Elva

Strade

Strade

Vias


italiano
Isolamento, inaccessibilità: queste le ragioni della leggendaria origine di Elva. La realtà fu probabilmente ben diversa: un insediamento realizzato da gente alla ricerca di luoghi ove poter vivere anzi sopravvivere e che da sempre dovette affrontare il problema dei collegamenti con il territorio circostante, fosse Ia Valle Maira o la VaIle Varaita a nord. Le strade quindi, ma quali? Per lungo tempo altro non furono che mulattiere e sentieri. La principale via di comunicazione passava per i colli San Giovanni e Bettone da dove lungo il vallone raggiungeva Paschero di Stroppo, una sorta di capitale dell'Alta Valle. I colli di Sampeyre (detto allora d'Elva) e della Bicocca erano i transiti per la Val Varaita. E poi altri passaggi disagevoli si avevano verso San Michele di Prazzo e verso Ussolo ed Acceglio. L'inverno con la sua neve significava effettivo e prolungato isolamento anche tra le stesse borgate della conca. Non a caso nacquero in ciascuna di esse le "dezzene", una sorta di servizio civile che impegnava le famiglie a gruppi di dieci (o più) ad intervenire nelle emergenze soprattutto climatiche.
Un parziale aiuto a migliorare la situazione Elva lo ebbe - fa malinconia dirlo - dalle guerre. Ogni epoca vide l'alta valle percorsa da armati, poco importa se regolari o irregolari, saraceni inclusi. Furono però gli anni della Guerra di Successione d'Austria a lasciare il segno nell'area elvese. Primi mesi del 1744: man mano che la primavera avanzava e faceva ritrarre il livello delle nevi, impre¬sari civili sotto la guida dei militari intrapresero la costruzione della "strada nova" poi ribattezzata "dei cannoni". Aveva il compito di collegare Sampeyre e Casteldelfino con la Valle Stura attraverso Maira e Grana. Larga due metri e mezzo doveva consentire il passaggio delle artiglierie, donde il nome, e permet¬tere alla piccola armata sabauda di spostarsi rapidamente da una testata di valle all'altra evitando il lungo giro per la pianura. Nel suo percorso di circa 25 chilometri la strada, scavalcato il colle di Sampeyre, passava sopra Elva e per il colle di San Giovanni proseguiva oltre San Martino di Stroppo.
La storia insegna che l'attacco dei Gallo-Ispani, com'eran detti francesi e spagnoli, avvenne ai primi di luglio 1744 e vide muovere ben nove colonne attraverso i colli dalla Stura alla Varaita, Maira inclusa. Le mappe dell'epoca registrano gli schieramenti e gli accampamenti nel territorio di Elva. Di quegli eventi resta tuttora la strada dei cannoni. In parte è crollata, in parte è stata abbandonata perché l'urgenza costrinse a scegliere spesso il tracciato più breve ma anche più fragile o meno praticabile, qualche tratto invece è entrato nell'uso civile.
Altra strada militare è quella che per-corre la dorsale tra le Valli Maira e Varaita, partendo dalla Colletta di Rossana per terminare sopra Elva, ai colli di Sampeyre e della Bicocca. Costruita dal Genio a partire dal 1893 quale carra¬reccia, fu trasformata in rotabile tra il 1935 e il 1940. Oggi ha utilizzo soprat¬tutto turistico. Il tempo l'ha assimilata alla più antica strada dei cannoni e come tale è ormai correntemente indicata. E il Vallone? A leggere la carta topografica si vede come Elva comunichi con il corso principale della Valle Maira grazie ad un solco netto e profondo, un taglio nord-sud, capace in teoria di ridurre radicalmente distanze e tempi di percorrenza. Ma era percorribile quel solco, vero e proprio "orrido", chiamato Vallone della Cumba? Per lungo tempo non lo fu. E anche quando le rocce strapiombanti nel torrente furono pazientemente scalfite da un periglioso sen¬tiero, difficoltà e rischi gravi ne accompagnarono l'utilizzo.
