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Nòva arquitectura occitana

NUOVA ARCHITETTURA OCCITANA - 10ª parte

NUOVA ARCHITETTURA OCCITANA - 10ª parte

NÒVA ARQUITECTURA OCCITANA - 10ª part

di Antonio De Rossi


italianoUna conclusione che vuole essere un'apertura
Con questa decima puntata siamo infine giunti al termine della nostra inchiesta dal titolo Nòva arquitectura occitana, iniziata nel numero di gennaio 2010. Nel corso di queste dieci puntate abbiamo attraversato molteplici temi, che vanno dall'importanza e dall'attualità di una nuova architettura delle valli rispetto al tema della valorizzazione del territorio occitano, fino al racconto di alcune esperienze attraverso la voce viva dei protagonisti.
In questa ultima puntata vogliamo parlare di un progetto a regia regionale che sta interessando tutte le vallate montane del Piemonte, non solo quelle occitane, per poi fare alcune considerazioni conclusive.
Come molti di voi sanno, il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 della Regione Piemonte prevede lo stanziamento di alcune decine di milioni di euro ai fini della "rivitalizzazione delle borgate montane piemontesi". Questa rivitalizzazione deve avvenire - come si può leggere nel sito web della Regione Piemonte - "attraverso la realizzazione di interventi integrati miranti al sostegno delle attività (produttive, culturali, ambientali, di servizio) esercitate nell'ambito delle borgate oggetto di intervento, nonché al recupero (architettonico e funzionale) delle strutture ed infrastrutture singole e collettive presenti nelle stesse".
Come è facilmente intuibile, si tratta di un progetto strategico per diverse ragioni. Innanzitutto per i numeri messi in gioco, sia in termini economici, sia in relazione alla quantità di interventi, visto che sono previsti almeno 1-2 progetti di recupero di borgate per valle. Ma non solo. Fondamentale è soprattutto la natura "integrata" degli interventi, che segna finalmente una via e "filosofia" nuova al problema della rivitalizzazione della montagna.
Ma che cosa si intende per "interventi integrati"?
Si intende proprio l'integrazione dei differenti aspetti economici, sociali e fisici messi in gioco dai progetti. Questo modo di procedere dovrebbe aiutare a risolvere alcune delle criticità che hanno avuto luogo nei progetti europei, nazionali e regionali durante gli ultimi anni: scatole edilizie che erano state costruite ex novo ma senza tenere conto di ciò che avrebbe dovuto insediarsi al proprio interno, oppure al contrario progetti di sviluppo economico e imprenditoriale che venivano ospitati in contenitori architettonici di bassa qualità. L'integrazione dovrebbe invece portare a un rapporto maggiormente armonioso ed equilibrato tra i differenti aspetti.
L'altro dato importante di questo progetto è che mette al centro il concetto di "borgata", che è concetto chiave per la montagna piemontese e occitana, favorendo quindi il tema del recupero e della valorizzazione del patrimonio rispetto al nuovo costruito.
In questi ultimi mesi il progetto per la rivitalizzazione delle borgate ha vissuto diversi problemi e ritardi. C'è stato il problema dell'adeguamento al PAI dei Piani regolatori, che ha ritardato la formulazione delle graduatorie. La complessità dei progetti, causata proprio dall'integrazione, ha inoltre determinato dei criteri di valutazione molto intricati, con il rischio di dare vita a macchine procedurali burocraticamente molto complicate. Vi è infine il pericolo che i tempi di realizzazione degli interventi risultino essere molto compressi, visto che parecchi mesi sono andati nella definizione dei criteri e delle graduatorie e che al contempo la data per la conclusione degli interventi indicata dall'Unione Europea resta fissa.
Speriamo ovviamente che tutto vada bene, e che le questioni burocratiche non facciano perdere di vista quelli che sono i veri obiettivi del progetto: rivitalizzare dal punto di vista economico e sociale le aree di montagna, favorendo al contempo esiti morfologici di qualità e il riuso del patrimonio architettonico.
Al di là di queste criticità, la via indicata dal PSR ci pare in ogni caso essere quella giusta. Legare il tema del recupero del patrimonio architettonico storico alla rivitalizzazione economica e sociale significa pensare il tema del riuso in termini non astratti e "metafisici", ma in forte connessione e dialettica con la più generale questione del ripensamento delle terre alte piemontesi o occitane.
Il tema del recupero del patrimonio storico acquisisce infatti maggiore importanza e senso se viene intrecciato con quello più generale dell'abitare il territorio alpino. Altrimenti rischia di rimanere una petizione di principio priva di ricadute reali.
