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Morres de Vermenanha e Ges

Bruno Carletto (Carlèt)
Ideatore dei murales di Pinocchio

Bruno Carletto (Carlèt)
Ideator di murales de Pinocchio a Vernant

Vernante

Bruno Carletto (Carlèt)Ideatore dei murales di Pinocchio
italiano Si può raccontare la storia di un paese attraverso dei quadri. La risposta è si. Bruno Carletto, Carlèt per quelli del paese, l’ha fatto partendo dal ‘900 fino ai giorni nostri. Centoquarantacinque quadri, che fotografano nei modi più incantevoli, Vernante e la sua gente. Si parte dagli scorci di paese e delle sue numerose borgate con tanto di cappelle e piloni votivi a ritratti di personaggi tipici di tutto un secolo che spaziano dalle “lingeras” ai suonatori, passando per coltellinai, preti, guardie, ladri, bevitori e cantori. Ognuno inserito nel proprio contesto filologico. Tutto questo è stato racchiuso in un primo volume dal titolo “Luoghi e gente di Vernante – Dal 1900 ai giorni nostri” stampato nel 2008, ma ad oggi ulteriormente ampliato con più di cento nuovi quadri e relative vicende.
Il lavoro fatto è immenso ed è frutto di una meticolosa raccolta di testimonianze acquisite in un arco di tempo di diversi anni fra la gente del paese, con matita e taccuino sempre in tasca, dove capitava: per le vie del paese, nelle piazze, a casa di amici e all’osteria, luogo quasi sacro per Vernante ed i suoi abitanti, dove attraverso il rito dell’aperitivo, si perpetua quella socialità e quel ritmo di paese che è sempre più raro ritrovare.
Il lavoro di Carlèt è prezioso specialmente per chi, fra i più giovani, è desideroso di saperne di più riguardo al suo paese e ai vari personaggi, entrati nella mitologia locale, ma mai visti e mai conosciuti; per chi nelle orecchie ha solo qualche soprannome o dei ricordi lontani e nulla più.
I racconti e le testimonianze che accompagnano le varie pitture, sono curiose e preziose cronache di un mondo che è stato, con le sue regole, le sue usanze e credenze.
Vengono trattati molti aspetti della vita sociale, religiosa, pubblica e privata, e non mancano le inquadrature sugli aspetti caratteriali delle varie macchiette di paese, che sempre, anche nel caso di personaggi che hanno avuto vite grame e tristi, ne escono valorizzati al pari di altri più agiati.
L’atmosfera complessiva che trasmette il libro è di un paese allegro dove al fragore della vita di tutti i giorni traspare uno sfondo di musica popolare e canzoni da osteria che costituiscono quel companatico abituale che unito al pane quotidiano della vita di tutti i giorni hanno nutrito intere generazioni di vernantini.
In un’epoca di globalizzazione e standardizzazione quale quella di oggi, lavori di questo tipo hanno valenza doppia, perché servono a mantenere un orgoglio di appartenenza e di minoranza rispetto ad un mondo unificato al grande fratello e comunque schiavo di format televisivi e fiction che tanta responsabilità hanno nell’insoddisfazione della vita odierna.
Sapere che c’è stata un epoca dove le cose erano disciplinate da altre regole e che nonostante la tecnologia fosse molto meno avanzata di oggi dava possibilità di vivere, solo nel territorio di Vernante nel 1901, a circa 4500 persone, oggi che siamo avanti su tutti i fronti, sembra impossibile che ciò sia avvenuto.
Oggi ridotti del 75%, in linea con la media di tutti i paesi di queste valli, se non possiamo più fare altro, difendiamo ancora l’orgoglio.

Carlèt, è anche il principale ideatore dei murales di Pinocchio. Qua sotto riportiamo il suo racconto di come è nato e di come si è svolto il progetto di Pinocchio a Vernante:


