italiano
A leggere la carta topografica si vede come Elva comunichi con il corso principale della Valle Maira grazie ad un solco netto e profondo, un taglio nord-sud, capace in teoria di ridurre radicalmente distanze e tempi di percorrenza. Ma era percorribile quel solco, vero e proprio inviolabile orrido, chiamato Vallone della Comba? Per lungo tempo non lo fu. E anche quando le rocce strapiombanti nel torrente furono pazientemente scalfite da un periglioso sentiero, difficoltà e rischi gravi ne accompagnarono l'utilizzo.
Lungo fu poi ancora il cammino prima che il sentiero divenisse mulattiera e infine strada carrozzabile. Difficile la scelta del percorso, come dimostrano le tracce di antichi itinerari. La cronologia riportata a parte segna i diversi principali passaggi di quella più che secolare vicenda. Ma non dice tutto, si limita infatti a censire gli avvenimenti amministrativi, le scelte tecniche che punteggiano la storia della strada del Vallone.Vi sono invece tante altre cose: i comportamenti della gente, le discussioni e i contrasti di opinione, gli interessi particolari, i rapporti con le comunità confinanti e con le autorità lontane. Vi sono la passione e lo spirito di servizio di personalità locali che seppero impegnarsi a fondo nel perseguimento dello scopo. Pubblici amministratori come Chiaffredo Dao, Antonio Garneri, Carlino Dao; parroci quali don Giovanni Chiotti; privati cittadini tanto convinti da legare all'impresa i loro beni e il loro denaro; più i molti volontari che donarono il proprio lavoro.
Per seguire la vicenda sono fondamentali gli Ordinati Originali dell'Archivio Storico Comunale. Il rimpianto don Ettore Dao ebbe la paziente cura di esaminarli quando scrisse "Elva, un paese che era", il preziosissimo volume pubblicato nel 1985 e al quale qui si è fatto ampio ricorso. Anche lo scrivente ha effettuato un tentativo sotto forma di un rapido contatto. Risultato: meglio lasciare questo tipo di ricerca agli specialisti, usi a scorrere pagine e pagine, il più delle volte di difficile lettura sia perché manoscritte sia perché le formule e il linguaggio della burocrazia non sono mai stati il massimo dell'attrazione. Tuttavia essi - gli Ordinati - sono là, a testimoniare tutta la storia. In primo luogo nell'ottica amministrativa, come loro compete, ma anche nell'ottica sociale, intendendosi per questa il riflesso delle opinioni e dei comportamenti della gente. Le decisioni unanimi oppure a maggioranza, le dichiarazioni con le quali i consiglieri comunali aderiscono oppure si oppongono alle delibere proposte dal sindaco: sono tutti momenti rivelatori del sentire della popolazione e costituiscono un'utile traccia per ricostruire pure sotto questo punto di vista l'intera vicenda. Il che però non è lo scopo di questo libro, che intende limitarsi a offrire un percorso non superficiale, ma neppure analitico, nella storia della strada del Vallone.
Ciò detto e con ciò affermato il principio, è normale subito ammettere la deroga. E' quanto fa proprio lo scrivente rinnegando l'intenzione appena dichiarata. E' che non sa rinunciare al piacere di almeno riassumere uno dei documenti dell'Archivio Comunale, certo del suo interesse. In ciò è facilitato dal fatto che don Ettore Dao lo pubblica per esteso e in chiaro, forse perché anch'egli affascinato. Il lettore ha così l'opportunità di una cognizione diretta del modo di analizzare i fatti, di suggerire valutazioni e proporre infine soluzioni, un modo che può fare invidia ai più raffinati specialisti odierni. Si tratta dell'Atto del 25 febbraio 1838 destinato a illustrare al Re Carlo Alberto il progetto della nuova strada della Comba, secondo le indicazioni date alla comunità elvese dal figlio Duca Vittorio Emanuele in occasione della visita dell'anno precedente. E' redatto da una penna sopraffina, che non solo conosce l'italiano in ogni sfumatura ma che sa accompagnare all'obiettività dell'assunto (la necessità di aprire un passaggio lungo il Vallone) le più rigorose motivazioni geografiche economiche e sociali così come le considerazioni più struggenti ed emotivamente forti. Ecco in sintesi il suo contenuto.
