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La gente della montagna ha dovuto sempre costruirsi tutto con le proprie forze e con i propri mezzi. Cosi ad Onci­no, la strada che parte dal capoluogo ed arriva sino a Sant'Ilario fu costruita nel periodo intorno al 1925-26, a se­guito di delibera comunale, dalle fami­glie di Serre Guglielmo, Sant'Ilario, Arlongo, dalle famiglie della Cormba che parteciparono ai lavori fino alla scuola di Serre Guglielmo e dalle famiglie del­la Ruata che lavorarono alcune giornate perché usufruivano della strada per rag­giungere le meire “Adrez”. Ogni fa miglia partecipò all'apertura della strada per un certo numero di giornate, coloro che non poterono lavorare dovettero contribuire col pagamento di una cifra prestabilita.

Una sola eccezione fu costituita da Aimar Domenica Giulumin che per la sua abilità di fabbro, forgiò e riparò gli attrezzi dei lavoratori durante la costru­zione della strada (come pure durante la costruzione del canale) con una for­gia di sua proprietà dislocata dopo il ponte sul Giuliano.

Invece l'energia elettrica sarà portata a S. Ilario soltanto fra qualche mese, secondo il progetto di elettrifica­zione rurale che l'Enel sta attuando per questo versante del nostro comune. L'acquedotto della borgata fu costrui­to già nel 1913 dalle 21 famiglie che allora vivevano e S. Ilario, prelevando l'acqua dalla fontana “Mareno” situata sotto Arlongo. Si ovviò cosi ad una si­tuazione molto precaria per il riforni­mento dell'acqua necessaria alle fami­glie che fino ad allora avevano dovuta approvvigionarsi chi al Cumbal, chi a Runc e chi sotto il canale. Gli abitanti della borgata si ricordano ancora che i tubi necessari alla costruzione dell'ac­quedotto furono portati a spalle dai ponte di Oncino fino a S. Iarlo. La strada da Serre Guglielmo attraversa prati, un tempo coltivati, supera un torrentello “Runc” ed arriva a Sant'Ilario, ove origina un bivio. Proseguendo a destra si raggiungo. le Bigorie, sinistra si attraversa la frazione e si arriva sino al ,Pilone d'lei Biaglieirà dove la strada si trasforma in sentiero. Al bivio troviamo le prime case di Sant' Ilario; sopra la strada quelle apparte­nenti alle famiglie di Allisio Giovanni Fleur, Aimar .Culin, Aimar Adele e Pie­tro Majin ed infine Gasano Lurens. Sot­to la strada la casa dl Allisio Croquet ricostruita in seguito all'incendio che la distrusse nel 1893. Più in basso la casa di Aimar Antoine Calle residente in Francia. Leggermente staccato da que­sti due edifici troviamo il nucleo .principale di S. Ilario. Agglomerato di case costruite una accanto all'altra, con muri in comunione, come nella maggior parte delle borgate di Oncino,

Sulla frazione domina la piccola cap­pella della Madonna di S. Ilario. Accan­to agli affreschi che abbelliscono la fac­ciata leggiamo, sul lato destro, l'iscrizione che ricorda la data della costru­zione della cappella (1220) firmata in latino da Joannes Jophredus Barreri che la fece ostruire.

Due sono le ricorrenze che vengono celebrate in questa chiesetta, la prima è “la Madonna d'Iei Viulette” ricor­rente la prima domenica di giugno. Con questa celebrazione gli oncinesi intendono, ma sopratutto intendevano, rin­graziare la Madonna per la nascita delle violette, che aveva un duplice signi­ficato: innanzitutto un motivo economico rappresentato dall'introito della ven­dita delle violette raccolte, ed in se­condo .luogo un simbolico ringraziamen­to per l'arrivo dell'estate e quindi dei mesi più laboriosi ed anche proficui dell'annata.

La seconda ricorrenza è “la Madonno di set dulur” (l'Addolorata) che si ce­lebra domenica di agosto. Oltre a queste Messe, ne vengono ce­lebrate altre, ordinate dalle famiglie di questo versante in suffragio dei loro defunti.

Nel 1966 la cappella venne restaurata e fu costruita la sacrestia grazie alla generale partecipazione dei frazionisti e di altri oncinesi.