Il discorso di Pinocchio a Vernante è cominciato in Germania; eravamo in vacanza con Pinu, il sindaco d’allora, a Mittenwald, un paese della Baviera. Questo paese è tutto pitturato, tutte le facciate sono dipinte con vari murales, una cosa da non smettere un attimo di far fotografie talmente ce n’è, io stesso ne ho fatte parecchie. In quel posto ci è venuta l’idea di fare qualcosa di simile per Vernante, sui muri proprio come abbiamo visto là.
Io me la cavavo bene a pitturare, quindi per realizzarli non c’era problema. Bisognava però trovare qualcosa di particolare per creare un’attrazione originale per un paesino di montagna di mille persone a 800 metri come ce ne sono tanti sulle Alpi.
Occorreva trovare qualcosa che poteva far fermare la gente, magari diretta a Limone, più conosciuto, o al mare, anche a Vernante. In fin dei conti sia io sia il sindaco avevamo entrambi un’attività; mia moglie aveva il negozio e il sindaco un bar, in ogni caso il pensiero era diretto a tutto il paese e all’insieme delle sue attività, non solo alle nostre.
Se c’è qualcosa che fa fermare la gente, questi poi qualcosa lasciano, sarà solo un ricordino da me, un caffè da Pinu, un pranzo al Torrente, al Parc o al Nazionale, mas tutti avremmo potuto ottenere benefici, mentre che se non passava nessuno, nessuno avrebbe lasciato nulla.
Siccome a Vernante aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita il pittore Attilio Mussino, principale illustratore di Pinocchio, abbiamo pensato che rappresentare la storia del burattino sui muri delle case del paese sarebbe stato molto originale e per nulla fuori tema. Se Collodi è stato il padre di Pinocchio, il nostro è considerato lo zio per l’importanza che ha avuto il taglio che ha dato a tutti i personaggi della storia più conosciuta al mondo; pensate, seconda solamente alla bibbia in fatto di traduzioni nelle varie lingue del globo.
Mussino risiedeva a Torino, nel 1911 aveva lavorato all’illustrazione più famosa di Pinocchio, che ha fatto il giro del mondo. A Torino ha vissuto con sua moglie fino al ’44, poi in seguito alla guerra, casa sua era stata bombardata e sua moglie era morta. La governante che lavorava da loro, una certa Margherita Martini, visto quanto era successo e la loro condizione ormai di sfollati, convince il suo datore di lavoro a trovare rifugio nel suo piccolo, ma più tranquillo, paese d’origine, Vernante.
Mussino era nato nel 1878 e quando è arrivato al paese nel ’44 aveva oltre 66 anni. Aveva la pensione da giornalista, ma in quegli anni c’era stata una svalutazione talmente forte che si era ritrovato con una manciata di mosche. Se prima poteva permettersi di pagare la governante, adesso qui non aveva più soldi, così parla chiaro a lei: “io non posso pagarti, ma se vuoi, visto che sono vedovo ti sposo”. Lei lo accetta, così si sposano e in conseguenza di ciò Mussino vivrà a Vernante fino al ’54, anno della sua morte.
Negli anni in cui ha vissuto al paese, ha fatto diversi lavori. Dipingeva continuamente, faceva quadri, ha ripreso tutta la Via Crucis, se vi erano degli amici che si sposavano gli faceva un quadro. Siccome non poteva pagare, al medico Dalmazzo che lo curava, egli aveva un po’ di bronchite, gli aveva fatto un ritratto di sua madre di tale bellezza che lo stesso medico tanti anni dopo diceva ancora: “ Quel ritratto non lo venderei neanche se mi dessero un miliardo”.
Era un bravo pittore, faceva anche i ritratti ai giovani che partivano per il militare o ai ragazzini che andavano a servir messa e gliene faceva dono. Non aveva un soldo, ma era generoso. Per il paese era una persona molto stravagante, io appena me lo ricordo. Girava con una mantella rossa, in testa un baschetto a pon-pon da pittore, rosso anch’esso. Era uno che non poteva passare inosservato e lei, visto che ormai lui faticava a spostarsi, gli portava il cavalletto e lo accompagnava nei diversi angoli del paese dove fermava sulla tela le sue ispirazioni.
Quindi, visto che Mussino aveva vissuto qui, c’era la connessione.
I murales di Pinocchio sono partiti nel ’89, ma il ricordo di Mussino è sempre stato mantenuto vivo anche negli anni precedenti. Nel ’61 è stata fatta la tomba monumentale con Pinocchio e alcuni dei personaggi più conosciuti, come il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina, intagliati sulla pietra mentre piangono la scomparsa del pittore, poi si è fatto il monumento ai giardini pubblici e intitolato la scuola elementare.
E’ per questi motivi che al ritorno dalle vacanze ho pensato, e gli altri mi hanno dato pieno consenso, che il soggetto migliore per i muri di Vernante fosse la storia di Pinocchio. Sicuramente non c’erano dei paesi con i suoi dipinti e che io sappia, neppure oggi. Nemmeno a Collodi, il paese dello scrittore di Pinocchio, dove c’è sì qualcosa, ma è tutto un altro discorso, là gli hanno dedicato un parco con delle sculture moderne, noi invece abbiamo ripreso proprio i disegni originali di Mussino.
Era il mese di aprile del 1989 quando abbiamo iniziato a fare i primi murales. Abbiamo deciso un bel giorno, un sabato, così io e Meo Cavallera, mio collaboratore, ci siamo mossi. Con cavalletti e attrezzi vari siamo andati giù da Mimì, che era il più vecchio della Pro Loco e aveva piacere di avere il primo, così abbiamo iniziato.
Certo che subito la gente si stupiva e iniziavano a commentare: “eh! ma Vernante… paese dei bugiardi, ma come?…” e tutte quelle cose che si dicono quando c’è una novità, ma che alla fine è una reazione piuttosto normale della massa. Anche se all’inizio non è stato facile, abbiamo resistito alla critica, non abbiamo guardato in faccia nessuno ed abbiamo fatto i primi cinque o sei murales stabiliti sulle case dei membri della Pro Loco. Nel giro di poco tempo ne abbiamo realizzati una quindicina, dislocati nei punti principali e la cosa iniziava a muoversi. La scommessa di Pinocchio non ha tardato molto che si è rivelata un successo a tutti gli effetti, superando qualsiasi aspettativa. Non ci saremmo mai aspettati che tutto questo fosse così preso d’assalto, oltre che dalla gente che passava e li guardava, proprio dai giornali e dalle televisioni di tutta Italia e della vicina Francia.
A quei tempi lavoravo a Limone e per un certo periodo, un giorno si un giorno no, mia madre o mia moglie mi telefonavano, perché passavano dei giornalisti interessati alla questione di Pinocchio. Nel ‘90 abbiamo fatto la diretta con Uno-mattina, una trasmissione su Rai 1, dalla mattina fino a mezzogiorno, diversi collegamenti da vari murales con interviste e riprese, che per quei tempi lì non era una cosa da poco, per un paese come Vernante, sconosciuto fino al giorno prima. E avevamo poi una ventina di murales, non esagerati.
La cosa ci ha stimolato a farne altri e a continuare su quella strada. La gente pian piano ha iniziato a capire, specialmente quando sono cominciate le visite delle scolaresche. C’erano dei giorni in cui arrivavano tre o quattro pullman di bambini. In questo modo anche i negozi hanno iniziato, ciascuno per conto proprio, a trovare qualcosa che si legasse a Pinocchio, lo stesso i ristoranti con menu tipici e così tutti hanno avuto un piccolo profitto grazie al turismo dei murales.
Da quando è arrivata la televisione, è da lì che si è mosso tutto, con articoli sui giornali ed interviste.
Quindi siamo andati avanti per allargare il progetto, eravamo entusiasti di realizzare ciò e per arricchire ancora di più la cosa abbiamo parlato con Adriano, Mario e Claudio Bertaina, tre fratelli del paese che lavoravano il ferro, affinché realizzassero un monumento a Pinocchio. Anche loro si sono dati da fare e nel ’91 l’abbiamo inaugurato in Piazza S.Sebastiano.
Ma come facevamo a realizzare questi murales? Sono stati fatti su muri normalissimi dove prima di iniziare si passava appena uno straccio. Bisognava che il muro fosse abbastanza liscio; più lo era più lavoravi bene. Normalmente li facevamo sempre un po’ in alto che fossero ben visibili, il primo piano era l’ideale. Si montava un pezzo di ponteggio da muratore alla buona con quattro tavole appoggiate sopra e legate più o meno che tenessero, poi si portavano su i colori.
Se c’era anche Meo mi aiutava, se ero da solo cercavo di aggiustarmi. Avevo già esperienza con i dipinti perché in passato avevo già aggiustato dei piloni e un po’ di conoscenza dei colori l’avevo.
Ci eravamo informati per i colori da adoperare e ci avevano consigliato dei colori acrilici per esterni. Li acquistavamo in colorificio a latte da 1 kg perché ne facevamo andare parecchio e compravamo anche dei gessetti normali, di quelli della scuola, per disegnare le scene.
Quando salivo sul ponteggio, mi prendevo il libro da una mano e con l’altra tracciavo la scena che si voleva rappresentare. Essendo all’inizio e avendo molte scene a disposizione, il proprietario della casa, o noi altri a seconda, avevamo tante possibilità di scelta; poi man mano si riducevano perché dovevi andare a fare delle scene che non c’erano ancora. Per nostra scelta, non abbiamo mai realizzato scene doppie.
Fatta la selezione iniziavo a disegnare, poi di tanto in tanto scendevo a vedere se più o meno le dimensioni e le prospettive potevano andare bene poiché dal momento che la cosa doveva essere vista dalla gente dovevi fare un lavoro ben fatto; una volta finito di tracciare la scena si iniziava con i colori.
Se era uno spazio grande, allora gli facevamo lo sfondo, di solito scorci del paese: la Torosela, la chiesa, il santuario, qualcosa di caratteristico e se no, ne abbiamo fatti anche parecchi, solo i personaggi senza sfondo.
A far murales se eravamo in due ci mettevamo mezza giornata, ma da non alzar testa.
I murales, nel tempo, abbiamo dovuto riprenderli già diverse volte. Quello che ammazza i colori è il sole. La facciata di una casa all’ombra si conserva meglio di una al sole. Ma se vuoi che la gente venga a vederli occorre che siano presentabili, non puoi lasciarli andare.
All’inizio eravamo noi che chiedevamo alla gente. Pinu, che aveva un buon modo di fare, se c’era una casa che secondo lui avrebbe potuto andar bene per un murales ci proponeva, poi se la cosa piaceva, andavamo a fare la nostra mezza giornata, di quelle che se dovevi segnare le ore faceva una giornata; da non alzar testa se non per bere una goccia d’acqua o di vino che avevamo lì proprio per non far la sete. La sera bisognava smontare velocemente il ponteggio, perché a seconda di dove eravamo non potevi lasciare tutto per aria. Diciamo che escludendo quello di casa mia, che è tanto elaborato, tutti gli altri li abbiamo finiti in giornata. Dai venti del primo anno, siamo andati avanti fino ad oggi cercando di completare la storia e se all’inizio eravamo noialtri a domandare, poi ha iniziato a chiederci la gente e io non ne avevo più voglia di farli.
Sapete, all’inizio li fai con un certo entusiasmo, ma quando gli anni passano inizi a sentirne il peso. I primi tempi ne facevamo fino a venti all’anno ed abbiamo sempre più o meno continuato. L’anno scorso ne ho ancora fatti cinque tanto per dire; ed eravamo poi nel 2010; non grandi, ma uno qui, tre nella contrada, l’altro qua sopra. Gli ho fatti tutti da solo perché Meo ultimamente non ha più potuto poiché ha anche altre cose da fare, e solamente i dipinti senza sfondo riesco a farmeli.
Ultimamente abbiamo anche cambiato i colori, perché sono uscite queste nuove vernici all’acqua, che sono più resistenti al sole e alla pioggia che gli scivola sopra in quanto più lucide, dunque durano tanto di più. Così man mano aggiustiamo quelli che hanno avuto qualche problema.
Nel mio giardino ci sono pure tredici sagome fatte da me, queste le ho rifatte quattro volte. Prima le facevo in legno pressato. Il primo anno d’autunno le avevo tolte, tanto erano solo piantate nel terreno, ma poi passava la gente e diceva: “ …eh ma qui c’era un giardino, c’era questo, c’era l’altro… e ora non c’è più niente…”, alla fine mi dispiaceva toglierle per l’inverno, quindi ho iniziato a lasciarle, ma così duravano non più di due-tre anni, poi il legno iniziava ad inzupparsi ed a gonfiare. Una volta o due le ho riprese, colorandole nuovamente, ma poi bisognava di nuovo rifare le sagome e ci andava almeno una settimana di lavoro, di quelle da otto ore al giorno come minimo.
L’ultima volta che le ho rifatte, sono andato alla Pro Loco e gli ho detto che avevo studiato di farle in lamiera sperando di risolvere il problema. Una cosa è dipingere, un’altra è rifare una sagoma. Quando le facevo in legno dovevo prendere un pannello da 1,5m x 3m, lo disegnavo, lo ritagliavo con il seghetto alternativo, una volta ritagliato dovevo finirlo di disegnare, perché avevo solamente fatto il contorno, quindi lo disegnavo normalmente, facendo la faccia e tutto quello che era all’interno del pezzo tagliato e alla fine iniziavo a colorare. Era un lavoraccio e poi non era finito perché dietro ad ognuna bisognava ancora fare tutta la struttura perché altrimenti il legno si deformava. Bisognava fissarlo, fargli il piantone che andava nella terra allora mi sono detto: “provo a fare ancora un tentativo, li faccio di lamiera”. Mi sono preso tutto il materiale che serviva, ho chiesto aiuto a Tilio d’Nicola, perché non sono capace di usare le cesoie elettriche, gliele ho disegnate e gentilmente egli me le ha tagliate. Intanto ci abbiamo lavorato sopra tre giorni, poi abbiamo fatto tutti i sostegni saldati e rivettati.
Infine le ho raschiate per bene con la carta vetro fine, perché si trattava di lamiera preverniciata, e gli ho dato due mani di fondo, poi finalmente ho pitturato le scene, ma ci ho lavorato una settimana moto duramente. Ora non hanno più mosso.
Oltre alle sagome, abbiamo anche realizzato la carrozza, che sta in un cortile qua vicino, pigliando un vecchio biroccio, con mio cugino Elio, che faceva il falegname e mi ha dato una mano, l’abbiamo rivestito con dei pannelli, abbiamo realizzato gli asini, due persone dalle finestre e Pinocchio dinanzi che attende di salire, creando un’altra piccola attrazione per il paese. Comunque, tra murales, sagome e carrozza, ci saranno sui centoquaranta pezzi; solo attorno a casa mia ne avrò una trentina.
Ad ogni modo, tutti i lavori, sono stati realizzati gratuitamente; magari c’era il proprietario della casa che alla fine del lavoro stappava due bottiglie e tagliava un salamino e questo andava bene, mas di soldi non ne abbiamo mai presi. L’unica volta che ci hanno offerto del denaro, per un murales realizzato alla Palazzina Nera, lo abbiamo consegnato alla Pro Loco.
Abbiamo fatto tutto questo per il paese e basta. I colori certamente li pagava la Pro Loco e non noi di tasca nostra, ameno quello.
C’è anche la galleria di Pinocchio che si trova in un posto riparato in quanto rimane come fosse un portico con dei muri ideali e i dipinti sono ad altezza d’uomo, dunque più semplici da realizzare perché lavoravi da terra.
Per invitare la gente a fare il giro a Vernante, abbiamo dei cartelli pubblicitari all’inizio ed alla fine del paese.
Le scolaresche o gli escursionisti che desiderano venire a visitare, normalmente prendono appuntamento con la Pro Loco (0171-920550) dove per un euro e mezzo a persona ti danno la visita ai murales e al museo di Mussino, sotto la confraternita nei siti del comune, con tutta la sua roba, i suoi libri e i suoi quadri lasciati dalla vedova del pittore.
Per facilitare la ricerca dei murales oggi abbiamo realizzato delle pennellature fisse con tutte le indicazioni per trovarli, in questo modo è possibile visitare il paese per conto proprio.
Con tutto ciò si passa una bella mezza giornata a Vernante e per chi non ne avesse abbastanza, c’è ancora la possibilità di visitare la tomba di Mussino, riconoscibile dai personaggi della storia in bassorilievo e di vedere, ai giardini pubblici dedicati al pittore, il monumento a lui intitolato, costruito dal muratore Nicola Patalot, con una bella scultura di Peto Sotror.
occitan

S'pòl contar l'istòria d'un país a travèrs di quadres. La respòsta es òc. Bruno Carletto, Carlèt pr'aquilhi dal país, l'a fait en partent dal '900 fins ai nòstri jorns. Cent quaranta cinc quadres, que fotògrafen ent las manieras mai enchantaoiras, Vernant e sa gent. Se part da lhi caires dal país e di siei numbrós teits abo tant de chàpelas e pilons votius a retrats di personatges tipics de tot un sècle que van da las lingeras ai sonadors, passant per lhi fabricants de cotèls, preires, gardas, ladres, lordassons e chantaires.

