Enti in rete L.482/99   

Monviso Re di Pietra - Poesie

Il giglio delle nevi

Lo liri de las neus

Umberto Piersanti

Il giglio delle nevi
italiano l'erba era liscia, quasi pettinata: noi salivamo stanchi. Jacopo era a cavalcioni sulle mie spalle, l'Annie ci veniva dietro. Tutt'attorno un cielo azzurro e silenzioso, ma pecorso come da un rombo segreto; il suono veniva da spazi e tempi remoti e poteva essere colto solo fermandosi e fissando il tempo e lo spazio. Poi vidi i gigli delle nevi: pencolavano a ciuffi sparsi su un filo d'acqua, bianco-abbaglianti più dei ghiacciai che ci cerchiavano. Jacopo saltò giù dalle mie spalle e corse verso quei fiori.
“Non coglierli!”
“Sono belli, li voglio!”
“Lascialo fare”, intervenne l'Annie.
“No, deve imparare a rispettare le cose”.
“Ma è solo un fiore”.
“Basta strappare un fiore per distruggere la grazia d'un evento”.
Jacopo si sdraiò presso i fiori senza toccarli. Strinsi la sua testa alla mia e poi mettemmo gli occhi tra l'erba, sotto i gigli.
“Vieni anche tu mamma per terra tra i fiori”.
E tutti e tre stavamo in mezzo ai gigli con il cielo che ci scendeva fino agli occhi. Davanti c'era il Monviso stagliatto in quell'azzurro e si sentiva il rombo segreto dei mondi innumerevoli che ci circondano.
occitan l'èrba era suélia, esquasi penchenaa: nosautri montàvem fatigats. Jacopo era a iolas sus mas espatlas, l'Annie nos venia après. Tot a l'entorn un cèl azur e silenciós, mas percorrut coma da un retunir secret; lo sòn venia d'espacis e temps luenhencs e polia èsser culhit masque s'arrestant e fixant lo temp e l'espaci. Puei ai vist lhi liris de las neus: pendoleavon a bochs espanteats sus un fil d'aiga, blac- esbeluants mai que lhi glaciers que nos encerclavon. Jacopo es sautat aval de mas espatlas e a corrut vèrs aquelas flors.
“Cuelh-lhi pas!”
“Son bèls, lhi vuelh!”
“Laisse-lo far” es intervengua Annie.
“Chal qu'emprene a respectar las causas”.
“Mas es masque una flor”.
“Basta eschanchar una flor per drestruire la gràcia d'un eveniment”.
Jacopo s'es cojat da pè des flors sensa las tochar. Ai sarrat sa tèsta a la mia e puei avem butat lhi uelhs entre l'èrba, dessot lhi lis.
“Ven decò tu, mama, per tèrra al metz des flors”.
E tuchi tres èrem al metz di lis embe lo cèl que nos calava fins a lhi uelhs. Derant lhi avia lo Vísol destachat dins aquel azur e se sentia lo retunir secret di monds innombrables que nos environon.