Ora la cappella cos i restaurata, “b' sun bel ciuchie bianc” si intravede tra gli alberi da molto distante, ed essendo dedicata alla Madonna aveva al suo in­terno una statua raffigurante la Vergine con in braccio Gesù Bambino (che aveva una mano rotta), Statua che era molto cara agli abitanti di S. Plano e di Oncino in generale, i quali non hanno mai accettato né tantomeno capito per­ché questa statua, che forse aveva un suo valore artistico e probabilmente anche commerciale, sia stata sostituita con un'altra dal parroco di allora. Poco distante dalla Cappella si diramano alcuni viottoli che congiungono la strada al gruppo maggiore della bor­gata; case di pietra con balconi e can­celli di legno, finestre discrete chiuse da inferriate, piante di rosmarino e viole del pensiero. Case tutte simili tra di loro ed in perfetta armonia con l'ambiente che le circonda appartenenti alle famiglie Aimar Giulumin, Alisio Giuseppe Ceru, Allisio Mario Fleur, Mei­rone Giuseppe e Rina Meirun, ed infine Allisio Parcu. Al centro delle case tro­viamo il forno in ottime condizioni e tuttora funzionante: infatti ogni estate Aimar Giuseppe Giulumin, che abban­dona la frazione soltanto durante i mesi più rigidi dell'anno, vi cuoce il pane come facevano i nostri vecchi.

Oltre a questo forno alcuni anni fa la borgata ne vantava un secondo costruito in pietra appartenente ai Fleur, Cern e Parco e ormai diroccato.

Poco distante dal forno troviamo una casa sulla col facciata è ancora visibile una meridiana la cui costruzione risale al 1716 ed opera di Valentino Romeni. Un tempo a S. Ilario vi era anche un' osteria chiamata la “cantina del camo­scio” di proprietà della famiglia Parcu che possedeva anche il Mulino ad acqua conosciuto come “lu mulin dal parcu” situato alla Gola omonima. Funzionò fino al 1960-61 cima (epoca in cui, mori Pietro dal Parcu suo proprietario). ma­cinando per le famiglie di Oncino “gran, sei, uerze. frumentin e meglio”. Il compenso percepito per le macina era stabilito in un tanto al kg a cui si aggiungevano 2 hg di macinato ogni Mg per il consumo della lavorazione. La cantina del camoscio era situata nell'ultima casa della borgata e funzionò come osteria e rivendita sale e ta­bacchi fin verso il 1922-23.

Di fronte alla cantina vi era un gioco di bocce e più in là in direzione del pilone d'Iei biaglieirà era stato adattato uno spiazzo a ballo pubblico. Si ballava (e si ballò fino all'avvento del fascismo. In questo periodo venne proibito) du­rante le poche feste che il lavoro con­cedeva, al suono della fisarmonica di “Per dal Callie” del Paschie.

Accanto al lavoro dei campi e dei prati svolto dalla gente di S. Ilario fino a qualche anno fa, quando ancora l'eso­do massiccio non si era verificato, un' attività un po' insolita veniva svolta de Aimar Andrea Majin circa 60 anni fa: “al zatavo lei paglie”. Quando gli abi­tanti erano ancora numerosi, in inverno nelle stalle “i triavën da la zerbo lei paglie pu belle” ne facevano dei maz­zetti che vendevano ed Andrea il quale a sua volta li rivendeva ad artigiani che li utilizzavano per la confezione di sedie e “capiline”. Andrea e Pietro ,Majin ac­quistavano anche “cavei d'I pentu” li selezionavano nel loro laboratorio di Saluzzo e lii spedivano a Londra e Parigi dove venivano utilizzati per confezionare parrucche.

Queste due attività ormai sono soltanto più un ricordo, anche i campi ed i prati non sono più curati, e S. Ilario come quasi tutte le borgate di Oncino si sta spopolando e fra qualche mese nei suoi viottoli non incontreremo più nessuno .Nessuno che ci possa ricordare il partimonio che i nostri vecchi ci han­no lasciato e che noi abbiamo il dovere di difendere con delle scelte politiche, sociali, economiche coraggiose. nuove, capaci realmente di riportare la vita nelle nostre borgate e sulle nostre mon­tagne.


Rosina Peiretti Ghi