Chascun enserit ental pròpi contèxt. Tot aquò es estat serrat dins un prim libre dal titol "Luoghi e gente di Vernante - Dal 1900 ai giorni nostri" estampat ental 2008, mas aüra mai eslarjat abo mai de cent nòus quadres e relatius aveniments.

Lo trabalh fait es immens, es lo fruit de na precisa culhia de testimonianças baronaas dins un arc de temp de divèrsi ans entre la gent dal país, abo craion e escartari sempre en sacòcha, ente capitava: per las vias dal país, ent las plaças, a maison d'amís e a l'òste, pòst esquasi sacre per Vernant e si abitants, ente a travèrs lo rite de l'aperitiu, se continua aquela socialitat e aquel ritme de país qu'es sempre pus rar retrobar.

Lo trabalh de Carlèt es preciós especialment per qui, entre lhi mai joves, es desirós de ne'n saber de mai rigard a son país e ai divèrs personatges, intrats dins la mitologia locala, mas jamai vists e jamai conoissuts; per qui dins l'aurelhas a masque qualque sobriquet o de recòrds daluenh e pas d'autre.

Lhi racònts e las testimonianças que companhen las diferentas pinturas, son curiosas e preciosas crònicas d'un mond que es estat, abo sas règlas, si usatges e creienças.

Venen tractats divèrs aspects de la vita sociala, religiosa, publica e privaa, e manquen pas lhi enquadraments sus lhi aspects caracterials de las divèrsas machettas de país, que sempre, decò ental cas di personatges que an agut vitas gramas e tristas, ne sorten valorizats parelh d'autri mai benestant.

L'atmosfera globala que transmet lo libre es d'un país alègre ente al chadèl d'la vita de tuit lhi jorns pareis un fons de música popolara e chançons da òste que constituïssen aquel companatge abitual que unit al pan quotidian de la vita de tuit lhi jorns an nurrit entieras generacions de vernantins.

Dins n'època de globalizacion e standardizacion quala aquela d'encuei, trabalhs d'aqueste tipo an valença dobla, perqué sièrven a mantenir un orguelh d'apartenença e de minorança respèct an un mond unifiat al Grand Fraire e en tuit cas esclau di fòrmat televisiu e fictiòn que tanta responsabilitat an ental malcontent d'la vita d'encuei.

Saber que la lhi a agut un època ente las còsas eren disciplinaas da d'autre règlas e que malgrat la tecnologia fussès ben menc avançaa d'encuei donava possibilitat de viure, masque dins lo territòri de Vernant ental 1901, a pauc près 4500 personas, encuei que siem anant sus tuit lhi frònts, parèis empossíbol que aquò sie avengut.

Encuei reduits dal 75%, in linha abo la mesana de tuit lhi país d'aquestas valadas, se polem pas pus far d'autre, defendem encà l'orguelh.

 

Carlèt, es decò lo principal ideator di murales de Pinocchio. Aquí dessot rendem son racònte de coma es naissut e de coma al s'es debanat lo projèct de Pinocchio a Vernant:

 

Lo discors de Pinocchio a Vernant l'es partit en Almània; eriam en vacanças abo Pino, lo séndic d'alora, a Mittenwald, un país de la Baviera. Aqueste país es tot pinturat, totas las façadas son pinturaas, na còsa da pas plantar aquí de far fòto talament que lhi n'a, decò mi n'ai faitas un baron. En aquel pòst nos es vengua l'idea de far decò qualquaren parelh per Vernant, sus di muralhas pròpi coma avíem vist ailai.

Mi m'la gavavo pro ben a far de pinturas donca per masque lo far la lhi avia pas de problèmas. Chalia trobar qualquaren de particular per crear n'atraccion originala per un paisòt de montanha de mila personas a 800 metres coma la n'a tanti pr'aquí ent las Alps. Chalia trobar qualcòsa que polia far fermar la gent, magara dirècta a Limon, mai conoissut, o a la mar, decò a Vernant. A la fin di còmpte sie mi sie lo séndic avíem tuit dui n'activitat; ma frema avia lo negòci e lo séndic avia l'òste, mas coma se sie lo pensier anava a tot lo país abo sas activitats, ren masque las nòstras.

Se la lhi a qualquaren que fai fermar la gent, aquisti après qualque còsa ilh laissen, soré masque un recordin da mi, un cafè da Pino, un disnar al Torrente, al Parc o al Nacional, mas tuit auríem polgut obténir beneficis, mentre que se la passava degun, degun auria laissat ren.

Vist que al Vernant al l'avia viscut lhi darriers ans de sa vita lo pintre Attilio Mussino, principal dessenhator de Pinocchio, avem pensat que representar l'istòria de Pinocchio sus las muralhas di maisons dal país seria estat ben original e pas fòravia. Se Collodi al es estat lo paire de Pinocchio, lo nòstre es considerat lo barba per l'emportança que al a agut e lo talh que al a donat a tuit lhi personatges de l'istòria mai conoissua al mond; pensatz, seconda masque a la bibla per las traduccions ent las diferentas lengas dal mond.

Mussino demorava a Turin, ental 1911 avia trabalhat a l'illustracion mai famosa de Pinocchio, que a fait lo vir dal mond. A Turin a viscut abo sa frema fin al '44, puei en consequéncia d'la guèrra, sa maison era estaa bombardaa e sa frema amaçaa. Alora, la governanta que trabalhava da lor, tala Margherita Martini, vist aquò qu'era arribat e la condicion de bel avant d'esfolat, convincet lo patron a trobar refugi ental siu pichòt, mas ben pus traquil, país d'origina, Vernant.

Mussino era naissut ental 1878 e quora es arrubat a la vila ental '44 avia 66 ans passats. Al avia la pension da jornalista, mas ent'aquilhi ans lhi avia agut n'esvalutacion talament fòrta que al s'era retrobat abo na punhaa de moschas. Se denant polia se perméter de pagar la governanta, aüra aicí avia pas pus de sòuds, parelh ilh parla clar a ilhe: "mi puei ren pagar-te, ma se vòs, vist que siu vevo te mariu". Ilhe l'accepta, parelh se marion e ben pr'aquò Mussino a viscut a Vernant fins al '54, l'an de sa mòrt.

Al país, ent'aquilhi ans que al a viscut, a fait divèrsi trabalhs. Pinturava d'un contuni, al fasia quadres, al a repilhaa tota la Via Crucis, se la lhi era d'amís que se mariaven ilh lhi fasia un quadre. Vist que polia pas pagar, al mètge Dalmazzo que lo curava (l'òme avia un pauc de bronquiti) lhi avia fait un quadre de sa maire; ròba que lo mètge mesme, tanti ans après disia: " Aquel retrat lo vendario nimanc se lhi me donessen un miliard".

Al era un brave pintre, fasia decò lhi retrats ai joves que partien per lo militar o ai pichòts que anaven a servir messa e puei ilh lhi donava. Al avia ren un sòud, mas l'era generós. Per lo país l'era na persona tota estranja, mi just que me l'arcòrdo. Virava abo na mantlina rossa, en testa un basc abo lo prillo, ros decò el, da pintre. L'era un que polia pas passar inobservat e ilhe, vist qu'ele lhi la fasia pus, lhi portava lo cavalet e lo companhava enti divèrsi caires dal país ente fermava sus la tela sas inspiracions.

Donca, vist que Mussino avia viscut aicí, una connexion lhi era.

Lhi murales de Pinocchio son partits en l'89, mas lo recòrd de Mussino era totjorn estat mantengut vivent decò enti ans denant. Ental '61 es estaa faita la tomba monumentala abo Pinocchio e qualqu'un di personatges mai conoissuts, coma lo Chat e la Volp, la Fata Turquina, entalhats sus la peira que ploron per la mancança dal pintre, puei al es decò stat fait lo monument ai jardins publics e entitolaa l'escòla elementara.

L'es ben per aquò que al retorn da las vacanças ai pensat, e lhi autri m'an donat plena rason, que la còsa mai vàlida per las muralhas de Vernant fussès l'istòria de Pinocchio. Segurament lhi avia pas de país abo sas pinturas e nimanc aüra, que mi sabe, lhi n'a pas. Nimanc a Collodi, lo país de l'escriptor de Pinocchio, ente la lhi a pro qualquaren, es totun tot n'autre discors, ailai lhi an fait un parc abo d'estàtuas modèrnas, nosautri ensita avem repilhats pròpi lhi dessenh de Mussino.

Era lo mes d'abril de l'89 quora avem tacat a far lhi prims murales. Avem decidat e un bèl jorn, un sande, mi e Meo Cavallera, mon collaborator, sem partits. Abo cavalets e otís varis sem anat aval da Mimì, que al era lo mai vielh de la Pro Loco e avia plaser d'aver lo prim, parelh avem tacat.

Segur que subit la gent s'esmaravilhava e tacava a comentar: "eh! mas Vernant... país di busiard, mas coma?..." e totas aquelas còsas que se dien quora la lhi a na novitat, mas que a la fins l'es na reaccion pustòst normala de la gent. Bèla se es pas estat facil per las primas vincas, avem resistut a la crítica, avem pas gardat degun ental morre e avem fait lhi prim cinq o seis murales establits sus di maisons di membres de la Pro Loco. Ental vir de gaire de temp n'avem aguts na quinzena, espantiats enti ponths principals e la còsa tacava a se bojar. L'escomessa de Pinocchio a pas tardat tant que s'es revelaa un succès a tuit lhi efects, sobrant qual se sie aspectativa. Nosautri se soriam jamai atendut que tot aquò fussès pilhat, delai da la gent che passava e guinchava, pròpi dai jornals e da las televisions de tota Itàlia e pas masque, decò da la França.

