultranovantenne. Per non parlare poi di Ippolito Nievo, garibaldino illustre, vissuto per lunghi periodi nel Castello di Colloredo di Montalbano nei pressi di Udine, padovano di nascita, ma friulano per parte di madre e per parte ... di cuore.
Questa regione ha buoni e sufficienti motivi per unirsi ai festeggiamenti relativi ai 150 anni dell'Unità d'Italia, benché nel suo caso si sia completata più tardi del 1861, in due tappe distinte: nel 1866 le attuali province di Udine e Pordenone e nel 1919 le attuali province di Gorizia e Trieste.

D: E a proposito dell'unità d'Italia, il movimento risorgimentale ha vissuto Trieste come simbolo: e il Friuli? E la Carnia? Queste celebrazioni rischiano forse di rinfocolare antiche rivalità che coinvolgono le minoranze linguistiche?

R: Credo di aver già fornito in qualche modo la mia opinione su questi temi, rispondendo alle domande precedenti e, in particolare, all'ultima, quando non a caso ho citato, per esempio, un pordenonese. Certamente, oltre a Trieste e al Friuli, anche la Carnia ha fatto il suo. Mi piace ricordare qui il contributo delle donne di lassù al processo dell'unità nazionale e di una soprattutto, Maria Luigia Micoli Toscano, di Ovaro, che fu l'anima del Comitato segreto di Tolmezzo sorto, come molti altri, nel 1859 dopo l'armistizio di Villafranca: aiutò molti giovani carnici a emigrare in Piemonte e in Lombardia per arruolarsi in vista di una ripresa della guerra di liberazione. Certamente, se l'intento dei festeggiamenti è celebrare il concetto di "unità", allora, deve essere bandita l'idea di attizzare antichi antagonismi, irredentismi o nostalgie. E che non coinvolgono, comunque, le minoranze linguistiche di questa regione le quali, negli ultimi anni, hanno dato prova di grande unità e concordia.

D: A giudicare dall'impegno finanziario sui capitoli della Legge 482, lo Stato si sta progressivamente disinteressando della diversità culturale rappresentata dalle minoranze linguistiche. Cosa si può fare? Chi dovrebbe intervenire?

R: La difficile congiuntura economica, purtroppo, ha costretto lo Stato a ridurre i fondi per le minoranze. È un dato che non riguarda solo noi, ma la gran parte degli Stati dell'Unione europea, anche molto sensibili alla questione minoritaria. Forse è utopistico pensarlo, ma se tutte le comunità linguistiche tutelate dalla legge 482 del 1999 riuscissero a fare quadrato, sarebbe forse possibile far capire meglio alle autorità centrali che questi finanziamenti devono essere letti come degli "investimenti" e non come delle semplici "voci di spesa".

D: Si avverte la mancanza di un coordinamento a livello interregionale nel settore della tutela delle minoranze linguistiche: cosa si potrebbe/dovrebbe fare? L'idea di un forum nazionale lanciata dalla Provincia di Torino può essere utile? Che posizione dovrebbe prendere la Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome?

R: L'idea di un forum nazionale è senza dubbio buona: le occasioni di confronto non sono mai abbastanza, specie su temi così delicati, come quelli che investono la sopravvivenza di una lingua e di una cultura. E poi, come accennavo prima, in questa fase di grande incertezza, trovarsi, essere uniti, compatti, studiare una strategia comune è fondamentale. Si tratti di un forum o di qualsiasi altra iniziativa, l'importante è che da tutti coloro che vorranno prenderne parte emerga chiaro e forte un messaggio allo Stato: siamo tutti responsabilmente e seriamente preoccupati per l'avvenire nostro e dei nostri figli che non può prescindere dalla valorizzazione e dal sostegno, morale e finanziario, attraverso ogni mezzo - scuola, pubblica amministrazione, mass media - delle comunità linguistico-culturali che ci rappresentano da secoli.


friulano D. Assessôr De Anna, la Regjon Friûl e difint e e promôf cun fuarce e atenzion lis minorancis linguistichis furlane, slovene e todescje. Cuâl isal il sens e il fin di cheste tutele? Saial che di fûr si à la impression che il sloven al sedi prudelât plui che no il furlan?
 
