Insegnamento on-line   

Modulo 9 - Le féte

In poc da leire

Un po' di letteratura

In poc da leire
franco-provenzale



Lou Carlevé dou Lieut (Condove)


Laièt, din la secounda meità dou 1800, ière in ampourtont paì an alon vers lou valoun dou Sessi è ière in pouint de riferiment pèr le bourjà dantorn qui l’ avion in baroun de gen, ben groupà a le lour tradisioun è la banda dou Laièt le atirave, sourtou pèr lou Carlevé. Corra l’ on fèit lou chumin per le viturre , din lou 1958, ou l’ avat cazi 600 abitont qui partechipavoun a le manifestazioun jò dou vepro devon li Rèi.
Corra la gen durmat, de nouèit, li giouve alavoun arbaté tot senque i trouvavoun din le cort, devon le meizoun , coumme barote , garbin , eichale, è iou pourtavoun devon lou plasal de l’ ingléiza.
Corra s’ arvelhiavoun, le gen ièroun oubligà alé charché le lour choze din la plasa, ièroun le dispresie.
Le buzaie ieroun, anveche, de poesie è squers lèizu devon l’ inglèisa, apré la messa, da buì ome acoumpanhà da in ters avéi in paraploja coulourà è inna chandela ; i pilhavoun an gir le gen, carca col mariavoun de filhe o fasion de aluzioun a coublé le gen.
Lou Carlevé se fasat la dimenja grasa è onhi d’un l’ avat in personajo da fare.
A iere buì grup: li bèl è li brut.
Li bèl ieroun lou medi , lou sourdal, lou mousù, la tota e li arlequin; li brut ieroun lou palhas , li vièlh e le vielhe.
Lou palhas se mandave parîe perquen iere amboutì de palha per smilhé pi gro. Ou ière vitu avèi de pèl de chevra o d’ ooutre pèl andounque i couzion de lunc péilh perqué ou smilhise plut servajo è gram. Ou l’ avat in lounc batoun avéi in jal atacà.
Li buì arlequin l’ aion in chapèl blon a ambousoù, oout da 80 cm a 1 m, avèi de bindèl to coulourà.
La tota l’ avat la facha cachâ da inna masquera coulou pèl, in mouchoul avei de su in chapèl da fumèla pèr pà farse counèise.
Lou mousù ière elegont avèi soun chapèl , paltò o ampermeablo, avèi inna masquera coulou pèl que, coumme sella de la tota , dou sourdal e dou medi, fasat pa pour.
Lou sourdal l’ avat sa diviza da cavalleria è in elmo avei inna corna su lou devon.
Lou medi l’ avat la jaca , la crouvata, lou paltò , li pantaloun è li chousie in baroun elegont. Ou l’ avat lou chapèl su lou mouchoul per caché li pelh è asì in batoun avei lou monjo plià.
Li vielh è le vielhe ieroun vitù de strass per pa farse arcouneise è per fare pour, sourtou a le filhe.
La dimena stabilià , apré la messa de ounz’oure, la feta ancaminave, gouidà da la banda partent da l’ eicola de muzica.
Lou palhas l’ avat lou jal groupà a lou batoun bità su l’ eipala e tuit alavoun din in gro prà avei in prusie aou mèss. Lou sourdal ou groupave lou dzal a inna brencha dou prusìe è la banda, din in cantoun, sounave de musique da balé è li vielh è le vielhe, per fare rire, balavounèe se vertoulhavoun din lou pachoc è la nèi.
Le barbuire l’ avion jò ancaminà a viré din lou paì , avèi inna clouchetta coumme sëlla de le chevre groupà a inna gomba, è faziòn pour a li meinà è a le filhe qui alavoun cachese din l’ eitrablo da li lour pari è mari.
La feta countinuoave per inn’ oura è, corra la tromba sounave l’ adounata, tuit li persounajo s’ aprouchavoun aou prusìe è fazion semblon de coupé la cabosa aou jal avèi la chabola dou sourdal, ma ière maque lou palhas qu'ou pouvat fariò è aloura tuit soulevavoun le mon per branqué la cabosa.
L’ andoumon, tuit li persounajo, avei la muzica, l’ arion pì mingià lou jal avéi lou boulhoun chooud.


