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Lingua e cultura di un territorio montano

Carlo Collodi: le avventure di Pinocchio. Storia di una marionetta. Traduzione in occitano alpino orientale realizzata da Arturo Viano.

Carlo Collodi: las aventurasd de Pinòqui . Istòrid d’una marioneta.Tradiuccion en occitan alpin oriental realizaa da Arturo Viano.

Ed. Chambra d’òc - euro 12

Carlo Collodi: le avventure di Pinocchio. Storia di una marionetta. Traduzione in occitano alpino orientale realizzata da Arturo Viano.
italiano

PINOCCHIO

Traduzione di Arturo Viano

Ed. Chambra d’Òc

— C’era un volta…

— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.

— No, ragazzi, vi siete sbagliati. C’era una volta un pezzo di legno.

Comincia così la famosa storia di Pinocchio tradotta in alpino orientale da Arturo Viano.

Ma chi è questo Viano?

Laureato in letteratura latina, è un professore in pensione originario della valle Grana; cultore della lingua occitana nelle sue diverse varianti e particolarmente interessato alla prosa letteraria; aveva già tradotto tre novelle di G. Verga “Rosso Malpelo – Cavalleria rusticana – La roba” ed. Chambra d’Òc.

Dopo dieci anni eccolo con Pinocchio.

Abbiamo pensato di fare la prima presentazione dell’opera il cinque agosto a Vernante, paese dedicato alla famosa marionetta, nella sede della Pro con il suo gigante Pinocchio seduto sul tetto. Con il traduttore c’era anche Marco Bailone, l’artista che si è occupato delle illustrazioni. Innanzitutto Marco ci ha esposto le sue tecniche di pittura e soprattutto la sua volontà di trasmettere emozioni attraverso le immagini, emozioni che ci arrivano intense dalle tavole all’inizio del libro.

In questo incontro abbiamo fatto una piccola intervista a Viano per toglierci qualche piccola curiosità.

Innanzitutto, perché hai scelto proprio Pinocchio?

Come ben sai, sono appassionato di opere di prosa letteraria e ho pensato che Pinocchio mi desse la possibilità di lavorare su una lingua ricca e particolare. Certamente non è strato semplice, mi ci sono voluti tre anni, ma sono molto soddisfatto.

Hai detto una lingua ricca, parlaci della tua scelta linguistica e del perché.

Allora, ho cercato di essere il più fedele possibile alla lingua del testo originale italiano, così ho scelto di non servirmi solo della parlata della mia valle. Mi sono fatto aiutare dai dizionari presenti sul territorio di tutte le Valli Occitane, e non solo, cercando le forme più adatte alla situazione. Ho deciso anche di usare il passato remoto che ora si è perso da noi ma che una volta c’era e oggi è ben presente nell’Occitania d’oltralpe.

Dunque per questa lingua ricercata quale grafia hai scelto e perché?

Io scrivo in grafia etimologica, normalizzata. È stata fatta questa normalizzazione con il professor Lamuela e mi sembra importante usarla, soprattutto perché è possibile frasi leggere in tutta l’Occitania, non solo nelle nostre valli. È vero che si rinuncia alle particolarità di pronuncia se non si conosce la parlata ma questa è un’opera letteraria e dunque ha bisogno di una lingua comprensibile da tutti. Per me la questione dell’universalità di comprensione è veramente fondamentale. Il territorio che parla occitano è vasto ed è indispensabile che sia possibile leggersi dappertutto.

Bisogna dire che hai curato questo libro anche dal punto di vista grafico, a tale proposito alla fine ci sono innumerevoli pagine di note, interessanti e ricche. Perché le hai messe tutte insieme e non in ogni pagina?

Ho fatto questa scelta perché mi danno fastidio quei libri in cui il testo scritto è molto più corto delle note, questo ti fa perdere la concentrazione e ti impedisce di apprezzare l’opera. Così penso che ognuno abbia la possibilità di approfondire senza perdere l’armonia dello scritto.

Tu, così legato alla prosa letteraria, non hai mai pensato di scrivere qualcosa di tuo invece di fare traduzioni?

Certo, ci ho pensato e avrei anche delle idee. Tuttavia io sono troppo appassionato alla ricerca linguistica e credo che la creazione passerebbe in secondo piano con un risultato poco interessante.

Infine l’autore ha letto il capitolo d’inizio e il finale del libro e ha lasciato tutti incantati.