Un po' di storia. E' soltanto nel 1838 che il consiglio comunale, con l'auto¬revole avallo del Duca Vittorio Emanuele di Savoia (il futuro primo Re d'Italia), di passaggio ad Elva, elabora il progetto di una strada lungo la Cumba. La pratica s'impantana. Tra il 1880 ed il 1883 l'idea riprende vita. Un legato testamenta¬rio, una sottoscrizione e l'intervento del Comune portano ai primi colpi di piccone. Si procede a strappi, tra difficoltà tecniche e amministrative. Nel 1893 il sentiero raggiunge finalmente la strada di fondovalle. Non tutti però avevano il coraggio di percorrerlo: scrive Ettore Dao:"... in diversi tratti bisognava procede¬re carponi aggrappandosi alle rocce con il pericolo continuo di perdere l'equilibrio e precipitare nel burrone sottostante così spaventosamente a picco". Si ha poi l'inter¬vento del Ministero della Guerra che riconosce l'utilità militare dell'opera e manda i soldati per trasformare il sentiero in mulattiera. I lavori s'interrompo¬no però dopo sei mesi cui seguono interventi sporadici. Occorre attendere il 1919 perché i lavori ripartano, diretti questa volta dal Genio Civile. E' ipotizza¬bile l'interessamento di Giovanni Giolitti, deputato di Dronero e della Valle Maira. Completati due tronchi ed effettuato nel 1922 il collaudo, si ha una nuova interruzione. Che non impedisce comunque il transito del primo mulo carico; è il novembre 1934, lo conduce Costanzo Dao, salutato da grandi feste. Nel 1936 l'Amministrazione provinciale di Cuneo riapre il cantiere. Anche il Duce è chiamato in causa (1939) e ne viene un'accelerazione dei lavori che però la guerra ferma. Tornata la pace, l'impresa è infine portata a compimento.
Gli abitanti di Elva, non hanno il diritto di considerare questa vicenda più che secolare una vera e propria epopea? E' certamente con tale spirito che le hanno dedicato un monumento. E' la Madonnina del Vallone che, contornata di lapidi commemorative, si trova all'incirca a metà della storica strada della Comba.
occitan
Las rasons de la legendària istòria sus la naissença d'Èlva se retròbon segurament dins son isolament e dins la dificoltat per lhi arrubar. La realtat deu esser estaa ben diferenta: ensediament realizat da de gent que cerchava `n pòst onte poler viure o, mielh encà, sobreviure e que, fins dal començament, s'es trobaa denant a la dificoltat de se collegar abo Ihi territòris dapè, sie que foguesse la Vai Maira, sie que foguesse, al nòrd, la Vai Varacha. Las vias, donc, mas qualas? Per lòng temp lhi a pas agut d'autre que de mulatieras e de viòls. La via de comunicacion mai emportanta era aquela que passava dai Còls de Sant joan e Beton, d'onte, en calant, s'arrubava al Pasquier d'Estròp, que, a-n aquel temp, era pràticament la capitala de l'AutaValada. Lhi còls de Sampeyre (dich, alora, d'Elva) e de la Bicòca portavon en Vai Varacha. Après, lhi avia encà d'autri passatges, un pauc brutets, dal cant de Sant Michèl de Prats e vèrs Ussòl e Acelh. L'uvèrn, abo la neu, volia dir un fòrt e lòng isolament decò entre na ruaa e I'autra de la conca. Es pas per un cas que son naissuas las "desenas", grops de trabalh de dètz personas rapresentantas las familhas que, coma un servici civil, entervenion dins situacions d'emergenças climàticas.
Son las guèrras - fai fins malinconia a lo dir - que an donat un pauc d'ajut per lo milhorament de la situacion d'Èlva. Dins chasque època s'es vist I'auta valada chompìnaa da arrnadas regolaras, irregolaras, sarrasins comprés. Mas, son estats sobretot lhi ans de la Guerra de Succession d'Austria a laissar un senh a Èlva. Començament dal 1744: pian planet mentre que la prima avançava e la neu fondia, empresaris civils, guidats da de militars, encomençavon la construccion de la "nòva via" que venerè, après, rebateaa "di canons". Avia lo còmpit de collegar Sampeyre e La Chastelada abo la Val d'Estura, a travèrs la Val Maira e la Vai Grana. Larja dui mètres e mes, ilh devia perméter as artilharias de passar, d'aquí la derivacion de son nom, en permetent decò a la pichòta armada sabau¬da de se meirar fito da `n ponch a I'autre des valadas sensa aver de manca de passar per la piana. Dins son percors de mai o menc 25 qm., la via, sobrat lo col de Sampeyre, passava sobre Èlva, e, per lo col de Sant Joan, continuava al delai de Sant Martin d'Estròp.
