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Nòvas n° 100 Abril 2011

12 e 13 Giugno: 2 sì per l'acqua bene comune

12 e 13 de Junh: 2 si per l'aiga ben comun

di Sergio Dalmasso
per il Comitato Referendario 2 sì per l'Acqua Bene Comune

12 e 13 Giugno: 2 sì per l'acqua bene comune
italiano Ora è ufficiale: il 12 e 13 giugno si andrà a votare per i referendum. Insieme ad un quesito sul nucleare ed uno sul legittimo impedimento i cittadini avranno la possibilità di esprimersi su due quesiti che riguardano la gestione dell'acqua.
In caso di vittoria del sì con il primo quesito si abrogherà l'art. 23 bis della legge 133/2008 così come modificato dal cosiddetto Decreto Ronchi contrastando, così, l'accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo. Il secondo quesito invece va a colpire l'art 154 del cosiddetto Codice dell'Ambiente che garantisce alle società il fatto che la tariffa sia determinata tenendo conto dell'”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Si impedirebbe, in sostanza, ai privati di fare profitti sull'acqua.
Con la scelta di questa data il Governo ha rinunciato al risparmio di una cifra stimata tra i 300/400 milioni di euro che l'accorpamento con le elezioni amministrative avrebbe permesso. Evidente è la volontà di ostacolare il raggiungimento del quorum. Il 12 giugno era l'ultima data disponibile. Il governo spera che gli italiani preferiscano le vacanze all'impegno elettorale o che si stufino di fronte ad una serie di votazioni così ravvicinate. In molte città saranno tre gli appuntamenti nell'arco di un mese, prima per il primo turno delle elezioni amministrative, poi per un eventuale ballottaggio e, infine, per i referendum.
“I referendari raccontano balle, nessuno vuole privatizzare l’acqua, si tratta di gestire meglio un bene pubblico dalla parte dei cittadini” ha dichiarato il Ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta.
In realtà il Decreto Ronchi stabilisce che a partire dal 2012 la gestione del servizio idrico integrato debba essere messo a gara d'appalto internazionale cui potranno partecipare unicamente aziende private. In alternativa potrebbe essere affidata a società miste pubbliche-private ove il socio privato detenga almeno il 40% del capitale ed abbia i compiti operativi.
Poco importa che l'acqua rimanga formalmente di proprietà pubblica. Ormai è un concetto acquisito come il reale potere risieda nelle mani di chi ha l'effettiva gestione del bene. È infatti chiara la disparità che si viene a creare tra il gestore che, possedendo tutte le informazioni dirette, è in grado di prendere le decisioni, e il controllore che, privo delle medesime conoscenze, non ha la possibilità di intervenire a ragion veduta, determinando uno squilibro sostanziale che rende impossibile il controllo.
La privatizzazione del servizio idrico comporta la trasformazione dell'acqua da bene comune a bene economico da valorizzare in termini di redditività. E il profitto può essere recuperato solo attraverso quattro fattori: l'aumento delle tariffe, la riduzione dell'occupazione e del costo del lavoro, la diminuzione della qualità del servizio, attraverso la riduzione delle manutenzioni, dei controlli e degli investimenti e l'aumento dei consumi di acqua.
Secondo un'indagine della Commissione Vigilanza delle Risorse Idriche e il centro studi di Federutility dal 1996 al 2006 le tariffe sono cresciute del 62% (2 volte e mezza l'inflazione reale), gli investimenti sono crollati di 2/3 (da circa 2 miliardi di euro dei primi anni '90 sono scesi ai circa 700 milioni dal 2000 in avanti). Probabilmente ciò ha contribuito al fatto che gli sprechi siano aumentati del 20%. Il numero dei dipendenti del settore è calato del 30%. I consumi sono previsti in crescita del 15% nei prossimi 20 anni.
Se è vero che il pubblico spesso ha funzionato male dimostrandosi distante dai bisogni dei cittadini, con una gestione inefficiente e resa complicata dalla burocrazia, esistono comunque esempi di buona gestione. Un esempio su tutti: Venezia. L'acquedotto più efficiente d'Italia che spreca solo l'8% dell'acqua immessa nella rete, contro una media nazionale che si avvicina al 40%.
La soluzione non è la privatizzazione, ma la riappropriazione pubblica e sociale del bene comune acqua, ovvero di una gestione partecipativa all'interno del quale siano i cittadini e i lavoratori a partecipare a tutte le decisioni fondamentali che riguardano il servizio idrico.
Proprio ciò che propone la legge di iniziativa popolare, depositata nel 2007, con oltre 400 mila firme (ne sarebbero bastate 50.000, si tratta di un record come nel caso della campagna referendaria).
Intanto una buona notizia a favore dell'acqua pubblica arriva da Parigi. Il Sindaco Bertrand Delanoe ha annunciato che a partire dal primo luglio 2011 la tariffa dell'acqua verrà abbassata dell'8%. È un risultato del ritorno della gestione del ciclo idrico al Comune attuato dall'amministrazione della capitale francese all'inizio del 2010 dopo 25 anni di gestione privata che aveva scontentato tutti.

