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Ruetto

Il nostro viaggio da “ bourza en bour­za” proseguendo per la strada comu­nale, dopo le case di Fantone raggiun­ge “Ruet” (Ruetto, 1280 mt.). la mag­giore e più popolata frazione di questo versante oncinese, situata al fondo del­la regione Comba, e poco lontano dal rio Daina, conosciuto per l'aria fredda che incanala dal Viso. Le case che costituiscono il nucleo principale della borgata sono situate al di sopra della strada, formando un gruppo compatto in modo da “parase miegl dal freit”. Un sentiero ripido fatto di sassi sale attraverso la borgata, seguendolo incontriamo le case di Allisio Vincenzo Pessi che col figlio Pi­no si dedica tuttora alla zootecnia: Al­lisio Vincenzo Pesti Guardiacanale. Proprietario anche dell'unica casa al di sotto della strada comunale di ArIongo, Allisio Rosa Odetta Pessi (residen­te in Francia), Mattio Giuseppe Ciin, Peiretti Galino, Fratelli Peiretti Riot, Al­lisio Maninu e Mattio Simone Clin.

Oltrepassato il ponte sul Daina, lungo la strada che porta a Sant'Ilario all'al­tezza del sentiero che conduce a “Bonet” (Virugl), si trova il forno del pane della borgata, costruito nel 1930 da Allisio Chiaffredo e Allisio Giacomo (Pessi) e Allisio Giacomo (Maninu). Prima della costruzione del forno gli abitanti di Ruetto lo chiedevano in pre­stito a Fantun. eccetto i Gli, che per fourgnà andavano a Buduiri frazione in cui si trovavano le loro baite.

Poco sopra il forno, di fronte a Ruet­to, tra la pietraia di Virugl e “lo bosc

dal Roi” troviamo “lu Meirot” cir­condato da alberi e cespugli di lamponi. Questa casa secondo gli anziani risulta essere la più vecchia della zona; usata un tempo come baita dai Zorz di Fantun, ora di proprietà di Mattio Simone Clin ormai diroccata.

Tante case, ma poche le persone che ancora le abitano.

Riportiamo alcuni dati anagrafici del Comune, per sottolineare la drammatica situazione delle nostre borgate. La Valle Po dal 1901 al '61 si è spopolata in media del 30,8%, con la punta massima proprio ad Oncino e una parcentuale del 77%. Il Ruetto in particolare negli ultimi anni ha più che dimezzato i suoi abitanti: 25 nel 1951, 16 nel '61, 14 nel '71 e 9 nel '75.

L'emigrazione si è concentrata in due periodi: negli anni intorno al '36 e al '51. Nel primo, il fenomeno di spopola­mento fu dovuto al triste periodo fa­scista .che portò il blocco delle emigrazioni stagionali con la Francia. Cosi durante la guerra, le madri con figli an,cora da allattare, non dovettero più la­sciarli in custodia ad un'altra balia per andare a vendere il loro latte ai bimbi dei signori francesi, come In precedenza. Anche gliuomini rimasero in famiglia durante il lungo periodo invernale anziché recarsi in Francia a lavorare nei porti o come carbonai e muratori.

Come conseguenza, al flusso migratorio stagionale si sostituì una emigra­zione definitiva, e molte famiglie par­tirono da Oncino per trasferirsi perma­nentemente in pianura o all'estero (basti ricordare che nel periodo tra il 1920 e il '30 a Svelto vivevano ben 9 famiglie con un totale di circa 50 abitanti). Poi la guerra coi suoi mortiti fino ai giorni della ricostruzione, ma non per Oncino, da cui partirono in troppi per ricostruire in pianura, attirati dalla speranza di una vita migliore.

Qualcuno però è rimasto; infatti fino allo scorso anno le famiglie Clin e Pas­si guardiacanale non hanno abbando­nato la frazione neanche durante i lun­ghi mesi del freddo. Il soprannome di quest'ultima famiglia gli è stato attri­buito in conseguenza della loro attivi­tà di guardiani del canale, la cui costru­zione ebbe inizio nel 1918 ed ultimata nell'autunno del '22, ad opera della Società Idroelettrica Monviso ed altre associate, con l'impiego dl mano d'opera locale e dei paesi vicini.

Il canale .inizia ad Ostana col rio Tussie, passa a Crissolo col Po, quindi a Oncino col rio Giuliano, rio Daina, Ronchetto, Gola del Mulino, fiume Lenta e rio Cognetti da cui raggiunge il bacino di carico del Biatunè (Frassaia). Dalle Baite dove si trova la postazione di controllo, l'acqua e imprigionata nei tubi e attraverso condotte forzate raggiunge la centrale delle Calcinere dove la Società Burgo ricava l'energia per le sue cartiere, indi l'acqua prosegue per Sanfront e viene sfruttata dall'Enel. Attualmente Oncino è l'unico dei paesi attraversati dal canale ad averne il guardiano, attività svolta dal 1922 al '51 da Allisio Chiaffredo Pessi, poi dal figlio Vincenzo fino al '74 ed attualmen­te da Ferrero Annibale Villo.

Grazie all'esistenza del canale, Ruet­to e stata l'unica borgata oltre al capoluogo, ad avere fin dal 1922 un tele­fono situato nella casa del guardiano, in collegamento con la cartiera Burgo. Un significato particolare aveva lo squillo del telefono; infatti se suonava una volta la comunicazione era per Crissolo, due volte ner Calcinere, tre volte per Oncino, 4 volte per Baite e 5 volte per Biatunè.

Sempre a Ruetto è arrivata prima che altrove l'energia elettrica, circa 40 anni orsono, anche se in modo limitato, come concessione della Burgo al suo dipendente.

Anche quest'anno, come da un po' di anni a questa parte, Ruetto sarà una delle frazioni più lontane dal capoluogo ad essere abitata durante l'inverno, con purtroppo solo più una famiglia, quella di Mattio Giuseppe Clin, a custodire anche per noi la cara immagine del Visu che si intravede da Ruetto, las­sù oltre le meire più alte, immagine cara come quella famigliare a tutti noi di nonna Gin, che ogni volta che pas­siamo a Ruetto ci saluta con la cordialità di sempre.

Rosina Peiretti Ghi