Si parte correttamente da Elva, com'è Elva? E' definita "infelice paese" e descritta come dominata da "gagliardi venti di mezzanotte e tramontana", soggetta "fuor di misura" alla grandine che riduce i già scarsi raccolti; si trova in una "orrida topografica posizione". Si scrive che il "triste inverno" imperversa per otto mesi all'anno e rende "squallida la faccia del paese"; che la neve di un inverno non ha tempo di sciogliere che già sopraggiunge quella della nuova invernata; che il più degli anni segala, orzo e avena - esclusivo nutrimento degli abitanti - non giungono a maturare.
Quali le conseguenze? Emerge la necessità per la maggior parte dei suoi abitanti di espatriare nella "lunga invernale stagione" onde procacciarsi il vitto "o questuando o collo scapigliar canapa". Ma essi devono fare i conti con le comunicazioni. Infatti l'unica via praticabile, quando non è chiusa, passa per i due "alti orridi e pericolosi" colli di San Giovanni e Bettone dove i venti fanno scorrere "gelido il sangue" e sembrano "coi monti le selve spiantare". Se mai il viandante pone il piede fuori della "strettissima stradicciola, misero! giù supino precipita per alta rupe". A confortarlo e renderlo avvertito provvedono le molte croci "lunghessa piantate" a memoria di chi vi è perito. In simile situazione - prosegue il documento - precario è l'approvvigionamento del sale e del tabacco necessari alla comunità, ma - è sottolineato - ne ha pregiudizio grave anche il governo cui viene meno una gabella. Sempre il governo dovrebbe preoccuparsi di non perdere le tasse di successione, stante le difficoltà che i notai hanno a raggiungere il paese nelle "ore estreme" dei suoi abitanti. La fame è condizione normale di alcune famiglie e non certo aiuta l'alto prezzo dei commestibili, gravati oltre misura dalle spese di trasporto.
Si giunge alla conclusione che l'unica soluzione è "una novella strada lunghesso il vallone detto "Bedale Maggiore", alias la Comba. Segue l'illustrazione dei benefici: facilità e rigoglio del commercio in qualsiasi stagione e per tutti i prodotti, compresi "bovini e lanuti"; due ore per raggiungere Stroppo contro le cinque che divengono sei d'inverno, disagi e rischi a parte; riduzione drastica dei costi di trasporto, tale da ripagare in pochi anni il costo della nuova via. Molti altri ancora gli aspetti positivi richiamati. Fra questi la riattivazione della miniera" d'oro con argento" sita nella parte inferiore del Vallone. Ultima pennellata, il vantaggio che ne trarrebbe il governo rendendo più facile e breve la comunicazione fra gli uffici di dogana delle Valli Maira e Varaita. Non basta. Nel caso difettino i fondi, un estremo appello: si devolvano agli elvesi i tributi che essi pagano annualmente; verranno impiegati nella costruzione della nuova strada con "obbligo per parte della comunità di farne, terminata l'opera, ripartitamente in alcune annate l'intiera restituzione".
Scrive don Dao: "Ma gli entusiasmi si smorzarono presto per l'insorgere di quelle difficoltà che resteranno tali fino al compimento dell'opera, dopo la seconda guerra mondiale, fra cui la mancanza di fondi, la pericolosità del vallone e la forte diversità dei pareri fra i componenti del Consiglio Comunale che riflettono le opinioni diversificate dello stesso paese". In effetti, le opinioni della popolazione sono lontane dall'essere concordi. La situazione è resa più complicata dall'atteggiamento del Comune di Stroppo. "Sempre lento e trascurato" nella manutenzione delle strade di sua pertinenza concernenti Elva, è per contro attentissimo a che i traffici da e per Elva non vengano dirottati per una nuova via che lo taglierebbe fuori dai relativi benefici. Stesso ragionamento fanno i frazionisti di Goria, la borgata sul versante elvese della Costa Cavallina attraverso la quale passa il collegamento con Stroppo e la Valle Maira.
Come visto, occorrerà attendere più di un secolo perché la storia trovi infine conclusione. E' giusto che gli abitanti di Elva sentano il diritto di considerare la vicenda come una vera e propria epopea. E' certamente con tale spirito che hanno eretto all'incirca a metà della storica strada un monumento alla Madonnina del Vallone. La contornano lapidi a memoria dei benemeriti e a ricordo delle vittime di quello che fu l'inviolabile Vallone.
| occitan
A lèser la carta topogràfica se vei coma Èlva se jonh abo lo cors principal de la Val Maira gracias a un solc fons, da nòrd a sud, benlèu útil per redúcher radicalment distanças e temps de percorrença. Mas era verament possible percórrer aquel solc, ver e pròpi òrrid inviolable, sonat Comba d'Èlva? Per lòng temp l'es pas estat. E bèla quora las ròchas a plomb dins lo beal son estaas trabalhaas abo paciença e transformaas ente ‘n viòl, l'adobrar era pas causa simpla.