Pinocchio e il suo traduttore saranno presenti anche a Oulx, nel pomeriggio dell’1 ottobre, alla Fiera Franca.

occitan

PINÒQUI

Traduccion de Arturo Viano

Ed. Chambra d’Òc


— La lhi avia un bòt…

— Un rei! — dirèn d’abòrd mi pichòts lectors.

— Non, filhets, vos setz trompats. La lhi avia un bòt un tòc de bòsc.

L’es parelh que taca la famosa istòria de Pinòqui reviraa en alpin oriental da Arturo Viano.

Mas qui ei-le aqueste Viano?

Laureat en literatura latina, al es un professor en pension qu’arriba de la val Grana; cultor de la lenga occitana dins las diferentas varietats e particularament interessat a la pròsa literària; al avia já revirat tres novèlas de Verga “Ros Marriaborra – Cavalaria païsana – La ròba” ed. Chambra d’Òc. E après detz ans al es tornat abo Pinòqui.

Avem pensat de far la premiera presentacion de la novèla òbra lo cinc d’avost a Vernant, país dedicat a la famosa marioneta, dins la Pro Loco abo son gigantesc Pinòqui assetat sal cubèrt. Ensem al traductor lhi avia decò Marco Bailone, l’artista qu’a fach las illustracions.

Derant tot Marco nos a esplicat las sias técnicas de pintura e sobretot la sia volontat de transméter emocions a travèrs las images, emocions que ben nos arribon dins las taulas al començament dal libre.

Ent’aqueste incòntre avem fach una pichòta entrevista a Viano per nos gavar qualqua curiositat.

Derant tot, perqué as chausit pròpi Pinòqui?

Coma ben sas, mi siu apassionat d’òbras de pròsa literària e me semelhava que Pinòqui me donesse la possibilitat de trabalhar sus una lenga richa e particulara. Certenament l’es pas estat simple, m’a chalgut un impenh de tres ans, ma siu ben sodisfach.

As dich una lenga richa, parle-nos de la lenga que as adobraa e perqué.

Alora, ai cerchat d’ésser mai fidèl possible a la lenga del tèxt original italian, e com’aquò ai chausit de me servir pas masque de la parlaa locala de ma valada. Me siu fach ajuar dai diccionaris presents sal territòri des Valadas Occitanas, e ren masque, en cherchant las manieras de dir mai adaptaas a la situacion. Ai decò decidit d’adobrar lo preterit que aüra s’es perdut da nosautri mas qu’un bòt era present e qu’encuei es ben viu dins l’Occitània de l’autre cant.

Donca per aquesta lenga recerchaa quala grafia as chausit e perqué?

Mi escrivo en grafia etimològica, normalizaa. L’es estaa facha aquesta normalizacion abo lo professor Lamuela e me semelha important l’adobrar, sobretot perqué parelh es possible de se far lèser en tota l’Occitània, ren masque dins nòstras valadas. L’es ver que chal renonciar a las particularitats de pronóncia se coneisses pas la parlaa mas aquesta es un’òbra literària e com’aquò a de manca de una lenga comprensibla per tuchi. Per mi aquesta còsa de l’universalitat de comprension de la lenga es una question verament fondamentala. Lo territòri que parla occitan es gròs e l’es indispensable que la sie possible de se lèser d’en pertot.

La chal dir que decò a livèl gràfic l’as ben curat aqueste libre, bo aquò a la fin lhi a de pàginas e pàginas de nòtas interessantas e richas. Perqué las as butaas totas ensem e pas dins chasque pàgina?

Ai fach aquesta chausia perqué me donon geina aquilhi libres ente lo tèxt escrich es mai cort de las notas, aquò te fai pèrder la concentracion e sobretot lhi la fas pus a apreciar l’òbra. Parelh penso que chascun aie la possibilitat de aprofondir sensa se pèrder l’armonia de l’escrich.

Tu, parelh liat a la prosa literària, as jamai pensat d’escriure qualquaren de tiu al pòst de far de traduccions?

Bò, lhi ai pro pensat e auriu decò des ideas. Totun mi siu tròp apassionat de rechèrcha linguística e penso que la creaccion tombaria en second plan, abo aquò lo resultat seria pas tròp bèl.

L’autor, après, a lesut lo començament e la conclusion dal libre e a laissat tuchi enchantats.


Pinòqui e son traductor serèn decò presents a Ols, dins l’après metzjorn de l’1 d’octobre, a la Fiera Franca.




