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La Comba, dopo i lunghi mesi inver­nali trascorsi nel silenzio e nella solitu­dine, ritorna alla vita di tutti gli anni. La neve se ne sta andando e lascia riap­parire la ripida strada che da Ruetto si inerpica fino a Buduiri.

La costruzione di questa strada (fu iniziata nella ,primavera del 1957 e ter­minata nel 1962) è opera della popolazione .locale (vi partecipò un numero variabile di uomini da un massimo di 22 ad un minimo di 10). l lavori furono diretti da un geometra con la collabo­razione di un capomastro che fu dap­prima, Toni dal Ghi e poi Pin de Bacu. I lavoratori percepivano un compenso di 600 dire (1.000 nell'ultimo periodo) per la giornata lavorativa di 6 ore (dal­le 8 alle 14), con un breve intervallo a mezzogiorno durante il quale veniva loro distribuita una razione di minestra. La fatica di sei ore di lavoro “dë pic e palo” valeva certamente ben più di 600 lire, anche perché terminata questa giornata iniziava da fatica di tutti i giorni nei campi, nelle stalle e nei fienili: ma la gente della montagna aveva bisogno anche di questo per arrotondare i magri bilanci e per assicurarsi un servizio di­venuto ormai indispensabile come appunto la strada che oggi ci permette di raggiungere tutte le borgate della Comba: Co da Roi, Co di Peiret Co di Drai, Ziteito d'sout, Ziteito d'soubre, Bunart e Buduiri.

La prima di queste borgate che incon­triamo salendo da Ruetto è Co da Flai, che per la particolare disposizione delle case che la costituiscono è spesso chia­mata “Case lunghe”; infatti “sei meisun” sono disposte in una successione orizzontale, con tutti i muri in comu­nione, tali da dare origine ad un lungo agglomerato con davanti un unico cortile costituito dai cortili delle singole abitazioni e che serve da collegamento tra queste e la strada. Dietro le case una stradina comunale consente a coloro ohe non abitano nella borgata di raggiungere prati e campi intorno a Co da Roi. Due sono le fontane che dissetano la borgata, una lungo la strada all'inizio della frazione e l'altra a metà. Le case di Co da Roi appartengono alle famiglie dei coniugi Conti (già di proprietà di Abburà Pietro Burghin), Ferrara Pietro Gardun, Abburà ,Marchë­set, Peiretti Raimondo Frisà, .Peiretti Galino ora dei Fratelli Morendo, Panetti Margherita Fleur. Panetti Antonio Ghi. Poco distante .da Co da Roi troviamo Co di Peiret. Prima di entrare nella bor­gata incontriamo la vecchia fontana “lu gurc, fai dë peiro b'la zanal dë bosc”, purtroppo non più usata ed invasa da erbacce e fango (questo è un invito agli abitanti della borgata a rimetterla a posto, anche perché ,penso che ormai “dë gurc a Unzin gnen sio pa pu gairi”. Poco distante dal gurc incontriamo la fontana dell'acquedotto, quin­di le case della borgata di Panetti Pie­tro Peiret (sul cui balcone si vedono gli alveari delle api purtroppo vuoti), Mat­tia Raimondo Ce Valëntin, famiglia che si dedica tuttora alla zootecnia. Peiretti Giuseppe e Raimondo Citu e Peiretti Raimondo Ghi.

Al centro della borgata troviamo il forno del pane, al quale possono acce­dere anche le famiglie Panetti di Co da Roi. Come tutti gli altri forni di Oncino da alcuni anni è spento, ma non è spento nel ricordo degli oncinesi la cal­da tradizione di “fourgnà”. Ve la vo­gliamo ricordare semplicemente, così come e stata sperimentata Per secoli. La sera prima di cuocere il pane si metteva “lu creisënt”(il lievito) nel l'”erco” con l'acqua tiepida e 4-5 kg, di farina, si impastava, si lasciava poi il tutto a lievitare durante la notte. Al .mattino presto si aggiungeva ac­qua farina e sale in modo da ottenere la quantità di Impasto voluta, si impa­stava e si lasciava lievitare ancora per due ore. Si modellavano poi i pani che venivano disposti su tavole di legno e portati nel forno caldo.

Dall'impasto si toglieva sempre “lu creisënt” lo si ricopriva di sale affinché si conservasse per la “fourgnà” successiva. I primi pani ad entrare nel forno erano “lei micche” piccole pa­gnotte preparate dai babini, sempre per i bambini venivano modellati i “cu­lump” con pasta zuccherata a forma di bambolotto.

Era usanza comune quando si panificava di donare ai vicini e ai parenti più stretti una pagnotta di “pan mol” in segno di amicizia. Normalmente quando .nelle frazioni si faceva il pane tutte le famiglie di quella borgata panifica­vano a loro volta, per poter usufruire del forno ancora caldo risparmiando le­gna praziosa in quell'ottica di risparmio che ha sempre costituito la base del­l'economia montana.

Poco lontano dal forno troviamo la parte antica di Co di Peiret di cui restavano due case, una distrutta nel 1958 da un incendio ed una ancora esistente, che pare sia la più vecchia costruzione della Comba. Nella stalla di questa casa si trovano due pietre, inserite nel pavi­mento e nascoste dalla mangiatoia che chiudono l'accesso ad una grotta origi­nata da un grosso masso interrato die­tro l'abitazione, usata durante la guerra sia come deposito di merci sia come nascondiglio per persone. Sempre in questa zona della borgata troviamo “lei porte” ossia due archi in muratura costruiti secondo i più rigidi canoni del­l'architettura montana. un tempo chiusi da portoni ed ora adibiti a passaggio condominiale.

lo ho vissuto fino all'età di 11 anni in questa borgata e ben mi ricordo le sere d'inverno trascorse a correre sulla neve gelata o nelle stalle a “sbrulà feisine”, giocare a carte, ascoltare i racconti dei nonni mentre gli uomini im­pagliavano “caree e banze” costrui­vano “rastel, cabaze cavagn, cabaz” e le donne lavoravano a maglia o filavano la lana alla fioca luce del lume a pe­trolio.

