Sul nostro giornale dell'8 agosto '73 pubblicammo la grafia che si propose di adottare per i nostri dialetti occitani, invitando i lettori a contribuire al suo perfezionamento con proposte e suggerimenti.
In questo numero pubblichiamo due interventi che riteniamo servano da chiarimento e approfondimento di alcuni aspetti della grafia.

- Non si è tenuto conto nella Grafia del caso per esempio di fi (it. «figlio») della Val Varaita, dove alla i segue una seconda i semiconsonante (e semisorda, in quanto finale), resto di lh precedente, che la grafia del piemontese rappresenterebbe con fij. Poiché la j è già impegnata, nel nostro sistema, per indicare un altro valore, bisogna qui ricorrere ad un simbolo diverso che potrebbe essere h (fih), quello stesso h che abbiamo nel femminile fiho (it. «figlia»).
- Quando un polisillabo termina con i, u, o ou toniche seguite da vocale, è bene ricorrere all'accento (dove non si voglia o possa usare h interposto) per impedire che il gruppo sia considerato dittongo e che di conseguenza la parola venga letta con l'accento sulla sillaba precedente. Es.: famìo (famiho) (it. «famiglia»), sarìo (it. «sarebbe»), diversamente da furio (it. «furia»), sicorio (it. « cicoria »), ecc.