Lingua e cultura di un territorio montano

Carlo Collodi: le avventure di Pinocchio. Storia di una marionetta. Traduzione in occitano alpino orientale realizzata da Arturo Viano.

Carlo Collodi: las aventurasd de Pinòqui . Istòrid d’una marioneta.Tradiuccion en occitan alpin oriental realizaa da Arturo Viano.

Ed. Chambra d’òc - euro 12

Carlo Collodi: le avventure di Pinocchio. Storia di una marionetta. Traduzione in occitano alpino orientale realizzata da Arturo Viano.
italiano

PINOCCHIO

Traduzione di Arturo Viano

Ed. Chambra d’Òc

— C’era un volta…

— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.

— No, ragazzi, vi siete sbagliati. C’era una volta un pezzo di legno.

Comincia così la famosa storia di Pinocchio tradotta in alpino orientale da Arturo Viano.

Ma chi è questo Viano?

Laureato in letteratura latina, è un professore in pensione originario della valle Grana; cultore della lingua occitana nelle sue diverse varianti e particolarmente interessato alla prosa letteraria; aveva già tradotto tre novelle di G. Verga “Rosso Malpelo – Cavalleria rusticana – La roba” ed. Chambra d’Òc.

Dopo dieci anni eccolo con Pinocchio.

Abbiamo pensato di fare la prima presentazione dell’opera il cinque agosto a Vernante, paese dedicato alla famosa marionetta, nella sede della Pro con il suo gigante Pinocchio seduto sul tetto. Con il traduttore c’era anche Marco Bailone, l’artista che si è occupato delle illustrazioni. Innanzitutto Marco ci ha esposto le sue tecniche di pittura e soprattutto la sua volontà di trasmettere emozioni attraverso le immagini, emozioni che ci arrivano intense dalle tavole all’inizio del libro.

In questo incontro abbiamo fatto una piccola intervista a Viano per toglierci qualche piccola curiosità.

Innanzitutto, perché hai scelto proprio Pinocchio?

Come ben sai, sono appassionato di opere di prosa letteraria e ho pensato che Pinocchio mi desse la possibilità di lavorare su una lingua ricca e particolare. Certamente non è strato semplice, mi ci sono voluti tre anni, ma sono molto soddisfatto.

Hai detto una lingua ricca, parlaci della tua scelta linguistica e del perché.

Allora, ho cercato di essere il più fedele possibile alla lingua del testo originale italiano, così ho scelto di non servirmi solo della parlata della mia valle. Mi sono fatto aiutare dai dizionari presenti sul territorio di tutte le Valli Occitane, e non solo, cercando le forme più adatte alla situazione. Ho deciso anche di usare il passato remoto che ora si è perso da noi ma che una volta c’era e oggi è ben presente nell’Occitania d’oltralpe.

Dunque per questa lingua ricercata quale grafia hai scelto e perché?

Io scrivo in grafia etimologica, normalizzata. È stata fatta questa normalizzazione con il professor Lamuela e mi sembra importante usarla, soprattutto perché è possibile frasi leggere in tutta l’Occitania, non solo nelle nostre valli. È vero che si rinuncia alle particolarità di pronuncia se non si conosce la parlata ma questa è un’opera letteraria e dunque ha bisogno di una lingua comprensibile da tutti. Per me la questione dell’universalità di comprensione è veramente fondamentale. Il territorio che parla occitano è vasto ed è indispensabile che sia possibile leggersi dappertutto.

Bisogna dire che hai curato questo libro anche dal punto di vista grafico, a tale proposito alla fine ci sono innumerevoli pagine di note, interessanti e ricche. Perché le hai messe tutte insieme e non in ogni pagina?

Ho fatto questa scelta perché mi danno fastidio quei libri in cui il testo scritto è molto più corto delle note, questo ti fa perdere la concentrazione e ti impedisce di apprezzare l’opera. Così penso che ognuno abbia la possibilità di approfondire senza perdere l’armonia dello scritto.

Tu, così legato alla prosa letteraria, non hai mai pensato di scrivere qualcosa di tuo invece di fare traduzioni?

Certo, ci ho pensato e avrei anche delle idee. Tuttavia io sono troppo appassionato alla ricerca linguistica e credo che la creazione passerebbe in secondo piano con un risultato poco interessante.

Infine l’autore ha letto il capitolo d’inizio e il finale del libro e ha lasciato tutti incantati.