Al tempo stesso l'intreccio di elementi economici, sociali e fisici indica quella che pare essere la corretta strada per affrontare il tema della qualità dell'ambiente e del paesaggio delle valli occitane: ossia guardare al tema della valorizzazione del patrimonio storico non soltanto in rapporto al passato, ma semmai come un dato imprescindibile della contemporaneità e del progetto di futuro.
Questo è in fondo quello che abbiamo tentato di raccontare nel corso delle dieci puntate dell'inchiesta sulla Nòva arquitectura occitana.
Oggi le valli occitane italiane hanno bisogno di un progetto di futuro in cui la qualità del territorio e del nuovo costruito, il riuso del patrimonio architettonico, la riqualificazione delle borgate e dei paesi giochino un ruolo centrale. Questo sia in rapporto al turismo, sia soprattutto in relazione all'identità e alla qualità dell'abitare degli abitanti stessi.
E in questo, come abbiamo scritto, il ruolo degli enti pubblici, degli amministratori locali è importante. Sono in primo luogo gli interventi di trasformazione e qualificazione del territorio a regia pubblica che devono fornire gli indirizzi di qualità, e indicare la via delle "buone pratiche". Un buon intervento pubblico ha la capacità infatti di "riverberarsi" anche sulle pratiche ordinarie dei privati.
Da questo punto di vista, come del resto insegnano territori come l'Alto Adige-Sud Tirolo o i Grigioni in Svizzera, pensare il tema del progetto del territorio come un dato del presente, della contemporaneità, e non soltanto di difesa del passato, rappresenta un nodo centrale. Una conclusione che vuole essere un'apertura
Con questa decima puntata siamo infine giunti al termine della nostra inchiesta dal titolo Nòva arquitectura occitana, iniziata nel numero di gennaio 2010. Nel corso di queste dieci puntate abbiamo attraversato molteplici temi, che vanno dall'importanza e dall'attualità di una nuova architettura delle valli rispetto al tema della valorizzazione del territorio occitano, fino al racconto di alcune esperienze attraverso la voce viva dei protagonisti.
In questa ultima puntata vogliamo parlare di un progetto a regia regionale che sta interessando tutte le vallate montane del Piemonte, non solo quelle occitane, per poi fare alcune considerazioni conclusive.
Come molti di voi sanno, il Programma di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 della Regione Piemonte prevede lo stanziamento di alcune decine di milioni di euro ai fini della "rivitalizzazione delle borgate montane piemontesi". Questa rivitalizzazione deve avvenire - come si può leggere nel sito web della Regione Piemonte - "attraverso la realizzazione di interventi integrati miranti al sostegno delle attività (produttive, culturali, ambientali, di servizio) esercitate nell'ambito delle borgate oggetto di intervento, nonché al recupero (architettonico e funzionale) delle strutture ed infrastrutture singole e collettive presenti nelle stesse".
Come è facilmente intuibile, si tratta di un progetto strategico per diverse ragioni. Innanzitutto per i numeri messi in gioco, sia in termini economici, sia in relazione alla quantità di interventi, visto che sono previsti almeno 1-2 progetti di recupero di borgate per valle. Ma non solo. Fondamentale è soprattutto la natura "integrata" degli interventi, che segna finalmente una via e "filosofia" nuova al problema della rivitalizzazione della montagna.
Ma che cosa si intende per "interventi integrati"?
Si intende proprio l'integrazione dei differenti aspetti economici, sociali e fisici messi in gioco dai progetti. Questo modo di procedere dovrebbe aiutare a risolvere alcune delle criticità che hanno avuto luogo nei progetti europei, nazionali e regionali durante gli ultimi anni: scatole edilizie che erano state costruite ex novo ma senza tenere conto di ciò che avrebbe dovuto insediarsi al proprio interno, oppure al contrario progetti di sviluppo economico e imprenditoriale che venivano ospitati in contenitori architettonici di bassa qualità. L'integrazione dovrebbe invece portare a un rapporto maggiormente armonioso ed equilibrato tra i differenti aspetti.
L'altro dato importante di questo progetto è che mette al centro il concetto di "borgata", che è concetto chiave per la montagna piemontese e occitana, favorendo quindi il tema del recupero e della valorizzazione del patrimonio rispetto al nuovo costruito.