Lòng es estat lo chamin derant que la draia devenguesse viòl e après via per veituras. Difícil es estat chausir lo percors, coma demòstron las traças di vielhs itineraris. La cronologia, que a part reportem, marca lhi diferents e mai emportants passatges d'aquela estòria secolara. Mas contia pas tot, se límita a un censiment de lhi aveniments administratius, las chausias técnicas que caracterizon l'estòria de la via de la Comba. Retrobem, per contra, un pauc d'autras causas: lhi comportaments de la gent, las discussions e lhi contrasts d'opinion, lhi enteressis particolars, lhi rapòrts abo las autoritats confinantas e aquelas mai de luenh. Retrobem la passion e l'esperit de servici de personalitats localas que an sabut s'empenhar a fons per arribar a l'objèctiu. Administrators públics coma Chiaffredo Dao, Antonio Garneri, Carlino Dao, preires coma don Giovanni Chiotti, gent dal país parelh convinta da lïar a l'empresa lhi lors bens e lhi lors sòuds, e volontaris que an donat lor trabalh. Per ben seguir l'estòria, son fondamentals lhi Ordinats Originals de l'Arquivi Estòric Comunal. Bon'anima de Don Ettore Dao a agut ben paciença a lhi examinar a fons al moment de l'escritura de "Elva un paese che era", lo preciós libre publïat dins lo 1985 e que per aqueste tèxt nos es vengut ben. D'autra part es totjorn melhor laissar aquel tipe de recèrcha a lhi especialistas que an la costuma a examinar pàginas e pàginas, lo mai di bòts de difícila lectura vist que son sovent de manoscrichs e que ven adobrat lo pas tròp actractiu lengatge de la burocracia. Totun lor -lhi Ordinats- son aquí, a testimoniar tota l'estòria. Derant de tot dins un vejaire administratiu, coma es lor còmpit, mas decò dins un vejaire social, entendent per aquò lo reflèx des opinions e di comportaments de la gent. Las decisions a l'unanimitat o a majorança, las declaracions d'adesion o d'opausicion di conselhiers comunals as deliberacions propausaas dal séndic, son tuchi moments que nos dion lo sentir de la popolacion e son na traça ben útila per reconstruir decò sot aqueste ponch de vista lhi aveniments. Mas es pas l'entencion d'aqueste libre, que entend se limitar a ufrir un percors ren superficial, mas nimanc analític, de l'estòria de la via de la Comba.
Aquò dich e abo aquò afermat lo prencipi, es normal súbit admetre la deròga. E es aquò que fai pròpi l'escribaire rinegant l'entencion just declaraa. Sobretot es que al sap pas renunciar al plaser de contiar almenc un di documents de l'Arquivi Comunal, segur de l'enterèssi que pòl aver. Es facilitat dins aquò per lo fach que Don Ettore Dao l'a publïat clarament e entegralment. Lo lesaire pòl veire parelh directament la maniera d'analisar lhi fachs, de sugerir valutacions e, finfinala, propausar solucions dins na maniera que poleria far envidia a lhi mai fins especialistas d'encuei. Se tracta de l'Act dal 25 de febrier dal 1838 que illustrava al Rei Carlo Alberto lo projèct de na nòva via de la Comba, second las indicacions de la comunitat elvesa al filh duc Vittorio Emanuele en ocasion de la vísita de l'an derant. De segur aquel que l'escriu es na bòna pluma, que pas solament conois l'italian dins chasque sia particolaritat mas que sap acompanhar a l'objectivictat dal tema (la necessitat de durbir un passatge dins la Comba) las mai rigorosas motivacions geogràficas, econòmicas e socialas parelh coma las consideracions pus sentuas e emocionalas. Aquí na resumada de son contengut.
Se part correctament da Èlva, coma es Èlva? Ven sonaa "país pas jaiós" e descricha coma dominaa da "galhardas auras de mesanuech e tramontana", abo de fòrtas grelaas que destrujon lhi já maigres produchs de la tèrra; se tròba dins na "ben maria posicion topogràfica". S'escriu que lo "trist uvèrn" es aquí per almenc uech mes a l'an e rend "trist lo morre dal país", que la neu, da n'uvèrn a l'autre, a nimanc lo temp de fónder, que lo mai de lhi ans la seil, l'uerje e l'avena - lo solet minjar de lhi abitants- arribon pas a maürar.