Pinocchio e il suo traduttore saranno presenti anche a Oulx, nel pomeriggio dell’1 ottobre, alla Fiera Franca.

occitan

PINÒQUI

Traduccion de Arturo Viano

Ed. Chambra d’Òc


— La lhi avia un bòt…

— Un rei! — dirèn d’abòrd mi pichòts lectors.

— Non, filhets, vos setz trompats. La lhi avia un bòt un tòc de bòsc.

L’es parelh que taca la famosa istòria de Pinòqui reviraa en alpin oriental da Arturo Viano.

Mas qui ei-le aqueste Viano?

Laureat en literatura latina, al es un professor en pension qu’arriba de la val Grana; cultor de la lenga occitana dins las diferentas varietats e particularament interessat a la pròsa literària; al avia já revirat tres novèlas de Verga “Ros Marriaborra – Cavalaria païsana – La ròba” ed. Chambra d’Òc. E après detz ans al es tornat abo Pinòqui.

Avem pensat de far la premiera presentacion de la novèla òbra lo cinc d’avost a Vernant, país dedicat a la famosa marioneta, dins la Pro Loco abo son gigantesc Pinòqui assetat sal cubèrt. Ensem al traductor lhi avia decò Marco Bailone, l’artista qu’a fach las illustracions.

Derant tot Marco nos a esplicat las sias técnicas de pintura e sobretot la sia volontat de transméter emocions a travèrs las images, emocions que ben nos arribon dins las taulas al començament dal libre.

Ent’aqueste incòntre avem fach una pichòta entrevista a Viano per nos gavar qualqua curiositat.

Derant tot, perqué as chausit pròpi Pinòqui?

Coma ben sas, mi siu apassionat d’òbras de pròsa literària e me semelhava que Pinòqui me donesse la possibilitat de trabalhar sus una lenga richa e particulara. Certenament l’es pas estat simple, m’a chalgut un impenh de tres ans, ma siu ben sodisfach.

As dich una lenga richa, parle-nos de la lenga que as adobraa e perqué.

Alora, ai cerchat d’ésser mai fidèl possible a la lenga del tèxt original italian, e com’aquò ai chausit de me servir pas masque de la parlaa locala de ma valada. Me siu fach ajuar dai diccionaris presents sal territòri des Valadas Occitanas, e ren masque, en cherchant las manieras de dir mai adaptaas a la situacion. Ai decò decidit d’adobrar lo preterit que aüra s’es perdut da nosautri mas qu’un bòt era present e qu’encuei es ben viu dins l’Occitània de l’autre cant.

Donca per aquesta lenga recerchaa quala grafia as chausit e perqué?

Mi escrivo en grafia etimològica, normalizaa. L’es estaa facha aquesta normalizacion abo lo professor Lamuela e me semelha important l’adobrar, sobretot perqué parelh es possible de se far lèser en tota l’Occitània, ren masque dins nòstras valadas. L’es ver que chal renonciar a las particularitats de pronóncia se coneisses pas la parlaa mas aquesta es un’òbra literària e com’aquò a de manca de una lenga comprensibla per tuchi. Per mi aquesta còsa de l’universalitat de comprension de la lenga es una question verament fondamentala. Lo territòri que parla occitan es gròs e l’es indispensable que la sie possible de se lèser d’en pertot.

La chal dir que decò a livèl gràfic l’as ben curat aqueste libre, bo aquò a la fin lhi a de pàginas e pàginas de nòtas interessantas e richas. Perqué las as butaas totas ensem e pas dins chasque pàgina?

Ai fach aquesta chausia perqué me donon geina aquilhi libres ente lo tèxt escrich es mai cort de las notas, aquò te fai pèrder la concentracion e sobretot lhi la fas pus a apreciar l’òbra. Parelh penso que chascun aie la possibilitat de aprofondir sensa se pèrder l’armonia de l’escrich.

Tu, parelh liat a la prosa literària, as jamai pensat d’escriure qualquaren de tiu al pòst de far de traduccions?

Bò, lhi ai pro pensat e auriu decò des ideas. Totun mi siu tròp apassionat de rechèrcha linguística e penso que la creaccion tombaria en second plan, abo aquò lo resultat seria pas tròp bèl.

L’autor, après, a lesut lo començament e la conclusion dal libre e a laissat tuchi enchantats.


Pinòqui e son traductor serèn decò presents a Ols, dins l’après metzjorn de l’1 d’octobre, a la Fiera Franca.