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Nòva arquitectura occitana

NUOVA ARCHITETTURA OCCITANA - 2° PARTE

NUOVA ARCHITETTURA OCCITANA - 2° PARTE

NÒVA ARQUITECTURA OCCITANA - 2ª

di Antonio De Rossi


italianoEsiste una nuova architettura occitana?
Nella prima parte dello scritto, pubblicato sul numero precedente di Nòvas d'Occitània, abbiamo parlato del fenomeno della nuova architettura alpina che da circa 15 anni sta interessando le montagne europee. Si è poi visto come l'architettura di qualità, non solo quella che nasce dal recupero dell'esistente, ma anche quella costruita ex novo, rappresenti un elemento importante nella valorizzazione del territorio, sia in senso turistico sia in quello identitario.
E' giunto però a questo punto il momento di interrogarsi sulle vallate occitane italiane. Se infatti esiste una nuova architettura dei Grigioni, dell'Alto Adige, del Vorarlberg, è difficile dire se esista una nuova architettura delle valli occitane. Sicuramente gli ultimi anni hanno segnato una decisiva inversione di tendenza nei confronti del patrimonio storico, che oggi inizia a essere osservato, anche a livello comune, con una nuova sensibilità e attenzione. Proprio intorno al tema del recupero dell'architettura tradizionale si sono concretizzate alcune esperienze innovative - si pensi ai casi di Ostana in valle Po, di Usseaux in val Chisone, di Chianale in val Varaita - che dimostrano concretamente quanto scritto nel numero precedente, ossia l'importanza della qualità dell'architettura e dell'ambiente costruito nella valorizzazione turistica e nella ricostruzione di un'identità locale. Intorno alla stessa linea di pensiero ha preso corpo il fortunato progetto delle Locande Occitane della val Maira, anche se talvolta si è ecceduto con atteggiamenti architettonici folclorici che poco hanno a che vedere con la reale storia locale.
Ma al di là di questi casi positivi, la strada che resta da fare è ancora lunga. Se infatti sul tema del recupero del patrimonio vi sono esempi di qualità, molto più rari sono i casi qualitativamente rilevanti di costruzioni realizzate ex novo. Certo, l'attenzione rispetto ai devastanti anni sessanta e settanta è generalmente cresciuta, aumenta l'impiego di materiali almeno apparentemente locali come la pietra e il legno. Ma i modelli abitativi rimangono di importazione urbana: la villetta o la palazzina isolata su lotto, la casa a schiera con i garage sottostanti. Manca una riflessione su possibili tipologie insediative specifici dell'abitare contemporaneo le Alpi. Così come le comunità storiche avevano saputo mettere a fuoco dei tipi abitativi originali capaci di interpretare i modi di vita e l'economia agrosilvopastorale, così oggi sarebbe importante sviluppare dei modelli abitativi in grado di tradurre le nuove richieste di identità, di specificità locali, di eco sostenibilità. E la rilettura della storia da questo punto di vista ci può essere di grande aiuto. Rivestire le case di pietra e legno può essere già qualcosa, ma le sfide poste dal prossimo futuro ci obbligano forse a essere più radicali e coraggiosi.
Come interpretare ad esempio il tema dell'esposizione solare e del rapporto col pendio, che così tanta importanza e valore avevano nell'architettura tradizionale? Oggi questi due temi sono sovente negati dall'edilizia contemporanea di montagna: l'esposizione viene ritenuta un dato indifferente, e il pendio eliminato tramite la formazione di plateaux artificiali su cui costruire una villetta suburbana. L'architettura alpina storica era invece - per usare un'immagine di Le Corbusier - una perfetta «machine à habiter», che sapeva utilizzare al positivo elementi oggi ritenuti problematici come il pendio o il differenziale di temperatura. La casa di montagna era insomma la traduzione fisico-costruttiva, oltre che di un modello economico e delle aspirazioni culturali dei suoi abitanti, dei vincoli e delle opportunità poste dall'ambiente alpino. Persino inutile, forse, sottolineare la valenza ecologica di quel modo di interpretare costruttivamente lo spazio alpino.