In questi ultimi mesi il progetto per la rivitalizzazione delle borgate ha vissuto diversi problemi e ritardi. C'è stato il problema dell'adeguamento al PAI dei Piani regolatori, che ha ritardato la formulazione delle graduatorie. La complessità dei progetti, causata proprio dall'integrazione, ha inoltre determinato dei criteri di valutazione molto intricati, con il rischio di dare vita a macchine procedurali burocraticamente molto complicate. Vi è infine il pericolo che i tempi di realizzazione degli interventi risultino essere molto compressi, visto che parecchi mesi sono andati nella definizione dei criteri e delle graduatorie e che al contempo la data per la conclusione degli interventi indicata dall'Unione Europea resta fissa.
Speriamo ovviamente che tutto vada bene, e che le questioni burocratiche non facciano perdere di vista quelli che sono i veri obiettivi del progetto: rivitalizzare dal punto di vista economico e sociale le aree di montagna, favorendo al contempo esiti morfologici di qualità e il riuso del patrimonio architettonico.
Al di là di queste criticità, la via indicata dal PSR ci pare in ogni caso essere quella giusta. Legare il tema del recupero del patrimonio architettonico storico alla rivitalizzazione economica e sociale significa pensare il tema del riuso in termini non astratti e "metafisici", ma in forte connessione e dialettica con la più generale questione del ripensamento delle terre alte piemontesi o occitane.
Il tema del recupero del patrimonio storico acquisisce infatti maggiore importanza e senso se viene intrecciato con quello più generale dell'abitare il territorio alpino. Altrimenti rischia di rimanere una petizione di principio priva di ricadute reali.
Al tempo stesso l'intreccio di elementi economici, sociali e fisici indica quella che pare essere la corretta strada per affrontare il tema della qualità dell'ambiente e del paesaggio delle valli occitane: ossia guardare al tema della valorizzazione del patrimonio storico non soltanto in rapporto al passato, ma semmai come un dato imprescindibile della contemporaneità e del progetto di futuro.
Questo è in fondo quello che abbiamo tentato di raccontare nel corso delle dieci puntate dell'inchiesta sulla Nòva arquitectura occitana.
Oggi le valli occitane italiane hanno bisogno di un progetto di futuro in cui la qualità del territorio e del nuovo costruito, il riuso del patrimonio architettonico, la riqualificazione delle borgate e dei paesi giochino un ruolo centrale. Questo sia in rapporto al turismo, sia soprattutto in relazione all'identità e alla qualità dell'abitare degli abitanti stessi.
E in questo, come abbiamo scritto, il ruolo degli enti pubblici, degli amministratori locali è importante. Sono in primo luogo gli interventi di trasformazione e qualificazione del territorio a regia pubblica che devono fornire gli indirizzi di qualità, e indicare la via delle "buone pratiche". Un buon intervento pubblico ha la capacità infatti di "riverberarsi" anche sulle pratiche ordinarie dei privati.
Da questo punto di vista, come del resto insegnano territori come l'Alto Adige-Sud Tirolo o i Grigioni in Svizzera, pensare il tema del progetto del territorio come un dato del presente, della contemporaneità, e non soltanto di difesa del passato, rappresenta un nodo centrale. 
occitan Una conclusion que vòl èsser una dubertura
Embe aqueste desen episòdi sem arribats a la fin de nòstra enquèsta dal títol "Nòva arquitectura occitana", començaa dedins lo numre de genoier 2010. Dins lo cors d'aquesti detz episòdis avem atraversat tanti tèmas que van da l'importança e l'actualitat d'una nòva arquitectura de las valadas respèct al tèma de la valorizacion dal territòri occitan, fins al racònt d'unas experienças a travèrs la viva vòutz di protagonistas.
Dins aqueste darrier article volem parlar d'un projèct a regia regionala que vai interessar totas las valadas de montanha dal Piemont, ren masque aquelas occitanas, per puei ne'n tirar qualquas consideracions conclusivas .
Coma ben de vosautri san, lo Programma di Sviluppo Culturale (PSR) 2007- 2013 de la Region Piemont prevei l'estanciament de qualqua desena de milions d'euro afin de la "revitalizacion de las ruaas montanas piemiontesas". Aquesta revitalizacion se deu passar - coma se pòl léser dins lo site web de la Region Piemont - "a travèrs la realizacion d'intervents integrats mirats al sosten des activitats (productivas, culturalas, ambientalas, de servici) exercitaas dins lo quadre de las ruaas objèct d'intervent emai al recúper (arquitectònic e foncional) des estructuras e infrastucturas individualas e collectivas presentas dins las ruaas mesmas.
