italianoElva fu sede l'anno scorso di una pregevole e per tanti aspetti struggente mostra fotografica. Vi furono esposte tante immagini raccolte pazientemente nelle famiglie elvesi quali testimonianza di oltre un secolo di vita. L' accompagnò un catalogo. Autori Franco Baudino e Ines Cavalcanti. Il titolo: "Ricordare ieri per sperare domani". Un canto nostalgico ma anche il segno forte di voler evocare il passato onde rammentarne e conservarne i valori, per il presente ed il futuro. Tanto fu il materiale trovato - ed altro si aggiunse sotto lo stimolo della mostra - che ì due protagonisti hanno deciso di dare un seguito a quel¬l'iniziativa realizzando una seconda rassegna con relativo catalogo. La volta precedente, l'edizione, redatta in 4 lingue ed inserita nel "Circuito Regionale Occitano Lingua Olimpica", è stata realizzata dalla Chambra d'òc in collaborazione con il Comune di Elva e la Parrocchia SS. Maria Vergine Assunta, mentre, questa volta, si è unito, per una coedizione, il "Corriere di Saluzzo". Intendiamo, per tale ragione, ringraziarlo, poiché la sensibilità dimostrata da questo giornale, radicato nel territorio delle nostre Valli, offre la possibilità di far conoscere questo lavoro a molte piú persone, rendendolo noto a molti nuclei familiari. Era stata la prima un'esposizione di ritratti: volti e persone colte sia indivi¬dualmente che in piccoli o grandi gruppi. Uomini e donne che nell'espressione, negli abiti, negli atteggiamenti erano in grado di evocare il profumo della loro epoca, il senso dell'ambiente, il colore e la profondità di una società umana irripetibile colta nei momenti salienti od ordinari della sua esistenza. Per questa seconda puntata si sono scelti dei temi specifici: scuola, cerimo¬nie, feste, strade, lavoro. Quasi un voler uscire dalla generalità delle emozioni e dei sentimenti per ancorarsi, questa volta, a fatti concreti riguardanti la vita della collettività. Decisione ragionata, scelta appropriata. Con il risultato di ve¬der emergere anche dalla nuova documentazione fotografica, più che mai forte, quello stesso profumo di un'epoca, quel senso dell'ambiente, quel colore e quella profondità umana che già avevano caratterizzato la precedente edizione. Ed allora gustiamola ancora una volta l'atmosfera di quella che fu una vera civiltà montanara: piccola ma ricca nella sua compattezza e coerenza, solidale nelle sue manifestazioni. Una civiltà capace di dare la sua impronta, unica e inconfondibile, alla coppia di sposi come all'aratura del campo, al gruppo di emigranti come alla scuola con i ragazzetti di una pluriclasse, agli uomini delle "dezzene", al pastore ed al "caviè" come ai lavori sulla strada del Vallone, all'uomo in formato tessera come alla madre col grembiulone, alla processione come alla festa di famiglia ed al raduno dei reduci ed invalidi di guerra. Si potrebbe continuare. Sorge però il dubbio: sforzo inutile, nulla più di un esercizio ripetitivo la seconda fatica di Franco Baudino e Ines Cavalcanti? No di certo. Perché il nuovo corredo fotografico è ricco e coinvolgente quanto lo era stato il primo. E soprattutto perché il tornare delle medesime emozioni e sentimenti già provati un anno fa appare intrigante e spinge a domandarsi le ragioni di siffatta identità. In sostanza, da dove proviene quell'unità di persone fatti e situazioni, non importa quali siano i soggetti ed i momenti fissati dall'oc¬chio fotografico? Già, quali le ragioni? Non è difficile enumerarle e lo scrivente, che non attendeva altro, sente il dovere di abbozzare la risposta. La offre la geografia, nel suo significato più esteso di scienza della terra e dell'uomo che l'abita. Osser¬viamolo allora il territorio di Elva. Porzione fra le più impervie ed appartate della già difficile e segreta Valle Maira, Elva la si raggiunge dal basso risalendo l'orrido del Vallone oppure dall'alto scavalcando una cintura di montagne che ha nei tremila metri di Chersogno, Marchisa e Pelvo le sue arcigne sentinelle. La dolcezza dell'alta conca di origine glaciale, sospesa lassù con i suoi pascoli bo¬schi e borgate, sorprende ed incanta ma rafforza per contrasto l'idea di un mondo separato dal mondo. E gli uomini? Logico che la leggenda volesse Elva fondata da quattro briganti in fuga alla ricerca del luogo il più nascosto possibi¬le, anzi inaccessibile, in grado tuttavia di offrire