Qualas son las consequenças? Ven fòra clara la necessitat que la gròssa part de lhi abitants an d'expatriar dins la "lònja estajon uvernala" per se procurar la minjar "en chamant la charitat o en trabalhant lo chàrbol". Mas devon far lhi còmptes abo las comunicacions. De fach la soleta via practicabla, quora es pas barraa, passa per lhi dui "auts òrrids e pericolós" Còls de Sant Joan e Beton onte las auras fan "jalar lo sang" e semelhon "desraisar las selvas abo las montanhas". Paure lo viatjaire que buta lo pè fòra da "l'estrech viòl, paure ele! Fai un bèl vòl chabal de l'auta ròcha". Las nombrosas crotz "al lòng d'ela plantaas", en memòria d'aqueli que la vita l'an perdua, son aquí per lo confortar e l'avisar. Dins tala situacion -vai anant lo document-es difícil s'aprovijonar dal sal e dal tabac necessaris a la comunitat, mas -ven soslinhat- decò lo govèrn ven damnejat dins la mesura que lhi manca na "gabella".Totjorn lo govèrn deveria se preocupar de pas perdre las tassas de succession, vist las dificultats que lhi nodars an per arribar al país dins las "oras derrieras"di siei abitants. La fam es condicion normala de qualquas familhas e ajua pas lo pretz aut de lhi aliments, gravats fòra mesura da las espesas de transpòrt.
S'arriba parelh a la conclusion que la soleta solucion es "na nòva via al lòng la comba sonaa "Beal major". Après ven la presentacion di benefícis: lo comèrci vai reflorir dins totas las estajons e per tuchi lhi produchs, decò "vachas, buous e bèstias da lana"; n'a pro de doas oras per arribar a Estròp còntra las cinq, que après d'uvèrn son sies, sensa comptar lhi risques e las fatigas; riduccion di costs di transpòrts, parelh gròssa da repagar dins gaire d'ans lo cost de la nòva via. E ben d'autri encá lhi aspects positius archamats. Entr'aquesti la riactivacion de la miniera "d'òr abo argent" que se tròba dins la part bassa de la Comba. Derrier colp de penel, lo vantatge que lo govèrn n'auria en rendent mai corta e fàcila la comunicacion entre lhi uficis de dogana des Valadas Maira e Varacha. E pas encá pro! Se trobar l'argent es un problèma, l'apel final: que lhi tributs que lhi elvés pagon tuchi lhi ans resten sal liòc e venen emplegats dins la construccion de la nòva via abo "l'òblig da part de la comunitat, finia l'òbra, de rénder l'entiera soma a l'estat a travèrs una reparticion anuala".
Escriu don Dao" Mas lhi entosiasmes se son fito tupìts per l'esponchar de totas aquelas dificoltats que talas resterèn fins al compiment de l'òbra, après la seconda guèrra mondiala, premier entre tuchi la mancança de fonds, la pericolositat de la Comba e la fòrta diversitat des manieras de pensar di components dal Conselh Comunal que repòrton las diferentas opinions de la gent dal país". En efect las opinions de la popolacion son ben da luenh d'èsser comunas. La situacion es encá mai complicaa vist l'atejament de la Comuna d'Estròp. "Totjorn pausa-plan e trascurat" dins la manutencion des vias que lhi competon per aquò que regarda Èlva, e da l'autre cant ben atent que lhi tràfics da e per Èlva venen pas fachs passar per n'autra via que lo talharia fòra dai -mai o mens grands- beneficis.Lo meme rasonament lo fan lhi abitants de la ruaa de Gòria, la ruaa que se tròba sus lo versant elvés de la Còsta Cabalina a travèrs la quala passa lo colegament bo Estròp e la Val Maira.
Coma vist, la chalerè aténder mai d'un secle per aver na conclusion de l'estòria. Es just que lhi abitants d'Èlva se senten en drech de considerar la vicenda coma na vera e pròpria epopea. Es ben abo aquel esperit que an bastit mai o mens a la meitat de l'estòrica via un monument a la Madonina de la Comba. L'es arreondaa da lapidas a la memòria di benemerits e a recòrd di mòrts d'aquela que es estaa l'inviolabla Comba.
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