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Arte, cultura e architettura

Art, cultura e arquitectura

Arte, cultura e architettura
italiano Lo sviluppo urbanistico di Melle è frutto del suo importante passato di centro commerciale riconosciuto da tutta la Valle Varaita, dotato di importanti servizi e attività. Non stupisce quindi che proprio in questo luogo vivesse una borghesia dotata di risorse economiche più ampie che altrove: lo si nota dalla presenza, nel capoluogo, di edifici signorili, spesso coronati con altane o con ampi loggiati. Passeggiando per le vie del paese, non si può non notare Casa Orselli, palazzo dei primi decenni del Cinquecento fatto edificare dai conti Orselli di Saluzzo, a lungo signori del paese, che sorge sulla piazzetta del centrale rione Borgo. Oggi sede di un Bed & Breakfast, Erboristeria ed Atelier moda, l’edificio, benché sia stato più volte rimaneggiato, presenta un notevole slancio in altezza e molta eleganza nelle linee architettoniche.
Poco distante, in via Tre Martiri, sulla facciata di un’abitazione si nota un affresco raffigurante una Madonna in trono con il Bambino, tra i santi Antonio Abate e Sebastiano. Il dipinto, recentemente recuperato, con la presenza dei due santi tradizionalmente invocati contro la diffusione del contagio della peste, è probabilmente stato realizzato come ringraziamento per lo scampato pericolo. Il dipinto, di cui si è cancellata la data, è da collocarsi tra il1420 e il 1470.
Salendo via Vecchia Castellar, ai piedi della rocca che sovrasta il paese, sulla quale anticamente sorgeva il castello voluto dal Marchese di Saluzzo nel 1280 e demolito dal Duca di Savoia nel 1601, si incotra l’edificio della Confratria, associazione laica medievale che si occupava dell’assistenza di individui poveri e pellegrini. L’edificio è riconoscibile grazie all’affresco della Trinità in bella mostra sul suo muro esterno. Il dipinto, non datato, è molto probabilmente attribuibile ai fratelli Biazaci, e rappresenta una Trinità extracanonica delle tre figure disgiunte del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sicuramente precedente alla Controriforma (probabilmente secolo XV).
Altri segni dell’antica prosperità di Melle si ritrovano nel nucleo architettonico formato dalla Chiesa Parrocchiale, dedicata a San Giovanni Battista. L’edificio risale agli anni 1828-1830, anche se alcune sue parti, la cupola del presbiterio e le decorazioni, sono del Settecento. Il campanile fu eretto nel 1905, usando in parte la struttura della precedente torre campanaria romanica. La chiesa, decorata internamente nel 1932 con affreschi di Luigi Morgari, conserva una pala d’altare con Sant’Orsola, raffigurata con un manto principesco aperto a protezione dei fedeli.
Accanto alla Chiesa Parrocchiale si trova la chiesa della confraternita, detta “La Crosaa”, edificio a pianta greca eretto negli ultimi anni del Seicento, che conserva al suo interno un affresco dedicato a San Sebastiano. L’antico edificio è stato trasformato in Sacrario dei caduti di guerra dedicato alla Mater Captivorum, ovvero alla Madonna protettrice dei prigionieri ad opera di Don Franco Giacomo e del Toppa Club di Milano, un’associazione di reduci italiani dei campi di prigionia francesi in Africa. Al suo interno sono conservate oltre 10.000 piastrine di soldati defunti o dispersi e diversi cimeli di guerra.
Uscendo dal paese di Melle in direzione fondovalle, arrivati al ponte di Valcurta, a circa due chilometri di distanza, si svolta a sinistra sulla carrozzabile che raggiunge S. Eusebio, poi borgata Pantoisa ed infine il Santuario di Madonna della Betulla, a 1168 m. Immerso in un bosco di betulle da cui prende il nome, l’edificio offre il meglio di sé al tramonto, quando i raggi del sole lo colpiscono donandogli un affascinante colore giallo sabbia. Lungo il percorso d’accesso al Santuario si incontrano la cappella di San Michele, posta su un’altura rocciosa da cui si gode un ampio panorama, e la chiesa di Sant’Eusebio, con un portale megalitico, un grande affresco di San Cristoforo databile al XV secolo in facciata, e il piccolo cimitero posto al suo fianco.
