italiano
Ricordate come Collodi inizia il suo Pinocchio? "C'era una volta ... - Un Re - diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno". Ebbene, anche questa storia può cominciare con un "C'era una volta ...". E' titolata a farlo perché, pur non disponendo del magico pezzo di legno di maestro Ciliegia e neppure di un Re, può mettere in campo un ... principe. Sissignori, un principe. "Un principe vero?", si domanderanno i lettori. Vero, verissimo, con tutti i quarti di nobiltà derivantigli dall'essere discendente di una dinastia plurisecolare. E, per di più, avendo dinanzi a sé, come noi oggi sappiamo, un avvenire splendido che lo porterà a essere Re, il primo Re d'Italia. Il suo nome? Molti lo avranno già indovinato: Vittorio Emanuele, Duca di Savoia, figlio del Re di Sardegna Carlo Alberto.
Riprendo il filo. C'era una volta un principe di nome Vittorio Emanuele. Era sano e vigoroso, portava grandi mustacchi e barba a punta. Amava la vita all'aria aperta più che gli agi dei palazzi. Così era felice quando poteva cavalcare alla testa delle truppe o cimentarsi nella caccia. Non tanto quella di pianura, a inseguire volpi, quanto quella di montagna. Le prede erano i camosci, i cinghiali, gli stambecchi, tutti animali scomodi, che per trovarli occorreva arrampicarsi lungo sentieri disagevoli e raggiungere luoghi impervi. E' pur vero che il nostro principe era in ciò molto aiutato. Cavalli, muli e portantine erano a sua disposizione così come talvolta anche le forti spalle dei guardacaccia.
A questo proposito, si racconta che un giorno la comitiva reale dovesse guadare un torrente ribollente di acque. Obbligatorio immergersi fino alle ginocchia. Un guardacaccia volle evitare a Vittorio Emanuele la bagnata e, novello San Cristoforo, se lo prese a cavalcioni. La traversata non era agevole, continuo il rischio di uno scivolone. Nel bel mezzo del guado, una oscillazione, l'uomo si mantiene in piedi ma, dimentico dell'Altezza Reale trasportata, sbotta in un irrispettoso: "Ti, sta ferm borich!" (sta fermo, asino!). Il passaggio si conclude felicemente, Vittorio Emanuele scende e ringrazia ma aggiunge una raccomandazione: "Varda che l'aso a l'è sempre col da sota" (guarda che l'asino è sempre quello di sotto).
Malgrado questi aiuti, cui si aggiungevano i battitori che portavano la selvaggina a tiro degli appostamenti, la caccia in montagna era pur sempre una faticaccia, per affrontare la quale occorrevano passione, impegno e resistenza. Ebbene, un giorno - era il 12 luglio 1837 - il giovane Vittorio Emanuele si trovò a Elva. Cosa poté portarlo lassù, in un posto allora tanto isolato, resterà sempre un mistero. Interpretando il tipo, si può pensare proprio a ragioni di caccia. Ma potrebbe esserci altrettanto plausibilmente un motivo militare quale la visita ad un accantonamento di soldati in manovra accampati allo storico Campo della Bicocca; oppure un'ispezione destinata a meglio conoscere quelle Alpi tra Piemonte e Delfinato sulle quali tante volte i Savoia avevano giocato partite decisive. A pensarci, le varie ipotesi potrebbero anche coesistere in un unico viaggio. Muoveva infatti sempre il Duca con un consistente seguito di ufficiali, qualunque fosse la ragione dello spostamento, e tra essi non mancavano consiglieri e istruttori.
Agli elvesi non parve vero di poter rappresentare a tanto illustre ospite il secolare e gravissimo problema del collegamento fra Elva e la Valle Maira. Ne fu incaricato il parroco, don Pietro Giordana. Dovette questi trovare le parole giuste perché l'Altezza Reale apparve convinta della fondatezza delle aspirazioni di quella comunità e raccomandò d'inviare una relazione dettagliata a S.M. il Re. Ciò che il Comune prontamente fece. Purtroppo senza esito. La pratica seguì il suo corso: Ministero degli Interni, Regia Intendenza Generale per la Provincia di Cuneo, Regio Corpo del Genio Civile, per ritornare infine a Elva con la raccomandazione di soprassedere. Era giudicata troppo pericolosa una strada lungo l'inviolato Vallone. Del resto - si faceva notare - non tutti gli elvesi erano d'accordo. E troppo difficile oltre che molto costoso sarebbe risultato l'impegno. In più, all'epoca sul fondo della Valle Maira non correva ancora una strada adeguata, una carrozzabile cui raccordarsi; donde la conclusione di almeno attenderne la costruzione.