possibilità di vita a chi vi s'inse¬diasse. Cosa che evidentemente avvenne, e con successo, se la storia parla dei suoi abitatori Liguri Montani, e poi dell'arrivo dei Romani testimoniato dalla lapide del primo secolo ed infine registra in documenti del tredicesimo secolo la prima menzione scritta della comunità elvese. E' ancora la storia a certificare i tempi della pace e del benessere, nel segno di quell'orgogliosa autonomia che caratterizzò ['Alta Valle Maira durante i secoli tormentati eppur felici del Mar¬chesato di Saluzzo e che per Elva è scolpita nelle parole della Franchisa Magna: l'atto marchionale del 21 novembre 1475 riconosce libertà, privilegi, franchigie, buone consuetudini e statuti agli elvesi, definiti "aborrentes servitutem ... et amantes libertatem instinctu naturali". Né è eccessivo parlare di benessere, considerato che, pur nei limiti di un'economia di frontiera, quella collettività potè permettersi un Hans Clemer, il Maestro d'Elva, per decorare la sua chiesa. Ma la storia, a leggerla in tutte le sue pieghe, nulla nasconde. Così la storia di Elva narra anche dei mille ostacoli derivanti dalla natura del suolo, dall'altitudine, dall'isolamento, dalle difficoltà di comunicare con i paesi vicini e di provvedere agli approvvigionamenti, ai commerci, alla cura degli ammalati, all'istruzione, ... Difficoltà che si potevano affrontare e superare soltanto grazie al costituirsi di una società forte, solidale, organizzata, quasi una guarnigione di confine tempra¬ta ad ogni sfida, fosse naturale o umana. E' quello che si verificò, facendo nascere un'identità durata a lungo, sicuramente fino agli sconvolgimenti socio¬economici dell'ultimo dopoguerra e conservata anche oggi che ad Elva passa il Giro d'Italia. La esprime quel nucleo di alcune decine di tenaci montanari che ancora allevano bestiame, tagliano il fieno, producono formaggio e accolgono con grande cortesia i turisti che si arrampicano fin lassù per scoprire e gustare le ricchezze del luogo. Come stupirsi quindi se le fotografie del passato rivela¬no tutte una stessa atmosfera ed offrono il quadro armonico e coerente di un unico modo di vivere, di sentire, di pensare?
| occitan
L'an passat, Èlva es istaa luèia de n'exposicion fotogràfica truchanta e de granda qualitat. Son istaas presentaas un pauc d'images recuelhias abo paciença dins las familhas d'Èlva a testimoniança de 'n siecle de vita. Acompanhava aquò `n catàlogue. Autors Franco Baudino e Ines Cavalcanti. Lo títol: "Navisar ier per esperar deman", un chant de nostalgia mas decò 'n senh fòrt d'evocacion dal passat per navisar e per conservar las valors al present e al futur. Un pauc de material es istat retrobat -e encà d'autre se n'es jontat gràcias a I'exposicion¬tan que Ihi cui protagonistas an decidut de continuar abo aquela iniciativa, en realizant na seconda exposicion abo lo catàlogue. L'autre bòt, l'edicion, facha en 4 lengas e enseria dins lo "Circuit Regional Occitan Lenga Olímpica", es istaa realizaa da la Chambra d'òc en collaboracion abo la Comuna d'Èlva e la Parròquia SS. Maria Vierja Assompta, mentre, aqueste bòt, s'es jontat, per na coedicion, lo "Corriere di Saluzzo". D'aquò, chal lo rengraciar, perqué la sensibilitat demonstraa da aqueste jornal, enraisat dins lo territori de nòstras valadas, dona la possibilitat a-n aqueste trabalh d'arrubar a ben mai de familhas e, per aquò, d'èsser conoissut e apreciat da ben mai de gent. La prima era istaa n'exposicion de retracts: morres de personas repilhaas da soletas o dins de grops pichòts o grands. D'òmes e de fremas que, dins l'expression, dins l'abilhament coma dins lo portament, navisavon lo profum de lor temp, I'ambient, la color e la profonditat de na comunitat umana irrepetibla, cuelhia dins lhi moments mai emportants o ordinaris de son exsistença, Per aquest an, son istats ciernuts de tèmas específics: l'escòla, las cerimònias, las fèstas, las vias, lo trabalh. Esquasi a voler salhir da la generalitat des emocions e di sentiments per ancorar-se, aqueste bòt, ala concretessa de la vita dins la comunitat. Decision rasonaa, chausia apropriaa. Abo lo resultat de veire salhir decò da la nòva documentacion fotogràfica, mai que mai fòrta, aquel meme profum de 'n bòt, aquel sens de l'ambient, aquela color e aquela profondor umana que jà avion caracterizat l'edicion de l'an passat. E alora, laìssem-se