Lo stesso discorso può essere fatto per le modalità di aggregazione della singole architetture. Il modello della borgata trovava le sue ragioni nella necessità di risparmiare il suolo agricolo, di proteggere le case dalle inclemenze del clima. Al modello della borgata si è sostituito quello dell'urbanizzazione suburbana, con le villette e i capannoni circondati da recinzioni e da strade di distribuzione. Impossibile riproporre nelle nuove realizzazioni il modello della borgata, che però deve essere recuperata e valorizzata dove esiste anche in virtù della sua unicità e ricchezza spaziale (i labirintici borghi della Provenza e della Liguria occidentale oggi così tanto amati dai turisti, non sono forse la variante collinare delle borgate delle vallate occitane?). Ma al contempo è necessario sperimentare anche delle tipologie alternative a quelle delle lottizzazioni a villette, poco pertinenti rispetto al contesto, e estremamente costose in termini ecologici.
Molto resta da fare anche sul terreno delle pubbliche amministrazioni. Esse dovrebbero avere il compito, specie a livello locale, di spingere pedagogicamente nella direzione della qualità, promuovendo proposte (l'edificio pubblico, la sistemazione dello spazio pubblico, ecc.) di natura innovativa. Sovente invece prevalgono soluzioni di carattere routinier, di non altissimo livello qualitativo, che reiterano modelli estranei al contesto alpino. Si tratta molto spesso di occasioni importanti ma sprecate, visto il ruolo che dovrebbero avere gli interventi pubblici nell'indicare nuove strade virtuose. Tali limiti sono però del resto talvolta comprensibili, in contesti che vedono le potenzialità e le risorse delle amministrazioni locali ridotte pressoché a zero.
Dietro di noi, nelle vallate occitane italiane, una storia straordinaria, che ha lasciato sul terreno resti e tracce fisiche di grandissimo valore. Davanti a noi, dopo i decenni della crisi e dissoluzione di un mondo, i germi di un possibile futuro, capace di conciliare radici e innovazione, identità e sviluppo sostenibile. Un luogo per certi versi privilegiato, dove la modernizzazione del secondo dopoguerra ha in fondo lasciato pochi oltraggi fisici. Un luogo privilegiato soprattutto perché terra di confine, carrefour geografico tra i due versanti della catena alpina, tra la pietra mediterranea e il legno del nord Europa.
(continua)
occitan Exist una nòva arquitectura occitana?
Dins la premiera part de l'escrich, publicat sus lo numre passat de Nòvas, avem parlat dal fenomèn de la nòva arquitectura alpina que d'a pauc près 15 ans ista interessant las montanhas europeas. S'es puei vist coma l'arquitectura de qualitat, ren mac aquela que nais dal recuperament de l'existent, mas decò aquela bastia ex novo, represente un element importat dedins la valorizacion dal territòri, sia en sens torístics sia en aquel identitari.
Mas es arribat aüra lo moment de s'interrogar sus las valadas occitanas italianas. S'exist en efèct una nòva arquitectura di Grisons, dal Sud Tiròl, dal Voralsberg, fai mal far dir se exist una nòva arquitectura de las Valadas Occitanas. Segurament lhi darriers ans an senhaa una decisiva inversion de tendença devèrs lo patrimòni istòric, qu'encuei comença a èsser agachat, decò a livèl comun, embe una nòva sensibilitat e atencion. Pròpi a l'entorn dal tèma dal recuperament de l'arquitectura tradicionala se son concretizaas d'unas experienças innovativas - én pense ai cas d'Ostana en Val Pò, d'Usseaus en Val Cluson, de La Chanal en Val Varacha - que demostron concretament çò que s'es dich derant, o ben l'importança de la qualitat de l'arquitectura e de l'ambient construït dedins la valorizacion torística e la reconstruccion d'una identitat locala. A l'entorn de la mesma linha de pensier a pres còrp lo projècte fortunat des Locandas Occitanas en Val Maira, mesme se de bòt s'es exagerat embe d'atejaments arquitectònics folklorístics qu'an pas gaire a que veire embe la reala istòria locala.