R. La ricjece etniche, linguistiche e culturâl de Regjon autonome Friûl Vignesie Julie e je tra lis resons di fonde de sô specialitât. Ve spiegade inalore la volontât de Aministrazion regjonâl di tutelâ, no dome difindi, e di promovi lis comunitâts linguistichis che si cjatin sul teritori di secui; l'articul 3 dal Statût di Autonomie al ricognòs chei stes dirits e chel stes tratament a ducj i citadins - cualsisei al sedi il grup linguistic di apartignince - juste midiant la tutele dai lôr caratars etnics e culturâi. Cun di plui, la popolazion di marilenghe furlane, slovene e todescje no si cjatile ingrumade dome intun puest, ma sparniçade su dut il teritori regjonâl: su 219 comuns, ben 199 a son cjapâts dentri il confin teritoriâl di tutele par almancul une des trê comunitâts; l'entitât di ognidune di lôr no je di pôc, in dut e cuvierç sù par jù l'80% dal teritori e de sô popolazion. L'Aministrazion regjonâl e scuen "difindi" chest patrimoni achì, une ricjece grande par chel che al inten la memorie, une prospetive di disvilup democratic e civîl, sociâl, culturâl e economic.
 
Ae seconde domande che al mi fâs o rispuint cuntun osservazion une vore sempliç: la comunitât linguistiche slovene dal Friûl Vignesie Julie, che e continue une lenghe minoritarie de Republiche taliane, pe tutele de sô identitât linguistiche e pues fâ stât, in plui che su normis e intervents statâi e regjonâi, ancje su la poie che i ven de realtât culturâl e sientifiche de Republiche Slovenie convicine.
 
 
 
D. Rispiet ae identitât taliane, ce jutori dano lis minorancis che a vivin in Friûl? Ce part zuino tal formâsi de identitât nazionâl?
 
R. Tal formâsi di une identitât nazionâl la lenghe, in parie cul bagai culturâl che si puarte daûr, e à un pês impuartanton. La lenghe uficiâl de Republiche al è il talian: lu marche fin la stesse leç 482 dal 1999 che pûr e tutele lis minorancis linguistichis storichis che si cjatin in Italie. Talian che, par cumbinazion, si fonde suntun dialet, il florentin leterari di Dante, Petrarca e Bocaccio... Fate cheste precisazion achì, par dî ce part che a zuin o ben a àn zuiât lis nestris comunitâts linguistichis - insieme, si capìs, cun dutis chês altris de penisule - tal fâ sù la identitât taliane, i volarès pensât parsore sul fat che, par tant timp e intune buine percentuâl, la prime lenghe imparade dai conazionâi no je stade chê taliane, ma la marilenghe, "chê che si supe cul lat de mari", par dîle cun Pasolini. Par ce che mi rivuarde, jo mi definìs pordenonês di lenghe furlane e o ai gust di ricuardâ che "la nestre lenghe, pûr se lontane par agnorums des istituzions e de scuele, e lûs inmò tai nestris cûrs, parcè che nus è stade tramandade cu la ande confidenziâl e naturâl des maris". O vuei dî che il percors di cognossince linguistiche e culturâl al à viodût acompagnâts doi o plui mieçs espressîfs, cun passaçs continuis di un mieç a chel altri che spes e vulintîr nancje chei che a fevelin a rivin a intivâ. Te mê famee, par esempli, intant de vite di ogni dì o doprìn, tal stes timp, trê lenghis o fevelis: il "furlan dai folps" di Cordenons, il "venit dai meneghei" e, si capìs, il talian. E cence nissun fastidi. Par chest o crôt che dutis lis lenghis, scomençant di chês autoctonis, a sedin une ricjece. Da rest, i Paris de Republiche, cuant che te Costituzion - ven a stâi te leç di fonde dal Stât - a àn previodût in mût clâr la tutele des minorancis, po ben a àn ricognossût di riflès la lôr part di sostance tal fâ sù l'identikit dal talian.
 
 
 
D. Tant che il Trentin/Sudtirol, ancje il Friûl al è jentrât a fâ part de Italie 60 agns dopo de unificazion: ce sens àno vuê te Sô tiere lis celebrazions dai 150 agns che a àn invezit cetant spazi e cetante impuartance tal Piemont, par esempli, indulà che a cjapin dentri sei la maiorance sei lis minorancis linguistichis?
 