Degno di nota è anche il Castagno secolare, un albero con oltre trecento anni che raggiunge l’altezza di trentadue metri, con una circonferenza di 9,6. Sul tronco è ben visibile la linea di saldatura dell’innesto tra la base selvatica e il cultivar, che denota l'origine domestica di questa pianta. La Regione Piemonte, con la legge 50 del 1995 che ha stabilito il censimento e la tutela degli alberi monumentali del Piemonte, ha inserito nell’elenco anche il castagno di Melle. Lo si raggiunge salendo lungo la strada provinciale di fondovalle, oltre l’abitato di Melle, fino a raggiungere il bivio per borgata Prato – Fini: si sale la pista forestale che si allontana dalla prima borgata raggiunta e, dopo un paio di tornanti, si incontra un locale di servizio dell’acquedotto. Dopo due ulteriori tornanti lo si avvista in tutta la sua maestosità.
Dal punto di vista culturale, la figura che ha lasciato più tracce nel passato recente di Melle è sicuramente quella di Tavio Cosio (1923-1989). Poeta, scrittore, disegnatore e fervente occitanista, Tavio Cosio non era originario della Valle Varaita, bensì di Villafalletto. Giunto nel piccolo comune occitano con il ruolo di farmacista nel 1962, cominciò da subito ad apprendere la parlata locale. Da quel momento la sua passione vera fu quella di indagare sulle storie della valle e sulle leggende e curiosità che da secoli hanno popolato i racconti tradizionali del posto. Tavio Cosio iniziò quindi a produrre una folta messe di scritti in occitano, in italiano e in piemontese sia su argomenti storici (fondamentale il suo studio sul mercato di Melle) sia racconti originali sia raccolte di poesie. La sua produzione è amplissima e probabilmente sterminata. Tuttavia l’autore non pubblicò mai una raccolta delle sue poesie che sono ospitate su più di un giornale come L Bochèt, Fërvaje, Lou Soulestrelh, Ousitanio Vivo, Coumboscuro. Degna di nota anche la sua produzione artistica, testimoniata da una ricca collezione di disegni a carboncino. Esiste oggi l’associazione Tavio Cosio, che ha raccolto gran parte del materiale da lui prodotto e che si pone l’obiettivo di promuovere e divulgare la sua opera.

occitan Lo desvolopament urbanístic dal Mèl es fruch de son passat important de centre comercial reconoissut en tota la Val Varacha, provist d'una bòna ofèrta d'importants servicis e activitats. Estona pas donc que pròpi aicí vivesse una borgesia mai richa qu'en d'autri cants: én lo remarca da la presença, dins lo centre, de casas senhorilas, sovent coronaas bo de miradors o de gròssa lòbias. En passejant per las vias dal país, én pòl pas ren notar Casa Orselli, palais de la premiera meitat dal Cinc Cent fach bastir dai conts Orselli de Saluces, per ben de temp senhoris dal país, que se tròba sus la pichòta plaça dal central quartier dal Borg. L'edifici, qu'encuei òspita un Bed & Breakfast, ben que sie estat mai d'un bòt remanejat, presenta un notévol eslanç en autessa respèct a lhi autri edificis a l'entorn e ben d'elegança dins las linhas arquitectònicas.
Pas ben luenh, en via Tre Martiri, sus la façada d'una casa én nòta un afresc bo na Madòna sus lo tròn bo l'Enfant, al metz di sants Antòni Abat e Bastian. La pintura, recuperaa da gaire temp, bo la presença di dui sants, tradicionalament invocats contra lo contage de la pèst, es probable que sie estaa realizaa coma rengraciament per lo pericle escampat. Sa data remonta entre lo 1420 e lo 1470.
En montant la via Vecchia Catellar, ai pè de la ròcha amont dal país, ente un bòt lhi avia lo chastèl volgut dal Marqués de Saluces ental 1280 e demolit dal duc de Savòia ental 1601, s'encontra l'edifici de la Confrairia, associacion laica medievala que s'ocupava de l'assistença di paures e di pelegrins. L'edifici es reconoissible per l'afresc de la Trinitat en bèla vista sus son mur endefòra. La pintura, ren dataa, pòl èsser atribuïa esquasi segurament ai fraires Biazaci e representa una Trinitat extracanònica des tres figuras desjonchas dal Paire, dal Filh e de l'Esperit Sant, segurament precedentas a la Contrareforma (probablament al sècle XV).