Mi alora trabalhavo a Limon e a durat un períod que un jorn si un jorn no, ma maire o ma frema me telefonaven, perqué la lhi passava de jornalistas a casa per la question de Pinocchio. Ental '90 avem fait la "diretta" abo "Uno-mattina", na transmission sus Rai 1, da la matin fin a metzjorn, divèrsi collegaments da diferents murales abo entervistas e represas, que pr'aquilhi temps ailai l'era na còsa pas da pòc, per un país coma Vernant, desconoissut fin a lo jorn denant. E aviam puei vint e qualqu'un murales, pas exagerats.

La còsa nos a chissat a ne'n far d'autri e a continuar sus d'aquela idea. La gent plan planet a decò tacat a capir quora an tacat an arrubar las escòlas. La lhi avia de jorns que arrubaven tres o quatre pullman de filhets. Parelh decò lhi negòçis an tacat chascun per son còmpte a trobar qualquaren que se liava a Pinocchio, mesme lhi ristaurants abo de menu tipics e parelh tuit an agut un pichòt profit mercés al torisme di murales.

Da quora es arrubaa la television, l'es d'aiquí que al a bojat tot, abo artiche sus di jornals e entervistas. Alora sem anats anant per eslarjar lo discors, eriam chauds de far lò aiquí e per lo rénder encà pus bèl avem parlat abo Adriano, Mario e Claudio Bertaina, tres fraires dal país que trabalhaven lo fèrre e avem pensat de far un monument a Pinocchio. Decò lor se son donats da far e ental '91 es estat inaugurat ente la plaça de S.Bastian.

Mas coma fasiam a far aquisti murales? Alora son estats fait sus de muralhas normalissimas ente denant de començar se passava just n'estraç. La muralha tochava que fussès mai o menc suélia; mai l'era suélia mai trabalhaves ben. D'ordinari lhi fasiam sempre un pauc auts que ilh fussèssen ben visibles, lo prim plan l'era ideal. Montaves un tòc de pònt da muraor a la bèla mielh abo quatre taulas sus, gropaas mai o menc que al tenessen, après tiraves sus lhi colors.

Se lhi avia decò Meo m'ajuava, s'ero solet cerchavo d'arranjar-me da mi. Aviu já experiénça abo las pinturas perqué en passat aviu já arranjat de pilons e un pauc de conoissença di colors l'aviu.

S'eriam enformats per lhi colors d'adobrar e nos avien conselhat de colors acrílics per extèrn. Lhi chatiam en colorifici a tòlas da 1kg perqué ne'n fasiam anar abastança e chatiam decò lhi gissets normals de l'escòla per dessenhar las scènas.

Quora montavo sus dal pònt, me pilhavo lo libre da na man e abo l'autra traçavo la scèna que voliam far. Essent al començament e avent un baron de scènas da illustrar, lo patron de la maison, o nosautri a seconda, aviam tantas possibilitat de cernia; après man a man ilh se reduchien perqué duvies anar a far de scènas que lhi eren encà ren.

Per nòstra chausia avem jamai fait de scènas dublas.

Ciernua la scèna tacavo a dessenhar, puei de tant en tant calavo a veire se mai o menc las dimencions e las prospectivas polian anar ben perqué já que la còsa duvia puei esser vista da la gent duvies far un trabalh un pauc ben fait; na vira fenia la scèna puei tacaves abo lhi colors.

Se l'era n'espaci gròs, alora lhi fasiam l'esfond, de costuma de tòc dal país: la Torosela, la gleisa, lo santuari, qualquaren de caraterístic de la vila e se no, n'avem decò fait tanti, masque lhi personatge sensa esfond.

A far murales se eriam en dui lhi butiam mesa jornada, mas da pas auçar tèsta.

Lhi murales, ental temp, avem degut lhi repilhar já divèrsas viras. Aquò que amaça lhi colors l'es lo solelh. La façada de na maison a l'ombra se garda tant de mai qu'una al solelh. Se vòs que la gent vene a veire tocha que sien presentabils, pòs ren lhi laissar anar.

Al començament eriam nosautri que chamiam a la gent. Pino, que al avia bòna mótria, se lhi avia na maison que auria polgut anar ben per un murales s'esmonia, puei se la còsa polia anar, nosautri aniam far nòstra mesa jornada, d'aquelas que se dovies marcar las oras fasia na jornada; da pas auçar tèsta se ren per beure n'estiça d'aiga o de vin que aviam aiquí pròpi per pas patir la set. La sera tochava desmontar fito lo pònt, perquè a seconda d'ente eriam polies pas laissar aquò qui tot en aire. Disem que gavat aquest'aicí de ma maison, que l'es tant elaborat, tuit lhi autri lhi avem fenit ental jorn. Dai vint dal prim an, sem anats anant fins aüra cerchand de completar l'istòria e se al començament eriam nosautri a chamar, après a tacat la gent a chamar-nos e mi n'aviu pus vuelha de lhi far.

Sabetz, al començament lhi fas abo na cèrta vuelha, mas quora lhi ans passen taca a restar pesant. Lhi prims temps ne'n fasiam fins a vint a l'an e avem sempre mai o menc continuat. Aquest an passat n'ai encà fait cinc per dir; e eriam puei ental 2010; ren gròs, mas un aicí, tres en la ruaa, l'aute aiquí aut. Lhi ai fait tuit da mi perqué Meo darrierament al a pus polgut perqué a decò d'autre da far, e masque de pinturas sensa fond mi arribo a las far.

Darrierament avem decò chambiat lhi colors, perquè lhi son sortiaas aquestas nòvas vernís a aiga, que son mai resistentas al solelh e a l'aiga que lhi esguilha sus perqué pus suelhas, donca duron tant de mai. Parelh man a man se ranjon aquilhi que an agut qualque problèma.

Dins mon jardin la lhi a decò tretze sàgomas sempre faite da mi, aquestas las ai refaite quatre viras. Denant las fasiu en bòsc pressat. Lo prim an d'auton las aviu gavaas, tant las eren masque plantaas ental terren, mas puei passava la gent e disia: "...eh ma qui c'era un giardino, c'era questo, c'era l'altro... e ora non c'è più niente...", a la fin me regretava de las gavar per l'uvèrn, alora ai tacat a las laissar, mas parelh duraven pas pus que dui-tres ans, puei lo bòsc tacava a ensupar-se e a gonflar. Na vira o doas las ai repilhaas, las coloravo torna, mas après tochava torna refar las sàgomas e la lhi anava almenc na setmana de trabalh, d'aquelas da uech oras al jorn coma minim.

La darriera vira que ai refait las sàgomas, siu anat a lo Pro Loco e lhi ai dit que aviu estudiat de las far en tòla esperant de resòlver la còsa. Perqué na còsa l'es pinturar n'autra l'es refar torna na sàgoma. Quora las fasiu en bòsc deviu pilhar un panèl que l'era 1,5m x 3m, lo dessenhavo, lo retalhavo abo lo resseòt alternatiu, quora l'aviu retalhat deviu lo finir de dessenhar, perquè aviu masque fait lo contorn, puei deviu lo dessenhar normalament, deviu lhi far lo morre e tot aquò que l'era dedins al tòc talhat e après tacavo puei a colorar. La lhi anava un trabalhon e puei darreire tochava encà far tota l'estructura perqué autrament lo bòsc se doblava. Tochava fixar-lo, tochava lhi far lo planton que anava en tèrra, alora ai dit: "pròvo a far encà un temptatiu, lhi fau de tòla." Me siu pilhat tot lo material que servia, ai chamat ajut a Tiliu d'Nicòla, perqué mi siu pas bòn a adobrar l'estesoiras electricas, las ai dessenhaas e gentilment ele m'las a talhaas. Entant lhi avem trabalhat sus tres jorn, puei avem fait tuit lhi sostens saldats e rivetats.

Après las ai fretaas ben abo la carta vedre fina, perqué l'era na tòla prevernisaa, e lhi ai donat doas mans d' fond e a la fin lhi ai pinturat las scènas sus, mas ai trabalhat na setmana bandaa, bandaa, bandaa. Aüra las an pus bojats.

Gavat aquelas sàgomas, avem decò creat la carossa aiquí en la cort pilhant na baròcha vielha, e abo mon cusin Elio, que al fasia lo mèstre da bòsc e m'a donat na man, l'avem revestia abo de panèls, aven fait lhi ase, dui da las fenèstras e Pinocchio aiquí denant que atend de montar, aquò es n'autra pichòta atraccion per lo país. Coma que sie, aüra, entre murales, sàgomas e carossa, la lhi soré sus di cent quaranta tòcs; masque a l'entorn de ma maison n'aurei na trentena.

Come se sie tuit lhi trabalhs, son estats fait gratuitament; magara la lhi avia lo patron de maison que a la fin dal trabalh destopava doas botas e talhava un salamin e aquò anava pro ben, mas nosautri de sòuds n'avem jamai pilhats. La soleta vira que nos an donats de sòuds, per un murales fait a la Palaisina Niera, lhi avem donats a la Pro Loco.

Nosautri avem fait aquò per lo país e pro. Lhi colors segurament lhi pagava la Pro Loco e pas nosautri de nòstra sacòcha, almenc aquò.

La lhi a decò la galeria de Pinocchio que l'es ent un pòst reparat perqué la fai coma un pòrti abo de muralhas, ideal e lhi murales son a l'autessa d'òme, donca son estat de bèl far perqué trabalhaves da per tèrra.

Per envitar la gent a far lo vir a Vernant, avem de cartèls publicitari al començament de la vila e a la fin.

L'escolarescas o la gent que vòlon venir veire, normalament pilhon apontament abo la Pro Loco (0171-920550) ente per n'euro e metz a persona ilh te donen la vísita ai murales e al musèu de Mussino que l'es dessota la crosaa enti sètis d'la comuna, abo tota sa ròba, si libres e quadres laissats da la veva dal pintre.

Per ajuar la recèrcha di murales aüra avem fait far de panèls fix abo totas las indicacions per lhi trobar, parelh arrubes a virar lo país per ton còmpte.

Abo tot aquò passes na bèla mesa jornada al Vernant e se n'as encà ren pro, la lhi a encà la possibilitat de veire la tomba de Mussino, que se reconois perqué la lhi a lhi personatges de l'istòria e de veire, ai jardins públics entitolat a ele, son monument, bastit dal muraor Nicòla Patalòt, abo na bèla escultura de Peto Sotror.