R. La strade che e à puartât ae Unitât de Italie e je stade lungje e dificil, massime ta chestis tieris. Ancje il Friûl, cognossût come "la Regjon dal fâ", al à fat la sô part. Giuseppe Garibaldi, te imprese dai Mil, al veve daûrsi vincjedoi furlans, ma i siei leams cu la int dal Friûl a rimontavin ae prime vuere dal Risorziment. Inmò in dì di vuê  a son fameis furlanis che a tegnin cont letaris e fotografiis cun dediche dal eroe dai doi monts. O podarès ricuardâ plui di un episodi cun ancjetancj nons par dongje. Tra i fats: lis rivoltis dai Andreuzzi a Navarons, frazion di Midun; tra lis personis: massime une, parcè che si trate di un pordenonês, Enea Ellero, ultin restât dai Mil in Friûl, muart a passe novante agns. Par no dî po dopo di Ippolito Nievo, garibaldin innomenât, vivût par un biel toc dal Cjiscjel di Colorêt dongje Udin, padoan di nassite, ma furlan di bande de mari e di bande... dal cûr.
 
Cheste regjon e à resons avonde par cjapâ part aes celebrazions che a integnin i 150 agns de Unitât de Italie, ben se tal so câs e je stade puartade insom dopo dal 1861, in doi moments diferents: dal 1866 pes provinciis di Udin e Pordenon e dal 1919 pes provinciis di Gurize e Triest.
 
 
 
D. E a proposit de Unitât de Italie, il Risorziment al à vût Triest tant che simbul: e il Friûl? E la Cjargne? Chestis celebrazions corino salacor il pericul di tornâ a impiâ vecjos contrascj tra lis minorancis linguistichis?
 
R. O crôt di vê pandût bielzà le mê impinion su chescj argoments, rispuindint aes domandis di prin e, soredut, ae ultime, cuant che no a câs o ai vût iniment, par esempli, un pordenonês. Di sigûr, dongje di Triest e dal Friûl, ancje la Cjargne e à fat la sô part. O ai gust di ricuardâ culì il jutori dât des feminis di là sù al procès de unitât nazionâl e massime di une, Maria Luigia Micoli Toscano, di Davâr, che e fo la anime dal Comitât segret di Tumieç nassût, come tancj altris, dal 1859 dopo de pâs di Villafranca: e judà tancj zovins cjargnei a emigrâ tal Piemont e te Lombardie par tornâ a combati in viste di une gnove dade de vuere di liberazion. Di sigûr, se si à chê di celebrâ il concet di "unitât", inalore i vûl tignude lontane la idee di tornâ a impiâ vecjos contrascj, iredentisims o nostalgjiis che, dut câs, no àn nuie a ce fâ cu lis minorancis linguistichis di cheste regjon, buinis, tai ultins agns, di vivi adun e in pâs.
 
 
 
D. A judicâ dal impegn finanziari sui cjapitui de Leç 482, il Stât nol à plui tant a cûr la diviersitât culturâl parferide des minorancis linguistichis. Ce si puedial fâ? Cui varessial di intervignî?
 
R. Il moment economic dificil, magari cussì no, al à obleât il Stât a staronzâ lis risorsis pes minorancis. Al è un dât che no nus rivuarde dome nô, ma la grant part dai Stâts de Union europeane, ancje une vore atents ae cuistion minoritarie. Salacor al è un sium, ma se dutis lis comunitâts linguistichis prudeladis de leç 482 dal 1999 a fossin buinis di dâsi dongje, si rivarès magari a fâ capî miôr aes autoritâts centrâls che chescj finanziaments achì a àn di jessi tignûts tant che "investiments" e no dome come "vôs di spese".
 
 
 
D. Si sint la mancjance di un coordenament tra regjons tal setôr des minorancis linguistichis: ce si podaressial/varessial di fâ? La propueste di une cunvigne nazionâl presentade de Provincie di Turin puedie zovâ? Ce posizion varessie di cjapâ la Conference dai Presidents des Regjons e des Provinciis Autonomis?
 
R. La propueste di une cunvigne nazionâl e je di sigûr buine: i moments di confront no son mai avonde, massime su argoments cussì delicâts come chei che a integnin l'avignî di une lenghe e di une culture. Po dopo, come che o mutivavi prin, ta cheste dade di timp cussì critiche, cjatâsi, stâ dongje, studiâ une strategjie ducj insieme al è impuartanton. Che e sedi une cunvigne o ben cualsisei altre iniziative, l'impuartant al è che di ducj chei che a volaran cjapâ part al salti fûr clâr e fuart un messaç pal Stât: o sin ducj pardabon preocupâts pal doman nestri e dai nestris fîs che nol pues lassâ in bande la valorizazion e il sostentament, morâl e finanziari, cun cualsisei mieç - scuele, aministrazion publiche, mieçs di comunicazion - des comunitâts linguistichis e culturâls che nus rapresentin di secui.
 
 

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