L'istòria nos ditz que l'atac di Gallo-Ispànics, coma venion sonats lhi francés e Ihi espanhòis, es capitat ai premiers de lulh dal 1744 e que, ben nòu colòmnas son passaas per lhi còls, da la Vai d'Estura a la Vai Varacha, a travèrs la Val Maira. Las mapas de I'època, registron lhi esquieraments e lhi acampaments dal territòri d'Èlva. De tot aquò, nos resta encuei la via di canons. En part, lhi es chauta, en part l'an abandonaa perqué I'urgença a portat sempre de mai a cièrner la via mai corta mas decò mai fràgila e menc praticabla, qualque toquet totun es intrat dins I'usatge civil.
N'autra via militara es aquela que corre sus la cresta entre la Val Maira e la Vai Varacha, en partent da la Coleta de Rossana per arrubar sobre Èlva, ai còls de Sampeyre e de la Bicòca. Facha dal Geni a partir dal 1893 coma via charonala, l'an puèi transformaa en rotabla entre lo 1935 e lo 1940. Encuei es utilizaa sobretot per lo torisme.Abo lo temp, es estaa identifiaa abo la mai vielha via di canons e com'aquò es aúra sonaa.
E la comba? A lèser la carta topogràfica se ve coma Èlva es collegaa abo la via principala de la Vai Maira, gràcias a`n valon ben marcat e de granda profondor, un talh nòrd-sud, bòn, en teoria, a escorchar distanças e temps de percorrenqa. Mas l'era possíbol percórrer aquel valon, ver e pròpi "òrrid", sonat Comba d'Èlva? Per lòng temp, aquò es pas estat possibol. E bèla quora las ròchas a plomb sal riu son estaas pacientament entemenaas da 'n viòl pericolós, de dificoltats e de gròs risques n'an acompanhat l'utilizacion.
Mas fasem un pauc d'istòria. Es masque ental 1838 que lo conselh comunal, abo la permission dal Duc Victòri Emanuel de Savoia (lo futur Rei d'Itàlia), de passatge a Èlva, bastís lo projèct de na via que passe dins la Comba. Mas la pratica vai pas anant. Entre lo 1880 e l0 1883, l'idèa repilha vita. Na donacion, na soscriccion e l'entervencion de la Comuna pòrton ai premiers colps de pic. Se vai anant a eschancons, entre dificoltats tècnicas e administrativas. Dins lo 1893 lo víòl jonh finalment a la via de la valada. Mas era pas na via per tuchi! Escriu Ettore Dao: "... en diferents ponchs chalia anar a quatre chombas, se grimpar as ròchas abo lo perícol de perdre l'equilibri e chaere chapval la riba, parelh drecha". Es vengua après l'entervencion dal Ministèri de la Guerra que a reconoissut I'utilitat militara de l'òbra e a enviat lhi siei sòudats per transformar lo viòl en mulatiera. Lhi trabalhs après sies mes se fermon e Ihi repilharèn masque a eschancons. Chal aténder lo 1919 perqué lhi trabalhs vanen anant, sot la direccion, aqueste bòt, dal Geni Civil. Se poi ipotizar, pr'aquò, l'enteressament de Giovanni Giolitti, deputat de Draonier e de la Vai Maira. Dui tròs de via venon completats, e, dins lo 1922, ilh ven collaudaa. Après se fermon jà mai. Mas aquò empedís pas lo passatge dal premier mul charjat: es lo mes de novembre dal 1934, lo mena Costanzo Dao, tuchi lhi fan de grandas fèstas. Dins lo 1936, l'Administracion provinciala de Coni duerb mai lo chantier. Decò lo Duce es sonat en causa (1939) e lhi trabalhs repilhon abo fòrça, mas la guerra lhi ferma. L'empresa ven terminaa al retorn de la patz.
A fòrsi pas lo drech, la gent d'Èlva, de considerar aqueste fach secolar coma na vera epopèa? E es de segur abo aquel esperit que lhi an dediat un monument. Es la Madonina de la Comba que, contornaa da de làpidas qu'enavison Ihi mòrts, se tròba a la meitat de l'istòrica via de la Comba.