 


Bruno Carletto (Carlèt)
Ideatore dei murales di Pinocchio

Bruno Carletto (Carlèt)
Ideator di murales de Pinocchio a Vernant

Vernante

Bruno Carletto (Carlèt)Ideatore dei murales di Pinocchio
italiano Si può raccontare la storia di un paese attraverso dei quadri. La risposta è si. Bruno Carletto, Carlèt per quelli del paese, l’ha fatto partendo dal ‘900 fino ai giorni nostri. Centoquarantacinque quadri, che fotografano nei modi più incantevoli, Vernante e la sua gente. Si parte dagli scorci di paese e delle sue numerose borgate con tanto di cappelle e piloni votivi a ritratti di personaggi tipici di tutto un secolo che spaziano dalle “lingeras” ai suonatori, passando per coltellinai, preti, guardie, ladri, bevitori e cantori. Ognuno inserito nel proprio contesto filologico. Tutto questo è stato racchiuso in un primo volume dal titolo “Luoghi e gente di Vernante – Dal 1900 ai giorni nostri” stampato nel 2008, ma ad oggi ulteriormente ampliato con più di cento nuovi quadri e relative vicende.
Il lavoro fatto è immenso ed è frutto di una meticolosa raccolta di testimonianze acquisite in un arco di tempo di diversi anni fra la gente del paese, con matita e taccuino sempre in tasca, dove capitava: per le vie del paese, nelle piazze, a casa di amici e all’osteria, luogo quasi sacro per Vernante ed i suoi abitanti, dove attraverso il rito dell’aperitivo, si perpetua quella socialità e quel ritmo di paese che è sempre più raro ritrovare.
Il lavoro di Carlèt è prezioso specialmente per chi, fra i più giovani, è desideroso di saperne di più riguardo al suo paese e ai vari personaggi, entrati nella mitologia locale, ma mai visti e mai conosciuti; per chi nelle orecchie ha solo qualche soprannome o dei ricordi lontani e nulla più.
I racconti e le testimonianze che accompagnano le varie pitture, sono curiose e preziose cronache di un mondo che è stato, con le sue regole, le sue usanze e credenze.
Vengono trattati molti aspetti della vita sociale, religiosa, pubblica e privata, e non mancano le inquadrature sugli aspetti caratteriali delle varie macchiette di paese, che sempre, anche nel caso di personaggi che hanno avuto vite grame e tristi, ne escono valorizzati al pari di altri più agiati.
L’atmosfera complessiva che trasmette il libro è di un paese allegro dove al fragore della vita di tutti i giorni traspare uno sfondo di musica popolare e canzoni da osteria che costituiscono quel companatico abituale che unito al pane quotidiano della vita di tutti i giorni hanno nutrito intere generazioni di vernantini.
In un’epoca di globalizzazione e standardizzazione quale quella di oggi, lavori di questo tipo hanno valenza doppia, perché servono a mantenere un orgoglio di appartenenza e di minoranza rispetto ad un mondo unificato al grande fratello e comunque schiavo di format televisivi e fiction che tanta responsabilità hanno nell’insoddisfazione della vita odierna.
Sapere che c’è stata un epoca dove le cose erano disciplinate da altre regole e che nonostante la tecnologia fosse molto meno avanzata di oggi dava possibilità di vivere, solo nel territorio di Vernante nel 1901, a circa 4500 persone, oggi che siamo avanti su tutti i fronti, sembra impossibile che ciò sia avvenuto.
Oggi ridotti del 75%, in linea con la media di tutti i paesi di queste valli, se non possiamo più fare altro, difendiamo ancora l’orgoglio.

Carlèt, è anche il principale ideatore dei murales di Pinocchio. Qua sotto riportiamo il suo racconto di come è nato e di come si è svolto il progetto di Pinocchio a Vernante:


Il discorso di Pinocchio a Vernante è cominciato in Germania; eravamo in vacanza con Pinu, il sindaco d’allora, a Mittenwald, un paese della Baviera. Questo paese è tutto pitturato, tutte le facciate sono dipinte con vari murales, una cosa da non smettere un attimo di far fotografie talmente ce n’è, io stesso ne ho fatte parecchie. In quel posto ci è venuta l’idea di fare qualcosa di simile per Vernante, sui muri proprio come abbiamo visto là.
Io me la cavavo bene a pitturare, quindi per realizzarli non c’era problema. Bisognava però trovare qualcosa di particolare per creare un’attrazione originale per un paesino di montagna di mille persone a 800 metri come ce ne sono tanti sulle Alpi.
Occorreva trovare qualcosa che poteva far fermare la gente, magari diretta a Limone, più conosciuto, o al mare, anche a Vernante. In fin dei conti sia io sia il sindaco avevamo entrambi un’attività; mia moglie aveva il negozio e il sindaco un bar, in ogni caso il pensiero era diretto a tutto il paese e all’insieme delle sue attività, non solo alle nostre.
Se c’è qualcosa che fa fermare la gente, questi poi qualcosa lasciano, sarà solo un ricordino da me, un caffè da Pinu, un pranzo al Torrente, al Parc o al Nazionale, mas tutti avremmo potuto ottenere benefici, mentre che se non passava nessuno, nessuno avrebbe lasciato nulla.
Siccome a Vernante aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita il pittore Attilio Mussino, principale illustratore di Pinocchio, abbiamo pensato che rappresentare la storia del burattino sui muri delle case del paese sarebbe stato molto originale e per nulla fuori tema. Se Collodi è stato il padre di Pinocchio, il nostro è considerato lo zio per l’importanza che ha avuto il taglio che ha dato a tutti i personaggi della storia più conosciuta al mondo; pensate, seconda solamente alla bibbia in fatto di traduzioni nelle varie lingue del globo.
Mussino risiedeva a Torino, nel 1911 aveva lavorato all’illustrazione più famosa di Pinocchio, che ha fatto il giro del mondo. A Torino ha vissuto con sua moglie fino al ’44, poi in seguito alla guerra, casa sua era stata bombardata e sua moglie era morta. La governante che lavorava da loro, una certa Margherita Martini, visto quanto era successo e la loro condizione ormai di sfollati, convince il suo datore di lavoro a trovare rifugio nel suo piccolo, ma più tranquillo, paese d’origine, Vernante.
Mussino era nato nel 1878 e quando è arrivato al paese nel ’44 aveva oltre 66 anni. Aveva la pensione da giornalista, ma in quegli anni c’era stata una svalutazione talmente forte che si era ritrovato con una manciata di mosche. Se prima poteva permettersi di pagare la governante, adesso qui non aveva più soldi, così parla chiaro a lei: “io non posso pagarti, ma se vuoi, visto che sono vedovo ti sposo”. Lei lo accetta, così si sposano e in conseguenza di ciò Mussino vivrà a Vernante fino al ’54, anno della sua morte.
Negli anni in cui ha vissuto al paese, ha fatto diversi lavori. Dipingeva continuamente, faceva quadri, ha ripreso tutta la Via Crucis, se vi erano degli amici che si sposavano gli faceva un quadro. Siccome non poteva pagare, al medico Dalmazzo che lo curava, egli aveva un po’ di bronchite, gli aveva fatto un ritratto di sua madre di tale bellezza che lo stesso medico tanti anni dopo diceva ancora: “ Quel ritratto non lo venderei neanche se mi dessero un miliardo”.
Era un bravo pittore, faceva anche i ritratti ai giovani che partivano per il militare o ai ragazzini che andavano a servir messa e gliene faceva dono. Non aveva un soldo, ma era generoso. Per il paese era una persona molto stravagante, io appena me lo ricordo. Girava con una mantella rossa, in testa un baschetto a pon-pon da pittore, rosso anch’esso. Era uno che non poteva passare inosservato e lei, visto che ormai lui faticava a spostarsi, gli portava il cavalletto e lo accompagnava nei diversi angoli del paese dove fermava sulla tela le sue ispirazioni.
Quindi, visto che Mussino aveva vissuto qui, c’era la connessione.
I murales di Pinocchio sono partiti nel ’89, ma il ricordo di Mussino è sempre stato mantenuto vivo anche negli anni precedenti. Nel ’61 è stata fatta la tomba monumentale con Pinocchio e alcuni dei personaggi più conosciuti, come il Gatto e la Volpe, la Fata Turchina, intagliati sulla pietra mentre piangono la scomparsa del pittore, poi si è fatto il monumento ai giardini pubblici e intitolato la scuola elementare.
E’ per questi motivi che al ritorno dalle vacanze ho pensato, e gli altri mi hanno dato pieno consenso, che il soggetto migliore per i muri di Vernante fosse la storia di Pinocchio. Sicuramente non c’erano dei paesi con i suoi dipinti e che io sappia, neppure oggi. Nemmeno a Collodi, il paese dello scrittore di Pinocchio, dove c’è sì qualcosa, ma è tutto un altro discorso, là gli hanno dedicato un parco con delle sculture moderne, noi invece abbiamo ripreso proprio i disegni originali di Mussino.
Era il mese di aprile del 1989 quando abbiamo iniziato a fare i primi murales. Abbiamo deciso un bel giorno, un sabato, così io e Meo Cavallera, mio collaboratore, ci siamo mossi. Con cavalletti e attrezzi vari siamo andati giù da Mimì, che era il più vecchio della Pro Loco e aveva piacere di avere il primo, così abbiamo iniziato.
Certo che subito la gente si stupiva e iniziavano a commentare: “eh! ma Vernante… paese dei bugiardi, ma come?…” e tutte quelle cose che si dicono quando c’è una novità, ma che alla fine è una reazione piuttosto normale della massa. Anche se all’inizio non è stato facile, abbiamo resistito alla critica, non abbiamo guardato in faccia nessuno ed abbiamo fatto i primi cinque o sei murales stabiliti sulle case dei membri della Pro Loco. Nel giro di poco tempo ne abbiamo realizzati una quindicina, dislocati nei punti principali e la cosa iniziava a muoversi. La scommessa di Pinocchio non ha tardato molto che si è rivelata un successo a tutti gli effetti, superando qualsiasi aspettativa. Non ci saremmo mai aspettati che tutto questo fosse così preso d’assalto, oltre che dalla gente che passava e li guardava, proprio dai giornali e dalle televisioni di tutta Italia e della vicina Francia.
A quei tempi lavoravo a Limone e per un certo periodo, un giorno si un giorno no, mia madre o mia moglie mi telefonavano, perché passavano dei giornalisti interessati alla questione di Pinocchio. Nel ‘90 abbiamo fatto la diretta con Uno-mattina, una trasmissione su Rai 1, dalla mattina fino a mezzogiorno, diversi collegamenti da vari murales con interviste e riprese, che per quei tempi lì non era una cosa da poco, per un paese come Vernante, sconosciuto fino al giorno prima. E avevamo poi una ventina di murales, non esagerati.
La cosa ci ha stimolato a farne altri e a continuare su quella strada. La gente pian piano ha iniziato a capire, specialmente quando sono cominciate le visite delle scolaresche. C’erano dei giorni in cui arrivavano tre o quattro pullman di bambini. In questo modo anche i negozi hanno iniziato, ciascuno per conto proprio, a trovare qualcosa che si legasse a Pinocchio, lo stesso i ristoranti con menu tipici e così tutti hanno avuto un piccolo profitto grazie al turismo dei murales.
Da quando è arrivata la televisione, è da lì che si è mosso tutto, con articoli sui giornali ed interviste.
Quindi siamo andati avanti per allargare il progetto, eravamo entusiasti di realizzare ciò e per arricchire ancora di più la cosa abbiamo parlato con Adriano, Mario e Claudio Bertaina, tre fratelli del paese che lavoravano il ferro, affinché realizzassero un monumento a Pinocchio. Anche loro si sono dati da fare e nel ’91 l’abbiamo inaugurato in Piazza S.Sebastiano.
Ma come facevamo a realizzare questi murales? Sono stati fatti su muri normalissimi dove prima di iniziare si passava appena uno straccio. Bisognava che il muro fosse abbastanza liscio; più lo era più lavoravi bene. Normalmente li facevamo sempre un po’ in alto che fossero ben visibili, il primo piano era l’ideale. Si montava un pezzo di ponteggio da muratore alla buona con quattro tavole appoggiate sopra e legate più o meno che tenessero, poi si portavano su i colori.
Se c’era anche Meo mi aiutava, se ero da solo cercavo di aggiustarmi. Avevo già esperienza con i dipinti perché in passato avevo già aggiustato dei piloni e un po’ di conoscenza dei colori l’avevo.
Ci eravamo informati per i colori da adoperare e ci avevano consigliato dei colori acrilici per esterni. Li acquistavamo in colorificio a latte da 1 kg perché ne facevamo andare parecchio e compravamo anche dei gessetti normali, di quelli della scuola, per disegnare le scene.
Quando salivo sul ponteggio, mi prendevo il libro da una mano e con l’altra tracciavo la scena che si voleva rappresentare. Essendo all’inizio e avendo molte scene a disposizione, il proprietario della casa, o noi altri a seconda, avevamo tante possibilità di scelta; poi man mano si riducevano perché dovevi andare a fare delle scene che non c’erano ancora. Per nostra scelta, non abbiamo mai realizzato scene doppie.
Fatta la selezione iniziavo a disegnare, poi di tanto in tanto scendevo a vedere se più o meno le dimensioni e le prospettive potevano andare bene poiché dal momento che la cosa doveva essere vista dalla gente dovevi fare un lavoro ben fatto; una volta finito di tracciare la scena si iniziava con i colori.
Se era uno spazio grande, allora gli facevamo lo sfondo, di solito scorci del paese: la Torosela, la chiesa, il santuario, qualcosa di caratteristico e se no, ne abbiamo fatti anche parecchi, solo i personaggi senza sfondo.
A far murales se eravamo in due ci mettevamo mezza giornata, ma da non alzar testa.
I murales, nel tempo, abbiamo dovuto riprenderli già diverse volte. Quello che ammazza i colori è il sole. La facciata di una casa all’ombra si conserva meglio di una al sole. Ma se vuoi che la gente venga a vederli occorre che siano presentabili, non puoi lasciarli andare.
All’inizio eravamo noi che chiedevamo alla gente. Pinu, che aveva un buon modo di fare, se c’era una casa che secondo lui avrebbe potuto andar bene per un murales ci proponeva, poi se la cosa piaceva, andavamo a fare la nostra mezza giornata, di quelle che se dovevi segnare le ore faceva una giornata; da non alzar testa se non per bere una goccia d’acqua o di vino che avevamo lì proprio per non far la sete. La sera bisognava smontare velocemente il ponteggio, perché a seconda di dove eravamo non potevi lasciare tutto per aria. Diciamo che escludendo quello di casa mia, che è tanto elaborato, tutti gli altri li abbiamo finiti in giornata. Dai venti del primo anno, siamo andati avanti fino ad oggi cercando di completare la storia e se all’inizio eravamo noialtri a domandare, poi ha iniziato a chiederci la gente e io non ne avevo più voglia di farli.
Sapete, all’inizio li fai con un certo entusiasmo, ma quando gli anni passano inizi a sentirne il peso. I primi tempi ne facevamo fino a venti all’anno ed abbiamo sempre più o meno continuato. L’anno scorso ne ho ancora fatti cinque tanto per dire; ed eravamo poi nel 2010; non grandi, ma uno qui, tre nella contrada, l’altro qua sopra. Gli ho fatti tutti da solo perché Meo ultimamente non ha più potuto poiché ha anche altre cose da fare, e solamente i dipinti senza sfondo riesco a farmeli.
Ultimamente abbiamo anche cambiato i colori, perché sono uscite queste nuove vernici all’acqua, che sono più resistenti al sole e alla pioggia che gli scivola sopra in quanto più lucide, dunque durano tanto di più. Così man mano aggiustiamo quelli che hanno avuto qualche problema.
Nel mio giardino ci sono pure tredici sagome fatte da me, queste le ho rifatte quattro volte. Prima le facevo in legno pressato. Il primo anno d’autunno le avevo tolte, tanto erano solo piantate nel terreno, ma poi passava la gente e diceva: “ …eh ma qui c’era un giardino, c’era questo, c’era l’altro… e ora non c’è più niente…”, alla fine mi dispiaceva toglierle per l’inverno, quindi ho iniziato a lasciarle, ma così duravano non più di due-tre anni, poi il legno iniziava ad inzupparsi ed a gonfiare. Una volta o due le ho riprese, colorandole nuovamente, ma poi bisognava di nuovo rifare le sagome e ci andava almeno una settimana di lavoro, di quelle da otto ore al giorno come minimo.
L’ultima volta che le ho rifatte, sono andato alla Pro Loco e gli ho detto che avevo studiato di farle in lamiera sperando di risolvere il problema. Una cosa è dipingere, un’altra è rifare una sagoma. Quando le facevo in legno dovevo prendere un pannello da 1,5m x 3m, lo disegnavo, lo ritagliavo con il seghetto alternativo, una volta ritagliato dovevo finirlo di disegnare, perché avevo solamente fatto il contorno, quindi lo disegnavo normalmente, facendo la faccia e tutto quello che era all’interno del pezzo tagliato e alla fine iniziavo a colorare. Era un lavoraccio e poi non era finito perché dietro ad ognuna bisognava ancora fare tutta la struttura perché altrimenti il legno si deformava. Bisognava fissarlo, fargli il piantone che andava nella terra allora mi sono detto: “provo a fare ancora un tentativo, li faccio di lamiera”. Mi sono preso tutto il materiale che serviva, ho chiesto aiuto a Tilio d’Nicola, perché non sono capace di usare le cesoie elettriche, gliele ho disegnate e gentilmente egli me le ha tagliate. Intanto ci abbiamo lavorato sopra tre giorni, poi abbiamo fatto tutti i sostegni saldati e rivettati.
Infine le ho raschiate per bene con la carta vetro fine, perché si trattava di lamiera preverniciata, e gli ho dato due mani di fondo, poi finalmente ho pitturato le scene, ma ci ho lavorato una settimana moto duramente. Ora non hanno più mosso.
Oltre alle sagome, abbiamo anche realizzato la carrozza, che sta in un cortile qua vicino, pigliando un vecchio biroccio, con mio cugino Elio, che faceva il falegname e mi ha dato una mano, l’abbiamo rivestito con dei pannelli, abbiamo realizzato gli asini, due persone dalle finestre e Pinocchio dinanzi che attende di salire, creando un’altra piccola attrazione per il paese. Comunque, tra murales, sagome e carrozza, ci saranno sui centoquaranta pezzi; solo attorno a casa mia ne avrò una trentina.
Ad ogni modo, tutti i lavori, sono stati realizzati gratuitamente; magari c’era il proprietario della casa che alla fine del lavoro stappava due bottiglie e tagliava un salamino e questo andava bene, mas di soldi non ne abbiamo mai presi. L’unica volta che ci hanno offerto del denaro, per un murales realizzato alla Palazzina Nera, lo abbiamo consegnato alla Pro Loco.
Abbiamo fatto tutto questo per il paese e basta. I colori certamente li pagava la Pro Loco e non noi di tasca nostra, ameno quello.
C’è anche la galleria di Pinocchio che si trova in un posto riparato in quanto rimane come fosse un portico con dei muri ideali e i dipinti sono ad altezza d’uomo, dunque più semplici da realizzare perché lavoravi da terra.
Per invitare la gente a fare il giro a Vernante, abbiamo dei cartelli pubblicitari all’inizio ed alla fine del paese.
Le scolaresche o gli escursionisti che desiderano venire a visitare, normalmente prendono appuntamento con la Pro Loco (0171-920550) dove per un euro e mezzo a persona ti danno la visita ai murales e al museo di Mussino, sotto la confraternita nei siti del comune, con tutta la sua roba, i suoi libri e i suoi quadri lasciati dalla vedova del pittore.
Per facilitare la ricerca dei murales oggi abbiamo realizzato delle pennellature fisse con tutte le indicazioni per trovarli, in questo modo è possibile visitare il paese per conto proprio.
Con tutto ciò si passa una bella mezza giornata a Vernante e per chi non ne avesse abbastanza, c’è ancora la possibilità di visitare la tomba di Mussino, riconoscibile dai personaggi della storia in bassorilievo e di vedere, ai giardini pubblici dedicati al pittore, il monumento a lui intitolato, costruito dal muratore Nicola Patalot, con una bella scultura di Peto Sotror.
occitan

S'pòl contar l'istòria d'un país a travèrs di quadres. La respòsta es òc. Bruno Carletto, Carlèt pr'aquilhi dal país, l'a fait en partent dal '900 fins ai nòstri jorns. Cent quaranta cinc quadres, que fotògrafen ent las manieras mai enchantaoiras, Vernant e sa gent. Se part da lhi caires dal país e di siei numbrós teits abo tant de chàpelas e pilons votius a retrats di personatges tipics de tot un sècle que van da las lingeras ai sonadors, passant per lhi fabricants de cotèls, preires, gardas, ladres, lordassons e chantaires.