Ma al delai d'aquesti cas positius, lo chamin que resta da far es encara lòng. Se en efèct sus lo tèma dal recuperament dal patrimòni lhi a d'exemples de qualitat, ben pus rars son lhi cas qualitativament rilevants de construccions realizaas ex novo. Certament, l'atencion per rapòrt ai devastants ans '60 e '70 en general es creissua; creis l'emplec de materials almec aparentement locals coma la peira e lo bòsc. Mas lhi modèls abitatius reston d'importacion urbana: la maison o la palaissina isolaa sus lòt, la maison en banda embe lhi garatges en dessot. Manca una reflexion sus de possiblas tipologias insediativas específicas de l'abitar encuei la montanha. Coma las comunitats istòricas avion saubut butar a fuec de modèls abitatius originals capables d'interpretar lhi biais de vita e l'economia agro-silvo-pastorala, parelh encuei seria important desvolopar de modèls abitatius que vanen encòntra a las demandas d'identitat, d'especificitats localas, d'eco-sostenibilitat. E una relectura de l'istòria d'aqueste ponch de vista pòl nos èsser de grand ajut. Revestir las maisons de peira e de bòsc pòl èsser já qualquaren, mas las esfidas pausaas dal futur nos obligon benlèu a èsser mai radicals e coratjós.
Coma interpretar, per exemple, lo tèma de l'exposicion solara e dal rapòrt embe la riba que tant d'importança e de valor avion dins l'aquitectura tradicionala? Encuei aquesti dui tèmas son sovent negats da l'edilícia contemporànea de montanha: l'exposicion ven retengua un element indiferent e la riba eliminaa embe la formacion de planòls artificials sus lhi quals bastir una maison suburbana. L'arquitectura alpina istòrica era ensita  - per adobrar un'image de Le Corbusier - una perfècta "machine à habiter" que saubia utilizar d'un biais positiu d'elements encuei considerats problemàtics e fastidiós coma la riba o lo diferencial de temperatura. La maison de montanha era en soma la traduccion físico-constructiva, en mai que d'un modèl econòmic e des aspiracions culturalas di siei abitants, di liams e des oportunitats pausaas da l'ambient alpin. La sièrv decò, benlèu, remarcar la valença ecològica d'aquel biais d'interpretar constructivament l'espaci alpin.
Lo mesme discors pòl èsser fach per las modalitats d'agregacion de chasque arquitectura. Lo modèl de la ruaa trobava sas rasons dedins la necessitat de menajar lo terren agrícol, de protéger las maisons da las inclemenças dal clima. Al modèl de la ruaa s'es remplaçat aquel de l'urbanizacion suburbana, embe de maisons e de cabanons entornats de clausuras e vias de distribucion. Impossible tornar prepausar dins las nòvas realizacions lo modèl de la ruaa, que totun deu èsser recuperaa e valorizaa ente exist decò en vertut de son unicitat e riquessa espaciala (lhi labiríntics borgs de la Provença e de la Ligúria occidentala encuei son tant amats dai torístas, son pas benlèu la varianta colinara des ruaas des valadas occitanas? Mas al mesme temp es necessari experimentar decò de tipologias alternativas an aquelas des lotizacion a maisonetas, gaire pertinentas respèct al contèxt e extremament costosas en tèrmes ecològics.
Ben de causas reston da far decò sus lo terren de las públicas administracions. Elas deurion aver lo dever, sustot a livèl local, de possar en direccion de la qualitat, en promovent de propòstas (l'edifici públic, la disposicion de l'espaci públic etc...) que sien innovativas. Sovent ensita prevalon de solucion de caràcter rotinier, de ren autíssim lívèl qualitatiu, que reïteron de modèls estranhs al contèxt alpin. Se tracta ben sovent d'ocasions importantas mas gaspilhaas, vist lo ròtle que deurion aver lhi intervents públics dins l'indicar de novèls chamins virtuós. D'autra part totun aquilhi límits son de bòt comprensibles, en de contèxts que veon las potencialitats e las ressorsas des administracions localas reduchas pauc près a ren.
Darreire nosautri, dins las valadas occitanas italianas, lhi a un'istòria extraordinària qu'a laissat sus lo terren de restas e traças físicas de grandíssima valor. Denant nosautri, après lhi decènni de la crisi la dissolucion d'un mond, lhi gèrmes d'un possible avenir capable de conciliar raïtz e innovacion, identitats e desvolopament sostenible. Un luec per cèrti vèrs privilegiat, ente la modernizacion dal second après-guèrra a laissat en fons gaire oltratges físics. Un luec privilegiat, sustot en tant que tèrra de confin, crosament geogràfic entre lhi dui versants de la chaena alpina, entre la peira mediterranenca e lo bòsc dal nòrd d'Euròpa.
(contunha)