encà pilhar un bòt dal gust d'aquela atmosfèra, d'aquela civiltat de montanha: pichòta mas granda dins lo siu istar ensem abo coerença, solidala dins totas sas manifestacions. Na civiltat bòna a laissar sa marca, unica e inconfondibla, a la cobla d'espós coma al trabalh di champs, al grop de lhi emigrants coma a I'escòla abo las mainaas de na pluriclassa, a lhi òmes des desenas, al pastor e ai chabelhiers, parelh coma ai trabalhs de la via de la Comba, a I'òme retrach sus lhi papiers coma a la maire abo lo faudil, a la procession coma a la fèsta de familha e al retrobar-se de lhi invàlids e di soldats retornats da la guèrra. Se poleria encà anar anant. Mas nos ven un dúbit: esfòrç inútil, ren de mai que n'exercici repetitiu la seconda fatiga de Franco Baudino e d'Ines Cavalcanti? Ren de segur. Perqué lo novèl materia[ fotogràfic es ric e coinvolgent tan coma lo premier. E sobretot perqué lo retorn as memas emocions e sentiments jà provats l'an passat es plasent e pòrta a demandar-se las rasons d'aquesta identitat. Mas alora, d'ente arruba aquela unitat de personas, fachs, situacions, sensa I'emportança de saber qui son lhi sobjècts e Ihi moments fixats da I'uelh fotogràfic? Qualas son las rasons? Es pas difícil nominar-las e aquel qu'escriu, qu'atendia ren d'autre qu'aquò, vòl donar na respòsta. E aquesta ven da la geografia, dins son significat mai extendut de sciença de la terra e de lhi òmes. Beiquem, alora, lo territòri d'Èlva. Pichòta partia entrò las mai isolaas e escartaas de la difícila e segreta Val Maira, a Èlva s'arruba, dal bas, en montant la Comba, da l'aut, en passant na centura de montanhas que a, enti tresmila mètres de Quersuenh, Marquisa e Pèlvo lhi siei gardians. La doçor de l'auta conca d'orígina glaciala, sospendua ailamont, abo sas pasturas, bòscs e ruaas, es na sorpresa e n'enchant mas, per contrast, renfòrça l'idèa de 'n mond separat dal mond. E lhi òmes? Es lògic que l'istòria popolara volguesse Èlva fondaa da quatre brigants que s'escapavon a la recèrcha de `n pòst lo mai estremat possible, lo mai inaccessible, mas que poi ufrir na possibilitat de vita a-n aquelhi que lhi van istar. Aquò es capitat de segur e es istat ganhant, vist que l'istòria parla de Lígurs de Montanha, e, après, decò de la vengua di Romans, testimoniaa da la peira dal premier siecle. Sempre l'istòria nos tramanda, dins de documents dal XIII siecle, la premiera mencion escricha de la comunitat elvesa. E es encà l'istòria a certificar lhi temps de la patz e dal benèsser, dins lo senh d'aquela fiera autonomia qu'a caracterizaa I'Auta Val Maira dins Ihi siecles tormentats mas jaiós dal Marquesat de Saluces e que, per Èlva, es escolpit dins las paròlas de la "Franchisa Magna", l'act marquional dal 21 novembre 1475 que reconois libertat, privilègis, franquisas, bònas costumas e estatuts a Ihi elvés, definits "oborrentes servitutem... et amantes libertatem instinctu naturali". E nos semelha ren exagerat de parlar de benèsser, en considerant que, decò enti Iimits de n'economia de frontiera, aquesta comunitat a polgut se perméter `n Hans Clemer, lo Magistre d'Èlva, per decorar sa gleisa. Mas I'istòria, a ben saber-la lèser•, ren poi estremar. E parelh I'istòria d'Èlva parla decò des milas dificoltats derivaas da la natura dal sol, da l'altituda, da I'isolament, das dificoltats a devisar abo Ihi país dapè d'aprovijonar-se, de far de comèrci, de curar Ihi malates, d'enstruir... De dificoltats que se polion frontejar e sobrar masque gràcias al fach d'aver na comunitat fòrta, solidala, organizaa, esquasi na guarnison de confin faitaa a totas las pròvas, naturalas o umanas. Es aquò que s'es verifiat, en fasent nàisser n'identitat qu'es duraa a lòng, segurament fins al batibulh sòcio-econòmic de I'après guerra, e es aquò que s'es conservat encà encuei que a Èlva passa lo vir d'Itàlia. Aquela desena de montanars que encuei coma ier enlevon lo bestiam, talhon lo fen, trabalhon lo lach per n'en far de bòn formatge e que acuelhon, abo granda cortesia lhi toristas que rampinhon fins aicí per descuèrber e gustar las richessas dal pòst, ne'n son testimònis. Coma s'estonar, donc, se las fotografias dal passat laisson salhir totas na mema atmosfera e nos donon, encuei, un quadre armoniós e coerent de na soleta maniera de viure, de sentir e de pensar?
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