D'autras marcas de l'antica prosperitat dal país se tròben dins lo canton arquitectònic format da la Gleisa Parroquiala, dediaa a Sant Joan Batista. L'edifici remonta a lhi ans 1828-1830, gavaas la còpola dal presbitèri e las decoracions que son dal Sèt Cent. Lo cloquier es estat bastit ental 1905 en adobrant en part l'estructura de la precedenta tor campanària romànica. La gleisa, decoraa endedins ental 1932 bo d'afrescs de Luigi Morgari, garda una pala d'altar bo Sant’Órsola refiguraa bo un mantèl principèsc dubèrt a proteccion di fidèls.
Da cant a la Gleisa Parroquiala se tròba la gleisa de la confrairia, dicha “La Crosaa”, edifici a planta grèca bastit enti darriers ans dal Sieis Cent que garda endedins un afresc dediat a Sant Bastian. L'ancian edifici es estat transformat en Sacrari di mòrts de la guèrra dediat a la Mater Captivorum, la Madòna protectritz di presoniers, realizat da Don Franco Giacomo e dal Toppa Club de Milan, un'associacion de soldats italians retornats dai camps de presonia francés en Àfrica. Dedins son conservaas passa 10.000 plastrinas di soldats mòrts o dispèrs e ben de relíquias de guèrra.
En sortent dal país en aval, arribats al Pont de Valcorta, a pauc près dui quilomètres de distança, se vira a manchina sus la via que mena a Sant Eusèbi, puei a la ruaa Patòisa e enfin al Santuari de la Madòna d’ la Bèula, a 1168 m. Enfonsat dins un bòsc de bèulas dal qual pren lo nom, l'edifici dona lo mielh d'el al tramont, quora lhi rais dal solelh l'esclarzissen en lhi donant un jòli color jaun sabla. Lo long dal percors qu'intra al santuari s'encontra la chapèla de Sant Michèl, butaa sus un pichòt pui rochós d'ente se gòd d'un ample panorama, e la gleisa de Sant Eusèbi, bo un portal megalític, un grand afresc de Sant Cristòfor sus la façada, datable al sècle XV, e lo pichòt cementieri aquí da cant.
Remarcable es decò lo Chastagnier secular dal Mèl, un àrbol de passa tres cent ans, aut trenta dui mètres e bo una circonferença de 9,6 m. Sus lo fust es ben visibla la linha de saldatura de l'enta sus lo salvatge que denòta l'origina domèstia de la planta. La Region Piemont, bo la lei 50 dal 1995 qu'a estabilit lo censiment e la tutèla de lhi àrbols monumentals dal Piemont, a inserit dedins la lista decò aquel chastanhier. Én lo rejonh en montant al long d'la via provinciala, passat Lo Mèl, a l'embrancament per Ruaa dal Prat – Lhi Fins; d'aquí se monta al long d'la pista forestala que, sobraa la ruaa, fai dui revincs e arriba a na vasca de l'aiga. Après dui autri vir de la via lo chastanhier pareis en tota sa maestositat.
Dal ponch de vista cultural, la figura qu'a laissat mai de traças dins lo passat recent dal país es segurament aquela de Tavio Cosio (1923-1989). Poèta, escritor, dessenhador e fervent occitanista, Tavio Cosio era pas originari de la Val Varacha, mas de Vilafalet. Arribat al Mèl coma farmacista ental 1962, a començat lèst a emprene lo parlar dal pòst en manièra da crear un rapòrt mai estrech bo lhi siei clients. Da aquel moment sa passion vera es estaa aquela de descuèrber las legendas e las curiositats que despuei de sècles an populat lhi racònts tradicional dal pòst. Com aquò Tavio Cosio a començat a produire un baron d'escrichs en occitan, italian e piemontés sia sus d'argoments istòrics (fondamental son estudi sus lo marchat dal Mèl e sus d'autri importants periòdes istòrics de la valada) sia de contes originals e de reculhias de poesias, bo na produccion da bòn ampla. Totun l'autor a pas jamai publicat una reculhia de sas poesias que resten esparpalhaas sus mai d'un jornal coma L Bochèt, Fërvaje, Lou Soulestrelh, Ousitanio Vivo, Coumboscuro. Digna de nòta es decò la produccion artística, testimoniaa da una richa colleccion de dessenh a charbonet. Encuei exist l'associacion Tavio Cosio qu'a rebeït la gròssa part dal material de l'autor e que se pausa l'objectiu de promòure e divulgar son òbra.