Chascun enserit ental pròpi contèxt. Tot aquò es estat serrat dins un prim libre dal titol "Luoghi e gente di Vernante - Dal 1900 ai giorni nostri" estampat ental 2008, mas aüra mai eslarjat abo mai de cent nòus quadres e relatius aveniments.

Lo trabalh fait es immens, es lo fruit de na precisa culhia de testimonianças baronaas dins un arc de temp de divèrsi ans entre la gent dal país, abo craion e escartari sempre en sacòcha, ente capitava: per las vias dal país, ent las plaças, a maison d'amís e a l'òste, pòst esquasi sacre per Vernant e si abitants, ente a travèrs lo rite de l'aperitiu, se continua aquela socialitat e aquel ritme de país qu'es sempre pus rar retrobar.

Lo trabalh de Carlèt es preciós especialment per qui, entre lhi mai joves, es desirós de ne'n saber de mai rigard a son país e ai divèrs personatges, intrats dins la mitologia locala, mas jamai vists e jamai conoissuts; per qui dins l'aurelhas a masque qualque sobriquet o de recòrds daluenh e pas d'autre.

Lhi racònts e las testimonianças que companhen las diferentas pinturas, son curiosas e preciosas crònicas d'un mond que es estat, abo sas règlas, si usatges e creienças.

Venen tractats divèrs aspects de la vita sociala, religiosa, publica e privaa, e manquen pas lhi enquadraments sus lhi aspects caracterials de las divèrsas machettas de país, que sempre, decò ental cas di personatges que an agut vitas gramas e tristas, ne sorten valorizats parelh d'autri mai benestant.

L'atmosfera globala que transmet lo libre es d'un país alègre ente al chadèl d'la vita de tuit lhi jorns pareis un fons de música popolara e chançons da òste que constituïssen aquel companatge abitual que unit al pan quotidian de la vita de tuit lhi jorns an nurrit entieras generacions de vernantins.

Dins n'època de globalizacion e standardizacion quala aquela d'encuei, trabalhs d'aqueste tipo an valença dobla, perqué sièrven a mantenir un orguelh d'apartenença e de minorança respèct an un mond unifiat al Grand Fraire e en tuit cas esclau di fòrmat televisiu e fictiòn que tanta responsabilitat an ental malcontent d'la vita d'encuei.

Saber que la lhi a agut un època ente las còsas eren disciplinaas da d'autre règlas e que malgrat la tecnologia fussès ben menc avançaa d'encuei donava possibilitat de viure, masque dins lo territòri de Vernant ental 1901, a pauc près 4500 personas, encuei que siem anant sus tuit lhi frònts, parèis empossíbol que aquò sie avengut.

Encuei reduits dal 75%, in linha abo la mesana de tuit lhi país d'aquestas valadas, se polem pas pus far d'autre, defendem encà l'orguelh.

 

Carlèt, es decò lo principal ideator di murales de Pinocchio. Aquí dessot rendem son racònte de coma es naissut e de coma al s'es debanat lo projèct de Pinocchio a Vernant:

 

Lo discors de Pinocchio a Vernant l'es partit en Almània; eriam en vacanças abo Pino, lo séndic d'alora, a Mittenwald, un país de la Baviera. Aqueste país es tot pinturat, totas las façadas son pinturaas, na còsa da pas plantar aquí de far fòto talament que lhi n'a, decò mi n'ai faitas un baron. En aquel pòst nos es vengua l'idea de far decò qualquaren parelh per Vernant, sus di muralhas pròpi coma avíem vist ailai.

Mi m'la gavavo pro ben a far de pinturas donca per masque lo far la lhi avia pas de problèmas. Chalia trobar qualquaren de particular per crear n'atraccion originala per un paisòt de montanha de mila personas a 800 metres coma la n'a tanti pr'aquí ent las Alps. Chalia trobar qualcòsa que polia far fermar la gent, magara dirècta a Limon, mai conoissut, o a la mar, decò a Vernant. A la fin di còmpte sie mi sie lo séndic avíem tuit dui n'activitat; ma frema avia lo negòci e lo séndic avia l'òste, mas coma se sie lo pensier anava a tot lo país abo sas activitats, ren masque las nòstras.

Se la lhi a qualquaren que fai fermar la gent, aquisti après qualque còsa ilh laissen, soré masque un recordin da mi, un cafè da Pino, un disnar al Torrente, al Parc o al Nacional, mas tuit auríem polgut obténir beneficis, mentre que se la passava degun, degun auria laissat ren.

Vist que al Vernant al l'avia viscut lhi darriers ans de sa vita lo pintre Attilio Mussino, principal dessenhator de Pinocchio, avem pensat que representar l'istòria de Pinocchio sus las muralhas di maisons dal país seria estat ben original e pas fòravia. Se Collodi al es estat lo paire de Pinocchio, lo nòstre es considerat lo barba per l'emportança que al a agut e lo talh que al a donat a tuit lhi personatges de l'istòria mai conoissua al mond; pensatz, seconda masque a la bibla per las traduccions ent las diferentas lengas dal mond.

Mussino demorava a Turin, ental 1911 avia trabalhat a l'illustracion mai famosa de Pinocchio, que a fait lo vir dal mond. A Turin a viscut abo sa frema fin al '44, puei en consequéncia d'la guèrra, sa maison era estaa bombardaa e sa frema amaçaa. Alora, la governanta que trabalhava da lor, tala Margherita Martini, vist aquò qu'era arribat e la condicion de bel avant d'esfolat, convincet lo patron a trobar refugi ental siu pichòt, mas ben pus traquil, país d'origina, Vernant.

Mussino era naissut ental 1878 e quora es arrubat a la vila ental '44 avia 66 ans passats. Al avia la pension da jornalista, mas ent'aquilhi ans lhi avia agut n'esvalutacion talament fòrta que al s'era retrobat abo na punhaa de moschas. Se denant polia se perméter de pagar la governanta, aüra aicí avia pas pus de sòuds, parelh ilh parla clar a ilhe: "mi puei ren pagar-te, ma se vòs, vist que siu vevo te mariu". Ilhe l'accepta, parelh se marion e ben pr'aquò Mussino a viscut a Vernant fins al '54, l'an de sa mòrt.

Al país, ent'aquilhi ans que al a viscut, a fait divèrsi trabalhs. Pinturava d'un contuni, al fasia quadres, al a repilhaa tota la Via Crucis, se la lhi era d'amís que se mariaven ilh lhi fasia un quadre. Vist que polia pas pagar, al mètge Dalmazzo que lo curava (l'òme avia un pauc de bronquiti) lhi avia fait un quadre de sa maire; ròba que lo mètge mesme, tanti ans après disia: " Aquel retrat lo vendario nimanc se lhi me donessen un miliard".

Al era un brave pintre, fasia decò lhi retrats ai joves que partien per lo militar o ai pichòts que anaven a servir messa e puei ilh lhi donava. Al avia ren un sòud, mas l'era generós. Per lo país l'era na persona tota estranja, mi just que me l'arcòrdo. Virava abo na mantlina rossa, en testa un basc abo lo prillo, ros decò el, da pintre. L'era un que polia pas passar inobservat e ilhe, vist qu'ele lhi la fasia pus, lhi portava lo cavalet e lo companhava enti divèrsi caires dal país ente fermava sus la tela sas inspiracions.

Donca, vist que Mussino avia viscut aicí, una connexion lhi era.

Lhi murales de Pinocchio son partits en l'89, mas lo recòrd de Mussino era totjorn estat mantengut vivent decò enti ans denant. Ental '61 es estaa faita la tomba monumentala abo Pinocchio e qualqu'un di personatges mai conoissuts, coma lo Chat e la Volp, la Fata Turquina, entalhats sus la peira que ploron per la mancança dal pintre, puei al es decò stat fait lo monument ai jardins publics e entitolaa l'escòla elementara.

L'es ben per aquò que al retorn da las vacanças ai pensat, e lhi autri m'an donat plena rason, que la còsa mai vàlida per las muralhas de Vernant fussès l'istòria de Pinocchio. Segurament lhi avia pas de país abo sas pinturas e nimanc aüra, que mi sabe, lhi n'a pas. Nimanc a Collodi, lo país de l'escriptor de Pinocchio, ente la lhi a pro qualquaren, es totun tot n'autre discors, ailai lhi an fait un parc abo d'estàtuas modèrnas, nosautri ensita avem repilhats pròpi lhi dessenh de Mussino.

Era lo mes d'abril de l'89 quora avem tacat a far lhi prims murales. Avem decidat e un bèl jorn, un sande, mi e Meo Cavallera, mon collaborator, sem partits. Abo cavalets e otís varis sem anat aval da Mimì, que al era lo mai vielh de la Pro Loco e avia plaser d'aver lo prim, parelh avem tacat.

Segur que subit la gent s'esmaravilhava e tacava a comentar: "eh! mas Vernant... país di busiard, mas coma?..." e totas aquelas còsas que se dien quora la lhi a na novitat, mas que a la fins l'es na reaccion pustòst normala de la gent. Bèla se es pas estat facil per las primas vincas, avem resistut a la crítica, avem pas gardat degun ental morre e avem fait lhi prim cinq o seis murales establits sus di maisons di membres de la Pro Loco. Ental vir de gaire de temp n'avem aguts na quinzena, espantiats enti ponths principals e la còsa tacava a se bojar. L'escomessa de Pinocchio a pas tardat tant que s'es revelaa un succès a tuit lhi efects, sobrant qual se sie aspectativa. Nosautri se soriam jamai atendut que tot aquò fussès pilhat, delai da la gent che passava e guinchava, pròpi dai jornals e da las televisions de tota Itàlia e pas masque, decò da la França.