Coma es de bèl intuïr, se tracta d'un projèct estratégic per divèrsas rasons. Derant tot per lhi numres mes en juec, sia en tèrmes econòmics, sia en relacion a la quantitat d'events, daus que son prevists almenc 1-2 projècts de recúper de ruaas per valada. Mas ren masque. Fondamentala es sobretot la natura "integraa" de lhi intervents, que marca finalament una dralha e una "filosofia" novèla dal problèma de la revitalizacion de la montanha.
Mas çò que s'entend embe "intervents integrats"?
S'entend pròpi l'integracion di diferents aspècts econòmics, social e físics mes en juec dai projècts. Aquesta maniera de procéder deuria ajuar a resòlver d'unas de las criticitats que se son presentaas enti projècts europèus, nacionals e regionals entii darriers ans: d'escàtols edilícis bastits ex novo, mas sensa tenir còmpte d'aquò qu'auria degut s'indediar dedins, o al contrari de projècts de desvolopament econòmic e imprenditorial que venion ospitats dins de contenitors arquitectònics de bassa qualitat. Per contra l'integracion deuria menar a un rapòrt mai armoniós e equilibrat entre lhi diferents aspècts.
L'autre dat importat d'aqueste projèct es que buta al centre lo concèpt de "ruaa", que es lo concèpt clau èr la montanha piemontesa e occitana, en favorent donc lo tèma dal recúper e de la valorizacion dal patrimòni respèct nòu bastit.
Ent aquesti darriers mes lo projèct per la revitalizacion des ruaas a viscut divèrs problèmas e retardas. Lhi a agut lo problèma de l'adeqüament al PAI di plans regulators, qu'a retardat la formulacion des graduatòrias. La complexitat di projècts, causaa pròpi da l'integracion, per de pus a determinat de critèris de valutacion pro entricats, embe lo risc de donar vita a de màquinas proceduralas burocraticament pro complicaa. Enfin lhi a lo pericle que lhi temps de realizacion de lhi intervents resulten èsser un pauc estrechs, vist que pro de mes son anats dins la definicion di critèris e des graduatòrias e que al mesme temp la data per la conclusion de lhi intervents indicaa da l'UE resta fixa.
Esperem clarament que tot se passe ben e que las questions burocràticas facen ren pérder de vista aquilhi que son lhi vers objectius dal projèct: revitalizar dal ponch de vista econòmic e social las àreas de montanha en favorent al mesme temp de resultats morfològics de qualitat e lo remplec dl patrimòni arquitectònic.
Al delai d'aquestas criticitats, la dralha indicaa dal PSR nos pareis en tot cas èsser aquela justa. Liar lo tèma dal recúper dal patrimòni arquitectònic istòric a la revitalizacion econòmica e sociala signífica pensar lo tèma dal remplec en tèrmes non pas abstrachs e "metafísics", mas en fòrta connexion e dialèctica embe la mai generala question dal repensament de las tèrras autas piemontesas e occitanas.
Lo tèma dal recúper dal patrimòni istòric de fach aquisís mai d'importança e de sens se ven entreçat embe aquel mai general de l'istar en montanha. Autrament risca de restar una peticion ded principi priva de repercussions realas.
Dal mesme temp l'entreç d'elements econòmics, socials e físics índica aquela que semelha èsser la dralha corrècta per afrontar lo tèma de la qualitat de l'ambient e dal païsatge des valadas occitanas: o ben gacha al tèma de la valorizacion dal patrimòni istòric pas solament en rapòrt al passat, mas putòst coma un dat imprescindible de la contemporaneitat e dal projèct de futur.
Aquò es sal som çò qu'avem temptat de contiar durant lhi detz articles de l'enquèsta sus la nòva arquitectura occitana.
Encuei las valadas occitanas italianas an da manca d'un projèct de futur ente la qualitat dal territòri e dal nòu bastit, lo remplec dal patrimòni arquitectònic, la requalificacion di país e des ruaas juen un ròtle central. Aquò sia en rapòrt al torisme, sia sobretot en relacion a l'identitat e a la qualitat de l'istar di abitants mesmes.
E en aquò, coma avem escrich, lo ròtle de di ents públics, di administrators locals es importanta. Son d'en premier lhi intervents de transformacion e de requalificacion dal territòri a regia pública que devon fornir las orientacions de qualitat e indicar lo chamin de las "bònas pràcticas". Un bòn intervent públic a de fach la capacitat de "se reverberar" mesme sus las pràcticas ordinàrias di privats.
D'aqueste ponch de vista, coma mostron d'autre cant de territòris coma lo Sudtirol o lhi Grisons en Soïssa, pensar al tèma dal projèct dal territòri coma un dat dal present, de la contemporaneitat, e ren masque de defensa dal passat, representa un nos central.