occitan D'aüra enlai es oficial: lo 12 e 13 de junh s'anarè votar per lhi referendums. Ensem a una question sus lo nuclear e una sus lo legítim impediment, lhi citadins aurèn la possibilitat de s'exprímer sus doas questions que regardon lo problèma de l'aiga.
En cas de victòria dal sí embe la premiera question s'abrogarè l'art. 23 bis de la lei 133/2008 parelh coma modificat d'aquel que ilh dion Decret Ronchi en contrastant, d'aquela maniera, l'acceleracion sus las privatizacions empausaa dal govèrn. La seconda question ensita vai a colpir l'art. 154 dal pretendut Còde de l'Ambient que garantís a las societats lo fach que la tarifa sie determinaa en tenent còmpte de l'“adequacion de la remuneracion dal capital investit. S'empacharia, en substança, ai privats de traire de profits sus l'aiga.
Embe la chausia d'aquesta data lo govèrn a renonciat al resparmi sus una chifra estimaa entre lhi 300/400 milions d'euro que l'acorpament embe las eleccions administrativas auria permés. Evidenta es la volontat d'empachar que se rejónher lo quorum. Lo 12 de junh era la darriera data disponibla. Lo govèrn espera que lhi italians preferissen las vacanças a l'impenh electoral o que s'estofien derant una seria de votacions tan raprochaas. En ben de vilas serèn tres lhi apontaments dins l'arc d'un mes, derant per lo premier torn des eleccions administrativas, puei per un eventual balotatge e, enfin, per lhi referendum.
“Lhi referendaris còntion de balas, degun vòl privatizar l'aiga, se tracta de gestir mielh un ben públic da la part di citadins”, a declarat lo Ministre de la Pública Administracion Renato Brunetta.
De fach lo decret Ronchi establís que a partir dal 1012 la gestion dal servici ídric integrat deve èsser butat a gara d'apalt internacionala a la quala polerèn participar masque d'aziendas privaas. En alternativa poleria èsser afidaa a de societats mixtas públicas-privaas ente lo sòci privat detene almenc lo 40 % dal capital e aie lhi devers operatius. Pauc impòrta que l'aiga reste formalament de proprietat pública. Desenant es un concèpt aquisit coma lo poder real sie dins las mans de qui a la gestion efectiva dal ben. En efèct es clara la disparitat que se ven a crear entre lo gestor que, en possedent totas las informacions dirèctas, es en grad de prene las decisions, e lo controlaire que, privat de las mesmas conoissenças, a pas la possibilitat d'intervenir en coneissença de causa, determinant un desquilibri que rend impossible lo contròl.
La privatizacion dal servici ídric compòrta la transformacion de l'aiga da ben comun a ben econòmic da valorizar en tèrmes de rendabilitat. E lo profit pòl èsser recuperat masque a travèrs quatre factors: l'aument de las tarifas, la reduccion de l'ocupacion e dal cost dal trabalh, l'abaissament de la qualitat dal servici a travèrs la reduccion de las manutencions, di contròls e de lhi investiments, e l'aument di consum de l'aiga.
Second una recèrcha de la Comission Vigilança des Ressorsas Ídricas e lo centre estudis de Federutility dal 1996 al 2006 las tarifas son creissuas dal 62% (2 bòts e metz l'inflaccion reala), lhi investiments son crolats de 2/3 (da environ 2 miliards d'euro di premiers ans '90 son calats a lhi environ 700 milions dal 2000 en anant). Probablament aquò a contribuït al fach que lhi gaspilhatges sien aumentats dal 20%. Lo numre di dipendents dal sector es calat dal 30%. Lhi consums son prevists en creissua dal 15% dins lhi 20 ans que venon.
Se es ver que lo públic sovent a foncionat mal se demostrant luenh dai besonhs di citadins, embe una gestion ineficienta e rendua complicaa da la burocracia, existon totun d'exèmples de bòna gestion. Un sus tuchi: Venezia. L'aqüedòct mai eficient d'Itàlia que gaspilha masque lo 8% de l'aiga butaa dins la ret, còntra la mesana nacionala que s'apròcha al 40%.
La solucion es ren la privatizacion, mas la reapropriacion pública e sociala dal ben comun aiga, val a dir la gestion participativa dins la quala sien lhi citadins e lhi trabalhaires a participar a totas las decisions fondamentalas que regardon lo servici ídric. Pròpi aquò que prepausa la lei d'iniciativa populara, depositaa ental 2007, embe passa 400 mila firmas (ne'n serion bastaa 50.000, se tracta d'un recòrd coma dins lo cas de la campanha referendària).
Entrementier una bòna notícia a favor de l'aiga pública arriba da París. Lo séndic Bertrand Delanoe a anonciat que a partir dal premier de lulh 2011 la tarifa de l'aiga venerè baissaa de l'8%. Es un resultat dal retorn de la gestion dal cicle ídric a la comuna actuat da l'administracion de la capitala francesa al començament dal 2010 après 25 ans de gestion privaa qu'avia malcontentat tuchi.

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