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Risalendo la strada provinciale che dal Bivio porta al Comune di Oncino la prima borgata che si incontra è quella della Ruera.

Abbarbicata sul fianco destro della montagna in una posizione particolarmente ripida ma anche esposta a mezzogiorno la zona è particolarmente ricca di vegetazione e di alberi da frutto (pere mele, ciliege, susine).

Le borgata Ruera raccoglie una cinquantina di famiglie nel corso del perio estivo, ma nel corso dell'inverno — a causa dell'emigrazione anche qui divenuta impellente — poche famiglie rimangono a tenere un lume acceso nel cuore della borgata. Ci fa piacere ricordarle: sono Carlo e Vitto Morosino (Meira), Onorina Mattio (Manu), Rosa Bonardo (Gamba), Emma, Rosanna e Luciana Mattio (Vigna), Giacomo Mattio (Pergros) e Maddalena Aburrà (Bias).

La borgata si trova ed una altitudine di 1050 metri s.m. e si divide principalmente nelle seguenti zone: Galò, Sasarer, Lùcca, Zulì, Ciampet e Moletta. Risalendo la borgata dalla parte iniziale. troviamo la zona di Galò che anni addietro era suddivisa in due parti (al di sopra e al di sotto della strada). Guasta zona ora si estende unicamente al di sopra della strada provinciale, dove si trovano le famiglie dei Meira e dei Manu.

Seguendo il sentiero comunale si giunge diretta­mente alla parte centrale della borgata, denomina­ta Sasaret. In quesa zona (caratterizzata da una fontana e da un forno per il pane non più funzio­nante) si estendono, in un raggio di un centinaio di metri, le abitazioni delle famiglie dei Perfet, Gamba, Giors. Rigalò e Vigna.

Al di sotto della fontana di gasare trovasi la zona denominata Bric 'd Lùcca abitata dalle famiglie dei Giulì.

Seguendo poi il corso del sentiero, che qui si allarga sino a divenire la strada principale, giungia­mo alla parte centro-inferiore della borgata (denominata Zuli) dove trovasi, anche qui, un forno presso il quale, in tempi ormai passati e lontani e specialmente nel periodo di guerra, veniva sfornato il pane per la seconda metà della borgata. In tale zona abitano le famiglie dei Pergros, Bias, Gamba, Vigna, Melin e Rigalò.

Le parte finale della Ruera è caratterizzata anch'essa da una fontana che, data la particolare strut­tura, faceva le veci di lavatoio. Tale zona è denomi­nata Ciampet ed è circondata unicamente da una distesa di prati con discrete piantagioni di alberi de frutto.

Seguendo ancora il sentiero si attraversa la lunga zona di prati per giungere alle case che per la loro posizione, chiudono la borgata.

Si tratta della zona Moletta presso la quale abi­tano le famiglie dei Bonard e dei Moletta-Ornigotti. Anche questa zona è caratterizzata da una fontana e da un forno.

Lo stesso sentiero porterà poi salendo sui ripidi pendii della montagna, sino al capoluogo di Oncino. con una marcia di circa un quarto d'ora.

La borgata Ruera, strutturata in lunghezza piuttosto che in altezza, non ha particolari strutture architettoniche di rilievo mentre ha, come tutte le case della nostra valle, un'impostazione rustica veramente tradizionale con mura unicamente in pietra e terra e con tetti di immense lose quadrate.

Da rilevare che dalla zona di Galò, proseguendo per lo stesso sentiero, si giunge, dopo una camminata di venti minuti circa attraverso boschi di par­ticolare bellezza, al Santuario della Madonna del Bel Faggio.

Un particolare simpatico. Gli abitanti della Rue­ra (e non Ruere come comunemente detto) hanno come stemma le lucertola (la “gramusa”).

Questo perché, data la particolare esposizione al sole della borgata, si dice divenga tutto secco. Non è vero, naturalmente. Ma serve agli amici di lassù per scherzare, specialmente in occasione di feste patronali o altre. Una di queste occasioni è la festa del 15 agosto che vede i giovani della borgata raccogliere le fascine in tutte le case e ammucchiarle al Ciamp Grand per il tradizionale falò. Tra le tradizioni ormai disperse dal tempo ci pare opportuno ricordare quella che vedeva tutti gli abitanti della borgata riunirsi le sera ai “trau” (le travi) al centro dell'abitato per discutere e parlare su tutti i problemi e argomenti che una conversazione “alla buona” poteva stimolare. Ricordiamo, inoltre, la tradizione relativa al Car­nevale. I giovanissimi della borgata per questa occa­sione si dipingevano stranamente il volto e andavano in giro per le case a chiedere uova per poi finire la giornata con una grande frittata comune. Tradizioni belle e antiche che, nel cuore di chi le ha vissute e di chi le sente raccontare ora, lasciano tanta, tanta malinconia.