sente

italiano



Il carnevale di Laietto

Nella seconda metà dell’ 800, Laietto era importante crocevia per il vallone del Sessi, e riferimento per le borgate circostanti, ( Pratobotrile, Camporossetto, Muni, Quindo, Sigliodo, Vagera ) tutte molte abitate da persone legate alle tradizioni di cui la società filarmonica di Lajetto era perno trainante, soprattutto per il carnevale.
Quando nel 1958 venne raggiunto dalla strada carrozzabile, Laietto aveva circa 600 abitanti che guidavano le manifestazioni carnevalesche anche delle altre borgate, iniziando già la sera precedente l’ Epifania.
Mentre tutti dormivano, di notte, i giovani raccoglievano tutto ciò che dai cortili poteva essere portato sul piazzale della chiesa di Laietto… carrette, gerle, scale...
Al risveglio, le persone erano costrette ad andare in piazza a riprendersi le loro disprezie!
Le Buzaie, invece, erano rime e scherzi letti davanti alla chiesa, all’uscita da messa, da due uomini accompagnati da un terzo che reggeva un grande ombrello colorato ed una candela; queste rime prendevano in giro e maritavano le ragazze o alludevano a difficili connubi di persone.
Il carnevale si svolgeva la domenica grassa ed ognuno rappresentava un personaggio. C’erano i belli ed i brutti: il medico, il soldato, il monsù e la tota e gli arlecchini erano i belli; il pagliaccio e i vecchi e le vecchie erano i brutti,
Il pagliaccio era chiamato così perché imbottito di paglia per renderlo più grande; vestito di pelle di capra, pezzi di pellame, con lunghi peli attaccati mediante cuciture ben rifinite dagli stessi attori, che gli conferivano l’aspetto di un feroce e selvaggio animale, portava un lungo bastone a cui era legato un gallo, che gli sarebbe poi servito durante la rappresentazione.
I due ‘arlecchini avevano un lungo cappello bianco a forma di cono, alto dagli 80 centimetri sino ad un metro ornato da nastri multicolori. La tòta aveva il viso era coperto da una maschera color pelle, non spaventosa; sulla testa portava un foulard e, sopra questo, un cappello da donna per celare la propria identità.
Il monsù era un signore elegante, con un cappello ed un impermeabile o un cappotto; sul viso portava una maschera color pelle che, come quella della tota , del soldato e del medico non era spaventosa.
Il soldato indossava una divisa della cavalleria, con un elmo dal corno rivolto sul davanti.
Il medico indossava giacca, cravatta e cappotto, pantaloni e scarpe eleganti; portava un cappello rotondo ed un foulard per nascondere i capelli; aveva anche un bastone dal manico ricurvo.
I ‘vecchi’ e le ‘vecchie' indossavano stracci per avere un aspetto scostante e pauroso, per rendersi irriconoscibili e per poter commettere scherzi alle ragazze presenti.
La domenica stabilita, dopo la messa delle 11, intorno a mezzogiorno, la festa aveva inizio. Il corteo partiva dalla scuola di musica guidato dalla banda
Il ‘pagliaccio’ aveva un gallo legato al bastone appoggiato sulle spalle; il gallo veniva poi appeso ad un ramo di una pianta di pero in mezzo ad un terreno confacente. La banda musicale, continuando a suonare dei ballabili, si posizionava in un angolo di questo grande prato, mentre i ‘vecchi’ e le ‘vecchie’ continuavano a saltare e ballare, rotolandosi nella neve e nel fango per divertire gli spettatori.
Prima della festa, le barbuire, con un campanello di quelli usati per le capre legato ad una gamba, avevano già scorazzato per il paese per impaurire bambini e ragazze che si rifugiavano nelle stalle dai genitori.
La festa proseguiva per un’ ora, fino a quando la tromba suonava l’ adunata e tutti i personaggi si avvicinavano al pero per tagliare la testa al gallo;tutti fingevano di farlo con la sciabola del soldato, ma in realtà solo il pagliaccio poteva tagliarla e tutti sollevavano le mani per afferrarne la testa.
Il giorno seguente, tutti i partecipanti, insieme con la banda musicale, avrebbero gustato il gallo col brodo caldo.