Mi alora trabalhavo a Limon e a durat un períod que un jorn si un jorn no, ma maire o ma frema me telefonaven, perqué la lhi passava de jornalistas a casa per la question de Pinocchio. Ental '90 avem fait la "diretta" abo "Uno-mattina", na transmission sus Rai 1, da la matin fin a metzjorn, divèrsi collegaments da diferents murales abo entervistas e represas, que pr'aquilhi temps ailai l'era na còsa pas da pòc, per un país coma Vernant, desconoissut fin a lo jorn denant. E aviam puei vint e qualqu'un murales, pas exagerats.

La còsa nos a chissat a ne'n far d'autri e a continuar sus d'aquela idea. La gent plan planet a decò tacat a capir quora an tacat an arrubar las escòlas. La lhi avia de jorns que arrubaven tres o quatre pullman de filhets. Parelh decò lhi negòçis an tacat chascun per son còmpte a trobar qualquaren que se liava a Pinocchio, mesme lhi ristaurants abo de menu tipics e parelh tuit an agut un pichòt profit mercés al torisme di murales.

Da quora es arrubaa la television, l'es d'aiquí que al a bojat tot, abo artiche sus di jornals e entervistas. Alora sem anats anant per eslarjar lo discors, eriam chauds de far lò aiquí e per lo rénder encà pus bèl avem parlat abo Adriano, Mario e Claudio Bertaina, tres fraires dal país que trabalhaven lo fèrre e avem pensat de far un monument a Pinocchio. Decò lor se son donats da far e ental '91 es estat inaugurat ente la plaça de S.Bastian.

Mas coma fasiam a far aquisti murales? Alora son estats fait sus de muralhas normalissimas ente denant de començar se passava just n'estraç. La muralha tochava que fussès mai o menc suélia; mai l'era suélia mai trabalhaves ben. D'ordinari lhi fasiam sempre un pauc auts que ilh fussèssen ben visibles, lo prim plan l'era ideal. Montaves un tòc de pònt da muraor a la bèla mielh abo quatre taulas sus, gropaas mai o menc que al tenessen, après tiraves sus lhi colors.

Se lhi avia decò Meo m'ajuava, s'ero solet cerchavo d'arranjar-me da mi. Aviu já experiénça abo las pinturas perqué en passat aviu já arranjat de pilons e un pauc de conoissença di colors l'aviu.

S'eriam enformats per lhi colors d'adobrar e nos avien conselhat de colors acrílics per extèrn. Lhi chatiam en colorifici a tòlas da 1kg perqué ne'n fasiam anar abastança e chatiam decò lhi gissets normals de l'escòla per dessenhar las scènas.

Quora montavo sus dal pònt, me pilhavo lo libre da na man e abo l'autra traçavo la scèna que voliam far. Essent al començament e avent un baron de scènas da illustrar, lo patron de la maison, o nosautri a seconda, aviam tantas possibilitat de cernia; après man a man ilh se reduchien perqué duvies anar a far de scènas que lhi eren encà ren.

Per nòstra chausia avem jamai fait de scènas dublas.

Ciernua la scèna tacavo a dessenhar, puei de tant en tant calavo a veire se mai o menc las dimencions e las prospectivas polian anar ben perqué já que la còsa duvia puei esser vista da la gent duvies far un trabalh un pauc ben fait; na vira fenia la scèna puei tacaves abo lhi colors.

Se l'era n'espaci gròs, alora lhi fasiam l'esfond, de costuma de tòc dal país: la Torosela, la gleisa, lo santuari, qualquaren de caraterístic de la vila e se no, n'avem decò fait tanti, masque lhi personatge sensa esfond.

A far murales se eriam en dui lhi butiam mesa jornada, mas da pas auçar tèsta.

Lhi murales, ental temp, avem degut lhi repilhar já divèrsas viras. Aquò que amaça lhi colors l'es lo solelh. La façada de na maison a l'ombra se garda tant de mai qu'una al solelh. Se vòs que la gent vene a veire tocha que sien presentabils, pòs ren lhi laissar anar.

Al començament eriam nosautri que chamiam a la gent. Pino, que al avia bòna mótria, se lhi avia na maison que auria polgut anar ben per un murales s'esmonia, puei se la còsa polia anar, nosautri aniam far nòstra mesa jornada, d'aquelas que se dovies marcar las oras fasia na jornada; da pas auçar tèsta se ren per beure n'estiça d'aiga o de vin que aviam aiquí pròpi per pas patir la set. La sera tochava desmontar fito lo pònt, perquè a seconda d'ente eriam polies pas laissar aquò qui tot en aire. Disem que gavat aquest'aicí de ma maison, que l'es tant elaborat, tuit lhi autri lhi avem fenit ental jorn. Dai vint dal prim an, sem anats anant fins aüra cerchand de completar l'istòria e se al començament eriam nosautri a chamar, après a tacat la gent a chamar-nos e mi n'aviu pus vuelha de lhi far.

Sabetz, al començament lhi fas abo na cèrta vuelha, mas quora lhi ans passen taca a restar pesant. Lhi prims temps ne'n fasiam fins a vint a l'an e avem sempre mai o menc continuat. Aquest an passat n'ai encà fait cinc per dir; e eriam puei ental 2010; ren gròs, mas un aicí, tres en la ruaa, l'aute aiquí aut. Lhi ai fait tuit da mi perqué Meo darrierament al a pus polgut perqué a decò d'autre da far, e masque de pinturas sensa fond mi arribo a las far.

Darrierament avem decò chambiat lhi colors, perquè lhi son sortiaas aquestas nòvas vernís a aiga, que son mai resistentas al solelh e a l'aiga que lhi esguilha sus perqué pus suelhas, donca duron tant de mai. Parelh man a man se ranjon aquilhi que an agut qualque problèma.

Dins mon jardin la lhi a decò tretze sàgomas sempre faite da mi, aquestas las ai refaite quatre viras. Denant las fasiu en bòsc pressat. Lo prim an d'auton las aviu gavaas, tant las eren masque plantaas ental terren, mas puei passava la gent e disia: "...eh ma qui c'era un giardino, c'era questo, c'era l'altro... e ora non c'è più niente...", a la fin me regretava de las gavar per l'uvèrn, alora ai tacat a las laissar, mas parelh duraven pas pus que dui-tres ans, puei lo bòsc tacava a ensupar-se e a gonflar. Na vira o doas las ai repilhaas, las coloravo torna, mas après tochava torna refar las sàgomas e la lhi anava almenc na setmana de trabalh, d'aquelas da uech oras al jorn coma minim.

La darriera vira que ai refait las sàgomas, siu anat a lo Pro Loco e lhi ai dit que aviu estudiat de las far en tòla esperant de resòlver la còsa. Perqué na còsa l'es pinturar n'autra l'es refar torna na sàgoma. Quora las fasiu en bòsc deviu pilhar un panèl que l'era 1,5m x 3m, lo dessenhavo, lo retalhavo abo lo resseòt alternatiu, quora l'aviu retalhat deviu lo finir de dessenhar, perquè aviu masque fait lo contorn, puei deviu lo dessenhar normalament, deviu lhi far lo morre e tot aquò que l'era dedins al tòc talhat e après tacavo puei a colorar. La lhi anava un trabalhon e puei darreire tochava encà far tota l'estructura perqué autrament lo bòsc se doblava. Tochava fixar-lo, tochava lhi far lo planton que anava en tèrra, alora ai dit: "pròvo a far encà un temptatiu, lhi fau de tòla." Me siu pilhat tot lo material que servia, ai chamat ajut a Tiliu d'Nicòla, perqué mi siu pas bòn a adobrar l'estesoiras electricas, las ai dessenhaas e gentilment ele m'las a talhaas. Entant lhi avem trabalhat sus tres jorn, puei avem fait tuit lhi sostens saldats e rivetats.

Après las ai fretaas ben abo la carta vedre fina, perqué l'era na tòla prevernisaa, e lhi ai donat doas mans d' fond e a la fin lhi ai pinturat las scènas sus, mas ai trabalhat na setmana bandaa, bandaa, bandaa. Aüra las an pus bojats.

Gavat aquelas sàgomas, avem decò creat la carossa aiquí en la cort pilhant na baròcha vielha, e abo mon cusin Elio, que al fasia lo mèstre da bòsc e m'a donat na man, l'avem revestia abo de panèls, aven fait lhi ase, dui da las fenèstras e Pinocchio aiquí denant que atend de montar, aquò es n'autra pichòta atraccion per lo país. Coma que sie, aüra, entre murales, sàgomas e carossa, la lhi soré sus di cent quaranta tòcs; masque a l'entorn de ma maison n'aurei na trentena.

Come se sie tuit lhi trabalhs, son estats fait gratuitament; magara la lhi avia lo patron de maison que a la fin dal trabalh destopava doas botas e talhava un salamin e aquò anava pro ben, mas nosautri de sòuds n'avem jamai pilhats. La soleta vira que nos an donats de sòuds, per un murales fait a la Palaisina Niera, lhi avem donats a la Pro Loco.

Nosautri avem fait aquò per lo país e pro. Lhi colors segurament lhi pagava la Pro Loco e pas nosautri de nòstra sacòcha, almenc aquò.

La lhi a decò la galeria de Pinocchio que l'es ent un pòst reparat perqué la fai coma un pòrti abo de muralhas, ideal e lhi murales son a l'autessa d'òme, donca son estat de bèl far perqué trabalhaves da per tèrra.

Per envitar la gent a far lo vir a Vernant, avem de cartèls publicitari al començament de la vila e a la fin.

L'escolarescas o la gent que vòlon venir veire, normalament pilhon apontament abo la Pro Loco (0171-920550) ente per n'euro e metz a persona ilh te donen la vísita ai murales e al musèu de Mussino que l'es dessota la crosaa enti sètis d'la comuna, abo tota sa ròba, si libres e quadres laissats da la veva dal pintre.

Per ajuar la recèrcha di murales aüra avem fait far de panèls fix abo totas las indicacions per lhi trobar, parelh arrubes a virar lo país per ton còmpte.

Abo tot aquò passes na bèla mesa jornada al Vernant e se n'as encà ren pro, la lhi a encà la possibilitat de veire la tomba de Mussino, que se reconois perqué la lhi a lhi personatges de l'istòria e de veire, ai jardins públics entitolat a ele, son monument, bastit dal muraor Nicòla Patalòt, abo na bèla escultura de Peto Sotror.