A Co di Peiret (come a Co da Roi e Ruet) la luce elettrica è arrivata prima che in alti posti; ,nel 1956 precisamente contro versamento di una piccola cifra però rilevante per quei tenmpi e per la magra economia della montagna: circa tredicimila lire e la sistemazione dei pali di sostegno della linea elettrica. Lasciato Co di Peiret ,risaliamo per la strada comunale sino al bivio che porta da un lato alla Ziteito e dall'altro a Co di Drai. Proseguendo per un sentiero nascosto dagli alberi raggiungiamo “Lu- vi” sede di un antico convento di frati. La costruzione è,purtroppo diroccata e all'interno di una casa di questo agglo­merato è ancora visibile il salone delle riunioni ed alcuni tratti della sua archi­tettura interna.

Riprendendo la .strada comunale e sa­lendo a destra ai bivio raggiungiamo la Ziteito d'sout, ove, si dice, un centinaio d'anni or son vivesse un usuraio dal ,nome “Bugio” il quale, pare, indossasse un mantello tappezzato all'interno di monete d'oro. Ora troviamo le case di Abburà Giovanni Marches, Ebbacolo Giuseppe Bacu, Barreri Giovanni Giors ed alcune case abitate da famiglie dl Torino. All'inizio della borgata la fon­tana e poco distante un grosso masso chiamato la “rozo”. Poco lontano, risa- lendo la strada per un centinaio di me­tri troviamo la Ziteito d'soubre con le case dei fratelli Giuseppe e Cesare Ghi, il forno ormai diroccato, da casa di Ab­burà Pietro Burà, Peiretti Giuseppe Na­vetta, la cui famiglia si dedica tuttora alla zootecnia, le case antiche dei Peiretti Lamban ed altre diroccate di proprietà di varie famiglie Peiretti. L'acqua che disseta le due Zitelle (e Buduiri), proviene dal rio Giuliano con l'acque­dotto costruito dalla cartiera Burgo con­tro cessione alla stessa dei diritti riguardanti il rio da parte delle frazioni interessate. La costruzione risale al pe­riodo intorno al 1929-30: gli scavi furono effettuati dalla gente delle borgate in­teressate all'acquedotto, mentre la Burgo fornì le tubazioni e provvide alla costruzione delle fontane.

Tornando indietro dalla Ziteito rag­giungiamo 'nuovamente il bivio e prose­guendo a sinistra raggiungiamo Co di Drai ove troviamo le case di Abbura Sebastiano Toni d'Lino, Abburà Giovan­ni Toni d'Lino. Mattio Domenico Rilin, Mattia Simone Gun ora di Mattio Luigi e Enrico Buduirl, Mattio Rosa Buduiri. Poco lontano de Co di Drai sgorga la sorgente d'acqua deg “Funtanil” che alimenta l'acquedotto costruito nel 1971 per Co di ,Drai, Co dl Peiret, Co da Rei, Fantun e San Ghiglierne; prima della costruzione dell'acquedotto d'ac­qua raggiungeva i gurc tramite le biagliere.

Alla sinistra di queste tre prime borgate della Comba scorre il rio Daino il cui letto segna il confine, per questo tratto, tra i prati ed il “Bosc d'l Roi”. Bosco ricco di faggi, betulle e frassini e purtroppo con un tappeto non più ripulito da parecchi anni perché ormai “lu zaz” non serve più. Lu Bosc d'l Roi cosi chiamato dal nome dei suoi vecchi proprietari, che pare, molti anni fa, possedessero una fornace al fondo del bosco, dove preparavano la calce, usan­do come combustibile il legno locale; la zona dove era attuata la fornace è ora chiamata la “furnaso” e non pre­senta più tracce di questa vecchissima attività.

Lasciato Co di Drai raggiungiamo In breve tempo “Bunart”, dove si trova una casa di Mattia Raimondo Ce Valëntin che la abitava per un breve periodo in primavera quando lasciava Co di Pei­ret per “meirase” alla Segnëtto. Proseguiamo ancora per la strada comunale e proprio dove termina questa troviamo l'ultima borgata della Comba: Buduiri; borgata che soltanto qualche anno fà era abitata tutto l'anno da alcune famiglie mentre da altre solo nel periodo estivo.

All'inizio del sentiero che attraversa la borgata troviamo il forno del pane, la fontana e quindi seguendo il ripido e tortuoso “viol” che si inoltra nella borgata ci appaiono le case dl Mattia Enrico Beduini, Mattio Simone Clin, Mattio Giovanni Giano, Mania Luigi Buduiri, Mattia Giuseppe Clio: di tutte queste famiglie soltanto quelle di Mattio Luigi e Enrico Boduini si dedicano ancora alla zootecnia.

Saliamo ancora fasciamo de nostre spalle i cubert di Buduiri. Volgendo lo sguardo a valle ci appare tutta la vallata adagiata in silenziosi prati verdi, a monte ancora neve, poi Rozo Bianco e là dietro lu Visu: ogni coso e gli cume i gli ero ën viaze, mac dë zënt gna pa pu, e chëllo che gli a encai vai vio...

Unzin ar la turno damasca chë sa zënt fuma, ma pa pu a fa la gramo vita d'ën
viaze, ma a vive e travaglià come d'om.


Rosine Peiretti Ghi