Raccontato questo antefatto, è pensabile che il lettore al quale siano ignoti i luoghi di cui qui si parla sia punto dalla curiosità di saperne di più, così da meglio comprendere la vicenda. Elva, il Vallone, la Valle Maira, di che mai si tratta?
| occitan
Vos navizatz coma Collodi comença lo siu Pinòqui? "Lhi avia un bòt....-Un Rei- disarèn súbit lhi miei pichòts lesaires: Non filhets, se sietz trompats. Lhi avia un bòt un tòc de bòsc". Ben, decò aquesta estòria pòl començar abo "Lhi avia un bòt..." . A títol per lo far, perqué, bèla sensa lo màgic tòc de bòsc dal magistre Ciliegia e la presença d'un Rei, fai intrar en champ un Prenci. "Un ver Prenci?", se demandarèn lhi lesaires. Pròpi parelh: un ver Prenci abo tuchi lhi qüarts de nobiltat al pòst just. E, mai d'aquò, un qu'a derant a el, un bòn avenir, que lo portarè a èsser Rei, lo premier Rei d'Itàlia. Lo siu nom? Un pauc l'aurèn já envinat: Vittorio Emanuele, Duc de Savòia, filh dal Rei de Sardenha Carlo Alberto.
Repilhem lo fil. Lhi avia un bòt un prenci de nom Vittorio Emanuele. Al era san e vigorós, avia un bèl parelh de barbís e una barba a poncha. Amava, mai que las comoditats dal palais, la vita a l'aire dubèrt. Al era content quora polia anar a caval, en tèsta ai batalhons o se butar a la pròva dins la chaça. Pas tant dins aquela de la plana, darreire a las volps, mas dins aquela de la montanha. Anava a chaça de chamós, sengliers e bècs, bèstias que per las trobar chalia rampinhar per viòls ben drechs e arrubar a de liòcs mal jónher. Es decò ver que nòstre prenci era ben ajuat dins aquò. Cavals, muls, portantinas e fòrtas espatlas di gardia-chaça lhi mancavon pas.
An aquel propòsit, se contia que un jorn la comitiva reala devia traversar un beal d'aiga bulhenta. Obligatòri se banhar fins a lhi janolhs. Un gardia-chaça que volia evitar a Vittorio Emanuele de se banhar, da novèl San Cristòfor, l'a pilhat a olas. La traversada era pas fàcila, lo risque de chaere era gròs. Ental bèl mes dal chamin, en trambalhant l'òme se manten drech, mas se desmentia de l'Autessa Reala que transpòrta e ditz "Tu, ista ferm, boric!". Arrubats sans e salvs da l'aute cant, Vittorio Emanuele cala e rengracia mas se ten pas de dir: "Beica que l'ase es sempre aquel de sot".
Mas, meme abo aquesti ajuts, en jontant encà lhi batidors que portavon las bèstias a tir di apostaments, la chaça en montanha era mai que mai fatiganta, per l'afrontar lhi chalia passion, empenh e resistença. Ben, un jorn -era lo 12 de junh dal 1837- lo jove Vittorio Emanuele se trobava a Èlva. Restarè sempre un misteri aquò que a polgut lo portar dins una lueia tant isolaa. En pensant al personatge, se pòl pròpi imaginar na rason de chaça. Mas polia decò èsser per un motiu militar coma la vísita ai soldats que fasion manòvras, acampats a l'estòric Camp de la Bicòca, o n'inspeccion per mielh conóisser aquelas Alps entre lo Piemont e lo Delfinat onte ben de bòts lhi Savòia avion juat partias decisivas.A ben lhi pensar, totas aquestas motivacions ensem polerion èsser lo motiu dal viatge. Era costuma dal Duc se bojar totjorn abo un grand numre d'uficials al següit, quala que foguesse la rason de lhi espostaments, e entre aquesti mancavon pas lhi conselhiers e lhi instructors. A lhi elvés es pas semelhat ver de poler explicar an aquel famós forestier lo greu problèma que Èlva avia per se jónher a la Val Maira. Don Pietro Giordana, lo preire d'Èlva d'aquel temp, n'es estat encharjat. Lhi a chalgut trobar las bònas paraulas de convinciment per explicar a l'Autessa Reala la validitat des aspiracions d'aquela comunitat e tant a dich e fach que lo duc s'es parelh convint de la justessa de la causa que a racomandat de enviar na relacion completa a S.M. lo Rei. E l'es aquò que la Comuna a prontament fach. Mas a pas capitat. La pràctica a agut son cors: Ministeri de lhi Interns, Régia Intendença Generala per la Provincia de Coni, Régio Còrp dal Geni Civil, per retornar enfin a Èlva abo la racomandacion de ne'n far ren. Una via dins l'enviolabla Comba era jutjaa tròp pericolosa. E après, era decò da dir que pas tuchi lhi elvés eron dacòrdi. Tròp difícil e costós tot aquò. De mai, ent'aquel temp la via de la Val Maira era pas encà na bòna via an aquela se jónher e donc semelhava mai prudent aténder la sia definitiva construccion. En sentent aquesta contia, lo lesaire que conois pas lhi liòcs es segurament pilhat da la curiositat de ne'n saber de mai, per mielh compréner la situacion. Èlva, la Comba, la Val Maira, mas que es tot aquò?
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